Appendice P - Il Dispositivo nella difesa

costiera nel regno di Napoli

 

PREMESSA
Il libro, indicato nella Bibliografia generale col numero [228], contiene alcune interessanti notizie, logicamente in relazione all'argomento trattato in questa sedicesima Nota. Occorre subito affermare che, nonostante le sue oltre mille pagine, i fatti nuovi sono pochi, e sono di seguito indicati:
- la consultazione di un Archivio allora non ancora incontrato;
- una definizione, non generica e/o data per scontata, di alcuni elementi;
- alcune dettagliate informazioni, purtroppo quasi esclusivamente concentrate in un periodo di tempo che comprende i soli secoli 18° e 19°.
L'Archivio in questione è l'Archivio Generale di Simancas, con documenti della seconda metà dei secoli XVI e VII…quasi tutti inediti ([228] p. 51); un altro elemento di particolare interesse è l'indicazione puntuale della collocazione dei documenti consultati.
Le definizioni di cui si deve ringraziare l'A. di [228] sono quelle concernenti il Battaglione degli Invalidi e il Cordone sanitario, di cui si parlerà più diffusamente nei paragrafi 2 e 3 di questa Appendice, ed una, notevole per sinteticità, di Università.
Una cosa che voglio indicare subito, è che, a meno di una smentita, a seguito di una rilettura, se possibile, più puntuale, la Torre di Montevico non figura nelle varie elencazioni di manufatti: è ben vero che quasi nessuna delle Torri dell'isola d'Ischia, viene menzionata in [228], ma trattandosi di Torre regia la cosa sorprende.
Un cenno è fatto anche al trasferimento di bocche da fuoco da Forio al Castello, di cui mi parlò, l'estate scorsa, il prof. Di Lustro, quando accennai ai famigerati pezzotti del Torrione (1576).
Questo testo consente comunque di implementare alcune informazioni già ottenute, e, pertanto, il confronto con quelle e queste, è il principale soggetto di questa Appendice.
Fra gli acronimi vecchi e nuovi, utilizzati nel seguito, si indicano:
AGS Archivio General de Simancas.
ASN Archivio di Stato di Napoli.
BNN Biblioteca Nazionale (di) Napoli
ROT Real Officio Topografico.
Sez. Nap. Sezione Napoletana della BNN.
SNSP Società Napoletana (di) Storia Patria.

A questo testo si affiancano, - per informazioni specifiche circa il Battaglione degli Invalidi, presidio di Torri costiere, ed altre, apparentemente di contorno, che si aggiungono alle tante già raccolte -, quelle di cui ai riferimenti [228] [230] [233] [235]

Notizie da un nuovo ARCHIVIO
Nonostante il titolo, la raccolta immediatamente seguente, di brani di presente interesse, ricavati da [228], - presentati in ordine di lettura, con la riserva di un più sistematico confronto nei paragrafi specifici, già indicati - comprende anche altre fonti, ma fra di esse l'Archivio General de Simancas spiccava per la novità.
Si tratta di un Archivio spagnolo, che ho scoperto essere ben noto, oggetto di ricerche di molti studiosi, ed Università italiane, anche in concerto fra loro.
Avendo accertato che la SNSP possiede, nella sua Biblioteca, alcuni documenti provenienti da questo Istituto, forse riuscirò a trovarvi qualcosa di presente interesse. Altri documenti si trovano sicuramente all'ASN.
L'Archivio General de Simancas si trova a Simancas, nel castello-fortezza degli Enriquez Almirantes de Castilla, a dieci chilometri da Valladolid; esso, con l'Archivio General de Indias de Sevilla, è presentato come fondamentale per ricerche storiche sui re cattolici (dalla fine del XV secolo fino agli inizi del XVI), e principalmente per i Consejos Casa de Austria (s. XVI e XVII) e le segreterie dei Borbone (secolo XVIII).
La documentazione in AGS (acronimo per Archivio General (de) Simancas), è divisa in 30 Sezioni, con la Secion II: Secretaria de Estado che è suddivisa come segue:
Consejo de Estado 1404-1833 5272 legajos (faldoni?)
Consulados 1699-1782 154       "
Embajadas 1701-1833 3393      ".

Il battaglione degli Invalidi
Sia questo, sia il successivo paragrafo, riguardano soggetti che, quando sono stati incontrati in passato, nelle ormai tante letture e ricerche, sono stati più sofferti che graditi: se ora se ne parla è solo perché, nel dire di essi, talvolta vengono indicati nomi e luoghi che ci consentono di precisare meglio il quadro generale.
Di questo battaglione aveva già dato qualche notizia [124], e da questa fonte riprende lo specifico discorso.
[124] p. 83:….  Le torri dell'Isola non erano tutte pubbliche, vi erano anche torri di privati di «particulari», come diceva il Rapporto del 1576. A Forio erano pubbliche il Torrione e la Torre degli Invalidi e della Cornacchia, sulla punta omonima. Capo sergente ne era (1795) Ambrogio Arcamone. Questa torre, detta pure di Zaro ospitava, insieme con quella di S. Angelo, soldati del battaglione degli Invalidi, proprio «invalidi di guarigione». A Lacco, su Monte Vico, c'era la torre omonima, il cui capo torriero era (1795) Vincenzo Monti…. All'Università di Barano correva l'obbligo di contribuire, insieme con Forio e Fontana, alla Torre di S. Angelo. A Testaccio v'era una torre privata della famiglia Pesce. Il «torriero» custodiva le torri. Agli inizi del '700 si trovava torriero della Torre di S. Angelo il signor Aniello Jacono di Guàtera … Una testimonianza su questa torre ci viene offerta dal parroco della chiesa del Carmine di Serrara, don Gaetano Jacono in una petizione al re nel 1785, per far «incardinare» il chierico Giovan Angelo Jacono nella chiesa di S. Angelo: «S. Angelo, dice, sta alle falde di un monte che si lega con istmo alla pianura, dov'è la marina del traffico e commercio dei vini per extra, e colle colline del villaggio di S. Angelo. Nella sommità di detto monte v'è una rinomata torre per la custodia di quella e delle marine adiacenti colla dotazione di un sergente e quattro soldati del battaglione d'Invalidi»…. Tanto la Torre di Monte Vico, quanto quella di S. Angelo furono «riattate» nel 1776 e l'anno seguente quella di S. Angelo fu «rifatta». Alcuni anni prima (1771) tra Forio e Fontana c'era stata lite col Regio Fisco a causa delle loro torri: non ne conosciamo il motivo, ma sappiamo che il Razionale della R. Camera don Carlo Olai fu pagato per i diritti spettantigli per questa causa, la quale verteva anche su pagamenti fatti dalla Sovrintendenza «per diritti di notamento e disgravio» circa l'esenzione dal pagamento del Soldato Invalido della Torre della Cornacchia e di S. Angelo….
    Durante il '600 e dopo, le persone addette alle « guardie » notturne e diurne venivano passate in rivista — si dice «la mostra» — o dal Castellano o da persona da lui destinata. Anzi al Capitano a guerra correva obbligo di «fare l'accesso» nelle varie torri per verificarne lo stato….
    Sembra capire che la costa fosse vigilata da una « felluca di guardia» o da più di una, incrocianti attorno all'Isola o in alcune zone di mare, a loro volta protette, forse, da «lancioni»….

Questo brano era già stato commentato in passato, non per gli Invalidi, ma per la distinzione fra torri pubbliche e private che non mi vedeva concorde, a proposito del Torrione.
Comunque quello che colpisce è la definizione, posta fra virgolette, degli appartenenti al Battaglione come invalidi di guarigione; vi si nota anche un nuovo nome per la Torre di Zale, che così può esser trovata indicata come: Torre di Zale; Mezzatorre; Torre della Cornacchia; Torre degli Invalidi.
Poiché sia alla Mezzatorre, sia a S. Angelo, vi erano Invalidi, non riesce facile comprendere ed accettare che, solo per la prima, si usi la denominazione di Torre degli Invalidi.
Si legge ancora:
 [124] p. 89-91:….Il 27 maggio 1805 Giuseppe Arcamone, di Testaccio, si trovava marinaio a bordo della «felluca della Guardia», che perlustrava i mari dell'Isola. Quella mattina, mentre la feluca transitava a largo della spiaggia dei Maronti, fu visto cadere in mare e morire. Il corpo stracquò un mese dopo su quella stessa spiaggia, dove gli fu data sepoltura.
     Nelle spese di bilancio del 1808, oltre al pilota sull'Epomeo, troviamo la spesa di un ducato «al visitatore delle Guardie estive per situare e levare la guardia » ….
Un notevole contributo, apparentemente chiarificatore, viene dalla lettura di [228], tenendo conto che al Battaglione degli Invalidi, è in quel libro dedicato un intero capitolo, - il V, pp. 163- 175 -, ma che riferimenti si trovano, anche prima, a partire da p. 142.
[228] p.142…146:…(io) Don Giuseppe Evangelista Capitano Comandante del Battaglione dell'Invalidi certifico, che oggi giorno della data esistono di servizio nelle sottoscritte Torri Marittime della Provincia di Terra di Lavoro, li seguenti Individui dell'espressato Battaglione
In Sorrento: Tenente D. Paolo Melluso
In Amalfi: Tenente D. Francesco Vuolo.
In Pozzuolo: S. Tenente D. Giovanni Battista Brancaccio
In Trajetta: Sottotenente D. Alberto Zorda
In M.te Ragone: Sottotenente D. Benedetto Borrelli  morto il 10 novembre 1774
In Truglio: Sottotenente D. Matteo Marullo

TORRI
…..
S. Angelo d'Ischia Sergente Giuseppe Cappellano
Soldato Lorenzo de Luca
Soldato Pasquale Conti
Soldato Andrea Sposito
Cornacchia Sergente Alessandro Pellegrino
Sergente Francesco Moretti
Sergente Pietro La Furia
Sergente Girolamo Caprafica
…..
Ed a ciò così dove conviene per l'avere, che li corrisponde nel corrente mese, dò il presente firmato di mia propria mano = Napoli 31 Ottobre 1774
D. Giuseppe Evangelista
Raimondo (…) Brigadiere dell'Esercito di S.M. e Comandante del battaglione dell'Invalidi

Di Reale ordine Inutili
….
In Forio d'Ischia Soldato Cristofaro Palazzo
….
Napoli 30 Novembre 1774
C'è, come si vede, una certa discordanza fra le date, forse superata dal fatto che il documento è presentato come unico, con l'ultima data del 30 novembre 1774, ma con la prima parte, datata 31 ottobre, che vede il sottotenente Borrelli morto il 10 novembre.
Se si riflette sul fatto che si tratta in realtà di un documento destinato alla contabilità, per l'avere, che li corrisponde nel corrente mese…, la prima data è apposta a fin di mese, mentre il documento complessivo parte ben un mese dopo, dando tempo al povero sottotenente di lasciare questa valle di lacrime.
Se qualche riflessione deve farsi è che le sole Torri citate sono quella di Zale e di S. Angelo, con la prima con 4 sergenti e la seconda con 4 soldati; a Forio 1 soldato inutile.
E’ notevole la differenza di grado fra coloro che erano nella prima torre e quelli che presidiavano la seconda: ciò è forse dovuto allo stato precario di quest’ultima, riattata nel 1776 e rifatta l’anno seguente; anche la Torre di Montevico fu riattata nello stesso anno (V. citato nel seguito il brano da [124] p. 83); dunque, agli inizi dell’ultimo quarto di secolo del ‘700, delle tre Torri regie, solo la Mezzatorre pare essere in buono stato.
Nel documento del capitano Don Giuseppe Evangelista, lasciano perplessi sia il termine di invalido sia quello di inutile: vien fatto di ipotizzare un'etichetta legata anche ad un contro-
 nto con il personale destinato al servizio di prima linea, in completa attività di guerra.
E' però un successivo brano che individua con precisione la composizione ed i requisiti degli appartenenti al Battaglione: militari vecchi di sicuro, ma non necessariamente passati attraverso una precedente malattia o ferita; anzi, sembra trattarsi di persone che, con il loro comportamento, dovevano essere di esempio alla popolazione. Qualche riserva sulla loro reale efficienza.
[228] p. 165:… Dalla metà del '700, le torri marittime erano affidate alla custodia del battaglione degli Invalidi e costituivano un distaccamento in diverse piazze oltre ad avere incombenze nelle amministrazioni militari….
      Per eventuali incursioni barbaresche ricevevano la collaborazione della "Milizia" costituita da volontari addetti all'ordine pubblico e in caso di assalti fungevano come forza di riserva nella difesa della costa.
      Il battaglione degli Invalidi era formato da combattenti che avevano preso parte alla conquista del regno di Napoli e da altri che si erano battuti in Lombardia contro gli austriaci e nelle battaglie successive.
     Il battaglione era formato da più di mille uomini e nel corso degli anni raggiunse il numero di duemila soldati il cui comando era dislocato a Napoli. Esso era suddiviso tra Salerno, Lecce, Bari, Pescara, Siracusa, presidio di Toscana, Calabria Cifra e Ultra2.
    Nei documenti che riguardano gli anni dal 1753 al 1757, si riscontrano, per questi militari addetti alla sorveglianza della costa, degli ordini riguardanti sia il lato economico sia la vita di caserma affinchè negli "stessi uffici si ottenga una completa conoscenza delle distribuzioni delle finanze Reali, e per evitare gli inconvenienti che con la divisione delle notizie possono risultare quale spreco o perdita, e risultare inesigibili per le stesse Finanze reali". Inoltre si obbligava l'ufficiale addetto a presentare i documenti del personale esistente con la certificazione dei medesimi ufficiali destinati ai reparti delle torri. Certificazione che doveva essere integra e rispettosa secondo "il rigore delle Ordinanze Reali".
2 Boeri G., Crociano P. - "L'Esercito Borbonico dal 1799 al 1815", Roma, (1989) p. 347.
(Ho consultato questo Testo alla SNSP, coll. NF A 058, [228], e poi la mia copia, acquistata successivamente, senza trovare conferma alla nota precedente: alla p. 347 vi è la Tavola 13 che illustra divise  del Corpo Reale 1789-98.)
Nel 1823, di questo Corpo di Napoli, e dell’altro di Sicilia, si parla già come di formazioni antiche.
[228] p. 173:… Questo decreto (28 febbraio 1823) fu emesso dal Sovrano che volle riordinare …l'antico Corpo degli Invalidi di Sicilia e quello di Napoli che erano amministrati con sistemi diversi.
      II Sovrano ritenne necessario attuare tale riforma nell'interesse dello Stato e per dare a quei benemeriti servitori della Patria un degno tenor di vita.
….Il regolamento sarebbe entrato in vigore dal 1° luglio di quell'anno per le due Reali Case d'Invalidi….
…. nel 1° articolo del regolamento si affermava:
     1° - Devono avere terminato l'anno sessantesimo di loro età
     2° - Devono avere prestato nell'Esercito di S.M. anni quaranta di servizio effettivo senza interruzione, e senza macchia alcuna
    3° - E devono essere celibi o vedovi senza figli".
….. Gli Invalidi dovevano costituire un modello per i giovani militari ed avevano obbligo di corrispondere alle "paterne e benefiche cure del sovrano colla morigeratezza de' costumi, coll'esatta osservanza de' precetti religiosi, e colla cieca rassegnazione alle leggi ed ai superiori"….
Con riserva di approfondire le date, sempre che sia possibile, sembra che questo Corpo militare esistesse almeno dalla metà del 1700, e che il decreto del 1823 ne riformasse il Regolamento, pertanto, le deduzioni che si possono fare vanno presentate con tutte le riserve possibili: gli Invalidi potrebbero anche esserlo stati di guarigione, - da ferita o malattia -, inizialmente, e dopo veterani, con oltre 40 anni di servizio e almeno 60 di età, celibi o vedovi e senza figli.
Solo a titolo di annotazione, per un futuro, eventuale approfondimento, riporto il brano seguente, letto in rete:
….Louis the 14th, the king who built the Versailles palace, staged many wars in Europe. In 1670, he decided to build the Invalides, a military hospital on the Seine river left banks. The objective was to create an institution to take care of wounded soldiers….

che testimonia un evidente legame fra feriti in battaglia ed il termine, sia pure in lingua francese, di Invalidi; la data del 1670, inoltre, si pone a valle di tutte le altre incontrate a proposito dei due Corpi, di Sicilia  e di Napoli, di cui si sta trattando.
Ulteriori contributi conoscitivi, inseriti di seguito per memoria, provengono sempre dalla rete.
- Dal sito: http://www.cronologia.it/storia/a1860d.htm

Rgt Reali Veterani
Formato da soldati non più in grado di prestare servizio attivo e destinato ad assolvere compiti presidiari. Era diviso in due btg, uno sul continente ed uno in Sicilia, il primo su nove cmp, il secondo su sei. Ogni cmp aveva un numero indeterminato di squadre di 10 uomini. Vi era poi il deposito di veterani invalidi su due cmp. L’intero rgt aveva in forza circa 1500-1700 uomini.
Brano che sembra confermare la distinzione fra piena efficienza, il servizio attivo, e la condizione opposta, con compiti presidiari. Notevole è inoltre il rapporto di 9/6 fra le compagnie del battaglione di Napoli e quello di Sicilia.
- Torre di Albidona (sito http://web.tiscali.it/no-redirect-tiscali/middonno/documenti/torre.html )
Un manoscritto del 1778 segnala che la torre era custodita da due cavallari, sentinelle ed invalidi, questi ultimi, per loro condizioni, assurgevano al ruolo di vedette ed erano retribuiti con 35 carlini al mese, cifra che gravava sull’economia dei 99 fuochi di Albidona. La torre si eleva portentosa tra vecchi casolari e tra tratturi serpeggianti. La struttura basamento tronco-conico privo del toro di stacco, il diametro misura 9 metri e lo è cilindrica su spessore dei muri è di ben 2 metri, quest’ultima particolarità, oltre a conferire imponenza e saldezza all’edificio, ha anche la proprietà di isolarlo termicamente.

- Mario Vassalluzzo "Le Torri costiere del Cilento"
 (sito http://www.cilentocultura.it/cultura/torri.htm)

A custodia delle torri erano i torrieri, scelti tra vecchi invalidi o veterani; gli armigeri, obbligati alla guardia dal terrazzo della torre sul quale era situata una garitta necessaria al riparo degli stessi nelle stagioni rigide.

- Dal sito: http://www.geocities.com/isiinmi/isiin_faenza2001.htm

A dire di Jacques Godechot, poi, alla Bastiglia "[…] la […] guarnigione [era costituita] di 82 invalides [cioè "invalidi di guerra"], bonari e ben conosciuti nel quartiere Saint-Antoine, [...] rinforzata, il 7 luglio, da un distaccamento di 32 soldati svizzeri"…
Ma veniamo ai contributi che [233] fornisce direttamente, riportandoli in ordine cronologico, dal 1745 al 1815, in un arco di ben 70 anni, densi di avvenimenti.
16/05/1745, [233] p. 101:…. Il 16 maggio 1745 venne formato nel regno di Napoli il battaglione degli invalidi, su 6 compagnie di circa 100 teste l'una, per dare una sistemazione ai veterani dell'esercito di Carlo di Borbone che avendo partecipato alla conquista del regno ed avendo ancora combattuto in Lombardia contro gli austriaci erano rimasti inabili al servizio attivo.
    Il battaglione era soggetto all'ispettore della fanteria. Uno dei principali compiti era quello di presidiare le torri marittime del regno. Il Corpo forniva poi uomini destinati a svolgere le più svariate incombenze negli uffici e nelle amministrazioni militari. I sottufficiali più validi venivano spesso impiegati per inquadrare i reparti di miliziotti o dei corpi volontari.
Si tratta di un brano di particolare interesse, non solo perché fissa con precisione la data di formazione del Battaglione, ma anche perché ben individua la figura dell’invalido, che è un veterano, inabile al servizio attivo.
Inoltre, fra i compiti degli appartenenti al battaglione, vi è, fra i principali, quello di presidiare le torri marittime del regno.
L’ambiguità, più volte riscontrata, nella figura dell’invalido, viene però ancora una volta confermata dalla successiva creazione di una compagnia di artiglieri, che, per il particolare servizio richiesto, difficilmente si può pensare composta di inabili al servizio attivo. Si legge infatti che:
12/12/1756, [233] p. 101:…. Il 12 dicembre 1756 al battaglione fu aggiunta una compagnia di artiglieri invalidi, dislocata in Abruzzo.
Indicazione completata dalla seguente:
[233] p. 80:…. Venne anche creata una compagnia di artiglieri invalidi, addetti al Corpo Reale che costituiva al tempo stesso parte del battaglione degli Invalidi. In essa potevano essere compresi solo individui che avessero servito per non meno di 24 anni di cui almeno 16 nell'artiglieria. La suddetta compagnia, che doveva servire i distaccamenti nelle piazze direzioni e batterie alle dipendenze dagli ufficiali del Corpo Reale, era formata da quattro aiutanti, sei sergenti, sei caporali e 84 artiglieri in tempo di pace, che potevano divenire sei aiutanti, 10 sergenti ed altrettanti caporali e 104 artiglieri in tempo di guerra.
La consistenza numerica del Battaglione 29 anni dopo la sua costituzione, passa dalle iniziali 6 compagnie del 1745, alle 7 del 1756, ed infine alle 9 del 1774, come si legge di seguito.
1774, [233] p. 101: …. Nel 1774 il battaglione fu portato da 7 a 9 compagnie, che dovevano essere dislocate nel seguente modo: la compagnia del comandante in Napoli, le altre compagnie in Salerno, Calabria Citra, Calabria Ultra, Lecce, Bari, Pescara, Siracusa e Presidi di Toscana, oltre a fornire distaccamenti in molte piazze e torri…
Una conferma ulteriore della presenza della figura del veterano, si ha anche nel brano seguente in cui si pone l’accento sull’anzianità nel servizio, che sottolinea il fattore esperienza in questo particolare soggetto militare.
Il fattore esperienza, è inoltre evidenziato in quelle funzioni di guida, in incarichi di fiducia e particolari, come quello di comandare truppe di tipica provenienza. Si deve considerare che il ricorso ai carcerati, oltre che per lavori forzati e gravosi, era usuale a quei tempi, e particolarmente per l’armamento delle navi militari e non. A questo proposito, sempre in [233], si legge:
10/07/1798 [233] p. 67:….Nello stesso anno le autorità ricorsero anche ad un particolare serbatoio cui attingere per rinforzare i ranghi dell'esercito, e cioè all'incorporamento di forzati e galeotti.  Il   10  luglio  1798  venne  infatti  decretata  la  formazione  di  13  compagnie franche di forzati e di tre di presidiari, da formarsi con i detenuti che si offrivano volontari e che non fossero stati condannati per delitti gravi o infamanti. Gli ufficiali dovevano essere tratti dai ritirati o dagli aggregati o da quelli impiegati nel battaglione Invalidi, che fossero in grado di servire attivamente. Anche i sottufficiali dovevano essere scelti nello stesso modo, esclusi quattro caporali e quattro carabinieri per compagnia, che venivano invece scelti tra gli stessi forzati e presidiari…
A poco più di 40 anni dalla sua costituzione, il Battaglione degli Invalidi, si era dunque guadagnato la fiducia di una particolare affidabilità, basata prevalentemente sull’esperienza.
febbraio- ottobre, 1799, [233] p. 84: ….In Sicilia nel febbraio 1799 fu operata un prima riorganizzazione delle truppe di artiglieria che si erano potute raccogliere nell'isola. Il Corpo Reale venne riorganizzato su 17 compagnie, compresa quella di artefici, ognuna di 72 teste, per un totale di 1294 teste (?), inclusa la forza dello Stato Maggiore del corpo. Nell'ottobre 1799 fu presentato al ministro Acton un nuovo Piano di composizione ed organizzazione della novella Artiglieria, e del Genio, mediante il quale si decretava formalmente l'abolizione del Corpo Reale dell'artiglieria e del genio, degli artiglieri litorali, delle compagnie di artefici e degli artiglieri invalidi. In loro vece venivano creati due nuovi corpi, la regale artiglieria ed il genio.
    L'artiglieria, secondo le proposte non portate poi completamente ad effetto, si doveva comporre di uno Stato Maggiore generale, 12 brigate di bombardieri cannonieri di quattro compagnie di 142 uomini ciascuna, di 12 compagnie di artefici e di una brigata di artiglieri invalidi, il Genio di una brigata di minatori, una di zappatori ed un certo numero di ufficiali….
Pur riguardando il corpo siciliano, il brano precedente contiene informazioni interessanti su quegli artiglieri litorali che vennero destinati ad armare batterie e fortini dopo il 1809.
Sull’incremento numerico degli appartenenti al battaglione si trovano indicazioni a p. 102 di [233], come si legge nel brano seguente:
gennaio 1801, [233] p. 102:….  Rimasto fino alla fine degli anni novanta con circa mille uomini in organico il battaglione nel gennaio 1801 contava invece oltre 2000 persone, effetto delle campagne di guerra che si erano succedute.
Quest’ultimo brano, mette anche in evidenza l’altra provenienza degli invalidi, rapportandoli al numero delle campagne di guerra sostenute, e quindi all’invalidità conseguente: non solo veterani, ma anche invalidi di guarigioni come si è letto in [124].
Una descrizione dettagliata della composizione dell’esercito del Regno, nello stesso anno 1801, si legge nel brano seguente, in cui compare una particolare compagnia, quella de’ Naturali d’Ischia, su 155 unità, mentre gli Invalidi erano ormai ben 2107; gli artiglieri litorali erano allora 860.
E’ la prima volta che si trova un’indicazione ad una formazione isolana sotto quel nome, cosa che si mette in risalto per un eventuale séguito.
gennaio 1801, [233] p. 19-20:….L’esercito schierava allora…sul continente ventottomila-ottocentotrentanove uomini così suddivisi:
Guardia Reale: reggimento Granatieri: 394 uomini; R. Compagnia degli Alabardieri: 56 uomini.
Fanteria: reggimento R. Ferdinando: 960, reggimento R. PrincipeI: 1428 reggimento R. Principe II: 1084, reggimento R. Carolina I: 1043, reggimento R.Carolina II: 995, reggimento Principessa Reale: 1133, reggimento R. Calabresi: 1106, reggimento Abruzzi: 1084, reggimento Sanniti: 775, reggimento Montefusco: 981, reggimento Albania: 696, reggimento Alemagna: 975, reggimento Presidi di Toscana: 914, reggimento Valdinoto: 508, battaglione Granatieri Valdemone: 295, ba taglione Granatieri Valdimazzara: 367, battaglione Volontari di Longone: 407, battaglione Volontari di Orbetello: 370, compagnia de'Naturali d'Ischia: 155, battaglione Invalidi: 2107.
Fanteria leggera: corpo de' Cacciatori Reali: 56, battaglione Cacciatori Campani: 489, battaglione Cacciatori Appuli: 504, battaglione Cacciatori Calabri: 406, battaglione Cacciatori Aprutini: 557, battaglione Cacciatori Albanesi: 475, battaglione Cacciatori SannitiI: 698, battaglione Cacciatori Sanniti II: 578, corpo franco del cav. Vanni: 117.
Cavalleria: reggimento Re: 560, reggimento Regina: 552, reggimento Principe I: 552, reggimento Principe II: 254, reggimento Principessa: 282, reggimento Valdinoto II: 578, reggimento Valdimazzara: 578.
Truppe leggere di cavalleria: corpo de' Dragoni Leggeri: 332, corpo de' Mojanari: 46.
Artiglieria e Genio: brigate d’artiglieria: 1112, due compagnie di artiglieria di Sicilia: 127, artiglieri Litorali: 860, brigata pionieri: 360, compagnia pontonieri: 57, compagnia artefici: 66, treno e bagagli: 905, corpo del genio: 28…
2 febbraio 1802, [233] p. 102:….      Il 2 febbraio 1802 fu deciso di creare un battaglione di deposito di invalidi su 4 compagnie di 100 uomini anche a Palermo, per il regno di Sicilia.
gennaio 1806, [233] p. 102:….     Nel gennaio 1806 alla ripresa delle ostilità contro i francesi il battaglione a Napoli contava 67 ufficiali e 1054 tra sottufficiali e comuni. Alla fine dello stesso anno il battaglione in Palermo, che aveva ricevuto uomini da Napoli (ed altri erano stati passati agli invalidi) contava 810 effettivi. (in totale 1931 uomini).
27/03/1807, [233] p. 102:…. Il 27 marzo 1807 l'ispettore degli invalidi, Brigadiere Cusani, propose una nuova forma per il Corpo. Venne ricostituito un battaglione di invalidi la cui forza organica era di 854 teste, divisa in otto compagnie di forza diseguale ripartiti nel seguente modo nelle piazze del regno: 1a compagnia (1a Valdimazzara) di 147 teste in Palermo; 2a compagnia (2a Valdimazzara) 101 teste divise tra Trapani, Taormina, Mazara, Favignana e Marettimo; 3a compagnia (1a Valdemone) 75 uomini in Messina e Milazzo; 4a (2a Valdemone) compagnia di 165 teste in Lipari, Ustica e Capri; 5a (1a Valdinoto) 113 teste in Siracusa e Città reale; 6a (2a Valdinoto) 78 uomini in Augusta e Catena; 7a compagnia Costa di Mezzogiorno 112 teste in Girgenti, Licata, Sciacca e Pantelleria ed 8a compagnia, deposito, in Palermo con 57 teste.
Lo Stato Maggiore del battaglione, che doveva risiedere in Palermo, era composto dal colonnello comandante, un maggiore, un aiutante maggiore, un quartiermastro, un cappellano ed un chirurgo.

Un’ulteriore conferma della componente veterani, nella costruzione delle formazioni militari degli invalidi, si trae dal brano successivo, in cui una riorganizzazione, con maggiore snellezza e riduzione degli effettivi di linea, comporta un parallelo incremento delle prime, quelle cioè degli invalidi; il passaggio bidirezionale, da effettivi ad invalidi  e viceversa, è ben messo in evidenza dai numeri: saliti a 1796, ufficiali compresi, alla fine del febbraio 1808, ben 1007 militari fanno il percorso inverso, per il passaggio ad una formazione di linea.
febbraio – dicembre 1808, [233] p. 102: ….La riorganizzazione dell'esercito comportò, in un primo tempo, il passaggio agli invalidi di un consistente numero di individui, tanto che alla fine del febbraio 1808 gli invalidi erano in numero di 1765 con 32 ufficiali. Con molti di questi uomini venne poi costituito il reggimento di guarnigione di linea, per cui alla fine del 1808 gli invalidi effettivamente presenti nei ruoli del battaglione erano ridotti a circa 740, che diminuirono ancora lievemente (circa 720) l'anno seguente.

Ancora nel 1811, la difesa costiera, e segnatamente quella delle piccole isole, vede destinate forze cospicue, sotto un nome non ancora incontrato di compagnie di dotazione:
Luglio 1811, [233] p. 29: ….L’esercito, che nel luglio del 1811 contava 18.447 uomini comprese le compagnie di dotazione, destinate alla difesa delle piccole isole dalle incursioni dei barbareschi, ….era salito nel gennaio del 1812 a 18.834 uomini…
un numero di effettivi, però,  ben inferiore alle 28 839 unità dell’inizio del 1801, solo 10 anni prima.
Anno 1812, [233] p. 102: …. Le modifiche strutturali dell'esercito varate nel 1812 prevedevano che vi fosse un reggimento di invalidi facente parte dell'Armata stabile. Il reggimento doveva essere composto da cinque compagnie per un totale di 530 uomini.
Estate 1815, [233] p. 102: ….Nell'estate del 1815 il reggimento contava circa 600 uomini.
Si chiude, così, al limite temporale superiore del periodo storico esplorato in [233], l’in-
sieme delle notizie su questa particolare formazione militare che, spesso, si è vista, e qui se ne ha conferma di destinazione specifica, connessa alle Torri isolane, e non solo.
Il secondo volume, seguente a [233], pur essendo certamente non privo di interesse, non è, almeno per ora, inserito in prossime letture, ed è inoltre esaurito presso le ordinarie librerie.

Il Cordone sanitario
Anche di questa organizzazione, in [228], si trovano elementi conoscitivi ben ordinati, per individuare i confini e le motivazioni di essa, legati alle epidemie così frequenti in quei tempi, contro le quali i provvedimenti di isolamento costituivano, in assenza di quelli realmente sanitari, un qualcosa di realizzabile, anche se oneroso, come si apprezzerà meglio nel seguito.
[228] p.152…153: ….Nel gennaio del 1816 nel comune di Noya, in provincia di Bari, era in atto una epidemia colerica.... Questa circostanza indusse il governo a prendere le dovute cautele onde evitare la diffusione del male e pertanto incaricò lo stato maggiore dell'esercito di costituire un cordone sanitario.
Il 2 gennaio 1816, i1 maresciallo di campo de' Medici dispose l'invio a Bari del reggimento "Estero" residente a Capri ed un distaccamento di 60 uomini del reggimento di cavalleria "Re" al comando del maresciallo di campo Cancellier, comandante del distretto di Gaeta.
......
In questa circostanza si ordinò che il reggimento "Reale Farnese" fosse diviso in battaglioni per presiedere l'isola di Capri, Ischia e Procida....
….
Il 14 febbraio 1816 il ministro degl'Interni comunicava al principe Leopoldo la copia delle istruzioni approvate dal sovrano per il servizio del cordone sanitario lungo le spiagge del Regno e lo informava di aver supplicato il re di ordinare alle autorità militari di eseguire ciò che era di loro competenza.
Il Regolamento è riportato, in [228], nelle pp. 153…157: qui se ne riproducono solo alcuni brani ritenuti di presente interesse.
[228] pp. 153…157:….1° …. tutt'i Cittadini delle Provincie marittime o mediterranee in cui deve stabilirsi un Cordone Sanitario dall'età di 18 a 60 anni di qualunque condizione, o ceto, non esclusi gl'Impiegati, dovranno considerarsi come soldati di pubblica salute addetti al Servizio del Cordone.
Ove il contagio fosse in qualche punto del Regno, dovranno considerarsi come soldati di pubblica salute anche i Cittadini delle Provincie mediterranee limitrofe a quella, in cui il contagio si è sviluppato.
2° I due termini tra i quali dev'essere rinchiusa la linea del Cordone saranno determinati da questo Supremo Magistrato di Sanità.
Un numero corrispondente di Uffiziali del Genio sarà incaricato di fissare i posti delle Guardie di Salute in tutta l'estensione della linea.
3° La distanza tra un posto, e l'altro non sarà minore di un miglio, nè maggiore di due.
La loro situazione dovrà esser tale, che l'uno sia sempre a vista dell'altra.
4° Gli Uffiziali del Genio indicheranno con un grosso palo quantato a terra il sito di ciascun posto, ch'essi avranno creduto più proprio all'oggetto; e sceglieranno in preferenza i luoghi, dove vi sono delle Torri, o altri abitanti qualora i siti siano deserti, vi si costruiranno delle baracche, e delle forti pagliaje della capienza di cinque individui.
5° Quando in una Provincia vi siano delle Coste inaccessibili, per le quali vi è bisogno di poca, o niuna custodia, l'Intendente dovrà impiegare questo risparmio delle forze del Cordone a rinforzare le spiagge aperte, ed i siti più esposti all'accesso de' Contrabbandi.
Quando le spiagge siano aperte, ed esposte in modo che non bastino a custodirle i cinque Individui destinati per ciascun posto, potrà aumentare il numero a seconda delle circostanze.
6° In ogni posto si faranno durante la notte, uno o più fuochi di corrispondenza, e ciò per assicurargli della vigilanza dei posti limitrofi.
7° Qualora qualche posto fosse minacciato da gente, che volesse disbarcare, ed alla quale non potesse resistere, inalzerà una bandiera, al qual segnale accorrerà subito la forza dei posti limitrofi.
8° Avvenendo il caso indicato nel precedente articolo, in tempo di notte, i (...) le per aver soccorso sarà col fare di due fuochi conseguitivi.
9° In ogni posto monteranno di Guardia tre uomini, ed un Basso Uffiziale, o funzionante da tale. La Guardia dovrà trovarsi al posto alle undici della mattina, ed esserne rilevata dall'altra. L'indomani alla stessa ora, durante quel tempo non potrà appartarsi dal posto, sotto qualunque pretesto niuno degl'individui, che la compongono.
….
Come si vede, questo dispositivo si valse, per ovvi motivi di economia, di opere preesistenti, fra le quali le Torri: ciò fornisce così un elemento indiretto di conoscenza, come meglio si apprezzerà nel seguito. Notevole anche l’accenno a baracche e alle forti pagliaje, che deve avvicinarsi a quelli sulle garitte.
Appare inoltre che il termine soldato, con la specificazione di pubblica salute, ampli notevolmente il contenuto di questa indicazione di servizio.
[228] pp.157-158: …Il 2 marzo 1816 il Colonnello ispettore generale, incaricato del comando provvisorio del genio, e Vito Piscicelli, inviò al principe Leopoldo, presidente del Supremo Consiglio di Guerra, la seguente comunicazione…..
……
Nel Littorale di Napoli, propriamente detto, dall'Isola di Nisita alla Batteria di Calastro inclusive, non ha avuta il Genio parte alcuna, dappoiché l'Intendente della Provincia, con cui sono entrato in concerto, ha fatto conoscere, che le disposizioni relative all'oggetto erano già state prese dal Sopraintendente Generale di salute, e questi mi ha spedito un Ufficiale, ha risposto che le misure erano state già prese, col raddoppio delle Guardie nella Costa, e colla ronda notturna delle scorridore sul mare, per cui era inutile qualunque altra operazione in proposito.
 Pel Circondario della Dritta del Golfo sono stati già fissati i luoghi pei Posti di Guardia lungo la spiaggia del Continente, dai Bagnoli sino al Monte di Procida, ed a quest'ora lo sarà similmente nelle isole di Procida, Vivara ed Ischia.
……
Il tenente generale Patrizio Guillamat, direttore generale del genio militare con un altro rapporto, datato 12 marzo 1816, manifestava al principe Leopoldo le disposizioni emanate dal genio circa la sistemazione dei posti del cordone sanitario lungo le spiagge della provincia di Napoli proponendo di darne comunicazione al Ministro degl'Interni come si riferisce:
Come seguito al mio rapporto del 2 andante N° 639 col quale ho fatto in parte conoscere a V.A.R. le operazioni praticate per lo stabilimento del Cordone Sanitario lungo le Coste del Continente, ed Isole dipendenti dalla Sotto Divisione del Genio di Napoli, mi fo un dovere di farle presente, che in tutta l'estensione dell'isola d'Ischia, della quale mi restava a render conto, sono stati situati tanti posti di Guardia, quanti se ne sono veduti necessarj per impedire ogni sbarco fortuito.
…..
[228] p.159…160: ….Nell'anno 1816 fu comunicato dal genio militare della direzione di Napoli il seguente:
Notamento de' Posti del Cordone Sanitario fissati dagl'Uffiziali
del Genio, nei Circondari della Dritta, e Sinistra del Golfo di Napoli
Littorale compreso tra Capo Miseno, e la Torre di Patria
…..
Isola di Bivaro
N° 1 - Fissato alla Batteria del Nord = appartenente alla Comune di Procida.
     2 - Idem alla Batteria di Mezzogiorno = Idem, Idem
     3 - Idem alla Punta detta del Capitello = Idem, Idem.

Isola d'Ischia
N° 1 - Stabilito alla metà del Ponte di fabbrica, che conduce nel Castello d'Ischia = appartenente alla Comune della Città d'Ischia.
 2 - Idem alla Guardia detta del primo Molino = appartenente alla Comune della città d'Ischia.
 3 - Idem alla Guardiola detta del secondo Molino = Idem Idem
 4 - Idem alla Punta detta di S. Pietro = Idem, Idem
 5 - Idem alla Punta detta della Marinella di Castiglione = Idem alla Comune di Casamicciola.
 6 - Stabilito alla Punta detta di S. Antonio = Idem, Idem.
 7 - Idem alla Punta detta di Perrone = Idem, Idem
 8 - Idem alla Deputazione di Salute di detta Comune = Idem, Idem.
 9 - Idem alla Batteria detta del Puzzillo = Idem alla Comune di Lacco.
10 - Idem alla Deputazione di Salute detta Comune = Idem, Idem.
11 - Idem sul Cotto del Monte di Vico = Idem, Idem.
12 - Idem alla Torre di Zalo, dett'anche della Cornacchia = Idem alla Comune di Forio.
13 - Idem all'antica Guardia detta di Zalo = Idem, Idem.
14 - Idem alla Deputazione di Salute detta Comune = Idem, Idem.
15 - Idem alla Batteria detta del Soccorso = Idem, Idem.
16 - Idem alla Punta detta di Pizzo Palmiera = Idem, Idem.
17 - Idem alle Vette del Monte detto di Cetronia = Idem. Idem.
18 - Idem alle Vette del Monte di S. Gennaro = Idem, Idem.
19 - Idem alla Torre detta di S. Angelo = Idem alla Comune di Serrano.
20 - Idem alla Deputazione di Salute di S. Angelo = Idem, Idem.
21 - Idem alla Deputazione di Salute di Testaccio = Idem alle Comuni di Testaccio, e Barano.
22 - Idem sul Cotto di Testaccio = Idem, Idem.
23 - Idem alla Punta detta di S. Pangrazio = Idem, Idem.
24 - Idem alla Punta detta Grotta di Terra = Idem alla Comune della Città d'Ischia.
25 - Infine stabilito alla Punta detta del Monte di Campagnana = Idem, Idem.

Come si vede, si tratta di notizie di notevole interesse, perché, in una data, il 12 marzo 1816, che precede di un solo anno l'inizio dei Rilievi del ROT, nomina molti luoghi legati ad elementi del Dispositivo, sui quali è bene soffermarsi.
- Per l'Isola di Bivaro (Vivara), niente viene detto su un'eventuale batteria a P.ta dell'Alaca, poco accessibile, tenuto anche presente la modesta estensione dell'isolotto; mentre risultano presidiate le due estremità: la settentrionale, - con due posti alla batteria del Nord ed al Capitello -, e la meridionale con la Batteria di P.ta Mezzogiorno.
Appare dunque che la già incontrata Batteria Capiteto, che si era ipotizzato potesse essere un apprestamento difensivo sito al Capitello, diviene qui la Batteria del Nord.
- Per Ischia il discorso è più complesso, ed è bene seguirlo con una carta dell'epoca, [184], sottocchio.
Si premette che Deputazioni di Salute (DS) sono segnalate come esistenti per i comuni di Casamicciola, Lacco, Forio, S. Angelo, Testaccio e Barano, senza specificarne ulteriormente l'ubicazione.
Il percorso parte dal Molo del Castello e termina al Monte di Campagnana, procedendo in senso antiorario: sono ben 20 i siti indicati.
1 - alla metà del Ponte…, cioè là dove si voleva realizzare una Piazza d'armi: V. [15] p.28 e relativa figura;
2 - alla Guardia detta del primo Molino: è indicazione che non si riesce a chiarire. Si ricorderà che nell’APPENDICE N si indicava (da [212] p. 334) una non meglio identificata Batteria Maccherone: se un apprestamento del tipo si fosse trovato vicino ad un mulino, e per alato accostamento lo si fosse chiamato maccherone, come derivato?...
3 - Guardiola del secondo Molino: nella zona fra il Molo e P.ta S. Pietro, si svolgono le spiagge della Mandra e dei Bagni, con la P.ta Molina in posizione mediana; il nome di questa Punta è passato, con l'ultima carta dell'IGM, dal femminile al maschile.
E' inutile dire che l'accenno nell'elenco in esame, ad una Guardiola, è particolarmente interessante, anche se il termine potrebbe essere stato usato impropriamente: si deve però notare che altrove, in questo elenco, si trova solo Guardia, anche per quella di Zale.
Lasciando dunque una finestra aperta, si deve annotare che le Guardiola dell'Isola salirebbero a 6, con 4 sicure ed accertate, e 2 probabili:

- probabili: G. di Lacco [51]; G. del secondo Molino [228].
4 - alla Punta detta di S. Pietro: ove era la Batteria diruta;
5 - alla Punta detta della Marinella di Castiglione: vi è qui una nuova incertezza, dovuta al fatto che vi è una P.ta Castiglione, e subito dopo, passata la Marina di Castiglione, vi è la Punta della Scrofa con la sua Guardiola; nonostante tutto, propendo per questa seconda ubicazione, che presentava un edificio preesistente, ancora indicato con questo nome nel Foglio 10 della carta del ROT al 25 000, senzaalcuna specificazione come diruta o abbandonata;
6 - alla Punta detta di S. Antonio: siamo ancora nel territorio di Casamicciola, passato il Castiglione e prima del Perrone: la S. indica in Via Cumana la Chiesa di S. Antonio di Padova al Mortito. Una chiesetta dedicata a questo Santo è quella legata ai Corbera ([24] p. 102, e nota 12 a p. 213), con la chiesetta rurale che ha subito tutta una serie di interventi.
Si legge in [9]: Castiglione - Proseguendo verso Ischia, imboccare via Castiglione, sulla cui sommità, quasi attaccata al cimitero di Casamicciola Terme, è situata la chiesa di Sant'Antonio da Padova, eretta a seconda parrocchia nel 1955, la quale, come si presenta attualmente, è il risultato di non pochi interventi su una chiesetta rurale, fondata nel 1692, da Cesare Corbera, marito di Laura Calosirto, la sorellastra di San Giovan Giuseppe della Croce. Cesare Corbera ottenne dalla Curia vescovile il diritto di patronato per sé e suoi eredi successori avendo anche dotato la chiesetta di 14 ducati, da assegnare al cappellano per la celebrazione della messa nei giorni festivi. Nel 1855, gli eredi di Cesare Corbera (Mancuso, Barateli, De Sanctis) accettano che alcuni devoti, a proprie spese, ricostruiscano  e abbelliscano la chiesetta, la quale fu poi l'unica ad essere risparmiata dal terremoto del 28 luglio 1883 e per un anno funzionò da parrocchia (30 luglio 1883-28 luglio 1884). Lavori quasi ex novo furono fatti eseguire dal rettore Don Filippo Buono e, nel 1956, vi fu trasferita la parrocchia di San Giuseppe (parroco Don Vittorio Iacono) titolo che nel 1986 fu mutato in quello di "parrocchia di S. Antonio di Padova". Nel corso dei secoli la chiesetta è sempre stata indicata come la chiesetta di Sant'Antoniello…..
7 - alla Punta detta di Perrone: ove era una Batteria diruta.
9 (il n° 8 indica la DS di Casamicciola) - alla Batteria detta del Puzzillo, ormai in territorio di Lacco, dov'era un'altra Batteria diruta.
11 (il n° 10 indica la DS di Lacco) - sul Cotto del Monte di Vico. Si tratta di un toponimo mai incontrato sinora: oltre alla località del Cuotto, trovo il solo Monte Cotto, nel territorio di Barano…ma qui si parla non di Monte…ma di Cotto del Monte! In mancanza di altri riscontri si riterrà che questo posto del Cordone si trovasse nella, o nei pressi della, Torre regia di Monte Vico.
12 - alla Torre di Zalo, dett'anche della Cornacchia. Avessi trovato questo distinguo tre anni fa, avrei risolto già allora i dubbi che non riuscivo a chiarire in merito: comunque non vi sono incertezze nel pensare questo posto di guardia alla Mezzatorre.
13 - all'antica Guardia detta di Zalo. La Guardiola di Zale, o nordoccidentale, è indicata senza diminuitivo e con l'aggettivo antica: entrambe cose degne di nota, e significative dell'importanza del luogo e del suo manufatto, ma anche con la possibilità di una coincidenza fra i nomi Guardiola e Guardia.
15 - Ben dentro il territorio di Forio, passata la DS di questo comune (n° 14), siamo alla Batteria detta del Soccorso, che a detta del D'Ascia dovrebbe essere già scomparsa, mentre nella carta del ROT (rilievi del 1817 -19) compare senza indicazioni di condizione, e senza uno specifico nome.
16 - alla Punta detta di Pizzo Palmiera. Quello che oggi è indicato col nome di Scogli innamorati, e che è stata la Preta e' mastu Ddumminico di paterna memoria, sulle carte  dell'800 è indicata come Pizzo Palmieri col suo Faraglione.
17 - alla vetta del Monte detto di Cetronia. Chissà perché la spiaggia di Citara, naturale approdo della zona di confine fra Forio e la sua frazione di Panza, non fu prevista in questo Cordone (la sua batteria abbandonata era lì)? Anche l’Imperatore non è menzionato.
Una masseria in questa zona verrà individuata e descritta nell’Appendice Q, traendone gli elementi conoscitivi da [51].
 Cetronia è fra la Preta di Panza ed il mare: con i suoi 206 m di altezza, chiude a settentrione, alle spalle dell'Imperatore,il territorio di questa frazione, mentre con 195 m, a meridione, analoga posizione ha la Cima, su cui è S. Gennaro.
Cetronia nella carta dell'IGM del 1958 [43] è indicata col nome di Citrunia; nella successiva è toponimo scomparso, anche se ancora oggi viene chiamata così, come ho avuto modo di sentire l'estate scorsa.
18 - alle Vette di Monte S. Gennaro. Salvo un non chiaro plurale, niente da osservare tranne che si è alla Guardiola sudoccidentale, quella di Panza, non indicata come tale in questo documento.
19 - alla Torre detta di S. Angelo. Già in rovina da un decennio, la Torre forse offriva ancora qualche riparo: comunque il sito conservava, logicamente, la sua posizione dominante su tutto il versante meridionale dell'Isola.
22 (il n° 20 indica la DS di S. Angelo, ed il n° 21 indica la DS di Testaccio) - sul Cotto di Testaccio: ecco che su questa cima, e non sulla vicina Guardiola, la sudorientale, è situato il posto di guardia del Cordone.
23 - alla Punta detta di S. Pangrazio. In questa zona, e verosimilmente nello stesso luogo, in [124] si pone una delle sette garitte del territorio fra Barano e Ischia, nella seconda metà del '700.
24 - alla Punta detta Grotta di Terra. Questa Punta è la prima che s'incontra andando verso Ischia, superata la P.ta S. Pancrazio. La postazione qui realizzata è  sita forse in un’altra garitta delle 7 già menzionate.
25 - alla Punta detta del Monte di Campagnana. Non offrendo la costa approdi fino a Cartaromana, quest'ultimo presidio è situato all'interno, sui rilevi che dominano le vie interne per Ischia; forse dove le carte pongono la Torre di Campagnano. La spiaggia di Cartaromana non presenta presidi sanitari, anche se resta da chiarire cosa sia lo strano edificio fumante sulla cima di uno scoglio della zona, disegnato dal Carelli (V. fig. 7 di Appendice N).
Tenuto conto che lo sviluppo costiero netto dell'Isola è di circa 28 000 m, si vede come risultando 20 i posti di guardia, si ottiene:
28 000 m/20 = 1400 m,  il che pone un posto di guardia grosso modo ogni 1 400 m, ciò che corrisponde abbastanza bene alla minima delle distanze indicate come ottimali, dal Regolamento del 20 febbraio 1816, al capo 3°.
Se cinque erano i soldati assegnati a ciascun posto di sorveglianza, sarebbero stati così almeno 100 gli uomini simultaneamente schierati: ne discende che nei due turni di guardia di 24 ore, ben 200 persone vi fossero complessivamente destinate, facendo astrazione dai Distaccamenti di Salute. E’ evidente la necessità di ricorrere alla locale popolazione maschile, in età fra 1 28 ed i 60 anni, per provvedervi.
Altre notizie, con particolare riguardo al secolo XIX
Le notizie che sono di seguito riportate sono tratte da [124] e [228], e ordinate, per quanto possibile, cronologicamente, tenuto però conto delle difficoltà conseguenti alla necessità di non frammentare troppo il discorso.
Le note dei testi originali, essenzialmente volte a fornire i soli riferimenti documentari, sono qui trascurate: per un eventuale riscontro si rimanda ad essi.
1532 -1631
[228] p. 52 - 53:… Coloro che diedero maggiore impulso alle attività di fortificazione furono don Pedro de Toledo (Vicerè dal 1532 al 1553)…, devoto di Carlo V che lo teneva in massima considerazione, e don Ferdinando Afan de Ribera, duca d'Alcalà (Vicerè dal 1629 al 1631)….
Essi usarono ogni zelo per la realizzazione del programma prefissato sia per la città di Napoli, sia per i luoghi strategici del litorale. Impiantarono nuove torri o rafforzarono quelle già esistenti, ridotte in cattivo stato.
…..
Secondo il parere reale (Carlo V) si esortava a provvedere e a proteggere alcune fortezze ritenute "case semplici", ma di una certa importanza e si raccomandò a don Pedro de Toledo di fornire al marchese di Polignano il cannone da lui richiesto per il castello di Mola e al marchese del Vasto i 3000 o 4000 ducati occorrenti per terminare la fortificazione di Ischia.

[228] p. 59:…Alla morte di Don Pedro de Toledo fu ordinato al cardinale, Pedro Pacheco, marchese di Villena (Vicerè dal 1553 al 1555)…di assumere il governo vicereale di Napoli. Il cardinale risiedeva a Roma…
16 - 24 Settembre 1640
[228] p. 25:… Riferisce il P. Fra Giustino da Napoli sacerdote cappuccino, come Domenica la sera 16 di settembre 1640, essendone andati quattro frati sopra il Monte del nostro luogo di Puzzolo dove sta la Croce, che referisce alla solfatara, et essendovi ivi gionti, Fra Costantino da Procida, il quale era uno d'essi scoverse l'Armata Reale Francese vicino Gaeta. La mattina del lunedì seguente di nuovo salirno in detto luogo, e viddero detta Armata vicino Isca, et così tutti atterriti se ne calorno a basso, nel quale giorno alle 23 hore incominciò una burrasca de mare molto terribile, e durò lo scirocco sino al sabbato seguente et in questo mentre la Domenica a sera, il lunedì a sera, et il martedì a sera ad un hora di notte fece segno di fuoco la montagna d'Isca, la qual montagna non fa mai tal segno, si non vede Armata de inimici.
La Domenica seguente, 23 di settembre di nuovo ritornò a far fuoco detta montagna più gagliardo dell'altre volte, et li frati non vedevano niente, il lunedì 24 a 18 hore li frati scoversero detta Armata fuor Isca al dritto di Puzzoli, e la stettero osservando da tre hore in circa et sempre vedevano, che tirava alla volta di Puzzolo, et perché la detta Città non si moveva a cosa nissuna, perché non se n'era accorta, per il Padre Fra Basilio da Napoli Guardiano a 21 hore mandò il detto Padre Giustino, e Fra Costantino alla Città ad havisar il S. Maestro di Campo, come l'Armata Reale Francese stava da 15 miglia lontana da Puzzolo, li quali Puzzolani se ne stavano buona fido spensierati
È notevole l'accenno all'importanza delle segnalazioni dell'Epomeo.
Anno 1706
[228] p. 32…33 - (Da ASN, Carte Montemar, vol. 73, per l'anno 1706):… 5. Scauli [Scauri] è un luogo piccolo quasi in rovina, che ha pochissimi abitanti, distante 12 miglia da Gaeta venendo al Garigliano, dal quale non è molto lontano; vi è buon fondo per imbarcazioni, un ruscello molto abbondante di acqua buona, che fa andare alcuni mulini dove quasi tutti gli abitanti dell'isola di Procida e d'Ischia vanno a macinare il loro grano, e ha una montagnola nella marina con alcune torri che facilmente potrebbe servire al nemico fortificandole.
……
8. Le isole di Procida e Ischia sarebbero di grandissima convenienza al nemico, tanto per il loro buon fondo o riparo per le navi, a ridosso di esse, come per la grande quantità di vini, che continuamente vi si trovano, e sarebbero un luogo ammirabile per ospedali.
Sembra strano, avendo trovato per l'Isola l'indicazione di almeno 3 mulini - i due di Ischia e quello di Forio – che vi fosse necessità di andare a Scauri per macinare.
1700 - 1778
[124] p. 85:….  Agli inizi del '700 Barano pagava 20 carlini al mese a «quello che tiene il registro o Rollo» per le guardie notturne. Il cordone era un servizio straordinario per le circostanze come peste, ricerca di evasi, eccetera. E negli Anni Settanta 1'Università pagava ducati 6,64 per ripartimento della Torre di S. Angelo altri ducati per la revisione della stessa, altri ancora per la «casa» della Squadra di Campagna e per la stessa Squadra.
Le armi erano custodite da persona addetta, che in Barano fu per lungo tempo il Cancelliere dell'Università Vincenzo Buono….
 Le garitte e Pasquale Balestriere
Nella seconda metà del '700 Barano contava ben sette garitte, o posti di guardia, per 1'osservazione dei mari.  Cavallaro era detta la persona che portava il pasto alle guardie dislocate nelle varie garitte, servizio espletato nel 1778 da Crescenzo Di Meglio di Nitto per sei ducati mensili. Crescenzo trovò molto duro il  compito,   perché  le   «galitte»   si   trovavano  in   luoghi   distanti  e  montagnosi.  L'Amministrazione gli diede un collega nella persona di Antonio Di Scala perché disinpegnassero il compito una settimana ciascuno, dividendosi i sei ducati mensili.
Le garitte erano sette, di cui una a S. Pancrazio. In quell'anno il rollista delle guardie di mare era Pasquale Balestriero, con l'obbligo di situare le guardie straordinarie per tutta la marina del Casale. Assunto per l'anno '78-79 verso lo scadere dell'incarico chiese direttamente al Soprintendente una gratifica sperando di aggirare l'ostacolo degli Amministratori locali. Purtroppo il Soprintendente Vargas rimise la domanda all'Amministrazione, che conoscendo bene il Balestriero, restò sorpresa. È vero che riceveva quattro ducati, ma ne aveva ricevuto altrettanti di straordinario. Evidentemente il Balestriero apparteneva a quel genere di persone che mostrava solo gli atti ufficiali, celando i lauti guadagni che gli provenivano dal « rimutare le persone che dovevano andare in quel tempo » e che aveva profittato di « molto denaro ogni giorno per tutto il tempo che durarono le guardie del passato cordone, con continue lagnanze del pubblico »…. II favoritismo a scopo di lucro in certi dipendenti di Amministrazioni non risulta a ben vedere, un'invenzione moderna. Ma la lezione non consiste tanto nel mostrare le debolezze umane individuali, che sempre affliggeranno l'umanità quanto nel far constatare come l'integra Amministrazione baranese, che pur chiudeva un occhio su certe marachelle di Pasquale Balestrero, sapesse anche stroncare con coraggio l'immoderata sete di denaro, proveniente da non puliti canali.
1706
[228] p. 409:…Nel 1706 con una relazione di 16 paragrafi (ASN Archivio Borbone, Carte Montemar, vol. 73, fol.3)….Si osservava che le isole di Procida e Ischia sarebbero state di grande utilità al nemico per il riparo delle navi a causa del fondale….
Giugno 1707
[228] p. 35:…(SNSP, T. Carafa, Memorie, ms. X-B-61) verso la fine di giugno 1707.
Si riporta la descrizione di Tiberio Carafa della resa delle fortezze d'Ischia e di Baia e quella del cappuccino fra Emanuele da Napoli sulla conquista del Regno.
In tal mentre gli austriaci pur anco s'impadronirono del castello d'Ischia e di quello di Baia, posti l'uno e l'altro importanti. La fortezza d'Ischia fu sorpresa e sforzata da una compagnia di fanti tedeschi guidata ed assistita da gentiluomini di quell'isola stessa, i quali da prima sollevati ed incoraggiati da Giacomo di Liguoro nobile napoletano, ed indi bene armati d'armi corte vi s'introdussero senza sospetto, quindi assicurarsi clandestinamente delle porte vi sopraggiunsero opportunamente i Tedeschi e ratto s'impadronirono del castello; onde la guarnigione si diede sotto la loro potestà.
 [228] p. 56, Nota 15: Università va intesa come associazione di persone aventi una personalità propria, distinta da quella dei loro membri e un patrimonio proprio distinto da quello degli individui. Secondo i Romani comprendono: Stato (res publica, populus), Comuni (civitates, colonia, municipio) e certe divisioni territoriali minori (pagi, vici).
1754
[228] p. 563:… Nel 1754, governatore del castello d'Ischia fu un certo don Gironimo d'Affìtto….
25 marzo 1789
Si ricorda la ricognizione effettuata in questa data ([212] p. 248), - di cui alla Appendice N - a seguito dell’istituzione del Corpo degli artiglieri litorali, che trovò nell’isola d’Ischia 36 bocche da fuoco.
Non può non rilevarsi il contrasto complessivo fra le date riguardanti questo corpo riscontrate nei Riferimenti citati, evidente anche nel brano successivo, con un verso l’anno 1792 in opposizione alla data del 25 marzo 1789.
1792
[228] p. 541-42:…Verso l'anno 1792, il Governo borbonico a protezione delle navi da guerra, realizzò un nuovo sistema per l'armamento delle coste…per questo importante servizio venne istituito il "Corpo di artiglieri Litorali"….Questi furono sottoposti ad una periodica istruzione, sia per l'uso dei pezzi, sia per la custodia delle batterie….
anni 1800 - 1862
[124] pp. 89…91 - Il posto di guardia e gli « ascritti marittimi »
     Agli inizi dell'800 si comincia a trovare il posto di guardia, luogo dove la guardia passava le ore di lavoro, e nel '22 Barano lo dota di due scanni e di un tavolino. Tale occupazione veniva probabilmente esercitata a turno, perché il corpo di guardia risulta composto di 36 individui, dotati di fucili. Fanno pure apparizione i « presidi provinciali », alla cui formazione partecipavano giovani e uomini maturi….
     Ma quella che diventò di prammatica fu la leva marittima, in quanto gli ischitani erano stati esentati dalla leva di terra con dispaccio sovrano del 2-7-1819: esenzione talmente acquisita, che, quando nel '62 il Governo pretese anche la leva di terra, tutti i Comuni si accordarono per un legale che facesse valere i loro diritti …
     Sembra di capire che, in previsione della nuova leva, gli « ascritti marittimi » venissero designati da apposita commissione, nella quale non dovevano mancare parroco e cancelliere. Pare che ai nuovi ascritti venisse consegnato un foglio, col quale potevano già esercitare il mestiere di mare, cioè pescare. A titolo di cronaca registriamo il particolare commovente, avvenuto il 30 maggio '49, allorché davanti alla commissione si presentò il quattordicenne Antonio Pisani, accompagnato dal padre, a chiedere il foglio di ricognizione « per esercitare il mestiere di mare ».
Durante l'occupazione francese
     In occasione della venuta dell'esercito francese nell'Isola, Barano dovette sopportare non piccolo peso. Il comando francese aveva posto quartiere a Testaccio che allora era Comune autonomo. Ma Barano doveva corrispondere otto ducati mensili e, insieme con Testaccio, contribuire al «letto». La popolazione venne tassata con grane due e mezzo su ogni rotolo di grano per gli affitti del Quartiere, per le truppe dimoranti e di passaggio, per case agli Ufficiali alloggianti in abitazioni singole, nonché per olio, legna, carboni, biancheria da tavola e da letto agli Ufficiali. I Decurioni, invitati a continuare, risposero che lo facevano «pro bono pacis». I fornai furono obbligati a versare le grane dispari «che restavano dall'ongiario». Infine, si dovette contribuire anche con personale avventizio.
     Ma il grave fu, quando, in quel periodo (forse venendo in aiuto agli Inglesi di Capri?), inaspettatamente si portarono a Barano due reggimenti di truppe siciliane con gli Ufficiali accompagnati dai rispettivi domestici e occuparono la casa comunale per alloggio. Il Cancelliere dovette sfrattare. Furono lacerate carte, registri dello stato civile, le lettere del Soprintendente, le leggi, e i «recivi» dei pagamenti dall'800 all'808, tutta carta considerata più utile a certe pulizie personali….
Dopo l'occupazione
     La normalità tornò soltanto nel 1811. La situazione rimaneva disastrosa: non esistevano monasteri soppressi, né case private in grado di accogliere militari (e in questo il paese fu fortunato); ma la popolazione in miseria; i benestanti, appena dieci; più fitta la nota dei facinorosi, dei ladri di campagna e dei vagabondi ….
     Testaccio nel '12 nominò le sue guardie: Giuseppe Di Scala e Crescenzo Jacono; pagava diciotto carlini a Giovanni Calosirto, capomastro della guardia situata a S. Pancrazio. Le due guardie erano solo di nome, perché soltanto nel '27 il piccolo Comune fu obbligato a tenere un Serviente e due guardie. Per più anni funzionò da Capo urbano Giuseppe Di Jorio, aiutato dal sottocapo Antonio Di Scala, sebbene tutto lascia credere che si tratti ancora di incarichi puramente formali, perché in definitiva Testaccio ebbe solo un Serviente ….
     Sull'Isola stanziava un'artiglieria litorale, comandata dal Sig. Benini, al quale Barano e Testaccio prestavano rispettivamente due e un solo artigliere. Nel '18 si formarono le compagnie provinciali: Barano inviò 48 individui. Nel '25 venne formata la compagnia di dotazione dell'Isola, al comando del colonnello Zanchi. Testaccio, presente il sindaco Antonio Di Scala, il parroco G.B. Napolione e il Cancelliere Giuseppe Di Jorio, il 21 luglio scelse gli individui idonei: vennero distribuiti i cartellini a tutti e messi nell'urna. Il giovane Giuseppe Di Jorio chiese di estrarli; gli fu concesso: dall'urna uscirono i sette nominativi dei destinati alla compagnia.
 [124] p. 91- 92:…. Nel '27 venne chiesto di elevare a quattro le guardie comunali: non si sa se Testaccio abbia eseguito l'ordine, tuttavia le famiglie vennero divise in tre cIassi ognuna tassata in base al proprio censo. Tutto, però, lascia pensare che l'anno successivo sia stata nominata qualche guardia urbana. Di quali colori fossero dipinte le porte del posto di guardia civica, non sappiamo; ci consta solo che '49 venne ordine di dipingerle d'un sol colore….
  La guardia nazionale
      Questo corpo fu istituito nel 1848. Ischia usò come posto di guardia un magazzino a Terrazappata, fino ad allora « fondaco di pannini »… (10). Tanto per Barano, quanto per Testaccio l'istituzione rappresentò vera iattura. Sindaco e Decurioni dovevano formare le liste, ma i fondi dovevano uscire dalle casse comunali. Si fece sapere che i cittadini difettavano della benché minima preparazione; sconosciuto il modo di acquistare le armi (che poi furono prelevate da Napoli). Fatte le liste, molti reclamavano l'impossibilità di procacciarsi il vestito.
     Pur tra tante difficoltà, l'11 aprile la Guardia Nazionale fu pronta con Ufficiali e sotto. Il Sig. Michele Di Meglio, Capitano. Egli come primo atto intese rendere sul posto di guardia con spese anche inutili: attintatura rappezzi al pavimento di lapillo battuto, una rastrelliera per contenere i fucili, un terzo letto, un fanale per uso della pattuglia, un tavolino, un «focone di legno di pioppo» al di fuori, uno stemma di legno con leggenda, quattro sedie.  Tutto lascia supporre che tale istituzione rappresentasse una specie di piccolo esercito comunale pronto a qualsiasi evenienza. Le guardie a Barano superavano inizialmente le 150 unità, in seguito ridotte.
     Il già misero bilancio comunale ne risentì moltissimo e divenne preoccupante, quando fu inserita anche la spesa per i1 battaglione mandamentale, della stessa Guardia Nazionale, istituzione superflua, come si rilevava, inutile lo stesso Aiutante maggiore Salvatore Garofalo. Le proteste dovettero piovere da molti Comuni. Barano fece sua la proposta del Consigliere Di Costanzo: negare ogni spese al battaglione e far voti per scioglierlo, cosa che avvenne con la Legge 26-11-'74. Sembra che Testaccio abbia tenuto la Guardia Nazionale col posto di guardia del '60….
…….
A Testaccio nei '52 si trova il « rinnovo del personale dei Guardamari pel biennio '52-54 », una lista di dodici persone, forse per la vigilanza dei Maronti …
La svolta del '53
     Nel maggio del '53 il Comandante maggiore dell'Isola intese riorganizzare il Corpo di Guardia Urbana nei due Comuni. In Testaccio esisteva già una lista di 42 soggetti, fatta dal Generale Stratella nel '49: si trattò di rimpiazzare alcuni individui. A Barano i turni di guardia erano sei al giorno e il Comandante li portò a dieci.
     Purtroppo nel '60 il corpo si sciolse per un ritorno alla Guardia Nazionale, Testaccio con 36 e Barano con 60 persone. ……A Barano il capitano della nuova Guardia Nazionale fu il Sig. Angelo Migliaccio, quello che, come s'è visto, poco dopo fu esonerato per andare a reggere l'amministrazione baranese ….

 [228] p. 562-564:…Nel 1818, notizie non chiare per il Castello d'Ischia, per quanto concerne il personale militare; si riportano solo quelle per l'armamento, con altre indicazioni, anche circa il trasferimento di bocche da fuoco da Forio a al Castello.
Castello dell'Isola d'Ischia
    Due cannoni da 50 libbre di palla n°2
    Una colubrina da 36 n°1
    Una mezza colubrina bastarda da 18 n°1
    Due mezze colubrine da 12 n°2
    Due mezzi sacri da 5 n°2
    Due mezzi sacri da 4,1/2 n°2
    Due falconetti da 1 n°2
                                                            ________________
n°12
     Alla fine del XVII secolo il castello d'Ischia di proprietà del marchese di Pescara, benché non fosse più indispensabile per la difesa del porto, era ritenuto necessario per la protezione della numerosa popolazione locale. Pertanto fu trasferita in questo castello l'artiglieria esistente a Forio d'Ischia (Spagna AGS, Estado, fasc. 6114- N.B.: fotocopia dell'originale dovrebbe essere stato donata dall'A. all'ASN).
1818
[228] p. 564:… Nel 1818, il Consiglio delle Fortificazioni stabilì che poiché per l'isola costituiva, in varie circostanze, un rifugio sicuro per la guarnigione, ritenne che bisognava dare maggiore efficacia alle batterie esistenti per la difesa del molo. Bisognava inoltre ricostruire le due batterie smantellate dagli inglesi una nel "luogo detto del Lacco e l'altra a Forio" in modo da assicurare alle "Barche di Commercio nel perimetro dell'Isola " un punto di sicurezza ove ricoverarsi nel caso che fossero state attaccate dal nemico…
Si è già riportata questa indicazione da [212] p.284 (v. Appendice N), dove però una località è Lauro e non Lacco, con ipotesi di un possibile errore di trascrizione.

Appunti su Torrieri, Invalidi, sergenti e soldati
Come è noto, la parte storica vera e propria, e le persone implicate, non sono ai primi posti in questa ricerca, volta principalmente ai manufatti: pertanto questi appunti servono solo a fornire supporto a possibili agganci indiretti, sul tema principale.
Occorre ricordare come qualche A. indichi, nei documenti di carattere retributivo, legati alle persone, i soli riferimenti certi, per la datazione dei manufatti di cui si tratta. Nell'Isola d'Ischia, dato il carattere prevalente dell'iniziativa privata sulla pubblica, la carenza degli Archivi locali, poco è possibile annotare, e limitatamente a pochi manufatti, essenzialmente le tre Torri regie: la Torre di Montevico, quella di Zale, e quella di S. Angelo.
Riportiamo di seguito ciò che abbiamo sinora raccolto, con riserva di implementarlo in itinere.
Torre di Montevico
[200] p.125: anno 1658, torriere Pasquale Minico.
[124] p. 83: anno 1795, capo torriere Vincenzo Monti.
Torre di Zale
[228] p. 142…146: il 31/10/1774, sergenti Alessandro Pellegrino, Francesco Moretti, Pietro La Furia, Girolamo Caprafica.
[124] p. 83: anno 1795, capo sergente Ambrogio Arcamone.
Torre di S. Angelo
[128] p.83: inizi del '700, torriere Aniello Jacono di Guàtera.
[228] pp. 142..146: al 31/10/1774, sergente Giuseppe Cappellano; soldati Lorenzo de Luca, Pasquale Conti, Andrea Esposito.
Forio
[228] pp.142…146: 31/10…30/11/1771, soldato (inutile) Cristofaro Palazzo.

Conclusioni
Come si evince da quanto precede, pochi nel complesso i contributi raccolti da questo, per altro notevole, libro, che consente alcuni controlli incrociati, e presenta qualche novità per la particolarità delle fonti consultate. Quanto si è potuto raccogliere, serve più che altro come appunti per il futuro.
Nascita, composizione e destinazione del Battaglione degli Invalidi, e quindi della particolare figura di soldato indicata con quel nome, risultano meglio documentati.
Anche del Cordone sanitario, con un insperato contributo conoscitivo su posti notevoli di vigilanza e controllo, è meglio inquadrato, ma ciò che ci i riproponeva, come apporto indiretto è comunque notevole.
Il confronto e l'integrazione di varie fonti si è reso necessario per ordinare il materiale raccolto, tenuto conto del cammino già percorso, e per predisporre ogni ulteriore indagine: comunque, occorre sottolineare che molte delle finestre aperte in passato restano ancora in quella condizione.
Napoli, 10 Aprile 2003

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