Le Torri di Forio

di Luigi Morgera

Nella notissima opera del filosofo e medico Giulio Iasolino: De' rimedi naturali che sono nell'isola di Pithecusa, hoggi detta Ischia, edita per i tipi di Giuseppe Cacchiy nel 1585 a pag. 32 si legge, tra l'altro : "... dopo un luoghetto nominato la gemmetta, si vede il capo di S. Maria, il roilo, et il casale di Forio, detto da altri Forino, ma da noi Fiorio, perché dopo la di­struzione di molte ville et castelli, questo fiorì, essendo il maggiore degli altri di tutta l'isola ben munito di 12 torri con artiglierie, e con molta gente di valore, bello di sito, abbondantissimo di vino e frutti eccellenti ".
Descrizione sobria, ma scultorea, di quell'incantevole lembo di terra.
Precede l'opera dello Iasolino una ca­ratteristica vignetta raffigurante l'isola d Ischia (con il gigante Tifeo entro di essa incatenato e spruzzante fuoco dalla bocca) con piccoli agglomerati corrispondenti a Barano, Ischia, Casa Nizzola - Casamicciola cioè - e Forio. Quivi tra le casette si scorgono diverse torri.
Autentici monumenti della terra di Forio le nove torri tutt'ora esistenti delle quali, purtroppo però, la maggior parte mozze e danneggiate più che dal tempo, dall' ingiuria degli uomini ; torri che sono muti testimoni di un'epoca di lotte feroci, di valori individuali e collettivi, di lagrima e di glorie. I diversi Ariadeno Barbarossa, Targhut e simili pirati, che specie nel 1400 e 1500 infestarono il Mediteiraneo corseggiando, trovarono propizio sbarcare nell’isola d'Ischia dal lato occidentale che profilavasi per primo alle loro agili e temute prore, sulle ampie spiagge di Forio che consentivano faciltà di operazioni ed erano lontane dall'abitato.
Memorabile, tra tutte, l'azione pira­tesca della notte del 22 giugno 1544, compita dalle galee del Targhut alla cala di Citara ed alla Scannella, che portò alla distruzione degli ubertosi vi­gneti, delle case dove la popolazione fu sorpresa nel sonno, ed al rapimento di quasi tutta la gioventù maschile e femminile menata schiava in Turchia. La necessità della difesa, quindi, fe­ce sorgere le torri.
Di esse, vigili occhi scrutavano sem­pre il mire; al profilarsi delle tristi ga­lee, veniva dato il segnale d'allarrne e la popolazione vi si rinchiudeva dopo aver tirato su le scale a piuoli cha ne costituivano la via di accesso. Torri rudi, ma solide ; circolari o quadrate, secondo le epoche e gli scopi ; piccole e grandi, ma tutte rispondenti alle finalità della difesa costituita, in ispecie, da cuori saldi e forti, temprati alle lotte con gli uomini, da quelle di continuo sostenute contro i marosi che sol­leva il ponente
Allorché scriveva il dottor Iasolino, dodici erano le torri di Forio, tutte m piena efficienza, armate di cannoni di bronzo. Esse, però, tra il 1400 e il 1600, raggiunsero il numero di sedici.
Le prime ad essere costruite furono quelle di forma circolare, e sorsero alla periferia nel 1400 : due alla contrada Cierco, quella di Castello a rocce, in Via S. Giovanni, quella di "Catello" in Via Costantino, quella del Torone alla contrada omonima, ed il Torrione, nei pressi del molo.
Torri quadrate, in numero di dieci, sorsero poi nell'interno, agli sbocchi delle strade, nel 1600: quella delle Pezze, la torre Olivieri-Milone, in Via S. Vito, quella di "Giancarlo" alla Via Casa Patalano, la torre di "Nocera" alle Pigne, la torre di "Baiola" alfa Contrada omonima, la torre "Vec­chia" a Tagliavite, quella di "Castello a rocce" in Via S. Giovanni, quella nel palazzo del Deo alla Via Cierco, l'altra nei pressi della chiesa di S. Carlo e, infine, la torre "quattro occhi" oggi Morgera, al Corso Umberto.
Nel 1700, sei agenti, detti "terrieri" vi montavano la guardia. Erano nomi­nati, annualmente, dal sindaco.
La più importante è quella circolare: il "Torrione". Di dimensioni maestose; alta tanto da dominare tutto l'abitato; profonda fino al livello del mare. Era armata con quattro cannoni di bronzo che al cessare delle incursioni moresche, venivano sparati a salve nelle festività pubbliche, spendendo per tale scopo l'Università di Forio ventuno ducati all’anno. Fecero udire la loro potente voce fino al 1787, cioè fino a quando non trovò tragica morte l'artigliere ad­detto. Delle torri circolari, talune fra­narono per movimenti tellurici. Se ne vedono, quasi integre, oggi : una alla contrada Cierco, la torre di "Catello ", la torre "Torone", ed il ''Torrione". Le prime tre sono adibite ad abitazioni private.
Il "Torrione", dopo il 1787, vide asportati i suoi cannoni e le altre at­trezzature belliche. Restò in pieno ab­bandono. Poscia la semidiruta merlatura diventò nido di passeri e di rondini a primavera, mentre le ampie sale che avevano vissute per secoli ansie e dolori, che avevano udite grida di morte e di vittorie, rese squallide e brulle, furono adibite a carcere! Poi anche tale destinazione ebbe  termine, ed  il vec­chio maniero restò deserto e muto.
Nel 1863, però, ebbe inizio la sua nuova vita : vita di arte e «li poesia.
Il Comune, assecondando il brillante ingegno e la fattiva operosità di un ex contadinello che, prima autodidatta, poscia diplomalo scultore presso l'Isti­tuto di belle arti in Napoli, divenne allievo del Monteverde, in Roma, e lavorò anche per le decorazioni del Castello di Chenandaux presso Parigi, diciamo : Giovanni Maltese, gli con­cesse in enfiteusi perpetua il Torrione, che fu trasformato in breve, in fine studio di scultura e di ritratti a pastello e carboncino ; meta di tutti gli spiriti eletti, nazionali ed esteri, frequen­tatori dell'isola, che venivano al Torrione, per ammirare l’arte del castellano, gli impareggiabili suoi versi di­lettali, gli acquarelli della sua signora Mrs.  Giovanna Fayrer.
Nel  1920, il Torrione, per muni­fica disposizione della vedova Fayrer, ritornò al Comune di Forio, con   tutte le numerose e palpitanti sculture del Maltese.
Lo si è destinato a museo civico.
Delle dieci torre quadrate, poi, ne residuano oggi cinque : quella «Milone», quella di «Giancarlo», quella di “Nocera”, quella di «Baiola», tutte, però, mozze nel pruno piano, e la torre Morgera che è l'unica integra e ben conservata anche nella merlatura. Tutte sono adibite ad abitazioni private.
Patrimonio artistico, cime vedesi, di non lieve entità e di profondo caratte­re storico, che nell'auspicata risveglio dell'isola d’Ischia, allorché avrà termine l'uragano scatenato dalla follìa teutonica, cui ha tenuto, malauguratamente, bordone la megalomania fascista, dovrà essere tenuto in seria considerazione perché non vada in ulteriore declino!
In una lunare notte estiva, di parecchi anni or sono, compiendo il giro dell'isola, in carrozza, una intellettuale straniera che aveva molto viaggiato, giunta alla contrada Campo, da dove vedesi un bel panorama di Forio, fece fermare; respirò, ampiamente, l'aria bal­samica profumata di rioni dei campi e salsedine marina; guardò a lungo le silenziosi torri ergentesi nel c;elo, come in un abbraccio, con gli svelti pinnacoli delle chiese, tra le numerose ed alte palme, socchiuse gli occhi, come a seguire meglio il ricordo di un sogno, di un'altra dolce visione, e sussurrò: Ma dove siamo? In Oriente, forse?

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