Appendice 21 - La Bastia

 

Premessa
Fra i tanti  toponimi del territorio dell’Isola d’Ischia ve ne sono alcuni ai quali non si è ancora riusciti a collegare qualcosa di concreto, nel senso della certezza di ciò che vi corrispondeva, e/o della mancanza, si spera non definitiva, di trovarvi qualche residua traccia materiale utile ad una soluzione degli interrogativi suscitati.
In ordine alfabetico: la Bastia; il Colle;  la Frasca; la Guardiola  d’Ischia; la Torrettella o le Torrettelle  la Torricella  d’Ischia; a parte alcune batterie: v. p.es. Appendice 104.

La presente Appendice è dedicata alle ricerche sul primo luogo/manufatto in elenco, la Bastia o, come la si trova anche indicata, la Vastia, la Bastida.
Si vedranno anche i nomi con i quali coloro che ne parlano danno sostanza al manufatto che vi sarebbe stato: essi variano dal non esplicito rifugio, ad un fortino, ed anche ad un bastione, accompagnati da aggettivi come vecchio o antico, che se collegati ai fatti d’arme narrati dal Pontano nel suo De Bello Neapolitano, sono forse la sola cosa certa che se ne può dire.

Ciò che se ne legge
Della Bastia non si trova comunque scritto molto, e le notizie che si riportano sono tratte, al momento, solo da [5]*, [11], [41], [51], [131], [406], ma, nonostante il numero non modesto dei riferimenti, le indicazioni sono molto generiche e succinte, e divise in quattro filoni distinti:
- (1458 – 1465): il confronto armato del De Bello Aenariense,di cui nel De Bello Neapolitano del Pontano [5]*, [406];
- (1586...88): il tema delle acque e dell’allume [11], [41], [406] ;
- (1883) il sisma del 28 luglio 1883 [131].
Nel buco di quasi tre secoli, che va dalla carta dell’ingegner Mario Cartaro (1586) [41] alla notevole ricerca di Johnston-Lavis [131], compiuta percorrendo in lungo ed in largo il territorio di Ischia, per i sismi isolani a lui più vicini (1881…1883), solo qualche indicazione in merito viene fornita dal d’Ascia (1867).
I coniugi Ziviello - D’Arbitrio [26], [173], che la miglior parte della loro produzione hanno dedicato alle pietre dell’Isola, pur accennando alle case di pietra  molto prossime alla zona della Bastia (Falanga) non ne fanno che qualche cenno esplicito:

[173] p. 65…66:…   un bastione a scopo difensivo era dislocato ai piedi dell'Epomeo sul lato occidentale; D'Ascia riferisce che esso esisteva già nel 1464 ed era chiamato «bastia».
…..
  Il Monte della Guardia infine, era definito sulla sua sommità, da una caratteristica sporgenza rocciosa, analoga per forma e funzione ai conetti disseminati sui fianchi collinari che contornavano la vetta emergente dell'Epomeo; gli allineamenti dei collegamenti erano in tal modo determinati dalla esigenza di un controllo totale.  

Si danno di seguito, con un minimo di commento, quei brani che si ritengono interessanti, al fine di cercare di comprendere cosa vi potesse essere alla Bastia, ed a precisarne l’ubicazione.

Buchner
[11]p. 30:…Così, per esempio, parlando dei depositi di allume esistenti soprattutto nelle vicinanze del monte della Guardia

Iasolino
p. 18:….  e però è in lei molto alume. In tanto che questi anni passati Bartolomeo Pernice mercante Genovese venendo in Napoli, e passando presso questa Isola, s'accorse d'alcuni scogli aluminosi, che erano sparsi per la riviera del mare, perciò che circa cento e sessantatre anni prima di questa guerra,  sendosi repentinamente rotte le viscere della terra, e esalato un grand'incendio s'era brugiata non picciola parte di Enaria: la quale rottura consumò col suo fuoco una villa, che da poi da una voragine fu tutta inghiottita, e per quella parte, che è all'incontro della spiaggia Cumana, essendo gettati in aria sassi di molta grandezza, mescolati con fumo, fiamme e polvere, e da poi essendo dal proprio movimento ricaduti, e sparsi per le campagne, minò la più fertile,  e più amena regione dell'Isola. Nell'istesso tempo medesimamente alcuni sassi, che a guisa di scogli erano rivolti nel lito del mare, avendogli l'istesso Bartolomeo raccolti, e fattili di nuovo ricuocere nelle fornaci, gli risolse, e fuse in alume, rinovando in Italia quell'arte, che già per molti secoli era spenta, che esso aveva presa in Rocco di Siria.

Johnston-Lavis
[131] p. 86: (Parlando delle due grandi frane prodottesi sul versante settentrionale dell’Epomeo,  a seguìto del sisma del 28 luglio 1883)... one [landslip] in the steep part of the N. slope of Epomeo above Fango, and the other in the district included between the buttresses of Mt. Bastia and Mt. Nuovo. Come suo solito, J. L.  posiziona con precisione ciò di cui parla, cioè  le due frane: la prima sopra il Fango, la seconda fra i rilievi della Bastia e di Monte Nuovo; ciò, anche con il conforto delle carte moderne, consente di individuare la Bastia in ciò che oggi è chiamato il Capo dell’uomo.

d’Ascia
Quanto scrive il d’Ascia nella sua Storia [5], [5]*, ricalca fedelmente Il De Belllo Neapolitano, costituendone una sorta di libera traduzione, come si può verificare confrontandone i testi.

[5]* p. 148:… L'ardimentoso drappello senza incontrare ostacolo ascende il  monte Epomeo,  alla  cui  vetta  fin  da  quei  tempi stava una piccola chiesetta dedicata a S. Nicola di Bari (163): non molto al di sotto della quale, dalla parte N. O., vedevasi un vecchio bastione, costruito molto tempo prima per ricovero delle genti dell'isola, negl’improvvisi assalti de' mari. Questo sito in barbaro vocabolo appellavasi la  Bastia (164) ed era occupato da regi militi, ai quali dato il segno dai nuovi venuti, essi corrisposero con sollecitudine, e li  accolsero  con indicibile gioia, perché inatteso rinforzo
[5]* p. 153:…. Date tutte queste diverse disposizioni il Poo, se ne ritornò sull' Epomeo, dove presosi parco ristoro, e dato i consigli che credea opportuni al comandante del distaccamento che lasciava sul forte della Bastia, se ne scese alla riva settentrionale, e postosi in piccolo naviglio, con pochissimi suoi ufficiali, se ne andò in Gaeta a trovare la sua galea che ivi l'attendea…..    

Il vero contributo del d’Ascia, al fine della individuazione del luogo, viene da due altri brani:

[5]* p. 200:... bosco de' Lepri, del Marchese del Vasto, sito alla contrada Falanga, sul versante occidentale del Monte Epomeo, che oggi [1867] si noma il bosco della vastia.
[5]* p. 260, nota 164:… II sito detto la bastìa , corrottamente nominato dai villani la vastia contiene pochi ruderi di fabbriche dell'antico bastione indicato dal Pontano nel lib. 6 delle guerr. napolit. ai tempi di Ferdinando 1° d’Aragona….

ciò permette di porre il rilievo nei pressi di un bosco alla Falanga, e di acquisire che nel 1867 si potevano ancora individuare pochi ruderi riconducibili ad un apprestamento difensivo, un antico bastione.
La zona è effettivamente ancora boscosa, e ciò non consente di posizionare con certezza la parte ove era questo specifico bosco; dei ruderi, non mi sembra che altri ne parlino, ed io non sono stato lassù in tempi recenti.

Delizia
Piuttosto confuso il brano seguente della Delizia, che nella nota si rifà al Pontano: pur presentando un preciso riferimento ad un sistema concatenato di difesa, corrispondente al mio Dispositivo, pone però la bastia/vastia sulla sommità del monte Epomeo, ossia 68 m più in alto, ed a circa  265 m di distanza.

 [51] p. 142:…  Se elenchiamo quelle [torri]che hanno mantenuta la configurazione originaria e le altre, trasformate in civili abitazioni, ne risulta una maglia diffusa e distribuita in varie zone dell'isola. In più, la bastìa o «vastia» 26, corrispondente alla sommità del monte Epomeo, nel configurare un sistema concatenato di difesa, per la sua elevata posizione fungeva da trasmettitore di segnali….  

Quello che inoltre riesce difficile da accogliere è la funzione di trasmettitore di segnali, accettabile solo se ci si riferisca alla sommità del monte Epomeo  perché non si comprende la necessità di una duplicazione di funzione in punti così prossimi fra loro ed entrambi, in qualche modo, presidiati; si consideri però anche la funzione di ripetizione di segnali.

Iacono
Veniamo ora al contributo di Antonietta Iacono che, trattando di quella parte del De Bello Neapolitano che parla di Ischia, in quello che per estensione è chiamato il De Bello Aenariense, presenta nelle sue parti frequenti richiami sia alla Bastia, sia a bastie, palizzate, e fortini….

p. 20: …in base alla ricostruzione fatta dal Pontano, Alessandro Sforza, presa l'insula maior al primo assalto, condotto probabilmente durante la notte, fece costruire un sistema di trincee «castrorum in morem» fortificate da palizzate, collocando le artiglierie in modo da bombardare la base navale e la porta della città…..
p.  21, nota 68: ….Dal dispaccio del 28 marzo 1463 (A.S.M. Napoli 210.136) si apprende: «La maestà del Re ha dato principio alle bastie contra Ischia, le quale serano pronte tante forte che se defenderano da chi ce volesse offendere, nelle quale vole tenere continuamente fanti 400, la quale spesa è più che questa la maestà sua se guadagna de la lumera che e in lisola, la quale sin mo se tenne per la maestà sua ed e per venderla ad quelli veneziani che la tenevano da miser Toriglia, li quali sono qui per contractare cum la maestà sua». Anche nei Commentarii di Pio II, libro XII, cap. 26, pp. 2390-92, si legge di particolari fortificazioni che Ferrante aveva fatto costruire per difendere le miniere di allume: «Allumen, ut ante diximus, in insula reperitur, cuius servandi causa Ferdinandus turres aliquas erexerat ac praesidium imposuerat, quod pluribus diebus Iohannes frustra oppugnavit».

Come si vede meglio da questo brano, vi è un legame continuo fra allume e non meglio precisate fortificazioni, anche se si legge di turres  e praesidium, il che apre un’interessante finestra interpretativa: un presidio fisso, a guardia di un giacimento di prezioso allume, anche se modesto e di scarsa qualità.
Un posto di guardia permanente, per qualcosa di diverso dal semplice avvistamento, già espletato dalla sommità dell’Epomeo, o Monte della guardia.

p. 23: …. Da un punto di vista strettamente tattico, va detto che, per quello che emerge dal racconto pontaniano, all'indomani della spedizione dello Sforza sul territorio dell’insula maior, il grosso delle truppe aragonesi si trovava dislocato lungo la costa orientale, mentre un piccolo drappello, arretrato in un punto interno dell'isola, custodiva un vecchio fortino, la Bastia, sul Monte Epomeo e controllava una delle poche sorgenti di acqua fredda e potabile dell'isola sul vicino monte Aboceto76. 
e la nota recita:
76Il Pontano fa riferimento alla Bastia come postazione aragonese in Ant. XII 7, descrive la sorgente di Aboceto in Ant. VIII 4, sottolineandone la vicinanza con la vetta del monte Epomeo, e fa esplicito riferimento al monte Aboceto come punto della difesa aragonese in Ant. XII 1.

Mentre il grassetto è aggiunta personale, per metter in evidenza gli elementi di presente interesse, quelli del tipo Ant. iii sono indicazioni dell’Autrice per la sua traduzione delle parti del De Bello Neapolitano concernenti la guerra di Ischia (pp. 61…83): orbene, se in luogo di punto della difesa aragonese si pone un semplice punto difeso, differenza di non poco conto, la cosa può essere accettata, anche se la vicinanza fra Epomeo-Bastia e la fonte di Buceto è opinabile: fra quei monti le distanze diventano maggiori del reale, aumentando in modo considerevole per l’impervietà dei percorsi.

p. 25: …..   Mentre le navi che li avevano traghettati veleggiavano verso il porto di Gaeta, i trecento veterani del Poo raggiungevano il drappello dislocato nell'antico fortino sul monte Epomeo.

Quel che non riesce evidente è come l’A. giunga ad individuare un fortino, e cosa intenda per fortino, visto che anche parlando del Castello lo chiama così.
Quel che fa riflettere è leggere di 300 uomini sistemati lassù: a meno che non fossero provvisoriamente accampati alla buona e meglio, si dovrebbe accettare una capienza per la struttura esistente alla Bastia, ovvero della Bastia, davvero notevole.
A questo proposito, direttamente dalla traduzione, si legge:

p. 79-80:… II re, approvata la sua proposta, fatta subito allestire la trireme con due biremi nonché due navigli di minore stazza, scelti trecento fanti dal corpo dei veterani e imbarcati viveri sulle imbarcazioni, comandò allora che nottetempo salpassero da Napoli. Il Poo sfruttando felicemente le tenebre e il silenzio, approda sulla costa contigua al monte e, sbarcata la fanteria ed ordinato alla trireme e alle altre imbarcazioni di raggiungere il porto di Gaeta, scala la montagna senza incontrare alcuna resistenza, viene accolto amichevolmente da quelli che difendevano il monte. Infatti sulla sua cima c'è la chiesetta di San Nicola, e non lontano un vecchio fortino piazzato lì un tempo per respingere attacchi improvvisi, e con un termine esotico e barbaro era detto Bastia.      

Il Pontano, in verità non chiama la struttura difensiva Bastia, ma dice vetus munitio…cui peregrina barbaraque appellatione nomen est Bastida ([406] p. 68).
La stessa autrice, in p. 68, come si vedrà in seguito, riporta la lettura corretta del nome come usato dal PONTANO, fornendo anche in p. 46 un’origine dal francese antico per Bastia.
Sulla derivazione del nome, sia di Bastia, sia di Bastida, si veda anche successivo paragrafo, e quanto vi si riporta da [413].
Interrogandosi sull’etimologia di Bastia e Bastida, l’A. trova, come detto, nel francese antico una derivazione, precisandola come segue:

 p. 46, nota 60:…  Il termine Bastia deriva dal francese antico bastie, bastir, cioè 'costruire'.(s.v. S. Battaglia, Grande Dizionario della lingua italiana, [Torino, 1967], vol. II, p. 99.                  

Dalla rete
Interrogando la rete ed il settore libri di Google, si trovano alcune indicazioni per Bastia e Bastida: particolarmente interessante è un brano tratto da un libro di Giobbe Ruocco su Capri, alla quale questo prolifico autore dedica la maggior parte dei suoi studi.

Il brano letto in rete, grazie a Google Books, prelevato dalla p. 92 di una delle numerosissime pubblicazioni sulla storia di Capri di Giobbe Ruocco: “Capri attraverso i suoi documenti nella storia del XVI secolo” (1955),  non disponibile nelle biblioteche napoletane, ma a Capri nel Centro documentale dell’isola di Capri, ma senza specificare se si tratti del 1° o 2° volume, è il seguente:

p. 92… “a la bastida contra iscla”, per " la Corte „: come pure  “a la bastida de S. Nicola  d'Ischia, quando
nelle Puglie difettava quasi la cultura della vite. Se il periodo angioino era stato il meno felice per tutte…..

Per soli 200 € (!) la Libreria Regina (http://www.libreriaregina.it) fornirebbe i due volumi: forse sarà meglio pensare ad un viaggio a Capri, per leggerlo al Centro Documentale, costerà sicuramente di meno, o chiedere alla BNN  se è possibile farselo mandare per leggerlo presso di loro o, come ho fatto, chiedere al Centro informazioni in merito, e per ora senza risposta.
Altri riferimenti a questa non meglio chiarita bastida contra iscla, si rinvengono sempre in rete; più immediato è il riferimento “a la bastida de S. Nicola” d'Ischia, che pone la Bastia  ischitana così prossima alla cima dell’Epomeo da giustificare l’accoppiata con S. Nicola.
Le ricerche in merito proseguono, mentre si propone un altro brano con la prima delle due citazioni precedenti, riportata ancora una volta fra virgolette:

[416] p. 266:… Ma le principali cure la Regina [Isabella di Chiaromonte]dovette rivolgerle in questo periodo alla difesa della parte del mare, alla così detta « bastida contra Iscla ». La bella isola era diventata una minaccia grave per il Regno: da Alfonso — come afferma il Pontano — essa era stata donata a Lucrezia e, per intercessione di questa, ne aveva ottenuto il governo Giovanni Torella, marito di Antonia d'Alagno sorella di Lucrezia64. Questi, desideroso di maggiore grandezza, non essendo Ferrante favorevole alle sue ambizioni, dopo la rotta di Sarno, si era accordato con Giovanni d'Angiò, il quale gli aveva promessa Procida, allora governata da Pietro Cossa. Il Re mandò rinforzi in aiuto di quest'ultimo e si iniziò così un lungo assedio contro l’isola ribelle…

Non si hanno, per ora, altri elementi di giudizio, ma sembra che in questa bastida non si debba, come fatto finora, individuare un manufatto, ma un’azione, una risoluzione, un’operazione militare.
A chiusura di questi appunti, da [245] si ricava questo brano:

[245] p. 20:…  L’assedio iniziava sempre con il soffocamento della città, rinchiusa dalle fortificazioni campali che avevano lo scopo di impedire ogni tipo di soccorso. Oltre al semplice steccato … nei punti strategicamente importanti venivano innalzati dei fortini provvisori chiamati battifoli, bastie o bastide, dei quali restano tracce solo nella toponomastica…

anche se riesce difficile immaginare una simile struttura, sia pur temporanea, in una posizione così lontana da opere da soffocare, il carattere di provvisorietà, con il conseguente sopravvivere solo nella memoria, è elemento da tener presente.

Individuazione della zona
Come si è visto nel paragrafo precedente, vi è abbondanza di indicazioni generiche, ma nessuna che mostri con precisione l’ubicazione della struttura difensiva, sempre che di questo si tratti, e non di un semplice rifugio, posto di guardia, o scoperta, nebbia permettendo, naturalmente difeso dall’asperità dei luoghi e forse da qualche parracina.
Potrebbe trattarsi di uno o più rifugi scavati nel tufo, come nei tanti altri esempi esistenti in zona, con qualche difesa periferica del genere dei muri a secco, o se si accetta l’individuazione di bastie  come palizzate, una struttura del genere sfruttando il legname del bosco della vastia.
Sulla vicinanza alla minera aluminis ed alla fonte di Buceto, si propone la  fig. 5, che mostra come far la guardia alla fonte dalla Bastia, sia poco credibile; tenuto conto della prossimità di essa alla miniera dell’allume, senza sostenere una poco credibile seconda guardia, ripetizione di quella vicinissima di S. Nicola, si potrebbe sostenere la vigilanza sul tesoro dell’allume, azione databile forse sin dal 1270-71, date indicate per attività estrattiva in corso in alcuni documenti  citati in quanto si è allo scopo consultato (v. p.es. [256]).

Per quanto sono riuscito a vedere, la sola carta del ROT  [223], rilevata nel 1817-19, ne presenta il nome, in quello che quello che oggi è il Capo dell’uomo  (721 m s.l.m.); ciò avviene anche per la successiva carta  geologica del Fonseca del 1847 [222], che per la zona considerata è la copia quasi perfetta della precedente.
Le coordinate di questo rilievo, alto 721 m, sono, secondo il sito Atlante Italiano [17]:
long. 13° 53’35. 9”;  lat. 40° 43’56. 51”
x = 406550.87
y = 4509636.44

In Google Earth  [47] non vi si scorge alcun particolare segno, né diverse indicazioni forniscono le consultazioni di [42] e [43].
Capo dell’uomo è con la sua sommità appena al di là del confine fra il territorio di Forio e quello di Casamicciola, entro quest’ultimo; il confine corre quasi sulla linea di cresta.

La Bastia: origine del nome e cenni storici
Sull’etimologia e su ciò che si possa intendere con bastia e le sue varianti, si sono trovate diverse indicazioni interessanti, che si annotano di seguito:

[406] p. 46, nota 60:…il termine Bastia deriva dal francese antico bastie, bastir, cioè “costruire”. (s.v. S. Battaglia, Grande dizionario della lingua italiana, (Torino, 1967), vol II, p. 99.
ancora più dettagliato è quanto si legge in:

[413] pp. 206-207: … Bastire, Bastia, Bastita, Bastione
Bastir, fabbricare. Il Du-Cange: Bastire, edificare, proprie bastias  seu extruere, Gallis, bastir. Epitaph. Ioan. Archiep. Viennens. An. 1265, apud Ioannem a Bosco in Vienna: Qui castrum bastide bastivit. I Provenzali bastir, fabbricare, formare, creare, stabilire, comporre. Ponzio di Capodoglio:
Quam tolli les autrui heretas,
Ni  hast castelli, tors ni pares,
quando toglie le altrui eredità, e bastisce castelli, torri e pareti. E. Rambaldo de Vachera:
Et anc pos lo mons fo bastir
Ed unque poiché lo mondo fu bastito.
Bastita e Bastia, cioè Steccato, Riparo, Fortezza, Fortificazione. Il Du-Cange: Bastia, Bastita, Bastile, castrum, turris, propugnaculum – Bastia, ex Italico Bastia, steccato. Charta Frederici II, Imp. An. 1238. Interdicimus ne castellum novum, bastiam sive munitionem aliquam facere praesumat.
Bastita, Florentins Bastita. Chronicon Guill. de Podiolaurentii c. 34. In transitu coeperunt bastitam Deodati Alemanni, et munitionem quae ibi erat. – Bastida. Charta an. 1204, in regesto Carcasson. Licentiam damus ut in locis idoneis, quos elegeritis infra teminum preadicti pignoris, possitis novas bastidas sive munitiones aedificare. E il Roquefort: Bastide,  maison de campagne. Au tresième siècle on appeloit, en Provence et en languedoc, bastida  les villes nouvellment bâties; entre autres celles qu’Alphonse de Poitiers et la comtesse Jeanne sa femme firent construire dans leurs domaines; c’est ainsi qu’on disoit, la bastida de Villa-Franca en Rouergue, la bastida de Saint-Foi de Solminiac etc. I Provenzali Bastida. Tit. Del 1276. Doat. t. CVI. La bastida d’En Gaillard etc; la bastita di Sir Galiardo ec. E per fortificazione, fortezza. Guglielmo di Toledo:
E pois pres la bastida
e poi prese la bastita.
Bastione, Forte, Riparo; in provenzale bastio. Tit. del 1238, Doat. T. CXLIX. Que faza gacha ni bastio: che faccia vedetta e bastione

Come si vede ce n’è a sufficienza per individuare in una bastia ogni genere di costruzioni, dalle meno impegnative come ripari e palizzate, steccati, alle maggiori come torri, fortini, fortificazioni in genere, e quindi proporre un altrettanto largo ventaglio per la natura dell’insediamento appena sotto l’Epomeo.
In particolare, nel Glossario del sito [79], così si legge:
Bastia (o bastida , bastita o battifolle) = fortilizio provvisorio;
che apre un interessante direttrice interpretativa nella provvisorietà del manufatto.
Alla luce di quanto appena letto, si potrebbe anche leggere la bastida contra iscla come un campo trincerato per operazioni offensive contro il Castello, quest’ultimo da individuarsi dietro l’iscla.

Conclusioni
Si possono concludere questi appunti sulla Bastia con l’unico dato concreto, accertato: almeno fino al 1883 [131], il nome di un monte, il buttres (rilievo, sperone, cima) di J. L., testimoniava l’aggancio con un passato apprestamento difensivo/di sorveglianza a livello locale, anche se il sismologo potrebbe essersi semplicemente rifatto alla carta  del ROT (rilievi del 1817-19), da lui utilizzata, che indica questa cima; nel caso appena indicato di un riferimento cartografico, si dovrebbe retrodatare la datazione documentaria alla carta  geologica del 1847 [222] in cui il nome compare ancora, o meglio al 1817-19, anni in cui gli uomini del ROT rilevarono l’isola, per la nota carta [223].
Personalmente, non ho avuto alcun positivo riscontro interrogando in merito isolani incontrati nelle vicinanze della vetta dell’Epomeo.
In chiusura, mi pare difficile che io possa tornare lassù con compiti esplorativi specifici, a meno di non esservi pilotato da qualcuno che… sappia.

Napoli, 6  dicembre 2007

Cartaro/Ischia


Particolare della carta del 1586 che mostra i protagonisti di questa Appendice.
Procedendo da sinistra verso destra: la fonte del BUCETO, S. NICOLA,
la miniera dell’allume, il Monte della Custodia, ovvero dove era la BASTIA.

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