Le Torri del "Burgo"


di Pietro Monti

Aa rendere meno pericolosa la posizione geografica del Burgo, così esposto ai più facili sbarchi, furono costruite ed adattate torri difensive perché se ne avvantaggiasse la popolazione della marina.
Sul lato di Cartarotnana sorse una torre ad opera della famiglia dei Guevara, Duchi di Bovino: un fortino privato, con la chiesetta di S. Anna, lontano dalla possibilità di accesso da parte degli Ischitani. La torre, più che un fortilizio, rappresenta un classico modello di un palazzotto quattrocentesco, cinto da una riserva, munito di comodità familiari, decorato di affreschi. Attualmente appare in un desolante abbandono, sfenestrata, aperto a tutti i venti; al primo piano, nella sala esposta ad oriente, fra i tanti affreschi, abbandonati all'incipiente distruzione, ve ne è uno che riproduce il castello e tutta la costa laterale, da Cartaromania fino all'antico Burgo.
Un'altra torre del quattrocento, a difesa del « borgo di celse », fu costruita dai Frati Agostiniani, tra il convento e la chiesa di S. Maria della Scala. Quivi, Alfonso d'Aragona tenne parlamento con i capi della sua armata nel giugno 1423, per progettare le modalità circa « l'espugnazione  della Rocca ».
Interessanti le testimonianze circa la presenza dei militi. « Ferdinando II d'Aragona nel 1496 stipendiò consolari Regi e militi della cittadella e dell'Isola nonché i guardiacoste, destinandoli durante la loro vita a guarnigione di questa medesima fortezza, Isola e suo litorale. Slmilmente dispone che i guardiacoste, i militi del Castello, e le truppe in guardia dell'Isola do­vessero, sempre essere isolani, non potendosi impiegare a tali servizi truppe straniere ancorché fossero regnicole ».
La terza ed ultima torre fu costruita da Oratio Tuttavilla nella seconda metà del cinquecento, su di uno scoglio levigato dal mare.
Il Tuttavilla, nominato governatore oltre che « castellano e capitano a guerra » dell'Isola d'Ischia, dovette dall'alto della sua rocca considerare il « Borgo di mare » totalmente sguarnito di fortificazione perciò provvide direttamente alla costruzione di una torre, visto che « un corpo di guardie civiche litorali » che vi stanziava aveva bisogno di un sicuro rifugio. Non che l'idea gli fosse venuta spontanea; egli obbediva in realtà ad una ordinanza della Regia Corte di Napoli del 1563 che indiceva, contro il pericolo dei corsari, la costruzione di torri marittime per conto e sotto la direzione dello Stato sui litorali della Campania e della Calabria. Le spese dovevano essere imputate alle Università secondo il proprio numero di fuochi.
Il punto strategico, nel quale Don Orazio aveva stabilito di costruire la sua torre, apparteneva, come quasi tutta la costa, al convento di S. Maria della Scala. Il sette agosto 1596, per notar Giulio Cesare Rongione, i Frati Agostiniani concessero « in enfiteusi perpetua al Sig. Oratio Tuttavilla Governatore d'Ischia un orto sito al Borgo di Celse, dalla parte marittima e la strada pubblica, dove si è uno scoglio, ed una gran Pietra per fabbricarvi una Torre per custodia del Borgo e Convento ». Ma la cessione del suolo era stata fatta per lo memo un decennio prima, dato ohe lo Iasolino ne parla nei suoi Rimedi, editi nel 1588, esprimendosi così: « Vicino alla città v’è un luogo di gran sassi ripieno, vicino al quale si vede la torre nuovamente fatta dall'illustrissimo signore Horatio Tuttavilla ».
In realtà il fortilizio, eretto direttamente dal solerte governatore, fu e restò torre privata. Da un documento del 1675, appare che da torre era già passata nelle mani di Filippo Muncello, e che era aumentata « di case di fabbrica ». Fu poi venduta da lui a un don Domenico Menga; non più adibita a funzioni guerriere, si chiamava ancora la Torre, anzi « la Torra ».
Infatti quando don Domenico Menga ne diventa proprietario, gli Agostiniani dichiarano « che costui al presente paga detti an­nui ducati tre di censo emphiteutico come compratore di detta torra ». Dopo di lui « possedono e pagano » il rev.mo arcivescovo Don Gaetano Menga e Giuseppe Menga « fratelli cogini » finché, estìnti i discendenti maschi dei Menga, la Torre, ormai complessa casa signorile, passa agli Oro di Ischia e da costoro ai Fumarola e ai Costantinii di Napoli, ai Romolo d'Ischia, mentre schizzi e quadri di artisti innamorati dell'Isola, ritraenti il Castello e la marina, ne seguono l'evoluzione: l'Hackert, il Pergola, il Carelli, altri, anonimi, ee la mostrarono via via trasformata.
Oggi, dimora signorile, ribattezzata «Lo Scuopolo», con­serva un che di cavalleresco, di feudale, massime dalla parte del retroterra dove la facciata principale, che apre un portoncino a pi perno su di un cortiletto, ha la forma di una torre quadrata; è divenuta proprietà della famiglia Malcovati di Milano.
Invece il « Borgo » antico, assieme alla nuova cattedrale con la torre campanaria, ed alle settecentesche facciate delle chiese e dei campanili, sorge estatico, nelle varie rimaneggiature ed aggiunte, dall'apparente primitiva compiutezza.
Alle spalle dei suoi alti e tipici caseggiati, intersecati di archi e scalette rampanti, sotto l'occhio vigile del Castello, si sgroviglia e si dilata il dimenticato e solitario porto angioino, dove solo barchette, paranze a motore e pescherecci intricati di sartie hanno giurisdizione e dimora.
Sulla landa petrosa, prodotta dalla lava vulcanica nel 1301, ha avuto successo un rimboschimento di pini, avviato dal 1854; sotto l'immensa pineta è sbocciata l'ammaliante città, la nuova Ischia. Paese fantastico! sale dagli arenili attraverso migliaia di cupole di pini nel verde delle colline che arginano il dilungar delle case biancheggianti e falcano il ciclo con placida carezza.

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