Appendice N - Fortini e Batterie

 

Premessa

Riferimenti a manufatti come Fortini e Batterie, appaiono con una certa frequenza in documenti, libri e carte che datano dai primi anni del 1800, o che trattano avvenimenti a partire dall'inizio di quel secolo.
Anche se il primo decennio del 1800 è denso di avvenimenti e fatti d'arme, relativi al contrasto armato fra francesi ed anglo-borbonici, sembra inaccettabile una improvvisa comparsa di questa articolazione in un elaborato dispositivo difensivo.
Certo, non con la meticolosità con la quale il generale Partennau o Portounneaux, come si trova in [212], vi si dedicò, ma una sia pur parziale preesistenza doveva esservi. Aggettivi distintivi, come antico contrapposto a vecchio, sui quali ci si è già soffermati in passato, fanno molto pensare.
Il brano seguente sembra molto preciso, per non esser assunto come indicativo dell'inizio di una fase che chiameremo seconda, come meglio risulterà in seguito; si legge dunque:

[212] p. 269:… il governo…il 3 maggio (1806?)…affidava al generale Portounneaux…..la rifortificazione delle isole di Capri, Procida ed Ischia…

Più o meno intorno a questa data si sono trovate indicazioni, e documentate descrizioni, di apprestamenti del tipo per le isole dell'Arcipelago Ponziano [12].
E' l'esplicito riferimento ad una rifortificazione, e non ad una fortificazione, che permette di proporre questa data come quella di inizio di una fase successiva ad una preesistente: detta prima la preesistente, la successiva diventa appunto una seconda fase.
Allo scopo di meglio inquadrare il complesso di queste opere difensive, si prospetta una distinzione temporale articolata sulle tre fasi seguenti:

Prima fase: fino al 1806;
Seconda fase: dal 1806 all'unificazione dell'Italia sotto i Savoia;
Terza Fase: da questa data ai giorni nostri, ed in ogni caso almeno all'immediato dopoguerra della 2a  GM.

La prima Fase è quella più incerta, e, fatto salvo per gli apprestamenti del Castello, poco o nulla di soddisfacente si è sinora trovato.
La seconda Fase è quella che vide la creazione, e molto probabilmente il ripristino, di numerosi punti difensivi attrezzati, presumibilmente basati su una o due, raramente di più, relativamente grosse bocche da fuoco.
La terza fase, infine, è quella moderna, che vede la progressiva dismissione delle opere superstiti, e nel periodo recente delle due guerre mondiali, la creazione di apprestamenti strutturati, fra i quali il complesso della Guardiola di Zale acquista particolare rilevanza.
Del complesso di queste opere, salvo ruderi non ancora individuati, sicure attuali presenze si hanno per le isole di Ponza, Vivara, Procida, Capri, con quest'ultima di cui si ha recente notizia stampa, ed in rete, della realizzazione di un percorso turistico di una parte almeno delle fortificazioni superstiti.

Le fonti
Le fonti sono quelle in epigrafe, ed elencate nei Riferimenti: se ci si limita ad una qualche testimonianza grafica, fra esse le [183], [184], acquistano particolare rilevanza per l'Isola d'Ischia. Dal punto di vista di un nome non legato alla sola toponomastica locale, è in [119] che si rinviene un'indicazione notevole, significativa probabilmente della rilevanza del manufatto, proposta anche nell'immagine della copertina.

Un tentativo di inquadramento generale
La proposta di un inquadramento generale, apparentemente solo di ordine temporale, verte sulla prospettata suddivisione in tre fasi, successive e distinte, delle motivazioni e della natura dei manufatti, cioè:
- prima fase: fino al 1806;
- seconda fase: dal 1806 all'unificazione dell'Italia sotto i Savoia;
- terza Fase: da questa data ai giorni nostri, ed in ogni caso almeno all'immediato dopoguerra della  2a GM;

i documenti disponibili, limitandosi ai principali, e non necessariamente specifici per l'analisi presente, sono così suddivisi per data:

Prima fase
documenti scritti, libri, documenti (1586 - 1796):  [41], [24], [135], [185], [75];
documenti iconografici, a partire dal 1758: [175];
documenti cartografici: secoli 16° e 17° [10].

Seconda fase
documenti scritti, libri, documenti (1796- 1843):  [12], [76], [77];
documenti iconografici: [12], [76], [215];
documenti cartografici: [183], [184], [221], [223].

Terza fase
documenti scritti, libri, documenti (1843 - 1945): [5], [5]*, [15], [51], [56], [57], [80], [103], [104], [105], [131], [212];
documenti iconografici: rete, [55], [92];
documenti cartografici: [42], [43].
si deve notare che la suddivisione è relativa in genere alla data di pubblicazione, spesso anche al periodo corrispondente. Trattandosi di materiale specificamente indicato per le tre fasi individuate, non si può che rilevare la scarsità dei riferimenti, di regola generici.

Documenti iconografici
Poiché è nelle scelte di base di questo Viaggio, definito ad occhi aperti, sin dalla prima delle attuali 16 Note, il documentare visivamente ciò che oggi ancora si rinviene dei manufatti complessivamente individuati e censiti, non può che rilevarsi che i documenti iconografici disponibili sono veramente pochi, e divisibili in tre filoni:
a - documenti cartografici dell'800;
b - incisioni e disegni dell'800;
c - fotografie e rilievi moderni.
Esaminiamo in dettaglio quanto alle lettere precedenti:

Documenti cartografici dell’800
I documenti disponibili per l'Isola d'Ischia, sono:
[184], [223]- Foglio 10 della famosa carta al 25 000 del Real Officio Topografico, basata sui rilievi del 1817-19, dal quale si ricavano, oltre ai nominativi già noti, gli schizzi sommari de:
- la Batteria della Chiaja abbandonata;
- la  Batteria di Citara abbandonata;
- Batteria diruta a P.ta del Pozzo;
- a P.ta S. Pietro, oltre all'indicazione di Batteria diruta, una non molto chiara indicazione grafica;
- una pianta non molto chiara dei ruderi della Torre di S. Angelo.
[183] carta all'80 000, del 1838, dalla quale si ricavano, oltre agli schizzi delle stesse batterie, sia pure con qualche non piccola differenza, il probabile, analogo, per la Batteria di P.ta S. PIETRO: è da precisare che, mentre in [184] figura chiaramente il solo nome di questa opera difensiva, nel documento grafico ora considerato, mentre il nome non risulta, vi è una notazione grafica, diversa da quella poco leggibile di [184], che sembra rifarsi ad una Batteria.
[119] carta del 1884 (Regolamento edilizio post-terremoto) per il Fortino Erupta, il Fortino di Forio.

Incisioni e disegni dell’800
Non espliciti i pochi documenti pittorici della zona di Lacco Ameno (v. Appendice 81 e 90, e qui fig. 2);
[179], [215]: le incisioni di Pasquale Mattej per l'isola di Ponza; altri documenti in [12];
[182] una litografia del 1844 di G. Carelli per la zona di Cartaromana;
[206] un disegno di Allers per Forio, che presenta un panorama del paese dalle spiagge  a settentrione di esso, che comprende forse la  zona del Fortino, o quella di Spinesante.
[76] La batteria bassa del Molo.

Fotografie e rilievi moderni
Salvo che per le fotografie ed i sommari rilievi per la zona della Guardiola di Zale, eseguiti nel 2002 da chi scrive, e sia pure indirettamente con una nota immagine in [55], i documenti fotografici moderni riguardano:
Fortini dell'Isola di Ponza;
Fortini/Batterie dell'isolotto di Vivara;
Fortini/Batterie dell'isola di Capri;
tutti rinvenuti in rete.
Parte di questi documenti è riprodotta nelle figure di questa Appendice.

Ciò che si rinviene oggi
Oggi, nell'Isola d'Ischia sembra non ritrovarsi nulla di tutto ciò che si è individuato nei documenti scritti e iconografici del passato. Qualche palla di cannone nel Museo di  S. Restituta (vetrina 46? [56], [164]), forse qualche pietra qua è là, che da sola non basta ad un riconoscimento diretto.
Partendo da Forio, e proseguendo in senso orario, si esegua ora, per sostanziare le precedenti affermazioni, un cammino lungo le coste dell'Isola:
- al Soccorso, la croce di piperno indica ancora il luogo ove il d'Ascia colloca, fino al 1810 almeno,  la batteria  di P.ta S. Francesco;
- del Fortino Erupia e della batteria dell'Ajemita o della Sciavica, il nome Fortino sopravvive ancora,  come si è visto in passato, in quello di un bar a mare, della zona, e di una vicina struttura turistica;
- le citate palle di cannone, nel museo di S. Restituta, e non altro, per tutta la zona del Lacco, fino a P.ta Pozzo;
- nulla, almeno di individuato, da quella punta, al Castiglione, fino a giungere a P.ta S. Pietro;
- giunti al Castello, si può osservare un ritrovo, ove era la Batteria bassa del Molo; più su, alla destra di chi si avvia al castello, la merlatura e le cannoniere di quella Alta, attualmente non comprese nei percorsi turistici;
- lo scoglio, ove, nella litografia di Gabriele Carelli [182],si ergeva una non esplicita costruzione fumante, almeno sino al 1844, davanti la Torre di Guevara, - sempre che la lettura della zona sia corretta -, sembra non conservare alcuna traccia dell'edificio e della sua ripida e lunga scala d'accesso (V. fig. 7);
- fra la Guardiola sudorientale e S. Angelo, non sembra sopravvivere neanche un toponimo che si riferisca a apprestamenti difensivi costieri, di ciò che doveva esservi stato, almeno nel primo decennio del 1800, ed ancora vivo nella memoria del d'Ascia e del Mirabella, per citare qualche nome;
- resterebbe da vedere se della Pietra del Fortino e della Batteria di Citara, sia rimasta qualche traccia.

Uno sguardo alle isole vicine
Le isole vicine, ad Ischia, sono notoriamente quelle di Procida e di Capri; congiunto alla prima da un ponte, l'isolotto di Vivara, ha già in passato avuto, in queste Note, un'attenzione particolare, per la certa presenza, e le notevoli immagini, di tre Fortini o Batterie, che si fanno risalire all'epoca napoleonica.
In questo paragrafo sono considerate le isole di Vivara, Procida, Capri, Ventotene, Ponza.

Vivara
In questo isolotto vennero costruiti tre manufatti difensivi, come indica il brano seguente, che rappresenta una sintesi della loro vita, probabilmente nell'arco degli anni che vanno dal 1806 circa, fino al 1860:

…Durante il periodo napoleonico vengono costruiti dai francesi tre fortini. L'isola viene ceduta come demanio al comune di Procida nel 1818 con l'uso civico di allignare. Nel 1822 l'isola è ancora disabitata se si esclude una coppia di soldati di guardia alle batterie, che vi rimarranno fino al 1860.

Non è per desiderio di completezza che si sono illustrate queste fortificazioni, ma per il ragionevole presupposto che esse possano servire come esempi di analoghi manufatti nell'Isola d'Ischia, per la quale i soli documenti visivi, specifici, sono quelli desunti dalle carte di inizio '800, e già mostrati nelle fig. 1, 3, 4, 6, di questa Appendice.
Indipendentemente dal fatto che questi fortini di Vivara vengano indirettamente datati a partire dall'anno 1806, essi, per le informazioni prevalentemente fotografiche, sono oggetto di presente e passata attenzione, come esempi di questo tipo di costruzione, e/o loro ricostruzione, nella già ricordata rifortificazione delle isole del Golfo di Napoli e Pontine.
L'ubicazione dei tre fortini, sulla base di piantine e mappe ed iconografie, è stata così, topograficamente individuata:
Settentrionale: all'estremo settentrionale dell'isolotto;
- Occidentale: ubicato probabilmente nei pressi di P.ta dell'Alaca;
- meridionale, o di P.ta Mezzogiorno: il più documentato dei tre manufatti.
Mentre un esame di carattere generale concluderà queste considerazioni, per il manufatto occidentale si leggono le eseguenti note:

è formato da due piccoli edifici e da un'esedra del periodo napoleonico. Il primo è costruito in pietra cementata, interrato, coperto a botte. Il secondo, formato da due ambienti con volte a botte, presenta varie feritoie a "baionetta" ed uno strano tetto a capanna in pietra.

Un testo, non ancora reperito, che potrebbe fornire qualche ulteriore elemento informativo, è:
Bernardini Fedeli - Considerazioni su due complessi architettonici dell'isola di Vivara, in "Vivara, oasi di protezione naturale", Napoli, Regione Campania, pp.153-182, (1981);
testo nel quale vi sarebbe: Approfondita illustrazione dei così detti "Cantinone" e "Fortino napoleonico" caratteristiche costruzioni presenti nell'isola.
A complicare questo sommario quadro, documentato quanto possibile, in [212] si trovano le indicazioni seguenti:
Batteria Capiteto
Batteria provvisoria
Batteria Ostro o Osto
Poiché il numero complessivo di manufatti è sempre di 3, i due nominativi di Capiteto e Ostro o Osto, dovrebbero corrispondere a due delle Batterie già individuate: allo stato, non riesce di indicare nulla di certo per Capiteto, mentre, poiché ostro, è vento del sud, questa potrebbe essere la Batteria di Punta Mezzogiorno…ma è solo un'ipotesi.
Poiché una delle mappe trovate (V. fig. 8) indica due soli manufatti, il settentrionale ed il meridionale, se si assume che a Ostro corrisponda Mezzogiorno, per esclusione al settentrionale dovrebbe corrispondere Capiteto: anche questa è un'ipotesi.
Si noti ancora che, sulle carte moderne, all'estremità settentrionale dell'isolotto si legge il toponimo Capitello; all'estremità orientale della parte disponibile del foglio 10 della carta del ROT si legge per la costa occidentale di Vivara: Pietra di Punta dell'Oro, molto prossima a P.ta dell'Alaca.
Sembrerebbe dunque, concludendo, che si presentino complessivamente queste alternative:
fortino settentrionale: Batteria Capiteto o Capitello;
fortino occidentale: Batteria provvisoria, o Batteria di P.ta dell'Oro; Batteria Ostro/Osto;
fortino meridionale: Batteria o Fortino di P.ta Mezzogiorno (trovato anche Mezzodì), Batteria Ostro/Osto;
è da notarsi che l'aggettivo provvisoria contrasta con le immagini disponibili, o, forse, con la loro interpretazione ed attribuzione.

Procida
Per questa isola, [208] indica oltre al Castello, per un evidente errore, già evidenziato nell'Appendice M, anche un manufatto alla Cornacchia. L'esame diretto, dal mare, indica una costruzione, Batteria/Fortino, a P.ta; la P.ta Solchiaro è evidentemente la P.ta Socciaro di [223], ove si individua anche uno schizzo della pianta trapezoidale della barbetta di questo manufatto.

Capri
Anche la semplice elencazione dei manufatti di questa isola, - che appare nell'esame preliminare di [208], con i soli 4 manufatti indicati nella tabella 2 dell'Appendice M, che indistinti come tipo, sono indicati con i nomi Damecuta, Migliera, Marzullo, Matromania - appare difficile.
I nominativi complessivamente trovati, sono:
Campetiello: altro nome del fortino di Mesola;
Cannone (del o di P.ta del): piccolo fortino, arroccato sulla roccia nei pressi della cala di Tombosiello
Damecuta: indicato anche come Torre;
Guardia: indicato anche come Torre di;
Marzullo: [208]; costa settentrionale; V. carta dell'Isola, del ROT.;
Mesola: altro nome del Campetiello. E' uno dei principali fortini di Anacapri e fa parte del sistema difensivo occidentale dell'isola. E' compreso tra il Fortino del Pino e quello di Orrico. Fu edificato nei primi dell'800 dagli Inglesi, ed espugnato dai Francesi nel 1808. Nelle sue murature sono state trovate pietre di tufo e lava simili a quelle usate dai romani;
Matromania: [208];
Migliera: [208];
Orrico: fortino tra la Grotta Azzurra e il Faro di Punta Carena; costruito dagli inglesi nel 1806 e ampliato dai francesi dopo la presa di Capri nel 1808. Per alcuni il nome trae origine da una famiglia di Amalfi, per altri dalla presenza di numerose piante officinali, altri ancora lo vogliono derivante da greco "orica", secondo la leggenda, infatti, gli abitanti greci dell'isola sbarcarono qui provenienti dall'Epiro. E' da qui che prima gli aragonesi, poi gli inglesi, quindi i francesi, attaccarono e conquistarono l'isola
Pino: Fortino di Pino, o del P., ed anche di Pirro, ad Anacapri, sulla costa occidentale che separa Cala di Mezzo dalla Cala Tombosiello o dei Serpenti, presumibilmente costruito su preesistenti fortificazioni medioevali, che come tutti gli altri presenta una spessa muratura a secco, oggi completamente restaurata, arcuata verso il mare. Vi è anche una cisterna sotterranea per la raccolta dell'acqua piovana.
A queste informazioni vanno aggiunte quelle desunte da [77], che mostrano un quadro sensibilmente diverso: la tabella relativa è riportata di seguito.
Per Capri, l'esame congiunto della carta di fig. 20, della successiva tabella (elaborata sulla base di [77]), di [208]e [212], fornisce il seguente elenco nominativo alfabetico di opere difensive, tabellato per fornire un quadro complessivo volto a facilitare i riscontri.
Come si vedrà, un elenco numeroso, di cui già la carta del 1818, riprodotta in fig. 20, fornisce solo pochi riscontri: la discrepanza è da addebitarsi alla provvisorietà di alcuni apprestamenti che, finita l'emergenza, hanno cessato di esistere, per la semplice rimozione delle bocche da fuoco, la cui presenza è spesso documentata in [77].

Ventotene
Le poche notizie sugli apprestamenti difensivi di quest'isola, alla data del 18 aprile 1808, sono in passato stati desunti da [12], p.314, individuando, solo numericamente, 5 batterie ed una Torre, ritenuta di solo rifugio.
A queste opere difensive erano assegnati 6 pezzi da 18 e 6 da 6, con 150 uomini di guarnigione.

Ponza
Degli apprestamenti difensivi di quest'isola, ancora presenti nel 1847, si ha anche una delle poche documentazioni visive, grazie alle incisioni di Pasquale Mattej [179], [215], Le figure 15…18, di questa Appendice, riproducono le incisioni del pittore formiano, mentre da [12] sono tratti gli elementi per quelle 21 e 22. La situazione generale degli apprestamenti difensivi di quest'isola, nel decennio 1806-15, è ben documentata in [12].

Un cenno all’armamento
Si sa quanto siano scarse le informazioni su questo specifico argomento: la consultazione di [212] consente qualche lieve miglioramento globale, ed in qualche modo specifico, della situazione, come mostrano i seguenti appunti da questa fonte.

[212] p.45: (indirizzata al Vicerè): "Lista de le città et terre demaniale del regno de Napoli, le quali tennero fortallezza et sono de importantia al stato videlicet…
In terra de Lavoro….Iscla.

[212] p.160: una indicazione di nomi e di caratteristiche.

[212] p.164: qualche altra informazioni su cannoni.

[212] p. 172: distinzione fra caditoia e troniera in base alla funzione: vi si ritiene che, essendo divenuta obsoleta la difesa piombante, la vecchia denominazione non debba essere più usata. Questo Autore, per tutte le Torri viceregnali, parla sempre e solo di troniere.

p.179- 3°)Torri a tre troniere: è la categoria di gran lunga maggioritaria…andando dagli scarsi 10 m per lato di base delle piccole agli oltre 16 m delle grandi…

p. 229- artiglierie del XVIII secolo…si diede la preferenza al calibro di 24 libbre…

p. 248: Costituzione del nuovo Corpo degli Artiglieri Litorali, ricognizione dell'esistente (ordinanza del 25/3/1789)
Nelle Batterie…(di cannoni) se ne ritrovano di già del Numero che Noi determiniamo
….
Nell'Isola di Ischia…..  36
Capri                         24
Ponza                        32
Ventotene                  32

Come si vede, ad Ischia vi era un numero di bocche da fuoco, complessivo, particolarmente basso, specie se raffrontato con quelli di isole di minore grandezza, ed in specie  Ventotene.

p. 269:…il governo…il 3 maggio (1806?)…affidava al generale Portounneaux…..la rifortificazione delle isole di Capri, Procida ed Ischia…

Mentre non mi è ancora riuscito di chiarire la situazione dopo questa rifortificazione, nel 1815 circa, dopo i noti avvenimenti, lo stato delle Batterie sarebbe quello seguente:
[212] p. 284 - Ischia, Batterie esistenti:
A = 1  da conservarsi
B = 0  da sopprimersi
C = 2  da costruirsi
…. A Vivara vi sono tre batterie…sarebbero da disarmarsi…
Mentre a Vivara le 3 batterie sarebbero dunque ancora in armamento, per Ischia si indica un solo apprestamento attivo del tipo, - la Batteria del Molo del Castello -, in condizione di essere conservato, mentre per altri 2 si propone la costruzione, nel luogo detto del Lauro e l'altra a Foria, come si legge nel brano seguente:

Osservazioni
Potendo servire per luogo di ritirata alla guarnigione nelle varie circostanze, in cui si potrà ritrovare l'Isola, e difendendo il Molo, sarebbe com'è da tenersi armato, e siccome le Barche del Commercio nel perimetro dell'Isola non avrebbero alcun punto da ricoverarsi, nel caso che fossero inseguite da legno nemico, così si dovrebbero formare due Batterie, una nel luogo detto del Lauro, e l'altro a Foria mentre le batterie esistenti furono dagli inglesi smantellate.

Nel dicembre del 1866, la situazione dei Fortini e Batterie di Ischia, è indicata a p. 334 di [212], con un numero di manufatti e nominativi corrispondenti, in netto contrasto con l'apprezzamento della situazione, e relative proposte, di circa 50 anni prima.
[212] p. 334 - (decreto 30 dicembre 1866): Situazione fortini e batterie.

Per Ischia:
Batteria della polveriera saracena;
Batteria Maccherone
Batteria alta del Molo
Batteria bassa del Molo
Torre Santa Restituta
Soccorso
Pozzillo
Citara
Fra le opere da cessare dall'esser considerate opere di fortificazione in forza del R. decreto del 30 dicembre 1866 nel Litorale Napolitano.

Per Vivara:
Batteria Capiteto
Batteria provvisoria
Batteria Ostro o Osto

L'insieme di queste ultime informazioni, per Ischia, suscita qualche perplessità:
- la Batteria Maccherone e quella della Polveriera saracena hanno nominativi non reperiti in altro documento: se il secondo è così generico da adattarsi a qualsiasi manufatto, il primo sarebbe, con l'Erupta, un caso di nome specifico, distinto dal toponimo della località;
- al Castello, sono considerate ancora entrambe le batterie, la alta, e la bassa del molo;
- incerta è anche la situazione nei pressi della Torre di S. Restituta: la Batteria citata potrebbe essere quella delle Stufe d'Arena, che però risulta già diruta nei rilievi del ROT del 1817-19;
- per quanto riguarda poi quella del Soccorso, il d'Ascia ne ha già segnalato la scomparsa 57 anni prima della pubblicazione della sua Storia;
- al Pozzillo - che è subito ad oriente della P.ta del Pozzo - ed a Citara, sono ancora considerate le batterie da tempo dirute  e/o abbandonate.

Esempi notevoli [12]
Oltre alle iconografie già indicate, per il solo decennio 1806-1815, in [12] si ritrovano circostanziati esempi, sia grafici, sia costruttivi, nelle descrizioni e disegni del tenente Afan De Rivera. Questi esempi possono, come si è già sostenuto in passato, essere utilizzati per farsi un'idea di come fossero realizzati gli apprestamenti difensivi del genere Fortini/Batterie: materiali, dimensioni, scelta dei luoghi, sistemazioni e polveriere, abitabilità, armamento, vi si trovano indicati. Anche un cenno costruttivo, già segnalato in passato, viene fornito per le caselle o garitte.
Queste esemplificazioni sono relative a costruzioni, sistemazioni difensive, delle isole pontine, e molto meno dettagliate per l'isola di Capri, isole che sono le vere protagoniste del lavoro del generale Broccoli [12]: per Ischia, invece, poche notizie, di avvenimenti già noti, e la conferma di un'integrazione, sia pure a carattere di provvedimento locale, fra apprestamenti a terra e la Marina militare, con l'impiego di lancioni armati; un concorso in verità ben inferiore a quello, da sempre auspicato, di un vero e proprio pattugliamento marino con grandi navi della marina militare, e sempre rifiutato per gli elevati oneri corrispondenti.
I documenti cui si fa riferimento sono i seguenti:
- [12] p. 300: Appendice 8: memoria sulla difesa di Ponza, di Afan De Rivera, datato 14 marzo 1808;
- [12] p. 306: Appendice 9: Progetto della Batteria della Ravia, di Afan De Rivera, senza data e con riferimento a documento del 13 febbraio 1808;
- [12] p. 309: Appendice 10: Progetto del ridotto del fieno, di Afan De Rivera, senza indicazione di data;
- [12] p. 311: Appendice 11: Lavori della batteria di Leopoldo ed altri, di Afan De Rivera, senza data e con riferimento a documento del 13 febbraio 1808;
- [12] p. 314: Appendice 12: Memoria sull'isola di Ventotene, di Afan De Rivera, del 12 aprile 1808.

Conclusioni
Molti elementi conoscitivi sui Fortini e Batterie dell'Isola, sono stati raccolti ed ordinati; molti però sono i riferimenti indiretti, acquisiti dal materiale rinvenuto per altre isole del Golfo, e pontine.
Il rilievo della scarsità di notizie sui manufatti del tipo per Iscjia, se confrontato con quello relativamente abbondante per le altre isole considerate, può non esser così sorprendente, o sconfortante, - a seconda delle disposizioni d'animo di chi si interroga a questo riguardo -, se si propone, ad una maggiore riflessione, un interrogativo spontaneo: potrebbe il tutto giustificarsi con l'ipotesi che l'Isola d'Ischia possedesse già dei manufatti, ben strutturati e numerosi, nei punti adatti ad una difesa del territorio dagli sbarchi e le insidie dal lato mare, adeguatamente integrata?
Sulla base di queste considerazioni, la rifortificazione per Ischia si sarebbe risolta più nel nuovo armamento, in senso estensivo, dei manufatti già esistenti, piuttosto che nella creazione di apprestamenti ex novo: il frequente uso di aggettivi come antico/a, apparentemente usati senza una meditata scelta, potrebbe così trovare una diversa giustificazione.
E' dunque la prima fase, come definita in apertura di questa Appendice, che risulta non essere sufficientemente documentata, forse perché il cambiamento dell'offesa, da barbaresca a militare vera e propria, ha dato una nuova veste a questa articolazione difensiva, con un protagonismo degno di una specifica attenzione.
Questa ipotesi va comunque sostenuta da una prosecuzione dell'indagine, anche se difficile e paziente, ma, si sa, la speranza è l'ultima a morire.

Napoli, 1 febbraio 2003.

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