Appendice 24 - Torre a Succhivo

 

Premessa
Fino al 2001, le sole indicazioni sulla Torre alla discesa di Succhivo sono state quelle di Don Pietro Monti [56], torre della quale, con le altre da lui segnalate per Panza, si è parlato nell’Appendice F, mostrando qualche corrispondente candidata; il brano in questione è il seguente:
[56] pag. 664…665:.. ..Sul lato opposto, fuori del casale, dove inizia la panoramica che scende a Succhivo, stava piazzata un'altra torre, con analoga funzione, e riforniva, in caso di pericolo, le segnalazioni provenienti da quella di S. Angelo. Attualmente il rudere è stato trasformato in una nuova abitazione, con un bar a piano terra
Aggiunto che personalmente non ho ancora visto ciò che rimane di questo edificio, nel paragrafo successivo si ricorda ciò che finora si è accertato (inizi luglio 2004).
Annoto, per un lettore attento, che non vi è errore in questa Appendice 24 nel riferirsi a contenuti di un’Appendice redatta precedentemente, come  la 27, cosa del resto frequente nel mio Viaggio, in quanto i contenitori predisposti sono stati numerati nel piano di acquisizione e proposta, e vengono riempiti man mano che l’esplorazione del territorio e la documentazione comunque acquisita lo consentono, senza necessariamente seguire lo stesso ordine.

Vecchie ricerche
Con l’eccezione della qualifica di rudere, l’edificio che si è inizialmente proposto per un approfondimento conoscitivo, collocandolo nel ruolo di Casa sospetta, sito all’imboccatura di via Marisdeo, (v. Appendice 97), si attaglia abbastanza bene alla descrizione ricordata in premessa, presentando alla base, lato strada, un bar, quello Luna rossa, ed essendo dove inizia la panoramica che scende a Succhivo..
Occorre anche riflettere sul fatto che la vecchia via che menava a Succhivo ha  un tracciato che corre più in alto dell’attuale, ed in quella direzione mi aveva indirizzato una delle prime persone interpellate a Panza all’inizio delle passate ricerche su quella torre: mentre PIA attendeva seduta su un muretto, non ero però riuscito a trovare niente che confermasse quell’indicazione.
Ho altrove ricordato che l’avvocato Agostino Polito, nel 2002, con l’aiuto di Leonardo Iacono, mi aveva guidato ad una successiva ricerca in quella zona, con un’attenzione particolare ad un manufatto.
Successivamente lo Iacono mi telefonò per segnalarmi che la torre si troverebbe più a monte di quel luogo: purtroppo, da allora, non mi era riuscito di concordare uno specifico appuntamento esplorativo.

Nuove indagini con un occhio alle carte
Cerchiamo ora di esplorare la zona ove si sarebbe trovato il rudere dell’antica torre, con  l’aiuto delle carte, partendo da quella del Visconti, su rilievi del 1817-19 [223], proseguendo con quella del ROT del 1838 [183], fino alle moderne dell’IGM [43], [42].
La zona che appare come candidata a contenere la Torre, secondo le indicazioni dello Iacono, sembra essere quella di C. Pezzapiana - Campaeta.

Un felice incontro: con gli Iacono alla meta
L’11/07/04, dopo la messa, su richiesta di Pia, per dar due passi, ma con la mia mente rivolta alla non ancora ubicata Torre, con la CS  ci recammo a Panza, scendendo di fronte al Ritrovo, trattoria di tante insalate alla panzese.
Presa la strada che porta a Succhivo, cercavo, sulla sinistra, la scalinata per raggiungere, partendo dal basso, la zona ispezionata nell’ottobre 2002 con l’avvocato Polito e Leonardo Iacono, e poi cercare di andar più su per cercare di individuare la zona della Torre secondo le ricordate indicazioni telefoniche del giovane Iacono.
Bisogna subito dire che PIA era tutt’altro che entusiasta della cosa: salire non le è azione grata; tutt’al più avrebbe accettato una partenza dall’alto, per raggiungere l’obbiettivo scendendo, ma io non avevo indicazioni in tal senso.
Dopo un primo tentativo fallito – una bretella che taglia una curva della SS 270 – ci accingevamo a tentare un nuovo approccio, da una posizione inferiore, quando, sulla soglia di una bottega, vedo il giovane Leonardo Iacono e lo apostrofo con tanto di nome e cognome.
Professore, come vi siete travestito! esclamò il mio interlocutore, alludendo agli occhiali da sole ed al cappello con visiera che, con la digitale a tracolla, calzoncini corti, scarpette da tennis, completavano la mia attrezzatura da esploratore.
Superato il primo impatto, entrai subito in argomento e, la faccio breve, lo Iacono,chiuso il negozio, recuperata a casa l’autovettura e l’anziano padre, ci accompagnò dove vi sarebbe ciò che è rimasto della sospirata Torre.

Nuova ispezione
l giovane Iacono arrestò la macchina nel luogo individuato: un piccolissimo spiazzo, di una stradina assai malagevole, ove l’autovettura non poteva nemmeno invertire la marcia per il ritorno, con alla sinistra alcune casette attintate di bianco.
Sulla destra dello spiazzo, lo sguardo spazia su un orizzonte completamente sgombro: percorrendolo da sinistra verso destra, ossia da meridione verso settentrione, si passa dall’isolotto di S. Angelo fino a giungere alla Cima, deturpata da nuove costruzioni, ed al centro del paese con la chiesa di S. Leonardo e la vicina Torre.
La piccola arteria, dall’altimetria tormentata – chissà che vi succede quando piove! – corre lungo le balze di C. Pezzapiana.
La posizione è certamente felice, anche se, senza una specifica indicazione, niente della costruzione avrebbe indicato la Torre.
Fra le altre perplessità vicino ai resti non vi è traccia di un bar: lo Iacono ha però asserito che la proprietaria della casetta lo è anche di un bar in posizione inferiore, le cui bandiere, agitate da una fresca brezza, si scorgono appena nella figura 5.
Sulla scelta del  luogo in cui collocare un manufatto di rifugio, con una eccezionale visuale sul territorio di Panza, hanno influito certamente la non agevole accessibilità: su terre vicine, sulle vicine balze di Campaeta si giunge in parte dal basso, ed in parte dall’alto, a testimoniare la impervietà dei luoghi, non così evidente ad una prima occhiata.
Quanto di lassù si vede indica come riduttiva la proposta del Monti (… e riforniva, in caso di pericolo, le segnalazioni provenienti da quella di S. Angelo…), visto che almeno 2 elementi del Dispositivo si individuano agevolmente di là in alto: oltre alla Torre di S. Angelo, anche la Torre di S. Leonardo, ma anche la non più  esistente Guardiola doveva essere visibile da quel punto.
Le dimensioni della parte del caseggiato mostrate nella figura 4 sono estremamente ridotte , proponendo al più una ipotesi di manufatto di solo rifugio, mentre certe sono quelle di avvistamento, anche se non è sicuro fossero le primarie.
Questo logicamente se l’indicazione dello Iacono corrispondesse alla realtà.

Riflessioni e propositi
Si rifletta ora sulla figura 2, e sulle tre proposte che vi appaiono: due esplicitamente pongono distinte le posizioni della Torre e del bar, seguendo alla lettera il dettato di Don Pietro Monti; la terza, invece, tiene conto dei ricordi dell’avvocato Polito.
Sembra comunque di poter affermare che due nuclei abitativi corrispondenti alle posizioni di ciò che si è proposto per la Torre e per il complesso del bar, fossero individuabili nei primi decenni del 1800, anche se il confronto fra i documenti cartografici del Visconti  e dell’IGM è piuttosto difficile.
Tenuto presente che la posizione superiore si propone prioritariamente, indipendentemente dalla possibile realizzazione, credo che solo un’altra ispezione sul luogo ed un ulteriormente meditato confronto fra carte antiche e moderne possa avvicinare ad una indicazione globalmente soddisfacente.

In tutto ciò si tenga sempre presente la casa sospetta col bar Luna rossa ai suoi piedi, che vanta a suo sostegno l’aspetto massiccio, una debole scarpa, la posizione ed il bar che la rendono aderente alle indicazione di don Pietro.
Prima di procedere, si legga il brano seguente tratto dalla Guida del Cervera, che si trova a percorrere la SS 270 mentre si prepara a lasciare Panza, e sulla destra la discesa per Succhivo:

[57] p. 263…Questo tratto, s’apre a largo respiro, libero a destra, col nuovo edificio scolastico a sinistra, quindi la confortevole Trattoria Luna Rossa di Cristoforo, il vicoletto Marisdeo per Casa Mattera, poi il grande bivio.
Sale la via per Ciglio-Serrara incontrando la vecchia strada per Succhivo al punto detto la Croce di Colajacono, a 100 metri, dove termina il Comune di Forio e inizia Serrara-Fontana. Scende invece la panoramica per Succhivo - S. Angelo. Sulla sinistra s’incontra la vecchia strada per Succhivo, tagliata dalla provinciale….
…la vecchia strada  – Via Succhivo –che partiva dalla Croce di Colajacono, segnante il confine di Forio con Serrara-Fontana. Questa strada appartiene per poco a Forio, fino al primo gruppetto di Case Caravane….

L’apparente contraddizione, che pone la Via Pezzachiana, la SP 473, sulla sinistra, anziché sulla destra, scaturisce dalla scelta che ha fatto l’autore, di percorrere le vie verso S. Angelo, in discesa perché meno agevoli è il farlo in salita: Pia gli sarebbe veramente grata se riuscisse effettivamente a tramutare le salite in discese…

Ancora a Pezzapiana e dintorni
Il giorno 15 luglio 2004, profittando di una missione da compiere per battiscopa e varie, da Verde nei pressi del campo sportivo di Panza, mi sono allungato fino ai luoghi raggiunti l’11 precedente.
Interrogato dal Verde, forse per via del mio armamentario da esploratore, ho scoperto che un suo giovane collaboratore, certo Luca, è di Succhivo, che però di torri, ruderi e cose simili, a Pezzapiana, Succhivo e dintorni, non ne sapeva nulla.
Salendo per la SS 270, di fronte alla scuola media di Panza, sul lato destro della strada, si apre la via che il cartello indicatore qualifica come SP 473  Pezzachiana in Serrara; imboccata questa via, giunti al n° civico 13 si apre un bivio: a sinistra, prendendo il ramo superiore si va a Pezzapiana e si giunge ben presto alla casetta della signora Maria Grazia Impagliazzo, abitazione che comprende quello che mi è stato segnalato come il rudere della Torre; a destra si apre il ramo inferiore, che invece è cieco, e si arresta al piccolo spiazzo dal quale l’avvocato Polito mi indicò il bar costruito presso o su un rudere preesistente, e dal quale un paio di anni fa scattai la foto riprodotta nella fig. 6 dell’Appendice 27 di questa Nota 16.
Per una più agevole comprensione della zona, e delle vie che la percorrono, ci si rifaccia alla fig. 7, una sorta di schema alla G.G. Cervera, cioè come quelli che illustrano la sua celebre Guida [57].
Quello che non mi era stato evidente, o non era stato correttamente memorizzato, è che il bar si trova a valle della panoramica per Succhivo.

Il racconto della signora Impagliazzo
Come si  sarà capito da quanto precede, percorso il ramo superiore della SP 473, raggiunto il nucleo di casette di cui si è detto, stavo annotando le mie riflessioni, e mettendo a fuoco ricordi e realtà, quando una preoccupata signora, dall’alto della scaletta di accesso, mi chiese cosa cercassi.
Si trattava della signora Maria Grazia Impagliazzo, - nome indicato sulla cassetta postale della casetta, priva di indicazione del numero civico -, proprietaria e sorella di quello del bar sottostante, sul lato a valle della panoramica per Succhivo: a suo dire e memoria, anche se possono essere formulate delle riserve sulle sue affermazioni, né lassù, ne giù, vi erano stati ruderi, e di Torri non sapeva niente.
Per rimuovere ogni naturale reticenza, avevo dichiarato che i miei intenti erano puramente conoscitivi, e di carattere storico, ma non so quanto sono stato convincente, e quanto  fosse sincera la signora, comunque, per questa via non ho fatto ulteriori progressi.
Ho percorso tutte le vie percorribili, ed avvicinato il bar nei pressi di Casa Gennaro.

Il bar del fratello Filippo
Da conversazioni con Leonardo Iacono  e l’avvocato Polito, è risultato che il bar appartiene effettivamente al fratello Filippo della signora, il quale realizzò prima la parte inferiore, e poi il bar, in posizione superiore.
E’ risultato pure che la proposta di una torre a Pezzapiana è dovuta al fratello della signora incontrata anni fa sulla sommità della Cima, mentre col signor Giovanni Migliaccio si andava alla ricerca della Guardiola di Panza. Purtroppo, questo signore si trova in Argentina.

Conclusioni
Le zone su cui concentrare le attenzioni sono oramai ben individuate: occorre solo mettere meglio a fuoco la posizione degli edifici, e riflettere sul brano di Don Pietro riportato in premessa, dal quale sono scaturite tre proposte:
a) la Casa sospetta col bar Luna rossa, all’apice della panoramica per Succhivo, ed all’imboccatura di via Marisdeo;
b) la parte inferiore a sinistra dell’ingresso della casa della signora M.G. Impagliazzo, sulla via Pezzachiana;
c) il complesso bar e Casa Gennaro di Filippo Impagliazzo,lungo la panoramica per Succhivo.

Gli elementi a favore dell’indicazione sub a)  sono stati ricordati: posizione, aspetto, presenza di un bar alla sua base; quelli contrari si poggiano sui ricordi dell’ultranovantenne signor Gaetano.
Gli elementi a favore dell’indicazione sub b) sono minori: posizione eccezionale e poco distante dalla panoramica per Succhivo, debole scarpa, finitura ad arricciatura differenziata del fronte strada, indicazione del giovane Iacono; i negativi sono la relativa lontananza del bar, di proprietà del fratello della Impagliazzo, e le sue testimonianze.
Infine, gli elementi favorevoli all’indicazione sub c)  sono: posizione lungo la panoramica, il rapporto di parentela con la signora Impagliazzo, la presenza del bar; i ricordi dell’avvocato Polito; quelli contrari sono la visuale lungamente inferiore a quella del manufatto a via Pezzachiana.
Si aggiunga a questa breve discussione finale che tutti i tre manufatti presentano una visuale diretta della Torre di S. Angelo.

Foro, 21 luglio 2004.

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