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Note

1) [24] http://sit.provincia.napoli.it – (Per satellitari; aerofotogrammetrie al 5000 e 10 000 di Ischia  e Database/Beni culturali). (ultima consultazione 12 maggio 2007).
[42] Isola d’Ischia – Rilievi aerofotogrammetrici, scala 1: 2 000.
[43] Isola d’Ischia – Mappe catastali, scala 1:2000-1000.
[47] Satellitari da Google Earth.

2) Carta topografica e idrografica dei contorni di Napoli- Foglio 10 (Ischia e Procida), incisione su rame, 65x99 cm", Napoli, Real Officio Topografico, (1815-1840), SNSP, IV F III 11 e IV B III 16. (Esemplari numerati, in alto a destra, n. 4 e n. 7; della prima, in Archivio, copia fotografica personale, autorizzata dalla SNSP).

3) Iasolino G. - De' rimedi naturali che sono nell'isola di Pithecusa hoggi detta Ischia – p. 150 - Napoli, 2000 Imagaenaria Edizioni Ischia, Dicembre 2000.

4) De Rivaz Chevalley J. E. – Descrizione delle acque minero-termali e delle stufe dell’isola d'Ischia – pp. 61-62 -  Traduzione di Nicola Luongo, Lacco Ameno, La Rassegna d'Ischia Ed., Agosto1999).

5) De Siano F. – Brevi e succinte notizie di storia naturale e civile dell’isola d'Ischia del Dottor Fisico D. Francesco De Siano per servir di guida, e comodo ai viaggiatori, ed a quelli che debbono far uso delle acque, e fumarole di detta Isola, p. 8 - Napoli, 1789. Ristampa a cura de La Rassegna d'Ischia, giugno1994.

6) Cervera G. G. - Guida completa dell'isola d'Ischia, Ischia, Edizioni Di Meglio, Arti Grafiche D. Amodio (Napoli), (Ag. 1959) - BNN   Sez. Nap. VII B - 260.

 

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Appendice 47 - La Torre del Cacciutto

 

Premessa
Molto tempo è passato dai primi tentativi di individuare la zona in cui Iasolino ed il Cartaro nel 1586 collocarono la Torre del Cacciutto: la scarsa conoscenza della regione, la distorsione delle carte, la difficoltà di leggere il territorio oggi, dopo tanti anni e dopo i disastrosi eventi sismici del XIX secolo, tutto ha contribuito a rendere difficile un migliore risultato.
Oggi la situazione cartografica personale è molto migliorata: oltre al materiale disponibile da tempo, si sono aggiunti la carta, con la quale il Cervera ha completato la sua notevolissima Guida, e i riferimenti delle mappe e dei rilievi (1), il che consente un ben più documentato approccio conoscitivo.

Rileggendo e meditando
Seguiamo dunque il medico che in barca costeggia il litorale di Casamicciola, doppiando la punta del Perrone, allora Promontorium Scrofae, con i suoi porcellini, e scoprendo innanzi a sé la spiaggia delle allumiere; preso terra, si addentra nel territorio di Casa Cumana.
Se questo approccio viene seguito sulla descrizione grafica del Cartaro, il medico si è già lasciato alle spalle due torri: la prima proprio sul litorale, dove nel 1817 il Visconti  ed i suoi posero la Guardiola (2), e la Torre del Perrone o di Casa Cumana, e dirige per la terza, visto che ha superato anche la Minera della Creta, ed il termine del suo percorso è il sudatorio cui è dedicato il paragrafo, ovvero il dodicesimo capitolo, come egli lo chiama (3);

... Passato il sopradetto bagno della Spelonca, navigando poco più oltre, si ritrova il luogo che si dice Casa Cumana, camminando in su verso il monte Cumano, a Mirteta, che dicono li vulgari al Mortito, più in su della Minera della Creta, e della Torre di Cacciutto, entro pure al giardino del detto, si vede uno soave e eccellente Sudatorio aluminoso e bituminoso….

Nel fare questa lettura, si deve prestare particolare attenzione alla precisazione dello Iasolino che Torre e sudatorio si trovano entro pure al giardino del detto, con il detto che è il Cacciutto: ciò nella rappresentazione del Cartaro è confermato dalla legenda prossima al n° 18, che recita Sudatorium in pomario Cacciutti.

La stufa nelle descrizioni di alcuni autori
De Rivaz prova a localizzare la stufa del Cacciutto, senza tuttavia riuscire a dare indicazioni che possano guidare oggi in una ricerca, anche tenuto conto dei grandi lavori stradali post terremoto dell’83; comunque  così si legge (4):

 Descrizione della stufa di Cacciutto
Questa stufa si vede a poca distanza dalla punta di Perrone, sul pendio di una collina formata dall’accumulo di blocchi di lava di una grandezza enorme, che sono stati eruttati dal cratere che ha dato origine al monte Tabor. Essa si compone di quattro vani in cattivo stato, di cui due servivano una volta a prendere le stufe, le due altre di entrata e di luogo di riposo nel lo stesso tempo.
Per giungervi, dopo aver lasciato la grande strada che da Castiglione conduce alla marina di Casamicciola, si deve seguire un sentiero che diviene sempre più disagevole, a causa delle lave che l’ingombrano. a mano a mano che ci si avvicina a questa stufa. Parecchie fessure, attraverso le quali esce continuamente  una grande quantità di vapori, si osservano accanto a questo luogo e potrebbero essere di una grande utilità, se se ne volesse fare buon uso.
La sistemazione interna di questa stufa è più o meno la stessa di quella della stufa inferiore di Castiglione, che è la sola di queste due stufe ancora in uso oggi, benché essa sia meno attiva della stufa di Cacciutto, non soltanto a causa dell’abbondanza dei vapori che questa sprigiona, ma anche per il grado di calore che presentano alcune delle bocche di quest'ultima, le quali fanno talvolta  salire la temperatura a 57 gradi R.
Quanto alla composizione del vapori della stufa di Cacciutto,  questa non offre alcun accompagnamento di gas e l'acqua che se ne ricava è assolutamente  identica all’acqua distillata e si avvicina cosi interamente a quella fornita dai  vapori del Castiglione. Una particolarità  assai notevole e che si sente costantemente nella struttura che serve da stufa un rumore simile a un rollio lontano di tamburi o a quello che produrrebbe un vasto serbatoio di acqua in ebollizione. Quando soffia il vento di Nord Ovest, ho osservato che questo fenomeno aumenta sensibilmente …)

De Siano è più preciso, anche se altrettanto insufficiente per una indicazione che possa servire di guida effettiva; comunque, anche qui si legge (5):

  La stufa di Cacciutto è poco appresso di Taborre situata nella falda sterile del monte del Cretaro, così nomata dal cognome dell'antico padrone. E' poco usitata per esser troppo alta di graduazione, giungendo fin al grado 50 del termometro di Réaumur. Per altro sarebbe la migliore essendo l'unica dell'isola che col vapore sublima sali, e propriamente del muriato di ammoniaca che si gitta nelle adiacenze de i spiragli, e forma colla terra che c'incontra una incrostazione salina che facilmente si può separare. Ha un sapore acre, piccante, urinoso e nauseoso; a segno che fa rivoltar lo stomaco. Avanti la camera vi sono tra le lave altre fumarole; e tra i spiragli di queste si sente un perenne suono di tamburo da guerra.

Come si vede, lo Iasolino batte i più moderni De Siano e Chevalley De Rivaz, fornendo indicazioni più precise, anche se quella comune è che la stufa si trovi nei pressi del monte Tabor.
In tempi più recenti, il Cervera nella carta allegata alla sua Guida (6), indica con precisione il sudatorio, ed è ormai accertato che nelle sue immediate vicinanze si trovava la torre.
Questo sudatorio si trova in linea d’aria a circa 560 m dalla Punta della Scrofa e 600 m da quella della Marinella del Castiglione: ciò consente di sistemarlo in carte nelle quali non ne è indicata la posizione, pervenendo a quanto mostrato nella fig. 2.
Nella figura 3 infine è mostrato il confronto fra l’allineamento delle tre torri del Cartaro, e quello attuale, che mancando la torre sulla costa, utilizza la vicina Punta Perrone, e la posizione del Sudatorio a monte: ne consegue un ottimo accordo, che consente di validare indirettamente la posizione della torre oggetto del presente tentativo di ubicazione nel territorio isolano.

Conclusioni
È stato seguito un tentativo a tavolino di posizionare su un carta moderna la zona della Torre del Cacciutto, pervenendo in questa sede ad un buon risultato: ne deriva la necessità di recarsi personalmente nella zona, nella speranza che i luoghi prossimi al campo sportivo, lato occidentale, consentano una interpretazione orientativa che permetta di ottenere una migliore indicazione conclusiva.

Napoli, 3 dicembre 2007

 

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Vincenzo Belli