Note

1) [223] - Carta Topografica e Idrografica dei contorni di Napoli - Foglio 10 (Ischia e Procida), incisione su rame, 65x99 cm, Napoli, Real Officio Topografico, (1815-1840), SNSP, IV F III 11 e IV B III 16. (Esemplari numerati, in alto a destra, n. 4 e n. 7; della prima, in Archivio, copia fotografica personale, autorizzata dalla SNSP). – [131] Johnston-Lavis H.J. – Monograph of the earthquakes of Ischia – A memoir dealing with the seismic disturbances in that island from remotes times, with special observations of those of 1881 and 1883, and some calculations by rev. Prof. Samuel Haughton", London-Naples, pp.112, fig. 20, tav. 6, 2 Carte sismiche 1:25.000, (1885). [Napoli, Ferrante (Palazzo Caramanico 7 Chiatamone), (30 Maggio 1885)]. SNSP. S.A. XXX A8 o SISMICO 7 F1.

2) [455] – Atti di Rifazzioni delle Regie Torri di Monte di Vico, S. Angelo, Cornacchia di Forio in Marina di detta Isola, ASNA, Regia Camera della Sommaria, Pandetta generale o seconda, Busta 92 fs. 2933.

3) Leggasi Ariano.

4) [337]Castagna R. – Isola d'Ischia – tremila voci titoli immagini – Lacco Ameno, La Rassegna d’Ischia, (2006). Forio, Tipolitografia Epomeo, genn. 2006. – Il brano è tratto da [18] Algranati G. - Ischia con 100 illustrazioni, Bergamo, Istituto Italiano d'Arti Grafiche Editore, 1930, p. 98.

5) È appena il caso di ricordare che Francesco fu solo figlio del 1° Duca di Bovino, e fratello del 2°, Inigo, e nato nel secolo successivo.

6) Quelli che vi figurano nella figura 6, vi sono stati aggiunti sulla base dei riscontri effettuati.

7) [441] Giglio F.— Il memorabile assedio di Malta del 1565,  Malta, pp.279 (1853). (File pdf da Google Books).

8) [51] Delizia I. -  Ischia l'identità negata- Napoli, Edizioni Scientifiche Italiane, 1987. - In luogo di Centellis dovrebbe leggersi Centelles, altra famiglia spagnola al seguito di Alfonso, cognome italianizzato in Centeglia. Per il De Lellis, la stessa autrice indica nelle pp. 61-88 quanto alla famiglia Guevara (V. seguito).

9) Anche in Sardegna furono presenti i Guevara.

10) Sito http://comune.orsaiadipuglia.fg.it/foto.php

11) Molte notizie sulla famiglia sono tratte dai siti [83] e [88].

12) Di Ferrante si apprende che nel 1470 divenne conte di Belcastro, feudo che perse in seguito alla congiura dei baroni alla quale partecipò. Secondo altra fonte Ferrante ebbe questo possesso nel 1465, insieme alle terre di CropaniI  e Zagarise. Nel titolo di conte di Belcastro si ritrovano anche indicazioni per i due fratelli Bernardino  e Fernando, per i quali è nota la presenza nel meridione di Italia  ed a Napoli.

13) Le generazioni, in questa lettura, sono contate a partire da Alfonso.

14) Altri genealogici sono troppo complessi per un neofita come me.

15)
Altro brano sul legame Malta- Guevarasi legge in   Vassallo A. – Storia d Malta in compemdio, Malta, Tip. Francesco Cumbo, (1854)  p. 239 (Da Google Books): p. 239:…A dì 3 Dicembre, 1505, il Capitan di Verga Giovanni Guevara, i quattro Giurati, i Giudici Antonio Bonello e Leonardo Asciac, con una coda di testimoni expresse vacati, si portarono nell' ufficio del Notaro Giacomo Falson, il quale dinnanzi ai medesimi presenzialmente costituiti, fece rogito solenne "di tutti li capitoli et gratie, per dubio che il tempo non li consumi" conceduti da Re Alfonso all' Università, nella terra di S. Severo, il dì 22 Febbraio, 1458 (1). Ben d’altro, che di notariali transunti, avea bisogno l'isola, ma non si può affatto biasimare i nostri, la condotta bensì dell' alto governo.

16)
Il notaio Giacomo Zabbararogava in Malta, come si evince da un riferimento leggibile nel sito   www.springerlink.com/index/95E5F9ED4F36F7CA.pdf che indica il libro The Maltese Coso in the fifteenth century , con lo stralcio: The registers of the Maltese notary Giacomo Zabbara

17)
[442] Durante C.- I Signori di Novara, Tipografia La Stella Alpina, ((12 nov 1952), BNN F. Pontieri B 0148 (24.

18)
[440] Croce B. – La Spagna nella vita italiana durante la Rinascenza, Bari, Gius. Laterza & Figli, (1917). BNSP Croce 2.8.

19)
Si deve tener presente che, a quei tempi, non sono infrequenti esempi di matrimoni concordati fra bambini, e perfezionati molti anni dopo.

20)
Non dovrebbe essere però lui, né suo figlio, il Giovanni  che si trovava a  Malta nell’assedio del 1565, anche se vi compare un Francesco  detto figlio del Duca di Bovino ([441]  p. 159), a meno che non sia attribuzione dovuta al solo autore (V. Allegto B).

21)
Si è letto anche di un terzo di questo nome, ma non riuscendolo ad inserire nel genealogico di fig. 6, lo si lascia per ora solo annotato.

22)
Croce  indica il secondo marito di Costanza  in Rodrigo d'Avalos, contestabile di Castiglia e conte di Ribadeo.

23
) Capaccio G. C., Il Forastiero. Dialoghi di Giulio Cesare Capaccio, accademico otioso, Napoli 1634 - Ristampa in Napoli, Editore F. Di Mauro, 1993.

24)
Occorrerà vedere se essa possa aiutare nella ricerca sulle fornaci della Mandra

25
) Sardella F., Architetture di Ischia, Ediz. Castello Aragonese 1985, Analisi Trend, 1985.

26
) Se questo solaio non è un rifacimento post terremoto, si avanzano riserve sull’impiego di bocche da fuoco non portatili dalla piazza della torre.

27)
E’ elemento da verificare, non risultando da quanto consultato e/o citato.

 

Immagini

Allegati

Allegato A - Alcuni documenti sui Guevara all'ASNA
Allegato B - I Guevara e Malta
Allegato C - I Duchi di Bovino
Allegato D - Pagine da "I Signori di Bovino" di C. Durante
Allegato E - I Guevara e le isole: Sicilia, Ischia, Vivara, Malta
Allegato F - Guevara : genealogici
Allegato G - Due Guevara fra il 1507 e il 1509
Allegato H - Altre notizie sui Guevara a Malta
Allegato I   - Sulla Secrezia a Malta
Allegato L  - Ancora sui Guevara a Malta
Allegato M - I tre matrimoni di Ruy Lopez d'Avalos
Allegato N - Sulla famiglia Guevara
Allegato O - I Guevara di Malta
Allegato P - I Guevara secondo De Lellis in "I Discorsi delle famiglie nobili..."
Allegato Q - Sullo stemma della Torre
Appunti cronologici
Nota finale

 

 


Appendice 62 - La Torre di S. Anna

Premessa
L’edificio difensivo oggetto di questa Appendice è uno di quelli che nell’isola sono conosciuti sotto più nomi, gareggiando con quello foriano alla Punta della Cornacchia; alcuni di essi hanno un preciso riferimento storico; uno è probabilmente solo attribuzione di fantasia; altri due si riferiscono alla zona ove esso sorge.
I nomi sono i seguenti, sottintendendo il Torre di-del-dei:
                       Guevara – Bovino - Soronzano - S. Anna - Michelangelo.
Il terzo è riferito al modesto rilievo che, con quelli del Procidano e Casalauro, chiude verso meridione la zona che da Terrazzappata giunge a Cartaromana, nel versante orientale dell’isola.
La chiesetta di S. Anna dovrebbe essere nei pressi, ed è significativo che il rilievo del Visconti (1), segnali la torre con questo nome.
Lo strano è che nel 1794, nella sua celebre carta, Gio. Ant. Rizzi Zannoni in tutta l’isola indichi solo questa torre, ma come Torre di Guevara.
Solo qualche anno prima, nel 1759, nella ricognizione per la Rifazzione di torri nell’isola d’Ischia (2), si conferma che, nell’elenco delle Torri del Regno, nell’isola di edifici del genere, dipendenti dall’Amministrazione, ne compaiono solo tre: a Monte Vico, alla Cornacchia ed a S. Angelo; ora nella sua carta l’autore che si firma Geografo di S.M., e che dice che la stessa è stata delineata per ordine del Re, non menziona alcuna delle tre, pur indicando le corrispondenti località, ma evidenzia la sola dei Guevara.
È vero che il nome dei Guevara, divenuti anche Duchi di Bovino, è solidamente connesso col manufatto, anche se non ne sono certe la datazione e l’attribuzione ad uno specifico appartenente a quel casato, come testimoniano i brani seguenti:

… Torre di Bovino. Altro nome con cui è conosciuta la torre presso la diruta chiesetta di S. Anna, ai piedi della collina di Soronzano, di fronte al Castello, altrimenti detta Torre di Michelangelo. Essa fu fatta costruire nel ‘400 «probabilmente da Guevara di Guevara, nipote di quell’Inico che venne di Spagna con gli Aragonesi e che partecipò con Alfonso alla conquista del Regno e fu marchese del Vasto, indi Gran Siniscalco, Conte d’Adriano [sic - (3)] d’Apici e di Potenza. Guevara di Guevara fu nominato Cameriere del Re, nel 1454, ed è verosimile che si trovasse frequentemente in Ischia al seguito di Alfonso, nel tempo che nella cittadella era  Lucrezia d’Alagno, e facesse così erigere di fronte al Castello del suo re la minore fortificazione quadrata; né a tempo posteriore essa può attribuirsi, ché la sua architettura è quattrocentesca; e se Guevara non fu egli stesso duca di Bovino, Don Giovanni, suo figlio, nel 1464, comprò la città di Bovino, messa all’asta, e ne fu primo duca: onde il nome attribuito poi alla torre» (Gina Algranati) (4).

A segnalare ancora l’incertezza di questa attribuzione, si legge anche:
... La sua costruzione, risalente alla fine del '400, è attribuita a don Giovanni de Guevara, uomo d'armi originario della Spagna appartenente al seguito di Alfonso I d'Aragona, che nel 1454 lo nominò "cavaliere del re", o ad un altro appartenente della medesima famiglia, Francesco De Guevara duca di Bovino, nominato alla fine del '400 governatore a vita dell'isola da Carlo V... (5)

Del riferimento a Michelangelo, che tanto accende la fantasia, ci si limita a riferirlo senza commenti.

Allo stato, fra tutte le denominazioni, si preferisce, per il suo preciso riferimento alla zona, ricordando che lo stesso collegamento è utilizzato anche per gli scogli della zona, quella di Torre di S. Anna.
Tornando ai due brani riportati si notano diversità nelle proposte di attribuzione, difatti si osserva:
- nel primo brano si dice che nel 1454 Guevara di Guevara fu nominato Cameriere del Re;
- nel secondo, e nello stesso anno, Giovanni De Guevara, uomo d’armi originario della Spagna    appartenente al seguito di Alfonso I d’Aragona sarebbe stato nominato ”cavalliere del re”;
- il primo indica Guevara di Guevara o suo figlio Giovanni;
- il secondo indica un Giovanni nel pieno degli onori nel 1454, o il Francesco duca di Bovino, nominato    alla    fine del ‘400 governatore a vita dell’isola da Carlo V, mentre il primo duca di Bovino sarebbe    stato  Giovanni figlio di Guevara, più di un secolo dopo.

Ora, sulla base del genealogico citato (figura 6), Giovanni e Francesco appartengono, il primo alla terza e il secondo alla seconda generazione, ma da due rami distinti, discendendo il primo da Guevara 1° figlio di Alfonso, mentre Francesco discende da Antonio figlio di Inigo, fratello con Ferrante di Alfonso.
Pur mancando nel genealogico ogni elemento cronologico (6), fra la proposta Guevara e quella del figlio o del collaterale Francesco passano alcune diecine di anni.
Si deve inoltre riflettere che Carlo V nacque nel 1500 e morì nel 1558, onde è in questo arco di tempo che avrebbe nominato un Guevara governatore a vita dell’Isola: ebbene, il Francesco, figlio di Giovanni duca di Bovino, sarebbe stato nel 1565 a Malta a combattere contro i turchi (7), mentre l’altro Francesco è nipote di Inigo.
Inoltre il ducato di Bovino fu acquisito tra la fine del ‘500 e l’inizio del ‘600, sembra nel 1575.

È probabile che una certa confusione venga anche fatta per nomi propri uguali fra le famiglie dei D’Avalos e Guevara che ebbero in comune la madre Costanza di Tovar, con le due coppie di Ferrante ed Inico che si fanno comparire nei fatti dell’isola, a seguito di Alfonso.
Per quanto concerne il governatorato, si cita, in attesa di approfondimento:

Dal De Lellis (cit. p. 81) sappiamo che «don Francesco figliuolo medesimamente di don Alfonso e di Donna Giovanna (Centellis) dopo di aver servito molti anni l’imperatore Carlo V e haver ricevuto una palla d’artiglieria in una coscia nella guerra di Pavia, non potendo più servire in campo militare, fu fatto governatore in vita dell’isola d’Ischia, e per opera dello stesso imperatore fu casato con Aurelia Caracciola». (8)

Credo si tratti di episodica attribuzione, cosa confermata dall’in vita di cui sopra, mentre il governo dell’isola fu proprio dei D’Avalos.
Inoltre la famiglia dei De Guevara si divise in vari rami, che si caratterizzarono per le zone in cui si insediarono: abbiamo così quelli che gravitarono nella zona di Potenza, quelli che signoreggiarono in numerosi feudi del versante adriatico, quelli che si stabilirono in Sicilia, dai quali vennero alcuni di coloro che si trasferirono in Malta o viceversa (9).
Nonostante che possa sembrare diversamente, l’isola d’Ischia è, negli orizzonti di questo casato, zona periferica rispetto alle altre menzionate, dopo la fase iniziale: la Torre di S. Anna e il casino di caccia di Vivara vanno considerati in quest’ottica.
Come visto, datazione ed attribuzione sono molto incerte, e si cercherà in seguito di definirle meglio, tentando di chiarire l’intero quadro.

I Guevara
  
Si raccolgono di seguito le poche notizie, spesso contraddittorie, o palesemente errate, che si sono rinvenute su questa famiglia, nell’intento di costituire un supporto ad una migliore, auspicata, informazione futura. (Si vedano anche gli Allegati B... Q).
Per un riscontro visivo, si faccia riferimento alla figura 6 che riproduce un genealogico parziale costruito in gran parte su uno rinvenuto in rete (10), implementato per quanto possibile.

I due intenti che si perseguono in questa ricerca sono:
1) individuare, se possibile, il costruttore e la datazione della Torre;
2) precisare da quando il riferimento al ducato di Bovino si affiancasse nel nome a quello dei Guevara.

Acquisto di Bovino da parte dei Guevara
Il genealogico di fig. 6 si limita principalmente alla discendenza dei primogeniti di due dei rami della famiglia e, pertanto, sono difficili gli agganci alle varie notizie che si rinvengono sugli altri discendenti non in linea diretta.
A quanto pare, ma non mi è noto quando, un certo Pedro Velez De Guevara, 2° conte di Oñate, nato nel 1380 circa, sposa in terze nozze Costanza Fernandez De Tovar, nata nel 1375 circa; la coppia ebbe 6 figli: Bernardino, Fernando, Inigo, Ferrante, Alfonso, Teresa. (11)
Mentre di Ferrante (12) non conosco discendenti, per il ramo di Inigo, 1° marchese del Vasto e conte di Potenza, si apprende che il primogenito Pietro, gran Siniscalco e marchese del Vasto, partecipò alla congiura dei Baroni (1485-1487). Nessuno dei tre figli, forse tutti femmine, assicurò discendenti. Anche il terzo figlio di Inigo, Francesco, non ebbe discendenti; la discendenza fu assicurata dal secondogenito, Antonio, ma, poiché non è questo il ramo che si fregerà in seguito del titolo di duca di Bovino, ci si limiterà per ora a quanto ricavabile dal genealogico citato.
Anche se si trovano indicazioni diverse, si distingueranno per ora due rami della famiglia: quello dei Marchesi del Vasto e di Ariano - la cui linea maschile si estinguerà alla sesta generazione, quando un Alfonso ebbe due sole figlie, Porzia e Beatrice -, e l’altro, quello che proseguirà fino ai giorni nostri, che si distinguerà per il ducato di Bovino.
Passando a quest’ultimo ramo, che discende dal quinto figlio della coppia Pedro-Costanza, Alfonso, questi ebbe forse un solo figlio, quel Guevara di Guevara, primo di questo nome, al quale qualcuno attribuisce l’edificazione della Torre.
In quarta generazione si trova il secondo ed ultimo primogenito di questo nome, tutti gli altri primogeniti sono Giovanni; solo in 6a e 8a generazione (13) si trovano un altro Inigo ed un Carlo Antonio.

Poiché sui Giovanni si trovano logicamente anche alcune date e notizie, è opportuno riflettervi un po’.
Giovanni 1° è il primogenito di Guevara 1° di Guevara; il fratello Inigo forse non ebbe figli, dal matrimonio con Novella S. Severino, ma la naturale carenza informativa di un genealogico grafico, inteso a lumeggiare le primogeniture deve essere tenuta presente a questo riguardo (14).
Un Giovanni de Guevara nasce nel 1455 e muore 56 anni dopo, nel 1511. Questo Giovanni sposò una Cervantes, Margherita, nata nel 1456 circa.
I titoli di questo De Guevara evidenziano i legami della famiglia con l’isola di Malta: difatti, un Giovanni fu Barone di Ghajn Tuffieha, Gnein Il-Firen e Gattara, e Castellano di Malta (15). Paola, sua figlia, nata nel 1476 circa, sposò nel 1499 Pietro de Nava, (2º Barone di Marsa, Castellano di Malta, figlio di Giovanni de Nava, 1º Barone di Marsa, Castellano di Malta) e di Isabella Mazara, come da atto per Not. Giacomo Zabbara. Il legame dei Guevara con l’isola di Malta è come detto ben documentato (16).

Secondo quanto letto, Giovanni sarebbe nato nel 1455 e morto nel 1511, mentre un’altra fonte dice morto un Giovanni nel 1582: evidentemente non si tratta della stessa persona, poiché mentre alcune date sembrano concordare, il padre di Paola alla data del matrimonio 1499 avrebbe avuto 44 anni, e sarebbe morto a 56 anni, mentre morendo nel 1582 avrebbe raggiunto i 127 anni!
È probabile che questo Giovanni o non abbandonasse l’isola di Malta o vi rimanesse particolarmente legato; a 44 anni potrebbe essere stato lì per il matrimonio della figlia (v. nota precedente).
È detto che fosse il re Filippo II (*1527 + 1598) a nominare il primo Duca di Bovino nel nel 1575, o addirittura nel 1577, a seconda delle fonti.
Si deve annotare, a questo riguardo, un errore dell’Algranati [18], forse di stampa, che in un brano riportato anche in [337] (v. Premessa), dice:

… e se Guevara non fu egli stesso duca di Bovino, Don Giovanni, suo figlio, nel 1464, comprò la città di Bovino, messa all’asta…

si noti che Giovanni 1° a quella data avrebbe avuto solo 9 anni, e che si sarebbe nominato un Giovanni, il 2°, primo Duca di Bovino nel 1575.

Un contributo chiarificatore
Ci soccorre a questo punto quanto si ricava da [442] (17), un libretto di sole 43 pagine, dedicato alle famiglie che ebbero a titolo diverso, per acquisto o altro, signoria su Bovino: molto vi si apprende sul legame fra i De Spes e sui Guevara.
A quanto si era raccolto, pare che nel 1563 Bovino fosse messa all’asta dalla famiglia De Spes per pagare dei debiti e fosse acquistato da Delfina Loffredo, madre di Giovanni 2° De Guevara, per trentottomila ducati, cifra questa sempre identica in tutte le fonti consultate.
Ai Guevara sono dedicate le pagine 33…43, ossia l’intero IX capitolo, quasi il 24% dell’intero lavoro: ciò nonostante, alcune speranze sono andate deluse, perchè l’A. si riferisce al Croce [440] (18) per l’origine della famiglia, e così i figli del primo matrimonio di Costanza di Tovar con Pedro restano i soli Inigo e Ferrante.
La vendita di Bovino dai De Spes ai Guevara è viceversa ampiamente trattata, leggendosi:

[442, cit.] [dal ramo] dei Guevara Conti di Potenza discese il marito di Donna Delfina Loffredo, dei Marchesi di Trevico e di Zingoli, Duchi di S. Agata di Puglia, signori di S. Sossio, di S. Pietro e di S. M. Olivola, la quale - rimasta vedova e tutrice del figlio Giovanni Guevara, comperò nel 1563 all’asta per 38.000 ducati il feudo di Bovino in nome e per conto del figlio predetto. Il quale, quando venne a morire, lasciò il feudo al figliolo D. Inigo, che nel denunziare la successione paterna “obtulit Relevium prodetta civitate et oliis suis territoriis” come appare in petitionum Releviorum 14 [ASNA, Tomus primus Repertorij Provinciae Capitanatae]. Nel cedolare dell’Adoa fu tassato in ducati 164,3,16 1/4. Lo stesso Inigo nel 1602 rinunziò ex nunc detta città di Bovino col titolo di Duca et con integro suo stato a D. Giovanni suo primogenito una con le le terre di Ursara, Castelluccio delli Sauri, Panni, Savignano, Greci et feudo di Montellere con certi parti inter eos. Ut in Quintern. 27, fol. 34».

L’erezione, pertanto, della signoria di Bovino a Ducato rimonta all’inizio del 1600 o alla fine del 1500.

Essendo l’acquisto del 1563, e documentando l’atto del 1602 il titolo di Duca, non si può che concordare con questa conclusione, salvo a tener presente che Giovanni 2° morì nel 1582: pertanto l’attributo di Bovino, da intendersi come del/dei Duca/chi di Bovino, alla Torre di S. Anna si deve ritenere datato nello stesso intervallo di tempo (1563-1582-1602), o a partire da esso, e che comprende l’anno 1575, il più frequentemente indicato per l’acquisizione del titolo.
Anche se si deve rilevare che il ramo dei Conti di Potenza è quello che discende da Inigo e non da Alfonso, si ha così conferma che Guevara de Guevara 2° era già morto - era defunto nel 1550 -, quando la moglie Delfina – con la quale si era sposato nel 1524 - comperò Bovino: pertanto il figlio Giovanni 2°, sulla base di queste date, poteva avere da 38 a 13 anni.
Sembra pertanto strana al riguardo la data del 1557 per il matrimonio di Giovanni 2° con Isabella Frangipani, che sarebbe quindi avvenuto ben 6 anni prima della data dell’acquisto (19) : comunque o era ancora sotto la tutela della madre, o impossibilitato ad agire di prima persona, forse lontano (20), comunque l’acquisto venne fatto con suo denaro.

Anche notevole è il fatto che Delfina non operasse in prima persona, ma per un interposto delegato, Francesco D’Aquino:

[442, cit.] p. 34…35:…. Nel quinternione 62, a fol. 122, del R. Archivio si legge: In anno 1563 Delfina de Loffredo dice che essendo subastata detta città per ordine del Sacro Consilio ad istanza detti creditori del quondam D. Francesco De Spes e delli quondam D. Gasparo e D. Loise suoi figli, quella remase a D. Francesco de Equino per ducati 38.000. E perché detto D. Francesco ha fatto detta offerta e compra in nome di essa Delfina et in quella non ci have se non il nudo nome, per questo tanto esso D. Francesco, quanto lo magnifico Federico suo fratre cederanno ad essa Delfina la detta città con integro stato, come loro fu venduta per lo detto prezzo di ducati 38.000 pagando per essa de propri danari di D. Giovanni de Guevara suo figlio et liberandi a detti creditori .

Essendo Giovanni 2° defunto nel 1582, è fra il 1563 ed il 1582 che divenne Duca: lascia pertanto perplessi il fatto che la nomina fosse fatta da Filippo II (*21 maggio 1527 +13 settembre 1598), non essendo questi più re di Napoli dal 1558.
Altra informazione che si raccoglie è che Giovanni 2° ebbe almeno tre sorelle: Maria, Angela ed Isabella, tutte monache nel Convento di S. Sebastiano in Napoli [442, p.39, cit.].

- Si riprende ora l’esposizione delle notizie sulla famiglia, partendo da questo Giovanni 2°, morto il 10 gennaio 1582 – ignoro la data di nascita – figlio del 2° ed ultimo Guevara De Guevara (21) che sposa, come detto, nel 1557 Isabella Frangipani della Tolfa, ed ebbe 7 figli: Inigo, che sposerà Porzia Carafa, Giovanni, Antonio, Francesco, Diego, Vincenzo, Isabella.
Le date disponibili pongono qualche interrogativo, perché Isabella, l’ultima, sarebbe nata nel 1590, ossia 8 anni dopo la morte del padre.

- Un altro Giovanni (*1602 +1631), verosimilmente il terzo della discendenza di Alfonso, lo si trova legato alla ricostruzione del vecchio ponte del Cervaro nel 1612, per ricongiungere Bovino alla regia strada proveniente da Napoli, dopo le devastazioni subite diverse volte ad opera di vandali. La costruzione di questo ponte sarebbe dovuta al vicerè di Napoli Inigo Velez de Guevara, anche se alcune date lasciano dubbi, avendo Giovanni 3° solo 10 anni nel 1612. La carica di vicerè di Inigo fu esercitata sotto Filippo IV, dal marzo 1648 al 1653.

- Il 4° Giovanni nasce nel 1640 circa, da Carlo Antonio e Placida Cibo dei principi di Massa e Carrara, e muore il 4 marzo 1708. È probabile sia questo il Giovanni che costruisce nel 1681 una casa di caccia sul pianoro sommitale di Vivara.
È viceversa sicuramente questo Giovanni 4° che costruisce nel 1680, in Orsara di Puglia, un palazzo noto col nome di Torre Guevara, e, se nel 1681 edifica la casa di caccia a Vivara, si deve dire che fosse un costruttore nato e che si spostasse da un capo all’altro d’Italia per farlo.
È strano che l’assonanza fra il nome della casata e quello dell’isolotto di Vivara, sulla base della presenza dei Guevara in esso, abbia portato a dirne il nome derivato da quello della famiglia cui si attribuisce la costruzione della Torre.
In [5, D'Ascia, cit.] si prospetta la catena Guevara-Bevara-Vivara per sostanziare il legame della casata con l’isolotto ed il nome di quest’ultimo.
Mentre si sta cercando di mettere a posto le poche notizie raccolte, e le varie date, un risultato sicuro pare acquisito: il nome del paese Bovino comincia ad essere legato ai Guevara nel 1563 per l’acquisto, ed in data successiva, e non sicuramente individuata, per il titolo di duca.
Dunque, prima di questa data, comunque entro la fine del ‘500, la Torre di S. Anna poteva essere nota al più col solo nome dei Guevara, e solo dopo col nuovo titolo Bovino acquisito dalla casata.
È questo dunque il primo risultato ragionevolmente certo di questa ricerca.


Per il momento si pone:

Giovanni 1°;
Guevara 2° (+ 1550) sposò Delfina Loffredo nel 1524 ed ebbe il solo Giovanni 2° come figlio;
Giovanni 2°, 1°Duca di Bovino, data di nascita non ancora conosciuta, morto nel 1582, che sposa Isabella        Frangipani della Tolfa nel 1557;
Inigo;
Giovanni 3° (*1602 + 19 febbraio1631);
Giovanni 4°, attivo nel 1681, forse nato nel 1640 e morto il 4 marzo 1708.

Poche le altre notizie rinvenute che si riportano per memento:
- Inigo, figlio di Giovanni 2°, edifica nel 1597 due taverne con poste per cavalli sulla strada tra Foggia e Napoli; ebbe ccome figlia una Isabella, nata nel 1590:
[442, cit.] p. 39 ... Inigo de Guevara aveva già provveduto nel 1597 a costruire due grandi «taverne» sulla stessa strada regia per i cavalli e per comodità dei viaggiatori che dalle Puglie si recavano in diligenza alla Capitale, l'una in territorio di Bovino - là dove più tardi fu eretto il ponte - e l'altra in agro di Savignano. Per tali taverne il Duca prese a mutuo duati 6.200 da Benedetto Giustiniani con due istrumenti per Notar de Cotiis da Panni, in data risoettivamente il 7 giugno e 7 agosto 1597.
- Carlo Antonio, figlio di Giivanni 3°, sposa nel 1635 una Placidia (Genova 15.08.1614 - Napoli 11.02.1683); secondo alcuni sarebbe lui, e non suo figlio Giivanni 4° ad edificare un'altra Torre Guevara, ma sempre ad Orsara di Puglia (FG);
Altre notizie sulle famiglie con le quali si sposarono alcuni dei figli dei vari protagonisti di questa storia, sono state raccolte, ma non danno contributi utili a lumeggiare la situazione iscchitana; per esse si rimanda agli Allegati di questa Appendice.

I Guevara e i D’Avalos
Interessante è il legame fra queste due famiglie, non solo nel corso della loro lunga storia, ma sin dall’inizio della loro comparsa nel panorama italiano.
Si apprende infatti che Costanza Fernandez de Tovar sposa del conte di Oñate, Pedro, e madre di Inigo, Ferrante ed Alfonso - tre dei sei figli - restò vedova e passò a seconde nozze con Ruy Lopez d’Avalos, gran contestabile di Castiglia e governatore della Murcia. (22)
Dalla seconda unione nacquero Ferrante, Inigo, e Alfonso che si trasferirono nel Regno di Napoli, con Inigo che diventa gran camerlengo e capitano generale dell’armata navale; secondo altri, fra i quali il Croce, i figli furono i soli Inigo e Ferrante, che in coppia con i fratellastri Inigo e Ferrante, figli di Pedro Ruiz, furono al seguito di re Alfonso.
Per fortuna ci soccorre il Capaccio che dice:

[236] p. 712-13 (23):…. saprete che tre fratelli carnali di quella famiglia, vennero con gli Avalos, lor fratelli uterini, col re Alfonso alla conquista del regno, che ’l primo fratello di’ Guevara fu Indico, capitan generale di quel re, dal quale ricevé la Contea di Ariano, Potenza et Apici, con molti illustri castelli, oltre all’esser fatto marchese del Vasto Aimone e gran siniscalco, e, come parente del Duca di Borgogna, honorato della collana del Tosone; e che gli altri due fratelli hebbero molti feudi, che ancor si posseggono dai posteri, come anco una dell’antiche compagnie di homini d’arme, instituite per difesa del regno, e l’officio di gran siniscalco, che di tempo in tempo restando sempre in questo ceppo, sta collocato nella persona di don Giovanni duca di Bovino. Nel quale in vero rilucono i lumi di vera nobiltà, accresciuta non solo coi casamenti con le prime famiglie del regno, e con la casa di quel gran pontefice, Gregorio Decimo Terzo, ma col proprio valore, per il quale fu adoprato, nell’occasioni delle guerre di Lombardia, mastro di campo e condottiero di due terzi d’infanteria italiana, e poco fa partito per Lombardia, a spargere il sangue e la robba in servitioXX di sua maestà, e per far conoscere come coraggioso cavaliero, che non è per defraudar la gloria degli antenati e di quell’Indico, suo padre, che dopo l’haver mostrata, la sua grandezza, tant’anni nel secolo, volse morir sacerdote nella Compagnia del Gesù, per vivere a Dio nel cielo, e nelle bocche di tutti per le sue virtù in terra; lascio di far mentione de’ prelati, et in particolare di don Alfonso, vicecamerlengo di Santa Chiesa, e don Francesco, vicelegato di Viterbo.

Peccato che il Capaccio non indichi i nomi degli altri due fratelli, anche nelle numerose volte che nel suo Il Forastiero parla della famiglia Guevara.

Proseguendo in questa sommaria raccolta di notizie, si trova che nel 1450 Inigo d’Avalos sposa Antonella d’Aquino marchesa di Pescara, contessa di Loreto e Satriano, figlia di Bernardo Gaspare e di Beatrice Gaetani dei conti di Fondi.
Da questo matrimonio nascono Alfonso d’Avalos d’Aquino (*1465 +1495), padre di Ferrante Francesco, marito di Vittoria Colonna, e Martino, Roderico, Inigo, Costanza, Beatrice, Ippolita.
La storia delle due famiglie vede anche alcuni matrimoni fra appartenenti alle due casate, e mentre molto si legge dei legami fra i d’Avalos ed Ischia, non altrettanto avviene per i Guevara.

Nel suo lavoro “La Spagna nella vita italiana durante la Rinascenza” [410] Benedetto Croce, pur ricordando origini e sorti comuni delle due famiglie D’Avalos e Guevara, parla, come detto, di due soli figli di Costanza e Pedro, rifacendosi ad una poesia di Benedetto Gareth (noto a Napoli come Benedetto Cariteo):

[410] p. 35…36:…. Tra quei mille eroi vennero in prima linea i quattro fratelli Avalos e Guevara…ossia fratelli uterini, Innico e Alfonso D’Avalos, Innico e Ferrante Guevara, perché la loro madre Costanza di Tovar si era maritata prima a Pietro Guevara e poi a Rodrigo d’Avalos, contestabile di Castiglia e conte di Ribadeo, il quale aveva perduto i suoi stati per seguire le parti dei fratelli di Alfonso. Ed essi quattro avevano accompagnato il re in tutte le alterne vicende della lunga guerra….. Innico di Guevara, particolarmente caro ad Alfonso come compito cavaliere e non solo prode di mano, ma intendente di musiche, di canti, di danze…, divenuto maggiordomo e gran siniscalco, marchese del Vasto, conte di Ariano, di Potenza e d’Apice, morì delle ferite riportate nella battaglia di Troia, difendendo il trono dei figliuoli del suo benefattore. E, infine, Ferrante Guevara, dopo aver girato il mondo in cerca di avventure….divenne conte di Belcastro…passò il resto della sua vita in Napoli, dove morì in tarda età…
Come si vede, Alfonso Guevara è completamente ignorato.

Sempre in [410] p. 39, si apprende che:… Innico Guevara tolse in moglie Covella Sanseverino, figliola del Duca di San Marco…, notizia confermata in [83, v. riferim. bibliografici] ove si legge:
     Born: Abt 1410
     Marriage: Covella Sanseverino
     Died: 1462, Killed In Battle Near Troia about age 52
     Buried: Monastero Degli Zoccolanti Di Ariano
  
General Notes:
Moved to Italy in the service of Alfonso V de Aragón in 1438 and distinguished himself as one of the best generals during the conquest of the Kingdom of Naples; 1° Marchese del Vasto, Conte di Potenza, Conte di Ariano e Conte di Apice, Signore di Vignole, Anto, Aliano, Alianello, Montecalvo, Casalbore, Francolo, Monteleone, Campagna & Ginestra invested 20-8-1444, Hereditary Grand Seneschal of the Kingdom of Naples from 1444, Chevalier of the Order of Toson d’Or conferred by the Duc de Bourgoigne in (Brevetto n.49); In his will he left the lands of Avignano, Greci, casale di Ferraria, Buonalbergo & Arpaia to his nephew Guevara de Guevara.

Si ricordi che Guevara de Guevara era figlio di Alfonso, fratello di Inigo.

Dall’insieme di queste notizie, tenuto conto che i figli di Giovanni 1° sono mediamente nati all’incirca nel 1475 (Paola, la secondogenita è del 1476), e poiché il 2° dei Giovanni è il primo a fregiarsi del titolo di Duca di Bovino, paese nel territorio di Foggia, una datazione della costruzione della Torre intorno ai suoi vent’anni potrebbe assumersi come elemento di riflessione: si sarebbe così giunti al 1516, ponendo la Torre al più nella prima o seconda decade del XVI secolo, nel quale si collocano anche gli affreschi dell’edificio.


Avvenimenti
In tutto quanto sinora si è acquisito, il solo avvenimento che riguardi la Torre è quello riportato sempre dall’Algranati, che è poi quello che estende all’edificio il nome della collinetta del Soronzano:

[18, cit.] p. :… Doveva essere torre assai ben munita per la difesa e si fece molto onore parecchi secoli dopo la sua fondazione, quando, durante le guerre napoleoniche, riuscì a snidare il nemico dal Castello, così che corse il detto popolare:
                                  II Castello tanto forte,
                                 Sorronzano gli dié morte.

Ho già espresso le mie riserve su questa attribuzione, date le caratteristiche del manufatto, e l’inutilità di portare artiglierie sulla piazza della torre, essendo già sufficienti i circa 22 m s.l.m del rilievo sul quale si trova, o al più nei pressi della Casa dei Balestrieri, poco più in su, per battere utilmente il Castello.
Certo è che, se si fossero portate delle bocche da fuoco sin sulle alture di Campagnano, la posizione che domina nettamente il Castello avrebbe consentito ben altre possibilità, sia pur tenuto conto delle modeste gittate possibili allora: la distanza in linea d’aria Campagnano-Castello è di circa 1300 m, contro i soli 500…900 m dalla torre o da Casa dei Balestrieri, ma dato lo stato delle strade di allora non sarebbe stata cosa agevole portare artiglierie lassù.

La torre e il suo coronamento
Si premette che l’edificio, a giudicare dall’affresco contenuto in esso (v. figura 3), giudicato del XVI secolo, ha conservato immutate le linee generali e quel che più conta le aperture e l’accesso: troppe e grandi le aperture, che contrastano con una vocazione strettamente difensiva, onde l’edificio deve considerarsi solo attrezzato a difesa, come testimonia il ponte di accesso, sicuramente non continuo come appare oggi.
Il coronamento non è giunto fino ai giorni nostri, salvo che per un paio di merloni, sulla verticale del vano scale, con i quali fa corpo la fuoriuscita sulla piazza: questi elementi, con l’ausilio di ciò che mostra l’affresco ora citato, consentono di ricostruirne il probabile aspetto originale (v. fig. 4): il fatto che il coronamento sia composto di merloni verticali, alternati da quelli sub orizzontali, pongono questa soluzione in posizione intermedia fra quella della torre foriana, detta del Cierco (Appendice 7), e quella della torre del Lacco, detta di S. Restituta (Appendice 38).
Per la sua geometria, si è ritenuta la torre foriana immediatamente posteriore a quelle della rocca (Castello a Roccia, Torone e di Via Vecchia) e poiché l’edificio difensivo lacchese è datato al 1585…1589, è certamente prima di questa data che si colloca quello di S. Anna, data che è comunque molto a monte di quella orientativa che pone l’edificio nel XV secolo.
Dopo questa riflessione sul coronamento dell’edificio, se ne lascia la descrizione, con qualche intervento di formattazione, a ciò che essa era nei primi decenni del ‘900:

[18, cit.] pp. 98…102: …. tornando alla torre, detta di S. Anna per la diruta cappelletta consacrata alla Santa, i cui ruderi sono presso i pini secolari del vecchio cimitero, diremo che meglio essa va sotto il nome di torre di Bovino, col quale meno frequentemente è indicata oggi, ma era conosciuta nei secoli scorsi, e che fu costruita nel quattrocento dai Signori di Guevara.
Probabilmente la fece erigere Guevara di Guevara, nipote di quell’Inico, che venne di Spagna con gli Aragonesi e che partecipò con Alfonso alla conquista del Regno e fu marchese del Vasto, indi Gran Siniscalco del Regno, Conte d’Adriano [sic] d’Apici e di Potenza. Guevara di Guevara fu nominato Cameriere del Re, nel 1454, ed è verosimile che si trovasse frequentemente in Ischia al seguito di Alfonso, nel tempo che nella cittadella era Lucrezia d’Alagno, e facesse cosi erigere di fronte al castello del suo Re la minore fortificazione quadrata: né a tempo posteriore essa può attribuirsi, che la sua architettura è quattrocentesca; e se Guevara non fu egli stesso duca di Bovino, Don Giovanni, suo figlio, nel 1464, comprò la città di Bovino, messa all’asta,e ne fu primo duca: onde il nome attribuito in seguito alla torre.
Innanzi al portone dalla semplice architettura, sormontato dallo stemma ducale, sono visibili i resti del ponte e del cortile; le finestre quadre fanno riscontro alle feritoie della stessa forma, e tutta la costruzione è intatta, salvo i merli in parte caduti, ed è pochissimo modificata dalla sua forma originaria. …
Tutto l’interno della torre doveva essere affrescato: qualche segno è visibile ancora nella volta dell’entrata, nelle scale disegni barocchi hanno ricoperto più antiche decorazioni, che appaiono qua e là tratteggiate con disegno da maestro tra graffiti contadinesche.
La volta di una delle stanze superiori mostra chiaro il resto di un grande affresco; nel centro una composizione sorretta da due mostri, tra l’umano e il marino, rappresenta evidentemente un episodio idillico-cavalleresco.
L’intonaco è caduto, ma la massima parte della pittura è ancora in discreto stato; e, sotto le mura di una città turrita, mostra un guerriero, colpito dalle frecce di Amore, alla vista di un’amazzone, che cavalca un unicorno, accompagnata da un’altra donzella, anche essa su identica cavalcatura.
Intorno a questa composizione centrale sono elementi naturalistici, sparvieri, aquile, agnelli, misti ai simboli dell’arte e del lavoro, e, tutt’intorno, al limite delle pareti, vasi con pomi e foglie, legati tra loro da archi di frutta e verdura. Quattro quadretti minori, alcuni dei quali ritoccati, sormontano le pareti là ove s’inizia la volta, e tra tutti merita attenzione particolare la rappresentazione del castello, quale doveva essere nel Cinquecento, munito di torri, coronato superbamente di edifici, con lo sventolante vessillo alla sommità del castello angioino; un’altra, di mano diversa e di epoca posteriore, riproduce una fornace di terra cotta (24), una delle tante che erano nell’isola, in cui quell’industria, antichissima, come si è visto, continuò nel tempo…..
Nell’insieme e nei particolari si distingue la scuola di Raffaello. Si ricorre piuttosto ad Andrea da Salerno, o meglio alle derivazioni della maniera di quest’ottimo scolaro di Raffaello, la cui fama postuma, come nota il Niccolini nel commento alla lettera del Summonte, fu maggiore di quella che gli si tributò in vita…

La scheda
La scheda è redatta sulla base del suo stralcio riportato in [15] p. 70 (25), con vari interventi, sia di formattazione, sia di completamento o rettifica.
Provincia e Comune: Napoli, Ischia.
Luogo: Via Nuova Cartaromana
Coordinate: lat. 40°43’.49, 70”N; long.13°57’.34, 66”E
Oggetto: Casa torre.
Catasto: F. 15 part. n. 47
Cronologia: non nota; l’edificio è raffigurato in un affresco del XVI secolo.
Autore: Ignoto
Dest. Originaria: Casa torre.
Uso attuale: Sede di manifestazioni culturali.
Proprietà: demanio comunale
Vincoli: Leggi di tutela P.R:G. e altri: 1497 del 1939
Tipologia Edilizia – Caratteri Costruttivi
Pianta: quadrata
Coperture: Piana a terrazzo
Volte e solai: Volte a padiglione e a botte, solai in legno
Scale: Scala ad anima piena con quattro rampanti per piano
Tecniche murarie: Murature in pietrame lavico e mattoni
Pavimenti: Battuto e cotto
Decorazioni esterne: Ornie e davanzali in piperno, beccatelli del coronamento e portale di piperno
Decorazioni interne: Affreschi lungo il vano scala e al 1° piano della torre
Strutture sotterranee: Gallerie di difesa (?)

Descrizione
La torre si compone di due parti distinte: la parte basamentale, con una scarpata pronunciata che ingloba il piano seminterrato ove i muri raggiungono spessori ragguardevoli e la parte superiore, su due piani disimpegnati da una scala ad anima piena, con gradini in massello di piperno lungo i quattro rampanti per piano. Tra il basamento e l’edificio superiore s’innesta il caratteristico toro di piperno, materiale usato anche per le paraste che circondano le finestre e le feritoie formando ornie e davanzali, ed ancora come i beccatelli trilobati del coronamento.
Il portale è costituito da una semplice fascia architravata a pieno sesto, e vi era, almeno fino al 1930, infisso nel muro, in chiave, lo stemma in marmo della famiglia Guevara, duchi di Bovino, (v. fig. 5) oggi rimosso e trasportato altrove.
L’interno, a pianta quadrata, è suddiviso in quattro ambienti per piano, coperti con volte a padiglione e a botte, tranne quella dell’ultimo piano, con solai in legno (26).
Un affresco del XVI secolo, attribuito ad un allievo di Raffaello che lavorò per la famiglia D’Avalos, si conserva al primo piano della torre.
La Torre, costruita su terreno dei frati Francescani del convento di S. Antonio, ai quali lo tolse in enfiteusi il nobile Giovanni di Guevara (27), costituì l’abitazione della famiglia.
Disegni e rilievi: pianta e prospetto principale [15]; prospetti sezione e pianta da [15] e [409].
Mappe: aerofotogrammetria [42] e Catastale F. 15 Ischia [43]
Compilatore della Scheda: Arch. Maria Raffaela CIANCIULLI (1979) con alcuni interventi dell’A.

Rapporti ambientali
Per difesa, data la posizione isolata della torre, l’accesso era allora possibile solo dal mare, attraverso dei varchi aperti in un muro alto tre metri, che recintava il terrapieno antistante la torre, e che si collegava, tramite una scala interna, alla costruzione, ad un’altra che, tutt’ora, disimpegna i vari piani. Disposta al di fuori del centro abitato, in prossimità di un delizioso giardino detto il Ninfario, la Torre Guevara, di suggestiva panoramicità, è un punto di riferimento visivo sia dal mare che dall’entroterra.
La torre subì gravi danni durante il terremoto del 1883.

Conclusioni
Nonostante le ricerche effettuate, restano imprecisate la data di edificazione della torre e quella del titolo di Duca di Bovino, anche se si sono individuati dei campi probabili:

- fine ‘400 – primi decenni del ‘500 per la torre;
- dopo il 1563, ed entro il 1582, per il titolo, col 1575 l’anno più indicato.

Napoli, 27 febbraio 2009.

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