Appendice 78 - La Guardiola del Testaccio



PREMESSA

Su le Guardiola dell’Isola di Ischia, come si ricava dall’elenco delle Note precedenti, ci si è particolarmente soffermati: anche la non ancora ultimata Nota 15 ha inteso aggiungere qualche dettaglio a quella di Zale, nel territorio di Forio (1) .
 Ad evitare ogni iniziale difficoltà di individuazione, i quattro certi manufatti (2)di questo nome,  sono stati indicati riferendosi alla loro posizione geografica, con le distintive seguenti, percorrendo il perimetro dell’isola in senso orario, partendo da quella di Zale:
- nordoccidentale;
- nordorientale;
- sudorientale;
- sudoccidentale.
La prima di queste postazioni, quella di Zale, ha ricevuto, anche per le tante peregrinazioni giovanili in quella zona, la maggiore attenzione.
Dato per scontato che della nordorientale, nella zona di Punta Perrone, non residuino tracce visibili, e circoscrivendo le indagini relative alla documentazione cartacea e/o iconografica (3), si è già detto che le ricerche sul territorio, condotte a Panza con l’aiuto del signor Migliaccio, non hanno consentito di trovare tracce certe della sudoccidentale.
Fino al settembre 2003, nella fase finale della eccezionale calura estiva di quest’anno, anche per la postazione della Guardiola sudorientale, ci si era limitati a verificarne la presenza, continuamente indicata, anche sulle carte geografiche moderne.
Sempre La Rassegna d’Ischia
È merito dell’impagabile, cortesissima, disponibilità del prof. Raffaele Castagna (4)e delle notevoli iniziative culturali della Scuola Media Statale  di Barano se ho potuto rivolgere una più mirata attenzione allacollinetta sulla cui cima fu eretta la Guardiola detta del Testaccio, ovvero la sudorientale.
Alla pagina 37 di [242] vi sono al riguardo due fotografie (V. fig. 1) con un breve commento che qui riproduciamo:
[242] p. 37-  La Guardiola
La Guardiola   in sé è niente, ma il panorama da lassù è tutto.
Fu costruita su un picco, il Pizzone, durante la seconda guerra mondiale, da italiani e tedeschi: c’erano cannoni e mitragliere e vi si perveniva con una strada carrabile (poi “riassorbita” dai contadini), realizzata appunto dai  militari, che aveva inizio nelle adiacenze del caratteristico portone del 1908 e con la larghezza di circa tre metri si arrampicava verso la Guardiola.

E’ singolare che per dueGuardiola, la nordoccidentale o di Zale, e la sudorientale o del Testaccio, quasi perfettamente diametralmente opposte (V. fig. 7 di Nota 8, qui riprodotta per comodità del lettore nella fig. 5), si incorra nello stesso errore di ritenere che ciò che oggi vi si vede sia ciò che atteneva al vecchio nome: sistemazioni militari, relativamente recenti, sono generalmente ritenute essere le costruzioni di quei luoghi che conservano nel nome le antiche denominazioni. (5)
Si tratta di un distinguo non da poco, come potrebbe ritenersi a prima vista: luoghi e costruzioni che hanno una storia pluricentenaria, vengono ritenuti essere sorti a vita relativamente recente, per motivi sempre militari, ma per conflitti di natura e cronologia tanto diverse fra loro.
Quel che conta rilevare, anche se ovvio, oltre al distinguo doveroso, è che sono i luoghi, ad indirizzare univocamente costruzioni dell’uomo, confrontabili fra loro, sulla base di una stessa esigenza.
Una gita avventurosa
Dopo aver meditato a lungo sulle fotografie e sul testo riportati in [242],  il mattino del 1° settembre 2003, presa la Olympus Camedia (6), una rollina ed un blocco per appunti, in compagnia di mia moglie Pia, raggiungemmo Barano con l’autobus CS, la circolare sinistra che percorre l’intero percorso della SS270  in senso antiorario, e quindi proseguimmo a piedi per Testaccio, per attingere di lì La Guardiola.
La zona è ben conosciuta, e già sufficientemente illustrata in passato, qui, per facilitare il riferimento alla situazione viaria attuale, si procede a partire dalla celebre rappresentazione del Cartaro per giungerefino alla più recente delle carte dell’IGM, con dettagli raccolti nella fig. 2.
Come si può verificare, già a partire dalla carta del De Rosa, della seconda metà del XVIII secolo [51], la Guardiola appare indicata come diruta, ed è significativo che, come si è visto in Appendice P,  alla data del 12 marzo 1816, che precede di un solo anno l'inizio dei Rilievi del ROT  per la carta del Visconti [174], [184], [223], di posti di guardia per il Cordone sanitario, se ne trovino al vicino Monte Cotto ed alla non lontana Punta S. Pancrazio, ma non in questa Guardiola.
Come si vede, si tratta di notizie di notevole interesse, perché, in quella data del 12 marzo 1816,  vengono nominati molti luoghi legati ad elementi del Dispositivo, sui quali è bene soffermarsi, dato il riferimento temporale certo e l’ubicazione ben precisata (V. Appendice P).
Nella carta  del ROT, su rilievi del 1817-19, però, questa Guardiola compare ancora, con la sua via di accesso ed il nome.

Ma torniamo alla ricerca sul territorio.
Per avviarci verso la sospirata collinetta, chiedemmo informazioni a due anziani signori seduti su un muretto, che conversavano all’ombra di un albero, appena fuori Testaccio: indicandoci una lontana grande pina, ossia un grande pino, ci  segnalarono una salita a gradoni di prete,... come si usava un tempo.
Costeggiando il campo sportivo, e giunti al cartello stradale che segnala la fine della SP 311, Maronti - Monte Cotto, prendemmo l’erta a sinistra e, giunti alla prima casa, chiedemmo lumi ad un’anziana signora seduta ad un balcone al primo piano: proseguire diritto, fu ciò che ci venne detto; però, pochi metri dopo, una ragazza, che aveva seguito la scena, ci additò un ben più erto cammino, ancora sulla sinistra, con fondo in cemento, segnato da solchi diagonali a spina di pesce, in funzione antistruciolo.
Pia si fermò dopo il primo tornante, e, sedutasi su un muretto, si dispose ad attendere il mio rientro: erano le 12,20 di quel 1° settembre 2003, e ci saremmo rivisti molto più tardi.
A ben riflettere, visto che il sentiero, che con grande ostinazione seguii fino in fondo, dal fondo struciolevole e completamente sterrato – dopo il primo tratto in cemento -, e che mi portò alla cima, differiva totalmente dalla descrizione dei due signori consultati al Testaccio, e che il mio ritorno di lassù avvenne per una discesa più orientale e che meglio si attagliava a quella descrizione, penso che se avessimo seguito le indicazioni dell’anziana signora, impartiteci dall’alto del suo balcone, avremmo, ed avrei, patito molto di meno.
Avrei forse rintracciato anche il vecchio portale, datato, che compare in figura 1.
La salita fu, come detto, assai disagevole, sia per le forti pendenze di molti tratti, sia per la qualità del fondo, terroso e franoso, e per la scarsità di appigli: un bastone mi sarebbe stato di grande aiuto.
Il sentierino proseguiva sempre più stretto, con alcuni tratti a picco su uno strapiombo veramente impressionante, che nemmeno le fotografie riescono a rendere nella sua preoccupante presenza.
Lasciata sulla destra una casupola, dopo un ultimo sforzo, raggiunsi la costruzione a quota 236 m s.l.m..
Quel che ho trovato e cercato di rilevare, da solo, e con un forte vento che minacciava ad ogni istante di portarsi via il mio blocco di appunti, è descritto nel successivo paragrafo.
Quel che oggi c’è a quota 236 m (sul Pizzone)
Le immagini fotografiche, e gli schizzi che ho eseguito sulla scorta delle misurazioni effettuate, fra una folata di vento e l’altra, consentono di farsi un’idea di ciò resta della postazione di avvistamento di costruzione bellica (2aGM), meglio di quanto non si riesca a fare con una descrizione scritta.
Tre locali, a quote differenti, con quello centrale e meridionale, a pianta pentagonale, sagomato in modo da avere una visuale la più ampia possibile, come la plancia di una nave, costituiscono il rudere superstite; la muratura del fronte a mare è in gran parte scomparsa; i pilastrini in parte nudi, ed una panca ricavata da una tavola ‘e ponte (7) poggiata su due pietre, all’interno del locale adibito alla sorveglianza e scoperta sul mare, è quanto si trova lassù.
Sedersi su quella improvvisata panca, e spaziare con lo sguardo sull’orizzonte purtroppo velato di foschia, riparati dal pieno sole dal basso soffitto con l’armatura in gran parte a vista, col vento che a raffiche improvvise minacciava di portarsi tutto via, è stato comunque un conforto e sollievo particolare, nonchè un appagamento notevolissimo. Purtroppo ne ho potuto godere per poco, con Pia che mi attendeva ai piedi dell’erta, e le misure da prendere rapidamente, senza altro aiuto che qualche sasso per fermare un’estremità della rollina, facendo scorrerre senza strappi il nastro, per tentare di realizzare la misura voluta.

Su un possibile tentativo di scheda
Nonostante le promesse fatte, di redarre sempre un sintetico documento sulla falsariga di quelli un tempo utilizzati dal Catalogo  della Soprintendenza, non è possibile fare un tentativo di compilazione di una scheda relativamente al vecchio manufatto – un elemento del terzo ordine nella catena difensiva perimetrale dell’Isola – , la Guardiola sud orientale: solo la posizione geografica del piccolo edificio, e la ragionevole supposizione che, dato il luogo e la visuale libera che vi si gode, esso dovesse essere di altezza e dimensioni modeste: un ricovero insomma, poco più di una garitta.
Conclusioni
A quanto si è potuto vedere, lassù non sono rimaste tracce leggibili dell’antico manufatto: data la natura del luogo, e il modesto spazio disponibile, la costruzione moderna deve essere stata realizzata esattamente dove era la precedente, e forse valendosi di parte del materiale residuo, almeno per le fondamenta.
Ritengo inoltre che l’armamento guerresco citato in [242] sia decisamente poco credibile: al più qualche mitragliera di piccolo calibro – non vi è traccia evidente di sistemazioni fisse di alcun tipo – e le armi portatili per la difesa personale, possono essere state utilizzate lassù; non vi è inoltre una evidente necessità di altro.
Data la modesta ampiezza dei locali, pochi dovrebbero essere stati i militari adibiti al servizio di vigilanza che là in cima si svolgeva; inoltre, è probabile che le comunicazioni con il comando dal quale dipendevano si svolgessero con qualche apparecchiatura portatile di tipo campale.
Chiudo con un auspicio: vi è sempre la speranza che, come viene lodevolmente fatto a Capri (8), anche su quest’isola si organizzino percorsi guidati, che portino alla riscoperta di luoghi e manufatti storici: allo stato, almeno per quanto a mia conoscenza, solo qualche iniziativa del TCI per le Torri di Forio (9), ed un recente percorso organizzato da Nino d’Ambra sulle tracce di avvenimenti bellici dell’ultimo conflitto mondiale.
Sperando di poter trovare altri elementi, oltre ai modesti ora disponibili, sulla postazione della quale rimane oggi il solo ricordo del toponimo, si chiude questo breve appunto.

Forio
, 2/09/03
Spring (Houston, Texas), 12/12/03
Napoli, 30 aprile 2004.


1. E’ probabile che essa confluirà nell’Appendice  19, dedicata a questo manufatto.
2. V. anche fig. 7 di Nota 8.
3. Fra queste la cartografica è l’unica che abbia fornito riscontri certi.
4. Dispongo oggi, a meno di qualche numero, dell’intera raccolta de La Rassegna d’Ischia, che copre ben 24 anni di vita isolana.
5. Mi è capitato, ad esempio, chiedendo del Fortino fra le spiagge della Chiaia e di S. Francesco, a Forio, di vedermi indicare una di quelle cupolette in cemento armato, con le quali, con qualche arma portatile, si tentava di opporsi a qualche operazione minore di sbarco.
6. Si tratta della nuova digitale che da pochi mesi ha sostituito la fedele, tradizionale, Minolta alla quale sono dovute la quasi totalità delle immagini di queste 16 Note e relative Appendici.
7. Così viene chiamata sull’isola un tavolone di legno usata dai muratori nei loro ponteggi.
8. Data l’orografia di quei luoghi, ed anche la diversa situazione geologica, i  fortini di quest’isola sono sopravvissuti in uno stato di conservazione relativamente soddisfacente, e sono inseriti in alcuni percorsi turistici, rintracciabili anche in rete (V. p.es. http://www.capri.net/salsa/lang/it/page/tour11.html.).
9. Il 5 aprile 2004, con la dott. Pollio, che illustrava il percorso ed i manufatti, e col locale console del TCI, Impagliazzo, ho partecipato ad una visita organizzata da questo Ente, dal titolo Forio:  Il centro storico sul percorso delle Torri, che pur privilegiando gli edifici religiosi, è pur sempre un lodevole tentativo per ricordare elementi notevoli del Dispositivo, visti però sempre di lontano e frettolosamente.

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