Appendice 27 - Torre di Casa Polito


Premessa

Ci sia consentito procedere nella stesura di questa Appendice, in modo meno formale di quanto non sia riuscito a fare per le altre, per cercare di mostrare come i documenti, l'esplorazione del territorio, siano insufficienti, di per sé, ad individuare alcuni manufatti: solo la memoria diretta riesce, talvolta, a dare un'identità a rovine altrimenti per sempre mute.
Basterebbe poco, un'indicazione della via, uno schizzo anche sommario dei luoghi (1), magari un'immagine, e la localizzazione sarebbe o univoca, o almeno meno indeterminata.
In mancanza, non resta che interrogare gli abitanti del luogo, dei quali, così spesso abbiamo dovuto lamentare la scarsa o nulla conoscenza del loro territorio.
Accanto a questi protagonisti se ne pongono, fortunatamente, altri, che, per un felice incontro di diversi interessi, meglio sarebbe dire motivazioni, fanno convergere le loro energie verso obbiettivi che, altrimenti, non sarebbero mai divenuti comuni.
Interrogato vanamente, - senza alcun accento particolare su questo avverbio -, Don Pietro Monti (2), ogni altro tentativo di porsi sulle tracce della costruzione oggetto di questa Appendice pareva ormai destinato ad essere archiviato nel campo dell'impossibile, o, al massimo, dell'improbabile: non restava che rassegnarsi e, ricordato nonno Pippo, meditare con lui, sull'ahinoi, vero, ma desolante, ad impossibilia nemo tenetur.
Il rettore di S. Restituta aveva, spero involontariamente, provocato, nel suo primo libro, un altro ostacolo, non meno difficile da superare: oltre alla Torre di Zì Palmuntè aveva, nel lungo elenco delle Torri quadrate di Forio, indicato una Torre Del Dep (V. [56] p. 625, al n° 7).
Quest'ultima Torre è risultata sinora introvabile: ogni edificio sospetto di quel paese è stato visto come un possibile candidato a riceverne il nome. Nessuno, dei tanti interrogati, ha avanzato la benché minima proposta di individuazione, tranne Monsignor Regine, che, dopo aver meditato alquanto, osservò, senza soverchi entusiasmi, che i Del Deo hanno casa al Pontone, nell'angolo vicino la Pizzeria Epomeo.
Veramente difficile il pensare che queste due introvabili Torri si sarebbero, un giorno, proposte per un'unificazione nel rudere visitato il 27 ottobre 2002: di ciò si parlerà con una certa estensione nel seguito.
In questa premessa occorre doverosamente rilevare che senza l'intervento, veramente provvidenziale e insostituibile, del vulcanico (3) avvocato Agostino Polito, questo non sarebbe stato possibile.
Accanto a lui l'intera Panza si anima di voci, in una partecipazione corale, magistralmente orchestrata e diretta: i Polito, D'Abundo, Iacono, Monti, per fare qualche nome, vengono guidati ad una comune meta.
Quello che maggiormente colpisce è come dal confronto continuo, serrato, ma sereno e meditato, di questi attori, l'intera scena si ravvivi, animandosi di squarci impensati su un passato altrimenti di impossibile decifrazione.
Come dunque risulterà ancor più evidente nel seguito, l'Appendice n° 30 di questa Nota 16 sembra definitivamente confluita nella presente, e se rimarrà nell'Indice inizialmente redatto e già presentato, è per testimoniare un dilatarsi degli orizzonti iniziali, dovuto ad errori involontari, in buona fede, da attribuirsi alla difficoltà di leggere chiaramente quello che altri, forse, sottintende.
Non voglio con questo addossarmi tutte le responsabilità, ché, chi sa ha il dovere di essere il più chiaro possibile, per evitare eventuali errori in chi legge o ascolta.
Elenchi come quello citato, da [56], o quello da [51] p. 165, soffrono di carenza informativa, con una proposta che pare, talvolta, potersi supporre essere stata non chiara, anche per chi la presenta.
Un modo insolito di festeggiare un compleanno (4)
Sollecitato dall'avv. Polito, a recarmi nell'Isola per un sopralluogo ad un rudere, candidato a divenire testimone del nome in epigrafe di questa Appendice, profittando del bel tempo, della concomitanza con altri problemi che ci portavano a Forio, memori anche della bella giornata passata l'anno precedente in occasione del compimento del mio 67° anno di vita,  Pia  ed io eravamo lì, due giorni prima, il giorno 26 ottobre 2002.
Con l'avv. Polito concordammo un appuntamento per il mattino del giorno seguente.
Trovammo l'Avvocato piuttosto raffreddato, ma, con la bozza dell'Appendice F di questa Nota 16, sotto braccio, ben deciso ad ispezionare il rudere, la cui esistenza gli era stata comunicata, in relazione al nome proposto.
Dalle 11 alle 13 di quel giorno, iniziò una fitta sequenza di contatti, visite, ispezioni a Casa Polito, e sulla vecchia via che da Panza conduceva a Succhivo. (5)
In attesa di presentare il disponibile materiale fotografico, - per meglio esporre, ed illustrare, la sostanza della notevole vigilia del mio 68° -, alcuni elementi possono e devono essere preposti.

Persone incontrate:

Luoghi visitati:

Forse una torre scompare, assorbita da un'altra (anche se in luoghi diversi)
Nell'intensa mattinata del 27 ottobre 2002, si accertò che i ragazzi della zona diCasa Politonel recarsi in un vicino luogo di giochi, lo indicavano come 'ncopp'a Zi' Palmuntè: così ha dichiarato il giovane Leonardo Iacono; descriveremo in seguito ciò che trovammo, dov'è e com'è, e dove era, in senso relativo, quando anche l'avv. Polito era bambino.
Il signor Iacono, alcuni giorni dopo, in una conversazione telefonica, ha aggiunto che in occasione di feste popolari celebrate con falò, i ragazzi della zona, vi bruciavano paglia e sterpaglie raccolte nei pressi: ciò significa che la torre era un rudere abbandonato sin d'allora.
Debbo confessare, anche nella mia quasi completa ignoranza delle parlate isolane, che una delle cose che maggiormente mi aveva sempre colpito, di questo manufatto, era il nome: questo Palmuntè, che nessuno degli interpellati aveva potuto chiarire; anche l'Avvocato, non riusciva ad esplicitarlo.
Il 29 ottobre, il pomeriggio di due giorni dopo questo fatidico 27 ottobre, verso le 17, una telefonata del tenace Avvocato propose la bella soluzione, che, spero di esporre nel migliore dei modi:
- è nota l'abitudine in ogni comunità, più o meno ristretta di riferirsi ad una persona, indicandola come appartenente ad una unità familiare, individuata con un nome, che talvolta è il cognome, più spesso un soprannome estensivo; altre volte, un qualcosa che ricorda un episodio notevole legato a questo soggetto: lo stesso d'Ascia in [5], per esempio, propone, in questa chiave derivativa, vari cognomi oggi familiari nell'isola, individuandoli nei paesi di provenienza, come i Mattera, Matarese, Fiorentino, Lombardi, etc.
Io stesso ne ricordo alcuni, sentiti ovviamente di bocca del Padre, come 'u Janère, 'u Jonchese, per dirne qualcuno.
Così, dice opportunamente l'Avvocato, un Del Deo, poiché il De viene sostituito da un 'U, diventa un 'U Deo, dal quale si arriva all'eufonico 'U Ddeo, e successivamente a 'U DDE'; in questo modo, una signora Palma Del Deo diviene una Palma-'U-Ddè, che un'ulteriore crasi riduce ad un Palmuddè - Palmuntè … e siccome un affettuoso Zi' non si nega a nessuno (8), la cosa è fatta. (9)
Quello che è evidente, da questa logica e documentata proposta, è che esisteva in Panza, un manufatto di edilizia antica, appartenente o riconducibile ad una famiglia Del Deo.
Panza è, ed era, amministrativamente legata a Forio, ed anche se il suo territorio, la sua gente, si collochino in un ambito particolare, si indica come di Forio il territorio complessivo dei due centri abitati.
In passato, leggendo di Forio, ed in cerca delle sue torri, in [56] p. 625, al n° 7 di un elenco delle sue Torri quadrate, si trova indicata una Torre Del Deo.
Questa torre, come ho detto in premessa, non viene oggi individuata da nessuno - dei contattati, s'intende - nel perimetro del paese, né si rintracciano altri documenti che ne parlino: sorprende una sola cosa, che Don Pietro Monti, separando nettamente ciò che dice dei due nuclei abitati di Forio e di Panza, in paragrafi ben distinti del suo libro [56], parli di uno stesso edificio, in zone dell'Isola, apparentemente separate, dandogli nomi diversi, senza collegarli in qualche modo più esplicitamente fra loro.
Pur cosciente di questa separazione documentaria, che non so quanto voluta, non ho, a meno di future e precise smentite, nessuna remora nel proporre l'identità Torre Del Deo o Torre di Zì Palmuntè.
Terminata la telefonata dell'Avvocato, che prospettava l'esplicitazione del nome Palmuntè, nel breve volgere di qualche minuto, sono giunto alle conclusioni ora esposte, rimuginando su ciò che avevo letto e…sofferto, in passato: non sono riuscito però a comunicarle subito all'avv. Polito, appena uscito di casa, ma lo ho fatto successivamente, e più compiutamente, mentre già stendevo la bozza di questa Appendice.
L'Avvocato mi è sembrato meno entusiasta di me, circa questa conclusione, e molto opportunamente, ha proposto una futura verifica, a seguito di ulteriori accertamenti circa i Del Deo: è senz'altro un bene, per evitare che il desiderio inconscio di colmare alcune lacune, rimuovendone i presupposti, crei nuova disinformazione.
Certo, anche se solo per ora, resta un po' di rimpianto, al pensiero che la casella lasciata vuota per la Torre Del Deo, possa rimanere tale, rincrescimento ben compensato però dalla soddisfazione del rinvenimento della sospirata protagonista delle immediate vicinanze di Casa Polito.

La memoria dei comuni
Quanto ora detto è notevole, non solo come punto di arrivo, ma come segnale di un'attenzione ben orientata, cui fa da supporto un'interazione con il paese tutto, a persona di riconosciuto carisma, dalla quale si riceve gratificazione diretta nel riferire, nel confrontarsi, nel sostegno, infine, alle sue iniziative: a me così pare collocarsi questo notevolissimo personaggio di Panza, immerso in quella cultura volutamente e fortemente locale che, con orgoglio e palese commozione, ha chiamato panzesità.
Si tratta di quei comuni, che, arrovellandomi sul comunemente chiamata, più volte citato da [56], ricordano e spiegano, - a chi sa trovarli e sollecitarli -, nello sforzo di un ricordo sopito, e che non erano, purtroppo, quelli che avevo incontrati e compulsati nelle mie precedenti ricerche.
Rilievi e commenti
Provenendo da Panza e prendendo Via Casa Polito, il secondo vicolo a destra è il Vico 'e Carruole: ad angolo con questo, fra erbacce, reti metalliche e muri di recenti costruzioni, e/o modifiche di preesistenti, si intravede un rudere, che, gli Iacono, Nicola, il padre, e Leonardo, il figlio, ricordano come il luogo ove i ragazzi si recavano un tempo a giocare, dicendo che andavano 'ncopp'a Zi' Palmuntè.
Del rudere rimane la parte inferiore, per una modesta altezza, che detriti, erbe e la naturale conformazione del luogo, col vicoletto in immediata salita, a forte pendenza, non consentono di apprezzare interamente.
Sembra inoltre che la parte anteriore, quella a fronte strada, sia stata in parte demolita per un tentativo edilizio di tipo non precisato, e che interrotti questi lavori, una rete metallica, non visibile nella fig.4, ne abbia in qualche modo chiuso l'accesso.
Arcata/e a fronte strada, forse un portale di accesso alla zona, e una finestra ad arco, al livello superiore, rivolta verso il paese, sono nei ricordi del più giovane degli Iacono, che oggi abitano poco lontano dal rudere, sul lato opposto della via.
Il rudere che oggi si intravede, ha misura in pianta di circa 6x6 m, con pareti in pietrame di tufo, di cui solo alcune porzioni sono ben individuabili, come un frammento di parete, con un residuo di intonaco, ed un accenno di volta, con un finestrino o vano destinato ad altri usi, conformato ad arco.
La figura 4, propone alcuni blocchi del rudere, con una piantina che ne facilita l'ubicazione.
Nella parte posteriore del manufatto, vi è, sempre a memoria degli Iacono, una cisterna, completamente nascosta da sterpi, erbacce e rovi.
Le immagini mostrano meglio delle parole ciò che è rimasto. (V. sempre fig. 4).
Un ulteriore sopralluogo si rende però necessario, per ottenere a mezzo di altre immagini, una più completa documentazione visiva, da supportare con qualche altra misura.
Uno sguardo alle carte: i luoghi sono molto mutati
Si commette spesso l'errore di ritenere che i luoghi, oggetto di presente attenzione, siano poco o per nulla mutati rispetto al passato: l'urbanizzazione incontrollata, la conseguente necessità di una viabilità adeguata ai tempi hanno, non solo nell'Isola, mutato talvolta sostanzialmente l'aspetto di alcune zone.
La zona di Casa Polito è una di queste.
Prima di procedere, si riporta da [185] un brano che l'Abate Sacco, nel suo Dizionario, ha dedicato al Regio Casale di Panza, che, si limita ad una succinta descrizione del territorio e delle sue chiese. (10)
Ciò del resto è comprensibile, essendosi l'Abate proposto di dare un breve cenno di tutti i paesi, casali, regi o non, del regno: generalmente le sue note non eccedono l'estensione di quella dedicata a Panza, e solo Ischia, nell'isola omonima, riceve una maggiore attenzione.
La fotocopia di [191], datami dall'Avvocato, lo stesso 27 ottobre, mi ha condotto alla lettura di [185]: ne faccio menzione qui, per unità d'azione, di tempi e luoghi, per dirla col Manzoni, nella sua ben nota Lettre à Monsieur Chauvet.
PANZA: da [185]
Prima di riportare alcuni brani di questo lavoro, articolato in 4 volumi, si presenta un brano da [51], che essendo il riferimento citato anteriore di quasi 200 anni, si deve considerare una necessaria premessa ed integrazione:
[51] p. 78, nota 44:… nella relazione «ad S. Limina» stesa qualche anno prima (1604) da Mons. D'Avalos, vescovo d'Ischia a quel tempo, il quale precisa che la chiesa ischitana «habet sub ditione sua otto villas et in qualibet ipsarum adest Ecclesia parochialis et exercetur cura animarum» e sono: «villa Campagnanae sicdictae, Baranae, Morbanae, Fontanae, Pantiae, Forigii, Lacci, et Casamicciolae» (A.S.C.C. Relaz. ad S. Limina, riportata pure in A. Lauro, La Chiesa e il Convento degli Agostiniani nel borgo di Celsa vicino al Castello d'Ischia (1965), in Ricerche Contributi e Memorie, (1944-1970), Atti C.S.I.L, Napoli 1971, p; 624, nota 60).
che enumera otto villas , sub ditione sua, Pantia compresa e  distinta.
Tornando a [185], vi si trova, e sotto si riporta:
[185] Vol. 2, p.117:…Ischia Città Regia, e Vescovile suffraganea di Napoli nella Provincia di Terra di Lavoro…
Questa stessa Città…comprende sotto la sua giurisdizione Vescovile nove luoghi, i quali sono 1. Casamiccio, 2. Lacco, 3. Forio, 4. Panza, 5. Serrara, 6. Fontana, 7. Moropano, 8. Barano, 9. Testaccio…
Vol. 3, p.37:…Panza Casale Regio d'Ischia nella Provincia di Terra di Lavoro, ed in Diocesi d'Ischia, il quale giace in un'ampia pianura, d'aria salubre, e nella distanza di undici miglia dalla Città d'Ischia. Sono da marcarsi in questo regio casale una Chiesa Parrocchiale sotto il titolo di San Leonardo di mediocre struttura; ed una Confraternita laicale con Chiesa propria sotto l'invocazione della Santissima Annunciata. Il suo territorio abbonda di frutti saporiti, di vini generosi, e di varie sorgenti d'acqua calda efficacissima a guarire la rogna. Il numero de' suoi abitanti ascende a settecento sessantasette sotto la cura spirituale di un Parroco.

Nell'Indice dedicato al recapito postale, mentre sono date indicazioni per Barano, Casamiccio, Ischia, Lacco, Testaccio, mancano invece quelle per Fontana, Forio, Moropano, Panza.
Come etimologia per questo Casale, indica, in altra parte del Dizionario, una  derivazione dal latino, indicando un Pantia.
La lettura congiunta dei due documenti, [51] e [185], presenta una necessaria riflessione, che nasce dal confronto fra le villas del primo e i luoghi del secondo, che, per comodità di raffronto si riassume nella successiva tabella.


Villas  [51] (1604)

Luoghi [185] (1795-96)

Variazioni

Note

V. Baranae

BARANO *

0

* anche BORANO.

V. Campagnanae

----

-1

 

V. Casamicciolae

CASAMICCIO

0

 

V. Fontanae

FONTANA

0

 

V. Forigii

FORIO

0

 

V. Lacci

LACCO

0

 

V. Morbanae

MOROPANO

0

 

V. Pantiae

PANZA

0

 

---

SERRARA

+ 1

 

---

TESTACCIO

+ 1

 

 Totale: otto villas

Totale: nove luoghi

Var. totale: + 1

 

Come si vede, passando dal 1604 al 1795-96, mentre non si indica più Campagnao, si fa menzione di Serrara e Testaccio: si citano queste variazioni senza particolari commenti, lasciando agli esperti del settore (11)ogni eventuale considerazione aggiuntiva.
Tornando a [185] ed alla nota sul Casale regio di Panza, mi domando chissà quante di quelle 767 anime abitavano la zona di Casa Polito, e quante avevano riposto le loro speranze di salvezza nel rifugio della nostra torre.
La foto riprodotta nella fig. 5, mostra un tratto superstite dell'antico tracciato della via omonima, indicatomi dall'Avv. Polito, che ricorda come il percorrerla di sera, con luci incerte, in un percorso stretto e tortuoso, senza il muretto che oggi lo costeggia dal lato del dirupo, procurava qualche comprensibile apprensione.
Così, la vecchia via Casa Polito, seguiva un percorso in parte diverso, anche se non molto lontano dall'odierno, come uno stretto viottolo campestre, con l'edificio, oggi rudere, non allineato con l'attuale fronte strada, e probabilmente alquanto discosto dal vecchio tracciato: forse quel tanto che basta a dire nelle immediate vicinanze (?).
In fig. 7, con qualche intervento, vengono mostrati dettagli della zona.
"Case" a Panza
Ancora da [51], si riporta il brano seguente, che si pone come un ulteriore interrogativo da tener presente nella stesura dell'Appendice G di questa Nota, inizialmente non prevista.
[51] p. 42:…Dove invece il nucleo originario è più frammentato, gli aggregati sparsi hanno maggiore incidenza e sono contrassegnati da autonoma denominazione. È significativo in proposito il ricorso al toponimo ca' o casa, seguito dal cognome della famiglia che vi abitava o che aveva qui le sue proprietà. Ricordiamo, a titolo di esemplificazione, Casa Polita. Casa d'Abundo, Casa Mattera, Casa Battaglia, Casa Migliaccio, Casa Caruso, nelle sole pertinenze di Panza….

Un tentativo di Scheda
Seguendo lo schema utilizzato nella compilazione delle Schede del Catalogo (12), si possono raccogliere, a scopo propositivo, i pochi dati seguenti:

La Scheda Provincia e Comune:

Luogo: Panza (Napoli): angolo fra Via Casa Polito e Vico 'e Carruole.
Oggetto: Torre di rifugio.
Catasto:.
Cronologia:.
Autore: ignoto.
Dest. Originaria: Torre di rifugio e abitazione.
Uso attuale: rudere.
Proprietà: non nota.
Vincoli: Leggi di tutela P.R.G. e altri: non risultano vincoli.

TIPOLOGIA EDILIZIA – CARATTERI COSTRUTTIVI
Pianta: quadrata di circa 6x6 m (porzione del rudere odierno)
Coperture: piana a terrazzo
Volte e solai: volta a pianterreno, e probabilmente anche alla copertura, di battuto di lapillo.
Scale: probabilmente esterna
Tecniche murarie: pietrame di tufo
Pavimenti: probabile battuto.
Decorazioni esterne: s.n.n.
Decorazioni interne:s.n.n.
Arredamenti: s.n.n.
Strutture sotterranee: s.n.n.

DESCRIZIONE
Il rudere si trova all'intersezione fra Via Casa Polito e Vico 'e carruole (2° vicolo a destra provenendo dall'abitato del paese).
Di esso rimangono elementi della parte inferiore, nella quale si rinvengono alcuni parti principali, indicate con riferimento al fronte strada attuale, ossia guardando il rudere dalla via:

NOTE COSTRUTTIVE e NOTIZIE STORICO-CRITICHE
Per quanto è dato vedere e sapere, si trattava di costruzione in pietrame di tufo comprendente pianterreno e primo piano, con copertura piana a terrazzo.
Nella parte posteriore vi era una cisterna, non individuata.

SCHEMA URBANO: p.m.
RAPPORTI AMBIENTALI: p.m.

Altre notizie:
Disegni e rilievi:
Mappe: V. carta del 1838 all’80 000, e del 1840 al 25 000; per le moderne, V. [43], [42].
Documenti vari:
Relazioni tecniche: ----
Riferimenti altre schede: ----
Compilatore della Scheda: Vincenzo Belli (ottobre, novembre 2002).
Conclusioni

Ache se la documentazione fotografica disponibile è modesta, e va implementata, qualche elemento migliorativo può provenire solo da documenti iconografici del passato: qualche fotografia, cartolina, da reperire sul posto; molto più difficilmente realizzabile sembra l'eventualità di trovare diverso tipo di documentazione.
Un'indagine, nella direzione della famiglia Del Deo, suggerita dall'avv. Polito, potrebbe forse condurre a qualcosa, in questo senso.
NAPOLI, novembre 2002.

 

ADDENDA dopo l’8 maggio 2003.


Premessa
Due sono le cose che si devono necessariamente evidenziare in questa Addenda, un toponimo Lo Deo, che in [223] appare fra Battaglia e Calitto, e la nuova documentazione fotografica  acquisita l’8 maggio 2003.
Del primo si è parlato in Appendiice 23, scrivendo:
La continua  ricerca di un miglioramento della disponibilità di materiale cartografico relativo all’Isola, mi ha però consentito di consultare direttamente due copie del Foglio 10 della carta del ROT [223], presso la biblioteca della SNSP: ebbene, particolare che sfugge nelle riproduzioni che ne avevo visto o che possiedo, fra la Torrella (la Torre di Battaglino)  e il Calitto, sul cocuzzolo di un modesto rilievo, vi è un gruppetto di edifici evidenziato dal toponimo Lo Deo.
Nelle due moderne carte dell’IGM [43] e [42], tutti questi toponimi sono scomparsi, e, per una individuazione di quanto ora cennato, è meglio riferirsi a quello vicino, superstite, di Battaglia, scoprendo la collinetta ad oriente, con quota segnata di 129 m nella prima, e 127m nella seconda.
Nessun edificio vi è però rappresentato.
Riproposto questo appunto, che qui, per quanto vi si è detto acquista particolare significato, passiamo alla nuova ispezione di quest’anno.

Una nuova ispezione (8/05/03)
Nel maggio 2003 ho potuto fare una breve puntata a Forio, e facendo tesoro del poco tempo disponibile, sfruttando i mezzi pubblici, mi sono recato:
- il giorno 8/05/03 a Panza, e di qui a Casapolito;
- il giorno successivo, a Piedimonte, Terranera, Serrara.
Limitandomi, qui, a parlare della visita a Casapolito, ho potuto constatare come sia difficile reperire un rudere anche se lo si è già ubicato. L’individuazione è risultata, paradossalmente, più agevole dalla via nuova, quella che lasciata la piazza, prosegue verso la discesa verso Succhivo  e Sant'Angelo: si veda in proposito la panoramica di figura A1, col suo particolare.
Erbacce e rovi, l’anno passati provvidenzialmente  scostati dal giovane Iacono, sono riscresciuti rigogliosi ed ostili, nascondendo in parte ciò che allora si vedeva: sarà opportuno un continuo confronto fra la documentazione fotografica del 2002, con la nuova di quest’anno.
Un confronto fra il materiale già raccolto ed il nuovo
Le immagini utilizzabili, ottenute nell’anno 2002 sono raccolte nella figura 4, con elementi del rudere collegati ad una sintetica piantina/legenda, per una più agevole lettura.
La documentazione di quest’anno consente, qualità delle immagini a parte, consentono di individuare una diversa distribuzione dei corpi di fabbrica, limitati a parte del livello inferiore, col lato di sinistra, quello lungo il quale corre il Vico Carruole, che risulta il più completo; si individuano:
- un corpo anteriore, di cui residua apparentemente solo parte della muratura del lato sinistro (v. fig. A3); sparita è la rete metallica che a fronte strada recingeva il rudere;
- il corpo principale dell’edificio, del quale i frammenti più evidenti sono lo spigolo posteriore sinistro (fig. A5 e part. 2 di fig. 4); parte della parete destra con un tratto del piede della volta (fig. A2 e A6); lo spigolo anteriore destro (v. fig. 4A a, b. c);
- poco decifrabile cosa vi possa essere sulla parte posteriore, quella dalla quale si ha la possibilità di una difficile scalata al cumulo di macerie franate nella parte interna della Torre.
Alcuni schizzi, raccolti nella fig. A7, completano l’esame.

Aggiornamento della SCHEDA
La nuova stesura della Scheda è presentata solo per completezza, anche se aggiunge molto poco a quanto già noto.

Luogo: Panza (Napoli): angolo fra Via Casa Polito e Vico 'e Carruole.
Oggetto: Torre di rifugio.
Catasto: s.n.n.
Cronologia: non nota; la costruzione è databile almeno al 18° secolo.
Autore: ignoto.
Dest. Originaria: Torre di rifugio e abitazione.
Uso attuale: rudere.
Proprietà: non nota.
Vincoli: Leggi di tutela P.R.G. e altri: non risultano vincoli.


TIPOLOGIA EDILIZIA – CARATTERI COSTRUTTIVI
Pianta: porzione principale del rudere odierno, quadrata di circa 6x6 m.
Coperture: piana a terrazzo.
Volte e solai: volta a pianterreno, e probabilmente anche alla copertura, di battuto di lapillo.
Scale: probabilmente esterna.
Tecniche murarie: pietrame di tufo.
Pavimenti: probabile battuto.
Decorazioni esterne: s.n.n.
Decorazioni interne:s.n.n.
Arredamenti: s.n.n.
Strutture sotterranee: s.n.n.

DESCRIZIONE
Il rudere si trova all'intersezione fra Via Casa Polito e Vico 'e carruole (2° vicolo a destra provenendo dall'abitato del paese).
Di esso rimangono elementi della parte inferiore, della quale sono visibili alcuni parti principali, indicate con riferimento al fronte strada attuale, ossia guardando il rudere dalla via:

NOTE COSTRUTTIVE e NOTIZIE STORICO-CRITICHE
Per quanto è dato vedere e sapere, si trattava di costruzione in pietrame di tufo comprendente pianterreno e primo piano, con copertura piana a terrazzo, con un avancorpo che testimonianze verbali indicano con ingresso ad arco.
Nella parte posteriore si dice esservi una cisterna, non individuata.

SCHEMA URBANO: Il complesso abitativo di Casapolito – si trova anche Casa Polito, Casa Polita e Casapolita – è presente nella carta del ROT [223], e pertanto databile almeno alla fine del secolo precedente.

RAPPORTI AMBIENTALI:
Si  deve probabilmente al vico che corre sul suo lato sinistro se il rudere della cosiddetta Torre di Zì Palmuntè risulta ancora identificabile. Compresi fra detto vico ed una recente costruzione ad essi addossata, i ruderi della Torre risultano più evidenti dall’alto del paese, costituendo una interruzione del continuo susseguirsi di edifici a fronte del nuovo percorso della strada che dalla contrada porta al paese.

ALTRE NOTIZIE

Disegni e rilievi: schizzi della fig. A7.
Mappe: V. carta del 1838 all’80 000, e del 1840 al 25 000 [223]; per le moderne, [43], [42].
Documenti vari: ---
Relazioni tecniche: ----
Riferimenti altre schede: ----
Compilatore della Scheda: Vincenzo Belli (ottobre - novembre 2002; revisione maggio 2003).

Conclusioni
Occorre ritornare sul posto, ora che la geometria complessiva del rudere pare precisarsi, per redigerne una pianta approssimata, magari con la collaborazione degli IACONO, ed i loro ricordi d’infanzia.
Per ora, rimane oltre alla preziosa indicazione di Don Pietro [56], i ricordi degli IACONO e il sostegno dell’avv. Agostino Polito, non resta che la documentazione fotografica degli anni 2002 e 2003, ed i tentativi di ricostruzione della fig. A7.
NAPOLI, 14 maggio 2003

1. Come fa il Cervera nella sua Guida del 1959.
2. V. Nota 16 - Appendice F.
3. Mi piace ricordare che con lo stesso aggettivo, il Representant en chef du Bureau Veritas, per l'Italia, ing. Ferdinando Attoma Pepe, mi aveva gratificato nel corso dell'ultra decennale opera, da me prestata, nella stessa organizzazione, come Chef du District de Naples.
4. Sono nato il 28 ottobre del 1934, in GRATTERI(PA).
5. Leonardo IACONO, in una conversazione telefonica, cui si è già fatto cenno, ha confermato nella zona ispezionata con lui, la figlia, e l'Avvocato, la localizzazione della torre che Don Pietro Monti pone alla discesa di Succhivo: sarebbe un po' più in alto rispetto al punto da noi raggiunto (v. fig.6).
6. Gli Iacono sono numerosi a Panza, e numerosissimi nell'Isola: oltre 200 sono i recapiti telefonici a questo nome.
7. Per informazioni su questa associazione V. il sito http://www.cesdu.org
8. Si ricorda in proposito il nome di un locale di alimentari e cibarie di Houston (Texas), di nome EAT ZI's: cioè, mangia dallo zio
9. Se il nome Palma non è usuale, pensate che, telefonicamente, mi è stato indicato anche un Palmerinda10. Ho inviato, via e-mailL, questo brano all'Avv. Polito che me aveva fornito le tracce, sulla base di un articolo [191].
11. Il prof. Agostino Di Lustro, e A. Lauro
12. Intendo le vecchie, quelle redatte una ventina d'anni fa dall'arch. Raffaela Maria Cianciulli, e non le sintetiche, e meno immediatamente comprensibili, attuali

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