Appendice E - Su un quadro di E. Haeckel


In [122], fra i documenti relativi alla Torre Quattrocchi, vi è la riproduzione di un quadro la cui didascalia recita:
Panorama di Forio. Ernst Haeckel, Jena, Archivio di E. Haeckel.
Si ricordi che un’altra didascalia, relativa al noto quadro di Philip Hackert, tanto mi ha fatto soffrire, ed è quindi con una certa riserva che mi sono accinto a cercare di mettere a fuoco questo dipinto.
E’ da rilevarsi, innanzi tutto, la somiglianza-assonanza fra i due cognomi.
Il noto Ernst Haeckel, legato anch’egli a Goethe, ed a Jena, è un naturalista non un pittore, nonostante la sua notevole produzione nell’ultimo settore.
La ricerca si è articolata, come il solito, interrogando la rete, il materiale già disponibile, e cercando di reperire nuove fonti cartacee.

Ricerche in rete
alla rete si traggono in merito le notizie raccolte, senza alcun intervento, nel file: Ernst Haeckel.doc: anche dal loro complesso risulta che Haeckel (1834-1919), nel 1862, secondo altri nel 1865, è già professore di anatomia comparata a Jena; il suo nome si trova spesso associato a quello di Goethe, ed in ciò si avvicinerebbe ancor più, nella sostanza, e non solo nelle assonanze, al citato Haeckert.
Consultando vari documenti in rete, si legge ancora:
Ernst Heinrich Philipp August Haeckel (Zoologe, Naturphilosoph) geboren: 16.02.1834 (Potsdam) gestorben: 09.08.1919 (Jena); cioè: nato a Potsdam, il 16 febbraio 1834; morto a Jena, il 9 agosto 1919.
È certo che, per i suoi studi, eseguì almeno un trip to the Mediterranea, nel corso del quale potrebbe aver visitato Forio ed eseguito il quadro di cui si tratta (V.fig.5).
La Torre Quattrocchi, come pure il Torrione, figurano nel quadro in oggetto; vi compare anche qualcosa che molto assomiglia ad una torre quadrata, in una posizione che pare corrispondere a quella attuale di un ristorantino alla discesa di Scaro, un tempo noto col nome di Saturnino ; nella prospettiva molto compressa e distorta, la chiesa del Soccorso compare con il barbacane del lato destro della facciata, ma ancora con la cupola, onde il quadro deve datarsi a prima del 1883.
Proprio la considerazione che la parte occidentale della marina di Forio appare in una prospettiva falsata, - probabilmente dovuta alla necessità di racchiudere in una sola sintesi ciò che il foglietto del blocchetto di appunti, o la pagina dell’album, non riusciva a contenere – potrebbe anche collocare quel qualcosa più ad occidente, nella posizione occupata da quella che è stata provvisoriamente battezzata come Torre della Spiaggia: se ciò fosse vero, sarebbe questa la prima conferma dell’esistenza di questo manufatto già nel 1859, in uno stato che appare non proprio ottimale, e tale da spostarne la data di edificazione più addietro nel tempo. Altri elementi paiono però contraddire questa ipotesi.
Il lanternino di S. Gaetano appare molto alto, e simile a quello disegnato dal Mattej nel 1847, [15] p. 153.
Le altre chiese, che vi compaiono, sono da interpretare, e forse da mettersi in relazione alla chiesa di S. Rocco, alla marina, già rudere nel 1867 ([5]* p.368), ed a quella di S. Sebastiano alle Pezze (Cava delle Pezze) crollata nel terremoto del 1883 ([37], [131]).
Le guglie, che svettano nello sfondo, non sembrano, a prima vista, potersi correlare alla chiesa di S.Maria di Loreto, il cui campanile, lato destro guardando la facciata, crollò nello stesso sisma [131], ma poiché il quadro pare essere, nel complesso, almeno sotto l’aspetto dimensionale, più una composizione che non una raffigurazione puntuale della realtà, tutto sembra possibile.
Il campanile che si trova sulla sinistra, immediatamente vicino la cupola della chiesa a pianta centrale (v. nota precedente), potrebbe essere quello della chiesa di S. Sebastiano alle Pezze, che ne era dotata (V. [5]* pp. 371-372), e del quale, forse, un frammento è ravvisabile nel moncone verticale che si vede alla sinistra della facciata dell’edificio.
La fotocopia del quadro, di cui disponevo inizialmente, è molto scura, ma sono riuscito ad ottenerne una migliore successivamente da [158]: per ora non resta che da approfondire la conoscenza di questo complesso personaggio, che si trova citato anche in relazione a Darwin, Spencer, e correlato anche al nazismo per le sue idee sull’evoluzione della specie.
Di lui scrive l’Enciclopedia Rizzoli-Larousse:

Haeckel (Ernst), naturalista tedesco
(Potsdam 1834 - Jena 1919). Allievo di Gegenbaur, insegnò zoologia all'università di Jena (1865). Conosciuto Darwin l'anno successivo, divenne uno dei più accesi sostenitori della sua teoria, che sviluppò e mise in   relazione con l'embriologia. Con la formulazione (1866) della « legge biogenetica* fondamentale» ebbe inoltre il grande merito di   far partecipe l'embriologia degli influssi innovatori dell'evoluzionismo. In particolare si   dedicò allo studio dell'embriologia degli organismi inferiori (protozoi, spugne, celenterati, ecc.) comparata a quella degli organismi superiori; tale studio lo portò all'enunciazione della famosa « teoria della gastrea*»   che informò le ricerche embriologiche per circa mezzo secolo. Haeckel compì numerosi viaggi, che gli permisero di conoscere tutte le faune marine del globo. Lasciò un gran numero di memorie e di opere, fra cui:
 Morfologia generale degli organismi (1866).
  Storia della creazione degli esseri organizzati secondo le leggi naturali.
 Antropogenia   o Storia dell'evoluzione umana,
Le Prove del trasformismo.

Avrebbe anche scritto, nel 1899, un’opera il cui titolo in lingua inglese è: Riddle of the Universe at the Close of the Nineteenth Century.

Altro suo lavoro, tradotto in lingua francese, ed in vendita in rete, è:
Haeckel Ernest. Histoire da la création des êtres organisés d'apres les lois naturelles. Introduction biographique par Charles Martins. Ouvrage contenant quinze planches, dix-neuf gravures sur bois, dix-huit tableaux généalogique et une carte chromolitographique. Paris, Reinwald, 1874. £ 240.000
In-8o grande, pp. XXXII+680+24 catalogo. Legat. tela, impressioni a secco e in oro al dorso e ai piatti.

Data la natura degli interessi di questo personaggio, è molto probabile che Haeckel sia stato a Napoli alla Stazione zoologica Dohrn, e quindi ad Ischia, cosa che si trova
confermata in rete, in alcuni documenti citati nel seguito.
La lettura di Goethe potrebbe, inoltre, a parte i suoi interessi scientifici, averlo portato nelle località già visitate da Hackert.
Che sia stato un pittore non mi è ancora riuscito di trovare scritto, ma per l’uso del disegno fra i naturalisti, la sua dimestichezza con la rappresentazione grafica è molto probabile: il tutto è stato poi verificato, inizialmente in rete, in cui si sono rinvenuti alcuni suoi disegni a matita colorata e acquerello; vi è addirittura un suo ritratto fotografico, con tanto di scatola di acquerelli in mano, e albumetto per gli schizzi sulle ginocchia (i suoi ritratti, con o senza barbone abbondano in rete, e Google, il noto motore di ricerca, ne fornisce alcuni, che ho raccolti con altri disegni, nella cartella Haeckel, di Torri 5).

Molte le località dell’isola citate, con relative date, nel suo libro “Italienfahrt” a partire da sabato, 18 giugno 1959:
- Epomeo, la cui altezza è indicata in 1800 piedi;
- Forio  e Punta Imperatore (domenica, 19 giugno);
- Lacco Ameno  (20 giugno);
- il 21, visita le località costiere e dell’entroterra di Casamicciola: Sinigallia, Tresta, Monte TABOR, giungendo fino ad Ischia;
- il 22 giugno, mercoledì, percorre la costa nord, via Lacco, proseguendo sino a Sant’Angelo;
- il 23 sembra recarsi in barca, costeggiando Procida,  fino a Capo Miseno, Baia;
- il 24 venerdì, tocca Cuma e Pozzuoli;
- sabato, 25 giugno, è a Napoli, e vi scrive la lettera 28, da cui sono tratte le indicazioni precedenti.
Probabilmente, anche se la cosa sembra evidente,  la Pensione Patelamo deve essere una Pensione Patalano, in Casamicciola.
Interessante è anche la ricerca fra le immagini che GOOGLE presenta sotto la voce Ernst Haeckel: la maggior parte sono suoi ritratti fotografici, in varie età, e disegni o foto del settore naturalistico; vi sono anche alcuni disegni eseguiti in Oriente, e particolarmente uno, con la seguente didascalia:
A drawing by Ernst Haeckel (1882)
of the southern coastal regions of Sri Lanka

Il disegno in formato jpg è conservato nella cartella Torri 5 e nel file: haeckel_drawing.jpg, e mostra un paesaggio. Ciò prova che egli era un discreto rappresentatore della natura.
Altro disegno, che pare eseguito a matite colorate e acquerello, è conservato nel file chronik0707.gif, stessa cartella, entrambi qui riprodotti, fuori testo, in fig.1.

La traduzione di un brano del libro di Haeckel ”Italienfahrt”  si trova in [154], che qui si riporta:
Indimenticabili saranno per me gli otto giorni, così  ricchi di godimenti, passati nell'isola d'Ischia. dove si rivelano a noi insospettati e meravigliosi incanti della natura e dove si strinsero i legami della nostra amicizia.
 Ischia e Capri rimangono per me i luoghi della terra più  incantevoli, più ricchi e più originali ch'io abbia visto nel  mio viaggio, e se v'ha sito (salvo le montagne tedesche) dove vorrei scrivere le parole: Ille terrarum mihi praeter omnes angulus ridet, sarebbe proprio su queste due isole beate.
Conoscevo già da prima Capri, per avervi fatto una breve escursione dal 1 al 3 maggio. Essa è molto più piccola, ed ha perciò il vantaggio di lasciarsi studiare completamente: si può, infatti, conoscere con precisione ogni particolare e metterlo in relazione con il resto. E' anche più bella, più originale, più selvaggia. Ischia invece è più ricca e più varia, ha una vegetazione più meridionale, ed ha belle donne che lasciano chiaramente riconoscere nella lingua, nei costumi, nelle vesti la loro origine mezzo greca e mezzo saracena. Le alte montagne d'Ischia, di natura vulcanica, sono ricoperte in parte da rigogliosi frutteti e vigneti, in parte da bei boschi. In. nessun luogo d'Italia ho potuto, come qui, immergermi in tutta la rigogliosa abbondanza della vegetazione meridionale e di godere della sua caratteristica magnificenza
Sono specialmente le gole profonde, che si aprono verticalmente nella lava dell'Epomeo, che mi hanno offerto sotto questo rapporto il più ricco bottino. La pietra vulcanica, ròsa dalle intemperie, già di per se stessa fertilizzante, è resa ancora più fertile e grassa dalle sorgenti calde che scaturiscono dall'interno del monte. Il vapore che da queste sorgenti si sviluppa e si eleva lentamente dalle profonde e strette gole, ne fa delle vere e proprie serre. Nelle felci soprattutto si notano queste influenze subtropicali, dovunque dalle pareti e dalle  anfrattuosita pendono  magnifici vitigni  di Wood-Wardosia radicans lunghi quanto un. uomo, e in mezzo ad essi i cosi  rari Pteris longifolia; il delicato capelvenere (Adiantum, capillus Veneris), la più graziosa tra le felci, la quale pur riveste ovunque con tanta grazia le rocce e le grotte d'Italia, è qui cosi sviluppata che di simile, con tanta abbondanza, non ne ho trovato in nessun altro luogo.
Pendono anche dalle rocce umide magnifiche campanule azzurre e capperi e more rosso-ardenti che riempiono l'aria di aromi. Le pareti tufacee, nude e bruciate dell'Epomeo, sono ricoperte da una zona di cespugli sempre verdi e fioriti, specialmente di ericacee. Ogni gola, ogni poggio, nasconde gran copia di piante rare, proprio di questa curiosa viola.
Fra le specialità naturali d'Ischia si annoverano gran numero di sorgenti calde che sgorgano ovunque dal suolo, alcune sin sulla sponda e tavolta sin sotto al fondo del mare.
 Il paesaggio presenta in tutta l'isola, che in questi otto giorni abbiamo percorso in lungo e in largo, una quantità di quadri sorprendenti e carattenstici. per cui qui, per la prima volta, potemmo riempire di schizzi i nostri quaderni.  
(Da Italienfahrt: Briefe an die Braut - 1859/60 Leipzig 1921, Verlag Koeler uno' Amelang G.m.6H)

Tornando brevemente sulla compagnia che Haeckel ebbe nella sua breve permanenza nell‘isola, dovrebbe trattarsi, come si legge in seguito, di Herman Allmers, poeta, che lo avrebbe stimolato ad utilizzare il disegno oltre i ristretti limiti della rappresentazione di soggetti naturalistici.
Della presenza nell’Isola di questo poeta, che avrebbe avuto 28 anni all’epoca dell’incontro con il nostro, non dispongo allo stato di altre conferme.

Tre immagini di Ischia nel giugno del 1859
Qualche riflessione, sulla possibilità reale offerta dalle dimensioni del supporto cartaceo su alcuni documenti consultati, è necessaria: a questo fine si premette l’annotazione contenuta in [158], in apertura della Sezione dedicata agli acquarelli di Haeckel, nella quale si legge che:

Avvertenze: Gli acquarelli verticali sono di dimensione massima cm. 23,6X34 e minima cm. 21,5X14,6, mentre quelli orizzontali la massima cm. 47,7X38,8 e la minima cm. 25,8X20.
Sono conservati nei passe-partout originali, recanti le indicazioni dei luoghi e siglati da Haeckel.

Nella raccolta di acquarelli di Haeckel, riprodotti in questo libro, sono compresi 3 eseguiti nell‘isola d‘Ischia, e allegati in copia a questa Appendice (v. fig. 4 e 5), e corrispondenti ai luoghi ed alle date già individuati in precedenza:

Forio e l’Epomeo
La riproduzione dell’acquerello n° 168 del Catalogo dell’Archivio di Jena, data in [158] p.124, è molto chiara, (v. fig. 3 e 4): si tratta di una monocromia, eseguita verosimilmente con china diluita.
La sua lettura, collegata alla descrizione che il d’Ascia fa della zona, [5]* pp.  368..369,  consente alcune riflessioni, in parte già anticipate in Premessa.
L’individuazione dei fabbricati è molto penalizzata dalla compattazione dello scenario in senso orizzontale: la difficoltà di collocarvi gli edifici, col rispetto delle proporzioni reciproche, è testimoniata dalla Torre Quattrocchi, incredibilmente rimpicciolita, e dalla presenza, suo malgrado, della chiesetta del Soccorso; alcune vele complicano – riflessione strettamente personale – la rappresentazione, e la conseguente interpretazione della parte occidentale della marina di Forio.
In figura 7, sono stati numerati da 1 a 14 alcuni edifici, o costruzioni principali, per eseguirne un confronto, puramente visivo, con analoghe opere di J.Ph. Hackert (1789) e P. Mattei (1847), che, sia pur da punti di vista diversi, riguardano la stessa marina.
Immagini che documentino la discesa di Scaro e le costruzioni della zona, anche se moderne, dovranno essere inoltre utilizzate per una migliore interpretazione della zona.
Ma, nell’attesa di documentare ulteriormente la zona di cui si tratta, sotto il profilo visivo, si intende eseguire un esame del genere a suo tempo svolto sul quadro di J. Ph. Hackert del 1789: come per quello, per individuarvi gli edifici riprodottivi, si è utilizzata come riferimento la mappa al 2000 in [128].

Pittori sull’isola
Il titolo di questo paragrafo non deve trarre in inganno: non si intende  generalizzare, parlando cioè di tutti coloro che è accertato vi abbiano operato, ma soltanto di tre di essi, per trarne elementi di riflessione sulle costruzioni di Forio che si individuano dal lato settentrionale a mare.
A questo proposito, l’insieme delle Appendici C, E, e di quanto in merito al noto quadro di Hackert si è mostrato nella Sezione 2 di questa Nota, consente di vedere alcune parti della marina di Forio, e la parte immediatamente retrostante, con gli occhi di tre successivi Visitatori, sia pur distribuiti in un notevole arco temporale:
- Philip Hackert nel 1789;
- Pasquale Mattei, il 18 o 28 luglio 1847;
- Ernst Haeckel, il 19 giugno 1859.
Questi eventi sono racchiusi nei 70 anni che vanno dal 1789 all’estate del 1859, e tutti prima dei catastrofici eventi del 1881 e 1883.
E’ interessante notare che, in immediato seguito di tempo, si pone La Storia del d’Ascia, [5] o [5]*: nel complesso, per la parte grafica, due tedeschi ed un formiano, seguìti da un foriano, per tutto il resto.
A questo punto, è necessario fare una riflessione preliminare sulle dimensioni originali di questi tre documenti, in parte già introdotta all’inizio del presente paragrafo:
- come si è accertato, il quadro di Hackert ha dimensioni 3,18x2,10 m, ed il particolare della sola  Marina di Forio che se ne ricava, di larghezza pari a 1/10  della corrispondente dimensione al vero, si sviluppa quindi, in vera grandezza, su soli 31,8 cm di larghezza del dipinto;
- il Mattei, stendeva i suoi schizzi su foglietti di carta giallina  di dimensioni di circa 23x11,5 cm, e la parte che se ne individua, per la lettura congiunta con gli altri due documenti qui considerati, è circa l’80% della dimensione massima, cioè poco più di 18 cm;
- stando a [158] p.104, gli acquarelli orizzontali di Haeckel hanno dimensioni che variano da 47,7x38,8 cm a 25,8x20 cm.
Assumendo, cosa che pare verosimile, osservando le riproduzioni in [158], che il soggetto che ci interessa sia delle dimensioni maggiori, se ne deduce che ciò che si vuole leggere in un confronto dei tre documenti, è riprodotto su basi che stanno fra loro nel rapporto: Œ[31,8/(0,8.23)/ 47,7]/31,8 = Œ[31,8/18,4/47,7]/31,8 = 1/0,6/1,5.

Occorre però affermare che, se questo vale per gli originali, le cose stanno diversamente per le riproduzioni trovate, come mostra la seguente tabella:

Marina di Forio: confronto dimensionale di tre quadri.

Autore (Anno)

Dim. Originale [cm]

Porzione utile al vero

Dim. riproduzione

Hackert (1789)

        318x210

   1/10 Õ  31,8 cm

       9 cm (S.)

Mattei    (1847)

          23x11,5

   80% Õ 18,4 cm

     14 cm [15]

Haeckel (1859)

         47x38,8

 100% Õ 47 cm

     12,5 cm [158]

Con rapporti 9/14/12,5 Õ 1/1,55/1,39.
I dati ottenuti si commentano così:
- gli autori hanno riprodotto le parti di presente interesse su basi che stanno fra loro nei rapporti: 1/0,6/1,5;
- noi li leggiamo in riproduzioni per le quali le stesse basi stanno in quelli 1/1,55/1,39;
- le riproduzioni sono quindi, rispetto al vero, nei rapporti (9/31,8) = 0,28; (14/23) = 0,61; (12,5/47) = 0,26; con rapporti sostanzialmente  uguali per i lavori di Hackert e Hackel, ed uno maggiore per quello del Mattei, che però comprende una zona più ampia del paesaggio.
Nella figura 5, i soggetti suddetti, sono rappresentati secondo le dimensioni dette, cioè di larghezze: 9 – 14 – 12,5 cm.
A parte la riflessione fatta, che sostanzia le reali possibilità di leggere e confrontare fra loro particolari nei tre quadri considerati, si possono fare altre interessanti considerazioni:
- in fig. 5a) siamo nell’anno 1789: i lavori per il molo non sono stati ancora iniziati ([5]* p.363: ..Le prime opere furono…eseguite nell’estate del 1792…); le antenne delle vele latine delle imbarcazioni all’ormeggio sono  addensate verso terra, sotto l’erta di Monticchio;
- in fig. 5b) siamo nel 1847, il molo era in gran parte costruito e più volte riparato (v. sempre [5]* pp. 363-364), e antenne e/o vele, dal lato di terra, non se ne vedono più; vero è che le imbarcazioni sono poche in tutto il disegno;
- in fig. 5c), quando il molo è stato completato, anche con la zampa di cavallo (v. [5]* p.364: …nel 1853….si completò la punta con altra cassa, costruendosi a zampa di cavallo…), visibile in basso a sinistra, diverse imbarcazioni, con la stessa velatura, sono ormeggiate al riparo di esso.
Sia in b), con una certa difficoltà, sia in c), con la riserva circa la compattazione longitudinale della rappresentazione, si vede una torre quadrata: bassa a livello di spiaggia, la prima; in posizione ben più elevata la seconda; anche la posizione longitudinale reale appare notevolmente diversa, tenuto conto della riserva già espressa.
A proposito di questa seconda, nell’acquerello di Haeckel, la torre vede sulla sua  destra, per chi guarda, una scalinata: nella stessa posizione apparente, esiste ancora oggi un’erta scalinata che porta ad una stradina, Via Soprascaro, che sbuca a poca distanza dal nucleo più occidentale del paese, il complesso delle chiese di S. Maria Visita Poveri, S. Francesco, Municipio, Soccorso (v., p.es., [128]).

Conclusioni
Una nuova finestra è stata aperta su La Marina di Forio: molto resta a farsi in chiave documentaria; un raffronto con la situazione attuale, specie per ciò che riguarda la zona alla discesa di Scaro, potrebbe chiarire alcuni aspetti ancora incerti.
Il legame fra diversi viaggiatori di lingua tedesca, negli anni intorno al 1859, potrebbe contribuire ad una migliore interpretazione del tutto.
Infine, è da tenere presente che risulta sempre più chiaro che, ogni parte di questa Nota 16 rappresenta più una proposta di lavoro futuro che non l’esposizione di un iter compiuto, e, molto probabilmente, alcune di queste Appendici, cui è affidata la parte finale di un percorso iniziato alcuni anni orsono, vedranno il loro reale completamento in tempi molto maggiori di quelli della loro attuale presentazione.

Napoli, Forio, luglio 2002.

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