Appendice I - Merlatura delle Torri


Premessa

Nelle Note finora compilate, e nelle numerose Appendici della 16a, - sia le  alfanumeriche, sia solo letterali, come questa -, si è sottolineato frequentemente come gli edifici maggiori, considerati nel Dispositivo, siano giunti sino a noi o allo stato di vero e proprio rudere, o rimaneggiati e di mutata destinazione, e/o comunque così danneggiati dagli eventi sismici di fine '800, da aver in gran parte perduto alcuni dei caratteri distintivi: fra questi, le merlature sono quelle che maggiormente hanno sofferto, scomparendo quasi del tutto.
Di questo particolare elemento difensivo, secondo la tipologia, sono sopravvissuti solo elementi parziali, strutturalmente più resistenti, che, nei pochi esempi di restauro, conservativo o di ripristino, hanno assurto spesso ad unico e tipico elemento del coronamento: è il caso dei beccatelli.
Si deve poi ascrivere a grande fortuna se talune zone dell'Isola hanno meno sofferto di altre, per questi eventi disastrosi, consentendo una qualche forma di sopravvivenza degli edifici di cui si tratta.
I pochi documenti iconografici disponibili per una loro completa identificazione, a posteriori, sono divisi in due grandi categorie: iconografie manuali, e iconografie meccaniche, e cioè opere di artisti, e documenti fotografici.
Questa distinzione acquista significato in epoca assai prossima agli eventi catastrofici di fine '800 ([119] pp. 289…298), e poiché si è già segnalato che l'attività artistica con riguardo al paesaggio ed agli edifici dell'Isola inizia, in modo rilevante, a partire dal 1758 [175], i documenti anteriori a questa data sono veramente eccezionali ed in numero ridottissimo.
Da quanto precede si possono, salvo gli sporadici casi ora evidenziati, specificare due grandi classi di documenti, individuando nell'evento sismico l'elemento di separazione, e cioè collocandoli pre e post terremoto del 28 luglio 1883, col primo che ha rilevanza numerica, in pratica, a partire dal 1758.
Si considereranno quindi, a rigore, tre raggruppamenti, nell'ambito delle due classi cennate:
- documenti iconografici antichi: fino al 1758;
- documenti iconografici manuali: dal 1758 in poi;
- documenti fotografici: dal 1855 in poi.
Tenuto conto però degli intendimenti di questa Appendice, e della azione distruttiva del sisma del 1883, i raggruppamenti significativi ai fini della nostra indagine sono quelli individuati da questo evento, collocandoli prima e dopo di esso.
Nel primo di questi raggruppamenti, si distingueranno le due cennate suddivisioni: documenti iconografici antichi, e successivi al 1758.

Datazione delle Torri
Le difficoltà di datare con sicurezza una Torre sono ben messe in evidenza in [208], vol. 1°, pp.20 -21, che, - in mancanza di specifici documenti scritti, ritiene realmente affidabili solo quelli in cui si testimonia il pagamento di torrieri, come evidenza della sicura vita del manufatto -, propone una sintetica tabella, che si riporta con qualche lieve modifica.

Tab. - Datazione delle Torri. [208] +A.

Periodo                  Data                       Secolo     Forma del corpo (Cilindrica)
                                                                          a direttrice       a direttrice
                                                                           quadrata/         circolare
                                                                        rettangolare  
Normanno              1027 - 1186           12°                X                     X
Svevo                     1186 - 1268          13°                X                     X
Angioino                1268 - 1442           14°                ---               + Scarpa
Aragonese              1442 - 1500          15°          + Scarpa             + Scarpa
Borbonico              1780 - 1860          18°-19°         ---                   ---

Come si vede questa suddivisione è più articolata di quella che si ritrova così frequentemente, che propone di ritenere angioine tutte le Torri a corpo cilindrico a direttrice circolare, e aragonesi quelle con direttrice quadrata o rettangolare. I casi di torri con corpo troncoconico o troncopiramidale, non sono esplicitamente considerati.
Questo inquadramento, troppo semplificato, non comprende inoltre le Torri a tutta scarpa, quelle cioè in cui il corpo è scomparso, nelle quali la esplicita considerazione della tipologia della merlatura contribuisce a chiarire gli intendimenti del progettista, come conseguenza della mutata funzione tattica del manufatto.
Un altro elemento che viene opportunamente messo in evidenza, sia pur non in termini numerici, è l'allungamento del corpo, inteso come rapporto altezza/dimensione tipica della sezione retta, (H/B), con valori maggiori del rapporto H/B tipici dei manufatti del tipo di più antica costruzione.
Si ricorderà che la definizione di rapporti dimensionali per le Torri isolane è una delle direttrici del mio percorso, anche se, data l'eterogeneità dei tipi, il basso numero complessivo delle costruzioni sopravvissute, il loro stato di conservazione, le modifiche strutturali, nonché il massiccio concorso del privato nella loro realizzazione, rendono molto problematico l'esito di uno sforzo di inquadramento di questo genere.

I documenti iconografici antecedenti il sisma del 28 luglio 1883
Come detto in Premessa, le due sottocategorie distinguibili, prima del sisma del 1883, sono:
- documenti iconografici antichi; cioè prima del 1758;
- documenti iconografici successivi al 1758, con l'anno 1855 a partire dal quale ad essi si aggiunge la categoria dei documenti fotografici.

Con riserva di chiarire meglio questa distinzione, con documenti concretamente individuati, si esamini per ora quanto già individuato, relativamente ai soli edifici seguenti, elencati in ordine alfabetico:

Mezzatorre: quadro di Ferdinando Mastriani (fine sec. XIX) [157] p.4;
Torone, [15] p. 218;
Torre del Cierco, [15] p. 222;
Torre del Fergola, [124] copertina;
Torre di Don Orazio Tuttavilla, [161] p. 225;
Torre di Mare, [15] p. 72;
Torre di Montevico, (V. Appendice 81);
Torre di S. Angelo, [12] p. 128-129;
Torre di S. Anna, [15] p.72, [24] copertina;
Torre di S. Restituta, [175] p. 116, (V. anche Appendice 38);
Torrione, [15] p. 174, [158] p. 124, tav. VI .

Come si rileva da questa elencazione, i documenti antichi, precedenti il 1758, e già acquisiti, sono veramente pochi, e riguardano quasi esclusivamente la zona di Ischia, e più precisamente il Borgo di Celsa. Vi si ritrovano molti documenti paesaggistici, non specificamente dedicati ad un edificio; facendo astrazione dal Castello, per i motivi più volte esposti, si individuano, con le semplificazioni relative al tipo di presentazione, i soli manufatti seguenti:

I documenti iconografici successivi al sisma
Questo riscontro, evidentemente limitato ai soli edifici già oggetto di illustrazione nel periodo precedente, comprende:

Torre Quattrocchi, [15] pp. 164-165;
Torre di Montevico,[157] p. 9 (< 1971) e [56] fig. 163, p.564;
Torone, [15] p. 218.

È ovvio che i documenti citati sono solo alcuni dei numerosi disponibili, fra i quali vi sono quelli direttamente ed autonomamente acquisiti.

Documenti iconografici specifici
Le immagini disponibili della merlatura superstite sono veramente poche, specie se si cercano dettagli costruttivi, e/o che siano state eseguite dalla parte interna, essendo le possibilità di accesso diretto ai terrazzi di copertura ostacolate da due ordini di motivi: la proprietà privata odierna della maggior parte di essi, e/o lo stato di precarietà delle strutture di accesso . È pertanto necessario contentarsi delle scarse opportunità offerte dai testi consultati, dai quali si ricavano le immagini sotto elencate:

Torone [15] p. 219, [121], [A] (V. fig. 5);
Torre Quattrocchi: [15] pp. 164-165, [A];
Torre di S. Anna: [15] p.73, [A];
per i beccatelli, le immagini degli originali, superstiti o restaurati, sono viceversa numerose.
Per la Torre di Montevico vale tutto ciò che si è detto in Appendice 81.

La situazione attuale
Gli edifici ancora presenti e suscettibili di una interpretazione certa, a livello di merlatura, sono oggi veramente pochi, e gli interventi di ripristino/restauro mostrano che questo importante elemento difensivo, viene oggi interpretato, come accade anche al redondone, per lo più come un elemento decorativo, come si rileva anche dalle indicazioni delle Schede della S., specificamente per questo elemento; qualche distinzione si osserva per le feritoie.
Se il redondone viene correttamente considerato come elemento difensivo, esso, con la scarpa, trova giustificata la sua presenza nella predisposizione di una difesa dall'alto, nella quale la piombante è la più immediata.
Si considerino, al riguardo, le definizioni seguenti e/o le osservazioni rinvenute in vari documenti:
Scarpa: muro inclinato posto alla base dell'opera fortificata.
Al riguardo si legge:

Con la sua inclinazione più o meno forte, la «scarpa» serviva, com'è noto, a tenere il più lontano possibile dalle merlature le torri ossidionali, a diminuire il pericolo delle mine sotterranee, scavate in galleria sotto le mura, e nello stesso tempo ad evitare che i tiri delle artiglierie colpissero con un impatto ortogonale la base delle cortine murarie.
Tuttavia, dal momento che il piano inclinato della base avrebbe potuto in qualche misura facilitare la scalata delle mura per scongiurare questo pericolo si studiò di limitare l'altezza della scarpa, in modo che essa non superasse comunque in altezza poco più della metà della costruzione. Ma, al riguardo, l'accorgimento più importante fu l'adozione del «redondone», una specie di cornice marcapiano, molto sporgente, che girava intorno alla fortificazione, innestata tra il termine della base scarpata e l'inizio del muro verticale.

Ed ancora:

…l'efficacia della «difesa piombante» è aumentata dall'inclinazione della base del muro, fatta in modo tale da far rimbalzare verso l'esterno i proiettili cadenti dall'alto.

Redondone: cordone orizzontale, anti-scalata, posto alla giunzione della scarpa con il paramento verticale.
Il redondone compie, però, anche la funzione di rimbalzo succitata per la scarpa.
Definizioni più rigorose, ed anche meglio strutturate, possono essere rinvenute e proposte: qui basti riflettere che la presenza di 2 dei tre elementi citati, propone fortemente la presenza dell'altro; si può ragionevolmente concludere che se scarpa e redondone/i sono presenti, la predisposizione di una difesa piombante è quasi certa; anche la sola presenza della scarpa, specie se a tutt'altezza - v. Torre di Montevico - richiede questo tipo di azione difensiva.
E' chiaro che per le costruzioni dell'Isola parlare di difesa contro torri ossidionali, e operazioni di mina è fuor di luogo, ma, per il resto, le definizioni tengono, e ben si prestano ad un più rigoroso inquadramento di alcuni dettagli costruttivi.
Al termine del proposto raggruppamento per tipo omogeneo, si cercherà di raccogliere in una tabella la presenza dei tre elementi precedenti, per consentire eventuali deduzioni.

Le Torri regie e tipiche merlature
Nell'Appendice 81 di questa Nota 16, relativa alla Torre regia  di Montevico, si è posta la merlatura attuale, conseguente al restauro iniziato nel 1971, in relazione a tipici esempi di edifici giunti ai giorni nostri in un migliore stato di conservazione delle strutture originali.
Essendo il panorama degli autori di lavori specifici, come [195]…[197], [199], [200], [207], [208], molto più ampio, specie numericamente, essi possono cercare di individuare delle costanti tipologiche che comprendono anche questo aspetto particolare: la figura 9, che trae lo spunto da quella 27 di [207], riguarda le torri a tutta scarpa troncopiramidale, a sezione quadrata, con merlatura a tre caditoie per lato, come era quella di Montevico, che, a parte le modifiche già considerate nell'Appendice 81, è stata ricostruita nel restauro moderno.
Poiché la figura citata, per la tipologia delle Torri considerate, anche se realizzate in territorio non insulare del Regno, comprende anche quelle di Ischia, deve essere considerata con attenzione, come premessa ad un'indagine sulle scelte preliminari.

Corallari e Torri
Questo paragrafo è stato introdotto in questa Appendice come conseguenza di una recente lettura, e del collegamento mnemonico con un avvenimento relativo all'Isola d'Ischia, verificatosi nel primo decennio del 1800, e riferito nel brano seguente, già riportato in altra parte di queste Note:

[5]* p.221:… Nel 1808 una scialuppa corsara scendeva da Ponza , per venire a far preda, scoverte due barche coralline uscite dalla marina occidentale dell'Isola d'Ischia, che veleggiavano alla volta di ponente, si diede ad investirle; ma queste accortesene a tempo girarono la prua e corsero a trovar rifugio donde erano partite, protette dal fortino di Citara, e dai lancioni che trovavansi a quella rada. Ostinata la scialuppa seguitò a darle caccia fin sotto il tiro dei cannoni del forte, e dei lancioni, costoro cominciarono a far fuoco, la scialuppa rispose; ma infine fu costretta ad allargarsi;  così le due barche furono salvate.
Queste scaramuccie erano continue; queste vessazioni erano giornaliere….

Si era citato questo brano in relazione ad un'azione di fuoco, - una delle poche riscontrate in letteratura, di una batteria/fortino dell'Isola - con gli opportuni rilievi circa la contemporanea presenza in un'azione difensiva comune, non occasionale, di mezzi di terra e di mare.
Il fatto che vi fosse coinvolta una corallina, barca di operatori dediti alla raccolta del corallo, era causale ritenuta irrilevante ai fini del discorso allora in atto.
La disponibilità del recente saggio di Flavio Russo, studioso di difesa costiera, e quindi anche di Torri, dal titolo "L'oro rosso di Torre del Greco" [210], è stata accolta con particolare interesse, non deluso dalla successiva lettura.
Gli elementi di particolare rilievo, sono in verità molti: fra i motivi di compiacimento è stato anche trovavi specificato, pur se in chiave diversa, con questa tipica etichetta, un Dispositivo - sardo, questa volta (V. pp. 42…46) -, e la presentazione di due assonometrie di torri quadrate con 5 e 3 caditoie, con la seconda che si ripropone in fig.13, con qualche intervento in favore di una più agevole lettura.
Le Torri sono quelle di Bassano e di Scassata, entrambe di Torre del Greco, i cui dati sono già stati utilizzati in Tab. 3, e calcoli conseguenti.
Oltre a questo uso, sic et simpliciter, è notevole il disegno delle merlature e relative caditoie, in accordo, le prime, con le indicazioni grafiche del Censimento di Carlo Gambacorta (1594), che presenta sempre, generalmente in sezione, merli con la faccia superiore suborizzontale, inclinata verso l'esterno (V. p.es. fig. 9 e)).
Questo dettaglio, in una con la precisazione del corrispondente disegno delle caditoie, in una con l'esemplificazione dell'armamento sommitario, consente una visione critica, meglio documentata, della merlatura delle Torri regie, e quindi anche di quella di Montevico.

Conclusioni
Ne scaturiscono conferme indirette della presenza di merlatura, con o senza caditoie per alcuni edifici isolani che ne sono oggi sprovvisti: per taluni di essi si è potuto, nell'Appendice corrispondente, motivare concretamente e direttamente la mancanza attuale di questo importante elemento difensivo, in base all'evidenza delle modifiche cui sono stati forzatamente, o meno, sottoposti;  per altri, questa certezza non si è potuta ottenere.
Un'analisi quantitativa, conseguente ad alcuni interrogativi, è stata possibile sfruttando il materiale, relativamente molto maggiore, di Torri regie realizzate in terraferma.
Il tipo più complesso è quello che abbiamo detto tipo Quattrocchi, che un documento grafico del Mattej (La Torre della Cerchia, del 1847) testimonia presente anche in una piccola Torre cilindrica a pianta circolare, cioè di quelle che, per meglio intendersi, si è chiamate di prima generazione.
Con questa osservazione si possono porre come esempi delle due filiere di Torri, con questo complesso tipo di merlatura:
- per le Torri di prima generazione - le cilindriche a pianta circolare - la Torre del Cierco a Forio;
- per le Torri di seconda generazione - le cilindriche a pianta quadrata - la Torre di S. Restituta a Lacco, essendo questa preesistente alla ultima costruzione foriana del tipo.
Entrambi questi notevoli edifici capofila, sono attualmente molto modificati - il primo è oggi quasi indecifrabile -, e si deve all'opera documentaria di molti artisti per la Torre in Lacco Ameno, ed a quella del solo Mattej, per la Torre in Forio, se delle loro merlature originarie si conserva memoria visiva di una certa completezza.
QuattrocchiLa Torre Quattrocchi, invece,presenta la merlatura ancora ottimamente decifrabile, pur circondata da reti metalliche, che ne evidenziano il precario stato di conservazione; mentre se ne auspica una destinazione conservativa, come la ventilata museale, o di sede di archivio comunale, si addita, ancora una volta, il frammento residuo di quella di S. Anna come altro notevole elemento di riscontro, sia pure oggetto di qualche manipolazione adattativa e conservativa.
Le tante immagini della Torre regia di Lacco Ameno, che pur consentono la classificazione tipologica della sua merlatura originaria, non permettono però di apprezzarne compiutamente specifici dettagli, come, p.es., il numero delle caditoie sul quale si è estesamente riflettuto: altri esempi di costruzioni similari del Regno di Napoli, fra i quali spicca la Torre di Patria, potrebbero dare elementi di riscontro.
Concludendo, lo schema interpretativo proposto sembra sufficientemente flessibile per accogliere modifiche conseguenti ad un'auspicata, ma incerta, migliore documentazione.

Napoli, 19 dicembre 2002.

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