Appendice 39 (addenda)- La Torricella

 

Premessa

Si è osservato, sulla base delle carte consultate, che la costruzione a quota 30 m s.l.m., sulla cima di una collinetta in contrada Fundera, apparein pianta di forma certamente non circolare: si veda al riguardo la figura 1A, di questa Addenda, e si rifletta anche su quelle 1 e 3  dell’Appendice 39.
Premesso che il documento lasciatoci da Jacob Philip Hackert (fine 1700) [51] sembra non consentire di individuarvi alcunché di certo, non resta che riflettere preliminarmente su altre due immagini disponibili:
-  un quadro di J. C. Dahl [67],  [11], [247];
-  una fotografia di Lembo [18] p. 23;
È bene dire subito che la lettura, nelle loro riproduzioni a stampa, di documenti iconografici, come dipinti, incisioni, disegni, non è sempre soddisfacente, e si può incorrere in errori dettati anche dal tentativo di trovarvi dettagli che, viceversa, possono essere prodotto del desiderio di rinvenirli, o risultato della stampa stessa: un caso di quanto detto si è già verificato e citato a proposito della Torre di S. Angelo in una incisione del  Fergola (v. Appendice 84, [124], [238]).
Occorre dire però che l’esame degli originali non è sempre possibile, e, quando vi si riesce, non sempre è consentito avvicinarvisi a sufficienza, o trarne particolari da rielaborare nella tranquillità del proprio studio: i tempi di una completa fruizione, fra richieste ed autorizzazioni, riproduzioni insoddisfacenti, possono risultare incompatibili con quelli disponibili.

Riflessioni su due documenti iconografici

Le figure 1A e 2A di questa Addenda guidano alla lettura proposta: nella prima si sono individuati, con le dovute riserve, 4 edifici, disposti secondo una direttrice approssimativamente per NNW-SSE, nei pressi della Torricella. Nella seconda, dopo aver riesaminato la foto del Lembo, che rappresenta un documento, per la sua stessa natura, certo, questa lettura appare in parte confermata.
La Torricella, almeno fin dal 1820, appare far parte di un complesso di costruzioni, in parte addossato ad essa, in parte distinto, e relativamente distante.
E’ bene notare che la scala della carta del 1838 del ROT è all’80 000, mentre quella precedente è al 25 000, e mostra un maggior numero di edifici nella parte occidentale della zona: il complesso vi è indicato col nome CAVA.
La carta del 1884 [119], di scala maggiore, al 10 000, non conferma completamente la lettura delle precedenti, spostando ad occidente gli edifici di cui sopra, mentre mostra il rivoletto che separa quella zona dalla collinetta della Torricella, non indicato nel foglio 10 della carta del Visconti.
Alcuni di questi edifici, che hanno superato la prova dei due terremoti del 1881 e 1883, e almeno in parte sopravvissuti fino al 1930 circa, scompaiono in seguito, per quanto è dato vedere oggi.

Una foto degli anni ‘50-‘60

In [51] vi è una raccolta di documenti iconografici veramente notevole, fra carte, mappe, fotografie aeree e cartoline d’epoca: in [2] della stessa autrice, a p. 146 si trova una fotografia che ritrae, dall’alto delle alture di Casamicciola, buona parte del territorio di Lacco Ameno.
Peccato che in questi lavori la qualità delle immagini, per carta e riproduzione, lasci spesso molto a desiderare: gli originali consentirebbero certamente una migliore lettura, ma esse costituiscono comunque un prezioso riferimento.
Nella figura 4A viene presentato ciò che una lettura mirata, dopo quelle appena illustrate, mostra: la zona della Torricella, con la chiesa della SS. Annunziata in primo piano, ed una costruzione bianca addossata al lato orientale della torre: la fotografia, databile certamente a molto prima dell’ottobre 1962, non essendovi traccia dell’ospedale, sembra mostrare l’edificio più slanciato di quanto non appaia in altri documenti, sempre con le dovute riserve; più ad occidente si vedono gli altri edifici.

Cosa scrive Johnston-Lavis (febbraio 1828 – marzo 1881 – luglio 1883)

Le osservazioni del sismologo inglese si rivolgono particolarmente ai terremoti degli anni riportati nel titolo di questo paragrafo, ma, mentre per il primo egli si rifà a quanto ne ha scritto il Covelli, [131] pp. 18…25, negli altri due, è lui stesso, di persona, a percorrere il territorio dell’Isola, alla ricerca di quegli elementi fisici che gli consentiranno di costruire un quadro globale interpretativo, graficamente condensato nei Plate III, IV, e V della sua opera.
Ovviamente, in questa Addenda, così come fatto  nella prima parte di questa Appendice 39, ci si limiterà ad annotare quegli elementi relativi al territorio di Lacco, che possono esser utilizzati per la nostra ricerca.
Pertanto, le brevi note che si possono in quest’ottica trarre da [131], sono raccolte in parti distinte, ciascuna relativa ad uno dei tre eventi sismici ricordati.

Il sisma del 2 febbraio 1828

Come detto, Johnston-Lavis utilizza per questo sisma le note di Nicola Covelli of the Acad. Delle Scienze di Napoli, che così precisa:

[131] p. 21:….The ground most injured was not precisely the region of Casamicciola, but that which lies between the district called Fango, and that known as Casamennella, situated to the west of Casamicciola….the region of Fango, Casamennella, and Casamicciola was destroyed…the region of Lacco was only injured….

Nessun riferimento preciso a singoli edifici, o zone maggiormente circoscritte; viceversa, i bagni termali e le acque relative godono di una particolare attenzione: niente, quindi, che possa essere utilizzato per l’edificio di presente interesse.
Poiché il primo documento iconografico utilizzato in questa Appendice è datato  1820, si dovrebbero cercare testimonianze anche per le 14 scosse del 1827, con quella dell’11 aprile più rilevante, ma in [131] niente di rilevante viene detto al riguardo.
Nell’intervallo di tempo che va dal 2 febbraio 1828 al 4 marzo 1881, si sono però registrati altri notevoli fenomeni sismici, negli anni 1834, 1841, 1851, 1852, 1853, 1864, 1867, 1874, 1875, 1879, 1880, con quello del 7 giugno 1852 per il quale Lacco viene espressamente citato.
Sarebbe interessante sapere qualcosa in più., ma né la lettura di [37], né quella di [119], aggiungono altro, tenuto conto che quest’ultimo lavoro privilegia nelle sue descrizioni e documentazione quello del J.L.

Il sisma del 4 marzo 1881

Siamo nel 1881, a pochi giorni dal 4 marzo 1881, e J.L. [131] sta percorrendo in lungo e largo l’intera isola, compiendo nell’arco di un paio di settimane rilievi ed osservazioni, raccolti nelle pagine 26…44 del suo lavoro, e graficamente indicati nel Plate III.
Il materiale raccolto per questo sisma è presentato in 55 paragrafi, numerati da 1 a 55, cui corrispondono ordinatamente  55 numeri nel Plate III, cioè 55 zone od edifici dell’Isola, anche se alcuni di questi non appaiono esplicitamente indicati nel Plate, ma comunque localizzabili in base al testo.
In particolare i paragrafi 17…21 (v. Allegato 6.4) sono relativi alle osservazioni che egli esegue provenendo da Casamicciola, e dirigendo a Mezzavia, nel territorio di Lacco.
Rimandando per una completa lettura all’ Allegato citato, si osservi che:
- il n° 17 è relativo ad una casa, poco prima della chiesa dell’Annunciata: in base alla carta (Plate III), in località Baudaja;
- il n° 18 descrive un piccolo edificio circolare, che Johnston-Lavis ipotizza essere stato un vecchio mulino a vento, e che sarà oggetto di presente attenzione, appena lasciato l’autore a Mezzavia;
- il n° 19, lasciata una S. Anna, parla di una parish churche non si capisce bene se sia tornato a parlare dell’Annunciata, o se si tratti della chiesa del S. Rosario, in quanto subito dopo è a Casamonte.
- Il n° 20 vede ancora in piedi, anche se fessurata, come la vicina casa - l’Antico Albergo -, la cappella di Don Tommaso De Siano alla Pannella.
- Il n° 21 ci porta a Mezzavia e subito dopo si torna a Casamicciola, per incontrare, un odd shaped mass, the Villa MANZI, backed by a cliff, with an octagonal tower .
In questa sede, come preannunciato, si riflette sul paragrafo che in una personale traduzione recita:

[131] p. 35 -…. Su un piccolo rilievo, alla destra del punto in cui il ruscelletto attraversa la strada, vi era una vecchia torre, rotonda, costruita con pietrame, di spesse pareti irregolari. Potrebbe trattarsi di un vecchio mulino a vento.
Il lato settentrionale era stato tagliato in modo praticamente regolare da una fessura che cominciava alla metà della sommità della torre, inclinata verso il basso di 5° E di N, dando un angolo di emergenza di 45°…

Con la riserva di esaminare in dettaglio quanto alla fessura, e facendo riferimento anche al Plate V di [131], è bene riflettere sul brano precedente.
Il punto in cui, lasciatasi alle spalle la chiesa dell’Annunciata, e proseguendo verso il Lacco per via Fundera,il ruscelletto passa sotto la via, è quello in cui il Cervera [57] poneva il ponticello visibile in fig. 2a dell’Appendice 39. Nella carta usata dal Johnston-Lavis per la sua descrizione grafica, che è gran parte del Foglio 10 di quella del Visconti, eseguita su rilievi del 1817-19, il ruscelletto si interrompe, e pare proseguire nel solo corso che conduce al Capitello: comunque alla destra di quel punto, sulla collinetta alta 30 m s.l.m. vi è, e vi era, la Torricella.
La costruzione in pietrame, la geometria del manufatto, notate da J. L., sono quelle di questa costruzione: il cenno allo spessore delle pareti, e l’ipotesi che si trattasse di un vecchio mulino, portano a dedurre che la costruzione si presentasse a livello di rudere, e quindi, coerentemente con quanto ce ne ha mostrato il Dahl già nel 1820, in uno stato che non consentiva una immediata attribuzione ad una struttura difensiva. Pare questa essere una conferma indiretta che la parte superiore della torre, il corpo, fosse già crollato.
Ora, non disponendo di informazioni certe sul livello di conoscenze del nostro sismologo sui manufatti di presente interesse, si può sostenere che, se un cordolo fosse stato visibile, l’ipotesi mulino sarebbe stata meno sostenibile.
Si tratta comunque di una testimonianza datata marzo del 1881, pochi giorni dopo l’evento sismico.

Il sisma del 28 luglio 1883

Il terremoto del 28 luglio 1883 è trattato, in [131] per l’indagine diretta sul territorio nelle pp. 45…66, con paragrafi, dedicati, numerati da 1 a 65.
La zona in esame, già percorsa nel 1881, è coperta per il sisma del 1883, dai paragrafi 19...31, pp. 51…55., ma niente di rilevante, ai fini presenti vi si rileva: del resto il Plate IV mostra una concentrazione di osservazioni relative alla zona a monte di questa; il solo paragrafo 19 dà informazioni su Casamonte e sull’Annunciata.
Si legge infatti:

[131] p. 51:… 19. Just E. of and below Casamonte a house indicates a very dubious wave-path, and an angle of emergence of about 37°.
     The church of Annunciata has its principal axis directed 10° N. of W. to 10° S. of E. The  facade was detached, but did not fall. I could not obtain a view of the remainder of the exterior, or of the interior.
20. Baudaja, near the Annunciata, gives a dubious wave path from 23° W. of S. and an angle of emergence of 22°.

Come si vede niente di particolare, salvo a rilevare che il nome Baudaja ha la parte finale che non si legge molto bene, né nel Plate III né in quello IV, e che in passato avevo sempre interpretato il tutto come Baudino.
Prima di concludere questo ulteriore approfondimento sulla zona e sull’edificio difensivo, non si può non soffermarsi a riflettere sulla fissure che J.L.  nota nella parete settentrionale della Torre: accettando senza riserve la geometria e l’aspetto di essa, lascia qualche dubbio la posizione, non tanto per il riferimento cardinale, quanto sul fatto che essa cominci at the middle of the top of the tower.
Dando per scontato che la sommità della torre, sia quella corrispondente al livello superiore di essa, quale che fosse a quella data, probabilmente con parte del corpo ancora presente, mi risulta difficile, per la sua geometria cilindrica a direttrice circolare, ubicarvi un qualsiasi middle, a meno che non si sia voluto indicare la sua appartenenza al piano diametrale per NS, nel qual caso si sarebbe dovuto dire che la fenditura iniziava alla sommità della torre, lato settentrionale, nel punto intersezione con essa del piano diametrale orientato per meridiano.
Comunque, anche in questa interpretazione, si deve osservare che il lato interno che oggi mostra la torre è quello settentrionale della sola scarpa, e non vi si scorge alcuna fenditura: ora, o questa non attraversava tutto lo spessore della parete, o era limitata al solo corpo, o alla porzione che di esso rimaneva a quella data.
Personalmente propendo per questa interpretazione, perché se una porzione della originaria sommità della torre fosse sopravvissuta, la sicura presenza di qualche traccia dell’apparato a sporgere, almeno per qualche beccatello, avrebbe diversamente orientato l’interpretazione dell’edificio data dal J. L.; resterebbe da tornare sulla presenza o meno di un cordolo, ma allo stato è difficile fare altre congetture motivate in qualche modo.

Conclusioni

Nella sofferta lettura dei pochi documenti iconografici che coprono gli anni che vanno dalla fine del ‘700 alla prima metà circa del secolo scorso, sono implicitamente contenute le conclusioni, che si possono sinteticamente raggruppare come segue:
- sulla cima della collinetta, a quota 30 m s.l.m., in contrada Fundera, a poca distanza e ad occidente della chiesa dell’Annunziata, si trovava un manufatto, che aveva inglobato o affiancato, almeno sin dall’inizio dell’800,  la Torricella;
- nelle varie carte, [223], [119], [183], [43], [42], la torre o non compare esplicitamente, e ciò che vi figura ha pianta quadrata o rettangolare;
- in particolare questo si osserva  con qualche incertezza in quella del 1817- 40 [223];
- di questo complesso oggi non si rinviene immediata traccia, se non per il modesto rudere della sola parte basale della Torricella;
- la figura 5A, infine, pone in evidenza, con la riserva delle fonti e di ciò che vi si riesce a leggere, la variazione del rapporto H/Ds, così come lo si apprezza dai documenti iconografici alle date indicate: la sua presenza ha comunque valore solo di una proposta di approfondimento.

L’ulteriore ricerca sull’intera zona va indirizzata verso i documenti catastali, i passaggi di proprietà, i rilievi aerofotogrammetrici (V. anche [51] e [178]), i documenti dell’archivio comunale di Lacco Ameno, ed alla rilettura del materiale documentario raccolto, e sull’acquisizione di nuovo, in questa direzione, auspicabilmente pervio.

Per collegamenti alla presenza dei romani sulle alture della Fundera e della Sentinella, con insediamenti del II-III secolo d.c., v. anche [56] e [164].

Spring (Tx),  04/01/04.
Napoli, 21/01/04.

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