Appendice 77 - La Torre di S. Angelo


Premessa

Si ha oggi un bel guardare verso la sommità dell’isolotto di S. Angelo: senza uno strumento ottico adeguato, o senza una macchina fotografica dotata di teleobbiettivo, è difficile scorgere ad occhio nudo qualcosa di più di qualche moncone di muro, stagliarsi contro l’azzurrissimo cielo ischitano.
Basti leggere, una per tutte, il brano seguente, tratto da [117], dal Faldone 4/424 dell’Archivio della S., in una lettera senza data (ma presumibilmente della fine degli anni ’70 del secolo scorso), dell’arch. Tullia Pacini:

[117] Faldone 4/424:… Sono chiaramente visibili i resti della casa colonica, adibita poi a  trattoria, ora in stato di abbandono; e sulla quale forse si erano fatti quei progetti di ristrutturazione cui lei accennava.
Per quanto concerne il rudere della cosiddetta Torre Rinascimentale, essendo risultato luogo inaccessibile, e non essendo io fornita di teleobiettivo, la documentazione non è altrettanto efficace…

La situazione odierna non è molto diversa. Il signor Iacono di Panza, che conosce un isolano che coltiva un terreno sull’isolotto, mi ha fatto una mezza promessa di portarmi su in cima quest’anno: per ora non dispongo di alcunché di meglio delle immagini ottenute più o meno direttamente, cui  la conclusione della Pacini ottimamente si attaglia.
Come si vedrà meglio nel seguito, tutte le descrizioni che si fanno della Torre si rifanno sostanzialmente a  quanto se ne dice in [56], in un brano che non è detto sia stato steso dopo una visione diretta dei ruderi, la cui più ravvicinata immagine, anche se di mediocre qualità,  è quella che si ricava da [78].
Un’altra rappresentazione della Torre è quella del dipinto, senza data, f.t. in [12] fra  p. 128 e 129, che è bene aver sempre presente nel tentativo di ricostruirne una possibile immagine, utilizzando anche un particolare di un’incisione del Fergola dell’800.
La prima testimonianza iconografica della  sua presenza è indicata essere quella della celebre Carta allegata a [41], datata 1586, e del frontespizio dello stesso libro, ove in realtà è ben evidente la chiesetta, incerta però la presenza torre.
Anche se sotto questo alone di indefinito, e fatta eccezione per le piante della S., contributo moderno, quanto segue è il meglio che si è riusciti a mettere insieme.

La Torre nella bibliografia e nell’iconografia consultate

Senza particolari commenti si forniscono i seguenti contributi, avendo presente che mentre le immagini, come già detto, datano dal 1586, in [51] e [56] si risale indietro fino al VI secolo per rilevare nell’Isola, ed anche sull’isolotto la presenza monastica.

[51] p. 101:La …presenza monastica, attestata sull'isola dal VI secolo con conventi a Lacco, Testaccio, S. Angelo e Porto d'Ischia, orientata alla difesa e alla conduzione dei fondi agricoli….

Una visione d’insieme, che ben serve come introduzione, si legge in [56 – Pietro Monti: Ischia, archeologia e storia] pp. 679…683  (leggi)

Un’altra notevole proposta unitaria è quella che si presenta in [78], lavoro specificamente dedicato al Villaggio di S. Angelo, che edito quasi 15 anni fa, dedica però molto del suo spazio a tempi più vicini ai nostri; comunque, vi si legge:

[78] p. 146:…Più in alto, proprio sulla vetta del promontorio, vi sono i resti dell’antichissima Torre di guardia, costruita dagli aragonesi nel quattrocento.
Della fortificazione a pianta rettangolare, non restano in piedi che poche pietre e un muro di tufo in bilico sullo strapiombo, prossimo a precipitare in mare…

Anche il Dottor fisico De Siano, ne aveva parlato nel 1789:
[135] p. 43:….Evvi sulla sommità una regia torre con grossa artiglieria per custodia della costa…

cosa si celasse dietro l’aggettivo grossa usato per l’artiglieria non è dato ancora sapere, certo è che poteva preoccupare seriamente grandi navi, se un solo colpo a bordo, come si leggerà nel seguito, portò subito a mutar consiglio.

Sporadiche sono, come accade per tutti i manufatti isolani  del genere, le notizie sugli addetti alla Torre, raccolti anche nell’Appendice P di questa Nota 16, che si sono trovati sparsi in [124] p. 83, e [228] pp. 142…146.

[124] p. 83: … Addetti alla Torre di S.Angelo.
… All'Università di Barano correva l'obbligo di contribuire, insieme con Forio e Fontana, alla Torre di S.Angelo. A Testaccio v'era una torre privata della famiglia Pesce. Il « torriero » custodiva le torri. Agli inizi del '700 si trovava torriero della Torre di S. Angelo il signor Aniello Jacono di Guàtera. Una testimonianza su questa torre ci viene offerta dal parroco della chiesa del Carmine di Serrara, don Gaetano Jacono, in una petizione al re nel 1785, per far « incardinare » il chierico Giovan Angelo Jacono nella chiesa di S. Angelo» « S. Angelo, dice, sta alle falde di un monte che si lega con istmo alla pianura, dov'è la marina del traffico e commercio dei vini…... Nella sommità di detto monte v'è una rinomata torre per la custodia di quella e delle marine adiacenti colla dotazione di un sergente e quattro soldati del battaglione d'Invalidi ». Tanto la Torre di Monte Vico, quanto quella di S. Angelo furono «riattate» nel 1776 e l'anno seguente quella di S. Angelo fu «rifatta ».

[228] p. 142…146 (anno 1774): S. Angelo d'Ischia Sergente Giuseppe Cappellano - Soldato Lorenzo de Luca - Soldato Pasquale Conti - Soldato Andrea Sposito

[57] p. 319. Parlando della Torre di S. Angelo: ..Questa aveva una grossa artiglieria…

[132] p. 166 (S. Angelo):…sur laquelle on observe une vieille tour quarrée, bâtie dans le moyen age, comme … d’autres béfrois, pour garder le côtes

[163] p. 97:…. L’alto scoglio di Sant’Angelo, bagnato dalle onde del mare, si presenta in maniera imponente. Meno alto del Castello d’Ischia, è composto di blocchi di lava e di tufo ed è accessibile dal lato nord solamente mediante una lingua di terra che lo collega all’isola.
     Quest’istmo naturale è composto di quarz sbriciolato e ridotto in sabbia.
     La piccola cappella di Sant’Angelo ha dato il nome allo scoglio sul quale si osserva un’antica torre quadrata, costruita nel basso medioevo, come tante altre torri, per sorvegliare le coste e proteggerle dallo sbarco dei corsari di Barbaria. Oggi questa torre è abbandonata…. 

L’insieme dei brani riportati consente di farsi una buona idea preliminare della zona e della Torre e sulla sua importanza in alcuni fatti d’arme in cui l’Isola è stata coinvolta.
Su tutto ciò si ritornerà nei paragrafi successivi, quando se ne presenti la necessità e la possibilità.

La Torre nel recente passato

Possiamo individuare questo periodo negli anni che vanno dal 1741/1776-77 ([124] p. 83), al 1809, anno in cui la Torre  uscì definitivamente di scena, anche se nei suoi pressi si ha notizia di un posto di guardia del Cordone sanitario nel 1816 ([228] p. 159…160) (V. Appendice P).
Si tratta di date significative di interventi resisi necessari:
- nell’anno 1741 [56] la Torre  viene restaurata;
- nell’anno 1776 la Torre viene riattata, nel successivo, rifatta, con lavori che le consentiranno di svolgere ancora un ruolo notevole, per altri 32 anni [124];
- nei combattimenti del 1809 l’esplusione della sua polveriera, mette fine alla sua storia, documentata per 223 anni, con la riserva sull’esatta collocazione di quest’evento fra i due anni 1808 e 1809: nel caso si dovesse accettare la prima data, forse si dovrebbe ritenere affidata la residua funzionalità del manufatto ad una batteria di pezzi allo scoperto, che giustificherebbe fra l’altro, come si è già proposto,  quel trasformata in fortino che compare spesso nei brani citati.

Questi avvenimenti così vengono narrati in:
[5]* p. 222:….  la flotta anglo-sicula che incrociava i nostri  mari non tralasciava di tormentare le isole , le spiagge, ed i legni di piccolo corso, che facevano i loro traffici per Napoli, Gaeta, e Castellammare, Torre Annunciata, ed altri punti de' dintorni.
    Un giorno cotesta flotta si schierava in ordine di battaglia dalla parte della spiaggia meridionale dell'isola d'Ischia, rimpetto il promontorio di Sant' Angelo, e marina de' Maronti.
     1l  fortino ,  la  torre, il  presidio  di truppe  francesi  acquartierato a Testaccio, i lancioni destinati a guardia di quel littorale, tutti si posero sulla difesa, tentando contrastare un temuto sbarco.
     Cominciò 1'attacco, il fuoco era nutrito d' ambo le parti; i proiettili  spiccati  dagl' anglo-siculi cadevano  come grandine sulla spiaggia, sulle colline, e su i massi vulcanici di quel lungo litorale.
     La truppa scaglionata sulle colline de' Maronti, riparata da parapetti formati dalle macerie che chiudevano quei vigneti accollinati, stava pronta all' azione in caso di sbarco.
     Da ambo le parti si spiegava pari ardore, quantunque le forze di terra non potessero stare a confronto con quelle di mare; né i pochi mal armati lancioni, un piccol forte, ed una fragile torre, avessero potuto resistere all'incessante e ben nutrito fuoco della flotta nemica.
     Con tutto ciò per quasi una metà di quel giorno tennero da terra testa al nemico: la torre di S. Angelo tirò i suoi ben aggiustati colpi, finché non andò in rovine, per aver preso fuoco la sua piccola riserba di polvere: i lancioni quantunque danneggiati, pure, quelli che stavano ancora a galla, non rallentavano i loro fuochi: il forte coi suoi mortai tirava granate, e bombe il meglio che poteva, una di queste cadeva nella Capitana, mentre il Comandante della flotta, coi suoi ufficiali stava nella camera del consiglio; il proiettile non fece alcuna esplusione; ma persuase quegli uffiziali che il giuoco era pericoloso, per cui la flotta salpò, e proseguì la sua rotta…

Ho sempre avuto l’impressione che il d’Ascia racconti le cose in modo non molto preciso: confrontando con ciò che si legge in [12], si ha la sensazione che gli avvenimenti del 1808 e quelli della fine della Torre siano stati sovrapposti in una presentazione simultanea.
Egli comunque sembra porli prima del 6 settembre 1808, giorno in cui Murat venne in possesso di Napoli [5]* p. 231. Si noti però quel un giorno evidenziato nel brano precedente, molto indeterminato.
Vediamo se si riesce almeno a mettere un po’ di ordine, riferendosi a quanto se ne dice in [12], che pur parlando di diversi episodi navali nelle acque dell’isola, non nomina esplicitamente la fine della Torre.
Si premette che in [12] gli avvenimenti sono ordinati in capitoli dedicati a ciascuno degli anni che vanno dal 1806 al 1809, salvo che per  gli anni 1810-15 raggruppati in un solo capitolo: ciò evita una possibile confusione interpretativa.
Ed ecco cosa riporta il generale Umberto Broccoli [12]:
- anno 1808: Ischia: Correale e le forze di Canosa;
- anno 1809: Combattimenti nel Golfo – Occupazione ed abbandono di Procida ed Ischia – Canosa Castellano d’Ischia e la parata di Ferragosto.

Le date individuate in [5]*, [12], [56], [78],  [237], sono di seguito elencate.
1808
28 maggio 1808, ([12] p. 130);
31 maggio 1808, ([12] p. 130);
1° giugno 1808,  ([12] p. 131);
2 giugno 1808,   ([12] p. 131)- ([56] p. 682,nota 8) – E’ questo il combattimento che si svolge ai Maronti.
13 luglio 1808, ([56] p. 682, nota 8);
Verso la fine del 1808, ([56] p. 682).
1809
21-22 giugno 1809, ([5]* p. 223);
23 giugno 1809,      ([12] p. 192);
24 giugno 1809,      ([12] p. 192); ([5]* p. 223); (dalla rete);
26 giugno 1809, ([12] p. 194);
3 luglio 1809, ([12] p. 200);
4 luglio 1809, ([12] p. 202);
26 luglio 1809, ([5]* p. 224);
Nel luglio 1809, ([78] p. 45).

Riportiamo a parte, i brani dei riferimenti indicati, in ordine cronologico, come dagli elenchi precedenti: 18081809

La Torre oggi (1973-2003)

Per questo breve periodo, pur sempre di trent’anni,  la documentazione è costituita da :
- Articolo su Il Mattino di Napoli, del 26/07/1979, dal titolo In vendita l’isolotto di S. Angelo.
- lettera prot. 1702 del 29/11/79, avente per oggetto Interrogazione parlamentare a risposta scritta n. 4/00639 on. Parlato – Lottizzazione Isolotto S. Angelo d’Ischia.
- Lettera dell’Ufficio Tecnico di Serrara Fontana, prot. 3238 del 21/7/1980, avente per oggetto Variante Piano regolatore: destinazione urbanistica dell’isolotto di S. Angelo, con due allegati grafici, datati 1977, e 1973;
- [117], con immagini  e Scheda, datate 1982-1988;
- [78] (1989), con la sola immagine ravvicinata dei ruderi della TORRE;
- immagini dell’A. e di AA. VV., datati 2000…2002.
Il complesso di questi documenti, mentre riferisce di un duro scontro sulle mire di urbanizzazione dell’isolotto, - testimonianze che esulano dai propositi della mia indagine, e che vengono comunque citate per chi se ne voglia interessare -, fornisce alcune piante, che sia pur sommarie, se vengono confrontate col quadro più volte cennato di [12] (f. t. fra le pagine 128 e 129), consentono di ricostruire un ipotetico aspetto della Torre.

La scheda

Presso il C. della S., si trova una pratica, racchiusa nella solita copertina cartonata-scheda, dell’edificio, in questo caso la Torre regia, nota come Torre di S. Angelo, [117], dalla quale è prelevato gran parte del materiale qui presentato, ed opera ancora una volta dell’arch. Raffaela Maria Cianciulli.

Provincia e Comune: Napoli – Serrara Fontana
Luogo: Isolotto di S. Angelo, strada privata.
Oggetto: Torre di S. Angelo.
Catasto: Foglio 23 part. 167-170
Cronologia: Metà XVI secolo
Autore: Ignoto
Dest. Originaria: Torre di avvistamento e difesa
Uso attuale: Rudere
Proprietà: Privata (Jacono)
Vincoli: Leggi di tutela P.R:G. e altri: 1/6/39 n.1089.

TIPOLOGIA EDILIZIA – CARATTERI COSTRUTTIVI
Pianta: a T.
Coperture: non esistente.
Volte e solai: non esistente.
Scale: non esistente.
Tecniche murarie: Muratura in pietrame di tufo e pietra lavica.
Pavimenti: Battuto.
Decorazioni esterne: s.n.n.
Decorazioni interne: s.n.n.
Arredamenti: s.n.n.
Strutture sotterranee: s.n.n.

Descrizione
Attualmente la torre si presenta allo stato di rudere, impostata sulla robusta ed estrema piattaforma della roccia del promontorio di S. Angelo. Era di forma più rettangolare che quadrata, con ingresso accessibile dal lato nord tramite un ponte di legno levatoio poggiato sull’orlo della strombatura, dato il dislivello attualmente esistente tra la base della porta ed il piano sottostante.
All’interno, intonacato, una scala di pietra realizzata nello spessore della parete di tufo, portava al piano superiore.

Note costruttive - Notizie storico-critiche
Altre notizie:
Disegni e rilievi: Rilievi AFG Foglio 24, scala 1:2000; Foglio H, scala 1:5000.
Mappe: Catastale Foglio 23 di Serrara Fontana, scala 1:1000, part. 167.
Documenti vari: 3 fotografie
Relazioni tecniche: --
Riferimenti altre schede: ---

Vicende costruttive - Notizie storico-critiche
La torre fu costruita durante il periodo Aragonese sulla cima del promontorio di S. Angelo come torre di avvistamento per segnalare agli abitanti dei casali, annidati sul versante sud dell’isola, l’avvicinarsi delle navi pirate. Data la sua eccezionale posizione strategica, il 1741, i Borboni fecero eseguire opportuni restauri, senza però mutare la fisionomia del fortilizio (Archivio di Stato di Napoli, Sommaria, Diversi, 1/a numerazione, vol. 104, circa le tori marittime per gli anni 1776-1794, c. 150-151, Terra di Lavoro, Pozzuoli ed Ischia. Vi si trova segnata la torre di S. Angelo d’Ischia, cfr. lettera del 13-2-1741). Una delle ultime azioni militari svolte dalla torre di S. Angelo avvenne durante il decennio dell’occupazione francese del regno di Napoli (1806-1815). Verso la fine del 1808 avvenne la battaglia durante la quale la torre, trasformata in fortino, presa di mira dalle cannoniere, si incendiò per aver preso fuoco la polveriera che i  militari vi avevano sistemata.

Sistema urbano: Isolato.

Rapporti ambientali
Alla torre posta alla cima del promontorio i S. Angelo si giunge alla fine di un percorso pedonale erto e tortuoso, tra una fitta e tipica vegetazione mediterranea, in un contesto di eccezionale valore ambientale.

Compilatore della Scheda: Arch. Raffaela Maria Cianciulli (24/8/82); rev. Novembre 1988.

Sulla Scheda si possono fare alcune osservazioni:
La descrizione ricalca più o meno fedelmente quanto si è letto in [56] pag. 681-682, nelle quali si legge: Durante il periodo aragonese, sulla cima di quell'isolotto fu costruita una Torre d'avvistamento per segnalare agli abitanti dei casali, annidati sui poggi del versante sud dell'Isola, l’avvicinarsi delle navi pirate e a garantire loro sicurezza. La Torre, impostata sulla robusta ed estrema piattaforma  della roccia, era di forma più rettangolare che quadrata, a due piani, come quella di Monte di Vico, che, contemporaneamente, iniziò la sua attività; aveva un ingresso accessibile dal lato Nord, tramite un ponte di legno levatoio, manovrato forse dall'alto, che poggiava verosimilmente sull'orlo della strombatura, dato il dislivello attualmente esistente tra la base della porta ed il piano sottostante. All'interno, intonacato, una scala di pietra, realizzata nelle spesse pareti di tufo, portava al piano superiore Essa entrava nel sistema difensivo tra la vedetta posta sulla cima dell’Epomeo e la torre di avvistamento di Panza, situata al lato Est, fuori del Casale.
 Data la sua eccezionale posizione strategica, il 1741, i Borboni fecero eseguire opportuni restauri, senza però mutare la fisionomia del fortilizio….

Resterebbe ancora da chiarire se, vista la lettera del 29/11/79, prot.1702, già riportata, il vincolo della Torre con la legge 1/6/39 n° 1089, sia stato applicato successivamente, o se fosse ignorato dal suo estensore.

Un approfondimento sulla base delle fonti disponibili

Non molti i documenti iconografici disponibili, che oltre tutto soffrono spesso di incertezza in merito alla loro datazione, che in un orientativo ordine cronologico, possono così essere proposti:
- incisione del Fergola, che anche se non datata [15], [124], è collocabile in prima approssimazione fra il 1810 ed il 1874;
- il quadro della Chiesa  di S. Michele a Sant’Angelo, che viene indicato come eseguito nella fine dell’800;
- il quadro della TERRACHINI, anch’esso non datato in [12], opera quest’ultima datata 1953;
- delibere consiliari, comune di Serrara-Fontana, del 18/12/73 e 22/1/77 e grafici allegati;
- rilievi AFG, foglio 24, scala 1:2000 e foglio H, scala 1:5000; ([117] 24/8/82 rev. Novembre 1988);
- mappa catastale di Serrara-Fontana, foglio 23part. 167; ([117] 24/8/82 rev. Novembre 1988);
- foto di parte dei ruderi della Torre, ([78], opera datata 1989).

Incisione del Fergola
Questo notevole documento del Fergola, inciso come noto alla rovescia, e che figura anche nella copertina di [124],  pure se non datato, può essere collocato temporalmente, tenuto conto che l’autore è nato nel 1799, deceduto nel 1874 [218], e che gli avvenimenti che portarono alla distruzione della Torre avvennero negli anni 1808-1809, quando egli ne aveva 9-10: si restringe così, una prima volta, l’intervallo agli anni che vanno dal 1810 al 1874.
Se poi, si considera che nel 1817 il Visconti lo propose  per la carica di soprannumero di 1aclasse presso il ROT, [218] p. 83, si potrebbe considerare questa data come quella intorno alla quale porre l’inizio dell’attività di questo artista, che era già allievo in questo Officio: diciamo dunque, non prima del 1817.
Se si legge il medaglione seguente, tratto dalla rete, si potrebbe anche tener presente  quell’Ancora ventenne, e cioè portarsi al 1819, ma questa è solo un’ipotesi.

Salvatore Fergola (Napoli,1799 - 1874) Figlio di Luigi, pittore d'impianto hackertiano, iniziò l'attività artistica sotto la guida paterna. Ancora ventenne, attira l'attenzione di Francesco I di  Borbone, che gli commissiona una serie di vedute. Da allora, Fergola "paesista della Real Casa", accompagna il sovrano in tutte le cerimonie ufficiali. Nel 1830, il suo ruolo viene ufficializzato come pittore di corte; tuttavia nel '38, forse segno di un favore alquanto appannato, gli viene preferito Smargiassi nel concorso per la cattedra di paesaggio all'Istituto di Belle Arti di Napoli. Per Ferdinando Il, esegue una celebre serie di vedute storico-celebrative, tese a commemorare le iniziative di promozione economica del Sovrano. Particolarmente famosa, l'inaugurazione della Ferrovia Napoli - Portici, tela esposta alla mostra borbonica del 1841. A partire dalla metà del secolo, Fergola si dedicò a soggetti sacri e a pitture di  marine, cui attese in particolare dopo la caduta della monarchia borbonica.

Sia pure con qualche difficoltà, nell’incisione del Fergola sulla cima dell’isolotto si scorge un edificio abbastanza esteso, con un corpo inferiore, di maggiori dimensioni, e quello più elevato che svetta ben evidente.

Il quadro della Chiesa di S. Michele a S. Angelo

Questo quadro, che viene genericamente indicato come eseguito nella fine dell’800,
rappresenta la Madonna Assunta, con nello sfondo l’isolotto, brullo, ma con la sua Torre.
La chiesa fu costruita nel 1850, [56] p. 683.
www.ischiaonline.it:...La chiesa, dedicata all'Assunta e a San Michele Arcangelo, risale al XIX secolo e fu elevata a parrocchia nel 1905 dal vescovo Mario Palladino e riconosciuta dallo Stato nel 1915. Sull'altare maggiore pende una tela della Madonna risalente al XIX secolo.

Quadro di Laura Terracini

Questo dipinto non datato, è riprodotto in [12], opera edita nel 1953, (V. fig. 2).
In attesa di trovare elementi per una datazione, si osserva che nella scena appare il piccolo molo che fino a non molti decenni fa era il solo corredo di questo ancoraggio, ma non la scogliera che più al largo lo protegge; la navicella mercantile che vi compare non presenta elementi per migliorare l’approssimazione.
Non è nemmeno certo che la didascalia sia originale, oppure opera del Broccoli: per completezza la si riporta: Ischia – Sant’Angelo. Specchio d’acqua del combattimento del 2 giugno 1808.
La TORRE vi compare non completamente, ma presenta 3 corpi parallelepipedici, di altezza apparentemente crescente, man mano che ci si sposta da SO a NE, secondo l’asse maggiore dell’edificio; osservando con maggiore attenzione, il corpo di altezza inferiore appare in primo piano rispetto agli altri, cosa da confrontare con le piante date di seguito.
I tre corpi appaiono essere merlati.

Delibere consiliari (Serrara Fontana) del 18.12.73 e 22.1.77

Nel faldone 4/424 dell’Archivio della S. sono contenuti alcuni documenti relativi a proposte di varianti al Piano regolatore del Comune, con elaborati grafici allegati alle delibere consiliari del 18/12/73 (Allegato 2 estratto dal P.R.G. adottato con delibera consiliare n. 140 di pari data), e del 22/1/77 (Allegato 1 estratto dal P.R.G. adottato con delibera consiliare n. 10 di pari data), che sono stati inizialmente acquisiti per ricavarne, anche se approssimate, le dimensioni della pianta della Torre regia.

Rilievi aerofotogrammetici

La SCHEDA del C. della S. n° 15/000774198, ([117] 24/8/82 rev. Novembre 1988), che è stata quasi integralmente riprodotta nel paragrafo dello stesso titolo, contiene i seguenti Rilievi AFG: foglio 24, scala 1:2000 e foglio H, scala 1:5000.
Inscritta in un rettangolo di 13,5x13,5 m, la pianta dell’edificio è a T, con il taglio orientato per SO-NE, e con l’asta fuori asse, spostata verso Nord (V. fig. 5).

Mappa catastale di Serrara Fontana, foglio 23 part. 167

 La particella 167([117] 24/8/82 rev. Novembre 1988), di forma trapezoidale, racchiude una superficie di area di circa 480 m2, con quote che passano da circa 100 m a 104, procedendo verso nord nella direzione dell’asse maggiore dell’edificio che vi sorgeva e di cui si distinguono oggi vari elementi, ruderi, residui.
In particolare, il punto trigonometrico, con la quota di 104 m corrisponde allo spigolo più settentrionale dell’edificio: questo potrebbe aver portato alla differente altezza fuori terreno dei corpi meridionale, inferiore, e settentrionale, superiore, costituenti il taglio del T della pianta.

Foto di parte dei ruderi della Torre

Questa foto, proveniente da  [78], opera datata 1989, è stata qui riprodotta nella fig. 1: in essa si vede in posizione centrale ciò che resta del corpo corrispondente all’asta della T, visto dal lato interno, che è poi il moncone ancor oggi maggiormente distinguibile dal lato del paese.
La Scheda  del C. della S. ha consentito di rilevare con maggiore precisione le dimensioni approssimate, fuori tutto, della pianta a T della costruzione, che risultano essere di circa 13,5 x13,5 m.
A quanto pare, sulle proposte avanzate dal Comune di Serrara Fontana per il Piano regolatore cui si è fatto cenno, vi fu un’interrogazione parlamentare dell’on. Parlato,  oggetto di una lettera del 29/11/79, prot.1702 al Ministero per i Beni Culturali e Ambientali:
OGGETTO: Interrogazione parlamentare a risposta scritta n. 4/00639 on. Parlato – Lottizzazione Isolotto S.Angelo d’Ischia.

(Omissis)
….Le strutture tardo rinascimentale esistenti sull’isolotto di S.Angelo – torre di S.Angelo – sono ormai ridotte allo stato di rudere, e non sono mai stati vincolati con la legge n.1089 del 1/6/1939…

Sorvolando sulla correttezza del testo, è testimone dell’allarme suscitato dai piani regolatori elaborati dal Comune, come risulta anche un articolo del giornale Il Mattino, di cui un foglio è conservato in questa pratica, che nel n° del 26/7/79 titolava: In vendita l’isolotto di s. Angelo

Il quadro che è dietro l’altare, nella chiesetta di S. Michele a S. Angelo, datato a quanto pare verso la fine dell’800, non riesce purtroppo di alcuna utilità.
Su di esso si legge in rete:
www.ischiaonline.it:... La chiesa, dedicata all'Assunta e a San Michele Arcangelo, risale al XIX secolo e fu elevata a parrocchia nel 1905 dal vescovo Mario Palladino e riconosciuta dallo Stato nel 1915. Sull'altare maggiore pende una tela della Madonna risalente al XIX secolo

Riflessioni e proposte

Premesso che si utilizzeranno per sinteticità le notazioni seguenti:
(F) per l’incisione del Fergola;
(T) per il quadro della Terracini;
(AFG) per i rilievi aerofotogrammetrici;
(B) per la foto di [78];
sulla base di quanto raccolto, si possono ritenere acquisiti questi elementi:
- la sommità dell’isolotto  è in notevole pendenza all’interno della curva di livello dei 100 m, raggiungendo i 104 m in corrispondenza del vertice settentrionale dell’edificio (AFG);
- l’edificio della Torre aveva pianta a T, col taglio orientato per SO-NE, e l’asta, sul lato meridionale, disassata di 1 m verso Nord, (AFG);
- dimensioni in pianta dell’edificio 13,5x13,5 m, ed altre dimensioni come in fig. 5 (AFG);
- sono rilevabili corpi di almeno due differenti altezze (F);
- i corpi costituenti l’edificio sono almeno 3, col settentrionale più elevato (T);
- il corpo meridionale, l’asta della T, è di altezza inferiore (T), (B);
- il taglio della T  dividerebbe due corpi di estremità aggettanti sul lato meridionale (T), con il settentrionale di altezza maggiore, per la differenza di quota della superficie di impianto (T), (AFG);
- la silhouette dell’edificio dell’incisione del Fergola potrebbe presentare elementi diroccati per gli eventi bellici del 1808-9;
- in [56] si parla di strombatura sul lato settentrionale, di accesso alla Torre, che sarebbe, nel corpo principale, di soli due piani.
La mancanza di evidenza di scarpa nel quadro della Terracini potrebbe spiegarsi in due differenti modi:

Conclusioni

Anche questa Appendice costituisce, ancora una volta, più un appunto per una futura stesura, che non un documento vero e proprio: una visione diretta dei ruderi potrebbe almeno fornire altri elementi di riflessione.
Secondo [161], l’incisione del Fergola sarebbe reperibile presso la SNSP, in archivio Disegni e stampe, collocazione C IV 38: se potrò prenderne visione sarò in grado di essere più preciso.
Anche se i tempi utili si vanno riducendo prima della prossima spedizione negli USA, vorrei fare un tentativo in questa direzione.
Napoli, 30 aprile 2003.

 

Addenda sull’incisione del Fergola

Si è detto che l’occhio spesso vede cose che non esistono, e non ne vede altre di cui è viceversa certa la realtà, ma al cervello che lo controlla in qualche modo sconosciute. In quanto precede, l’incisione del Fergolaq è stata analizzata sulla base delle riproduzioni visibili in [124], cop.; [15] p. 257 ; [51] fig. 40.

fergolaTutte queste riproduzioni presentano il paesaggio alla rovescia, come più volte detto, ed universalmente noto; in tutte, e specialmente in quella visibile in [15], la maggiore per dimensioni, in vetta al promontorio di Sant’Angelo, si vede ciò che si è ingrandito nel particolare raddrizzato della fig. 6: un edificio a 2-3 livelli con un corpo emergente verso il lato occidentale.
Sulla base di questa documentazione si è proposta una ipotetica ricostruzione della quale, in fig. 7, in 1-2-3-4, si sono presentati schizzi dei vari prospetti.
Ho già detto come, sulla base dei documenti disponibili, un esemplare originale si sarebbe potuto esaminare direttamente: è ciò che successivamente ho fatto, dandone gli estremi al numero [238] dei Riferimenti bibliografici della Nota 16, cui appartiene questa Appendice 77.
E’ ciò che ho potuto fare il giorno 29 aprile 2003, preso la Biblioteca della Società Napoletana di Storia Patria,conseguendo questi risultati:
- si tratta di una litografia di 30,5x43 cm, dimensioni all’incirca doppie  di quelle della maggiore delle tre riproduzioni precedentemente esaminate;
- la litografia è edita dalla R. Litografia Militare (scritta in basso a destra);
- la litografia reca, in basso a sinistra la seguente scritta: Salvatore Fergola dip. e dis. 1829;
- la didascalia originale è, in calce e centrata: Marina dI S. Angelo presa da sopra Testaccio in Ischia.
- La collocazione presso la Biblioteca della SNSP indicata in [161], cioè  C IV 38 , è ancora presente sull’esemplare consultato, ma è stata cancellata e sostituita dalla nuova II F II 18.
- Sulla cima del promontorio, molto sfumata, con chiaroscuro realizzato a puntini, si vede una costruzione di forma leggermente tronconica, senza particolari dettagli.
Ciò consente notevoli progressi conoscitivi: principalmente sulla datazione del documento. Il 1829 è il trentesimo della vita di questo artista: opera quindi della maturità, unanno prima del 1830, quando  il suo ruolo viene ufficializzato come pittore di corte.
Questo lavoro poco o nulla dice sull’edificio in esame, salvo che a quella data, 20 anni dopo i fatti d’arme che ne provocarono la distruzione, i suoi ruderi erano ben più imponenti di quelli oggi visibili.

Purtroppo non mi è ancora riuscito di reperire qualcosa di più su Laura Terracini  e suoi lavori: eventualmente ne farò oggetto di specifica Addenda.

Napoli, 30 aprile 2003.

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