Appendice 90 - Una Torre alla Pannella



Premessa

La zona della Pannella è una zona del Lacco di sopra, della quale poco so: nel seguito, quindi, oltre a decifrare meglio quel territorio, cercherò di mettere insieme le notizie disponibili, per cercare di ubicare al meglio la Casa Siano, probabilmente una masseria fortificata, per scelta del luogo e delle costruzioni preesistenti.
Si legge:

[5]* p. 404: ..le accollinate contrade di Casa - Monti furono le prime ad esser popolate, e con questa le prossime di Casa Siano, Fundera ecc. ove si osservano ancora gli avanzi delle antiche torri…

A commento di questo brano, del 1867, si aggiunge, parlando del territorio di Lacco Ameno: "Ciò che non è chiaro è se le antiche torri si trovassero accollinate a Casa- Monti o a Casa Siano, oppure alla Fundera: non credo in tutte le tre”.
Poiché è noto che alla Fundera vi sono ancora i resti del rudere che vi si segnalava, in [57], come quelli della Torricella, restava il dubbio se altre costruzioni del tipo si trovassero a Casamonte o a Casa Siano.
Quest'ultima dovrebbe essere alla Pannella.
Nelle carte, relativamente recenti, sin dalla celebre del Real Officio Topografico (1817-19), sono leggibili i toponimi Casamonte, Pannella, e talvolta Pennella [119].
Nella carta riportata in [119], oltre a leggersi Pennella, è evidenziato un rudere, vicino ad un sentiero dedicato ad un gruppo di poche case, un po' discosto ed ad oriente della via principale.
Mentre nella prima delle più recenti carte dell'I.G.M. questo rudere non è riportato, esso ricompare nell'ultima [42].
Di Casa Siano e dei suoi proprietari si è trovato scritto molto, senza però che io vi ponessi troppa attenzione specifica, date le finalità della ricerca in atto.
In [204], per ora ultima lettura, molto spazio è riservato a questo luogo, dati gli scopi che vi si perseguono, ed alla scelta della casa come residenza privilegiata di illustri viaggiatori e regnanti.
Alle notevoli informazioni su questa casa-albergo, si aggiungono anche alcuni documenti iconografici, che consentono ulteriori riflessioni, e si pongono a base di una specifica indagine.
Dei De Siano, si era già letto in passato, ed anche recentemente nella traduzione [163], gentilmente donatami l'estate scorsa dal Prof. Giovanni Castagna, - fratello di Raffaele, al quale così spesso ho fatto riferimento, specie in quest'ultimo anno, ormai al termine -.
Da questa traduzione, si riporta:

[163] p. 66:…. La Pannella è una collina che domina tutte le altre e dà il suo nome a un gruppo di belle case, fra le quali si distingue quella del sacerdote secolare Tommaso de Siano.
E'' una casa accogliente per ricevere comodamente i viaggiatori che vengono a Ischia per qualche giorno.
Si trovano da don Tommaso buoni letti, una tavola ben fornita, parecchi tipi di vino squisito e dei migliori vigneti dell'isola, dove, quindi, si può dare soddisfazione non solo ai principali bisogni della vita, ma anche a un certo lusso, sempre in rapporto ai mezzi che un simile posto isolato può offrire.
In nessun luogo d'Ischia e dei dintorni del Golfo di Napoli ci si trova così bene come da don Tommaso…

Si deve a tutto ciò, se tanta parte della vita degli Ospiti di cui si parla in [204], si svolgeva in quella casa-albergo.
Tutto finirebbe qui, limitandosi ad indagare sulla zona, inseguendo i manufatti antichi di cui parla il d'Ascia, se la lettura di [204], traduzione in lingua italiana di Gast auf Ischia [181], non avesse aggiunto tanto, alla sola parte iconografica che, in lingua universale, avevo esaminato alla Biblioteca Bruno Molajoli, dopo averne visto qualche immagine nella casa-laboratoriodel prof. Raffaele Castagna.
Vi si legge, parlando di re Ludwig I, di Baviera:

[204] pp. 226-227:…Con lui vennero allora a Ischia il suo segretario di gabinetto, Heinrich Fahrmbacher, il pittore e direttore accademico Georg von Dillis e il medico personale consigliere sanitario Joh. Baptist Wenzl.
Proprio come Mendelssohn, Fahrmbacher ci descrive le scale con i vasi di fiori, che portavano al cortile aperto del primo piano, il grande cactus e l'arancio, i cui germogli e frutti giungevano fino alla sua finestra. A piano terra c'erano cantine famose per i vini ivi contenuti e la cucina, nel cui centro su uno zoccolo di pietra sotto un grande paiolo ardeva il fuoco e presso le pareti stavano i fornelli. Lui e il medico abitavano in una ex torre di Saraceni tutta per loro che si raggiungeva con una scala di collegamento situata nel cortile del primo piano. Essa limitava il piccolo cortile ed era stata costruita su uno dei molti blocchi di tufo precipitati dalla cima del monte.
Nel mezzo del cortile c'era una grande cisterna. Ma si era scavata nella roccia, come spesso avveniva, una cisterna più piccola, dove colava l'acqua piovana….

Questo è il brano, in cui si è evidenziata la frase da cui trae origine la presente ricerca.
E' però bene subito sottolineare che senza l'opera del DILLIS, cui sono dovuti tre quadri riprodotti in [204], con le poche altre notizie disponibili, sarebbe comunque difficile cercare di individuare meglio la situazione.
Per completezza, ed anche per precisare meglio i luoghi, coltivazioni, toponimi, si riportano alcuni brani del d'Ascia.

[5]* p. 400:… Dalla parte di Casamicciola di sopra volendo andare a visitare il Lacco per la strada del Fango, devi internarti in uno stretto sentiero che ti conduce sulle lussureggianti vigne dette della Pannella; territorio …rinomato pei suoi vini limpidi , poderosi, e ricercati….

[5]* p.401:…Le contrade Pannella, Mezzavia, Casa-Monte, Casa-Siano, Fango, Cesa, Capitello, ed altre, sono comprese nel raggio di questo piccolo comune…

[5]* p. 402:.. Il nome Pannella indica piccola pianura…  ed a proposito di toponomastica:

[5]* p. 402:..  Casa-Monti e Casa-Siano perché vichi abitati dai primi di tali casali; casati i più numerosi del Comune. Fango perché luogo fangoso o forse nome corrotto da Fungo, atteso che quelle selve ne producono in grande abbondanza. Cesa dal latino, luogo alto e ventilato, come volesse dir la chioma o la punta di una contrada…

[5]* p. 410:…Sulla Pannella, l'antica casa de SianoLa Villa Siano guarda su di un'estesa valle pittoresca quanto si può immaginare, ed in elevata posizione, gode intorno di magnifico panorama

Si deve inoltre mettere a fuoco anche una indicazione toponomastica che, fin dalla prima lettura di [57] si è posta come propositiva: vi si legge infatti di un Vico I Torre e di un Vico II Torre, nei paraggi della zona considerata.

[57] p. 201:… A fianco, la chiesa dell'Assunta….costruita nel 1685…..
Dalla piazza sale Via Casamonte, 450 metri, che, dopo Vico I Torre, di fronte a un ronco, e dopo Via Cesa per i campi, esce in Via Pannella, alle soglie dell'abitato….

Il secondo vicolo di questo nome lo si ritrova, insieme al primo, parlando della via Barente.

[57] p. 201:… Via Barente  che porta al Rione Umberto I e lo costeggia uscendo in Via Barente e poi in Casamonte attraverso Vico I e II Torre…

Quest'ultimo brano, a parte la ripetizione del nome della via, sembra spostare i vichi verso Casamonte luogo in cui era la Casa dei Monti, distinta dal Palazzo alla Marina, ove come si sa, era un'altra Torre anch'essa scomparsa.
Un altro brano del Cervera è dedicato alla Via Pannella, e vale la pena di riportarlo, perché contribuisce a chiarire l'articolazione della zona:

[57] p. 198:… via Pannella che con 1200 metri congiunge Via Roma con la Borbonica.  Questa strada,  allargata di  fresco (siamo nel 1959)  rappresenta, con (quella) di Mezzavia, l'arteria madre di Lacco perché questo si appollaiava sulle fertilissime balze della Pannella…, di Mezzavia e del Fango. Essa corre dirittamente al caseggiato Pannella dove abbraccia con due rami le abitazioni (un ramo passa sotto un arco), e prosegue, ricevuta Via Casa Monte e lasciato un ronco a sinistra, per uscire direttamente nella Borbonica presso la chiesa di S. Giuseppe (con un solo altare)….

Come si vede, ce n'è a sufficienza per approfondire il discorso, anche se ancora non mi riesce di ubicare su una carta questo Vico I Torre: i toponimi ed i nomi delle vie, specie se vecchi, hanno sempre un significato che vale la pena di approfondire.
Alla Pannella ed alla Torre saranno dedicati specifici paragrafi di questa Appendice.

“Ospite a Ischia” di Paul Buchner [204]

Poche parole su questo libro di cui tutti coloro che si interessano di Ischia, finiscono, prima o poi, per parlare o servirsene, magari solo per la parte iconografica, come ha fatto Don Pietro Monti in [56]: forse tutti conoscitori della lingua tedesca; io, invece, ho dovuto contentarmi delle sole immagini [181], fino alla edizione di questa traduzione in lingua italiana.
Debbo dire che si rimane sinceramente ammirati per l'enorme mole di informazioni che l'autore riesce a gestire, condensare, senza nuocere alla scorrevolezza del discorso, e senza abusare eccessivamente della pazienza del lettore: certo è costume del tempo, o predisposizione, o interesse comunque dell'A., se tanto si indugia in particolari della vita amorosa, e non, di tanti personaggi, ma, come ho già detto, non si soffre molto. Un cacciatore di Torri, come me, si è talvolta spazientito nel dilungarsi su tali argomenti, ma pur dissentendo su talune specifiche affermazioni, trovo ottimo il libro, e meritata l'attesa di coloro che lo aspettavano nella traduzione ora disponibile, con tutta la meritata gratitudine per coloro che vi hanno provveduto, ciascuno per la propria parte.
D'altra parte, l'interesse dei visitatori dell'Isola, oltre alle cure termali se tale era il caso, si rivolgeva principalmente all'Epomeo e la sua vetta; rare le altre escursioni; pochi gli accenni a specifici edifici, che non fossero destinati ad alloggio.

Lacco di sopr e la Pannella

Prima di presentare, a completamento di questa lunga introduzione alla parte centrale del discorso, le immagini di presente interesse, che sono introdotte in un paragrafo successivo, è bene riflettere su ciò che le carte del 1800, inizio e fine secolo, mostrano della zona della Pannella.
Si premette un sommario inquadramento di tutta la zona.

Lacco alta

La parte di Lacco di presente interesse è compresa fra il Cavo di Mezzavia, ad occidente, ed il Vallone del Monaco, ad oriente, che entrambi, dall'alto dell'Epomeo, correndo quasi parallelamente per gran tratto, e convergendo nella parte bassa, portano alla costa, col Fungo in posizione mediana.
A monte, la zona è perimetrata dalla Via Borbonica, che vi corre, grosso modo, sulla isoipsa di 140 m.
In questo quadrilatero mistilineo, di area inferiore al chilometro quadrato, procedendo dalla costa verso l'interno, s'incontra, ad oriente, a quota fra i 50 ed i 60 m s.l.m., l'abitato di Casamonte; più in alto, quasi centralmente, un po' spostate ad occidente, fra i 90 ed i 120 m s.l.m., vi sono le case della Pannella; ancora più in alto, ai piedi di un cocuzzolo che tocca i 147 m, a quota 135 m, si erge il masso della Pietra, pochissimo distante - meno di 200 in linea d'aria - da S. Giuseppe, il cui abitato corre ai lati della Borbonica, che ivi si svolge lungo l'isoipsa di 140 m.
Tanto per fissare le idee, la distanza che in pianta, separa le due Pietre di Lacco, la marina e la montana, è di circa 1075m.
Via Mezzavia ad occidente, via Fango ad oriente, via Pannella centralmente, sono le strade che percorrono longitudinalmente questo territorio, grosso modo da mare a monte, fino alla perimetrale alta, la Borbonica.
Così si legge il territorio nella carta del 1884 [119]; inquella del 1817-19, l'abitato di S. Giuseppe non è indicato, né lo si trova nella successiva del 1838.
Poiché la carta del 1884 si rifà ad una situazione precedente il terremoto, è notevole come, in poco più di sessant'anni, fosse mutata la consistenza di un insediamento abitativo, e come le carte ne tenessero conto. 
Per la Pannella, le case di questa zona erano divise in due gruppi, a oriente ed occidente della via principale, per la quale la si raggiunge: più numerose le occidentali, inferiori per numero le orientali.
Nel particolare, tratto dalla carta all'80 000 del 1838 [183], (V.fig.1), il gruppo orientale è composto di 4 unità, di cui 3 meglio evidenziate; il gruppo occidentale comprende 5-6 fabbricati, dei quali uno apparentemente più grande.
Nella carta del piano regolatore del 1884, [119], mentre il gruppo orientale appare poco modificato, come consistenza numerica, quello occidentale si presenta molto accresciuto; fra i due vi sono ora anche alcune altre costruzioni.
Fra il gruppo orientale e la sovrastante Pietra, vi è un rudere indicato anche nella più moderna carta dell'I.G.M.[42].
La prima carta del Real Officio Topografico [184], mostra il gruppo di case occidentale molto più articolato, e quasi inesistente il nucleo orientale.
Due quadri di Johann Georg von Dillis, dipinti fra il 1830 ed il 1832, che, con gli altri, costituiscono la vera e propria fonte documentaria, mostrano la zona ripresa sia da oriente, sia da settentrione (v. fig. 3 e 4), in prospettive che schiacciano gli edifici gli uni sugli altri, senza che, in mancanza di una diversa conoscenza dei luoghi, sia possibile distinguervi quelli di un gruppo da quelli di un altro: più che differenziarvi un primo da un secondo piano, non si riesce a fare, e comunque non si può pretendere molto di più da un'opera, documentaria si, ma non fotografica.
E' solo basandosi sulla conoscenza che Buchner ha dei luoghi e delle cose - meglio sarebbe dire, nello specifico, case - se l'edificio da lui indicato come la Torre De Siano, - come la si potrebbe chiamare -, può essere accettato come tale.

La Torre

L’idea che ci si forma, leggendo il libro, è che Casa Siano sia sorta nelle immediate vicinanze di una preesistente Torre, a pianta quadrata o poco differente da questa, impiantata su un grande pietrone scavato, anche per realizzarvi una cisterna.
L'uso delle pietre, anche in questa zona, è testimoniato dal grande masso scavato, già citato, che prende il nome di Pietra [188], così come avviene per quella di Panza, e che si trova più a monte, ad una quota di 10-15 m superiore: la zona della Torre dovrebbe essere, se ho ben interpretato la zona, a quota di circa 120 m s.l.m..
Il terreno ai piedi della Torre, adattato a cortile chiuso-giardino, corrisponde al primo piano del complesso edilizio, che pare assumere, dalle descrizioni, le caratteristiche di una masseria fortificata.
Al complesso vero e proprio si accede tramite un arco, sul quale fino a poco tempo fa - Buchner pubblica il suo libro in lingua tedesca nel 1968 - si leggeva la data 1616.
A pianterreno, cucina e cantine; probabilmente al piano superiore, le stanze da letto: almeno 6, come si desume dalla lettura del libro, erano le stanze disponibili come alloggio.
Sul retro dell'edificio, vi era il piccolo cortile, con una grande cisterna al centro; chiuso da un gran masso su un lato (forse in diretta prosecuzione della direttrice arco- casa - cortile), in parte scavato per ricavarvi un'altra cisterna, molto probabilmente precedente a quella del cortile: su questo masso, era costruita una vecchia Torre a pianta quadrata, di non più di due piani; ad essa si accedeva dal cortile, a mezzo di una scala. La Torre non doveva essere molto piccola; quello che è quasi sicuro, è che fosse senza scarpa, e forse anche senza un coronamento vero e proprio: una Torre di avvistamento e rifugio.
Mancando la scarpa, è quasi certo che mancassero anche i cordoli toroidali di pietra dura; né, le immagini disponibili mostrano con certezza dettagli in questo senso.
Da questi elementi, si può dedurre che la Torre esistesse da prima della data leggibile sull'arco dell'ingresso al complesso - il 1616 -: la famiglia De Siano, proprietaria dei terreni circostanti, principalmente destinati a vigneto, dovette decidere di costruirvi, accanto, una casa di campagna, progressivamente ingrandita, nella quale gran posto avevano le cantine.
Quando fosse costruita la chiesetta, che oggi leggiamo indicata probabilmente come la cappella attualmente dedicata a Sant'Ambrogio [177], non si è ancora accertato; comunque, il nucleo si presenta completo di tutti i tre elementi caratteristici, essenziali di tipici insediamenti abitativi indipendenti: casa, chiesa, torre.
L'intero insediamento della Pannella, è descritto, riduttivamente, consistere di tre sole case ed una cappella, anche questa di proprietà dei De Siano, e ben visibile nel più leggibile dei quadri del pittore che accompagnava il re Ludwig I di Baviera in uno dei suoi soggiorni nell'Isola.
Per evitare che queste informazioni, basate sulla lettura di [204], e conseguenti deduzioni, debbano essere accettate senza una possibilità di immediato riscontro, si riportano i brani nei quali queste notizie sono contenute:

[204] p.105 e segg.: l'ospite è Elisa Von der Recke, che così descrive il suo arrivo, nel 1805:

[204] pp. 109-110: …La stradetta è molto stretta, e serpeggia ripida verso l'alto tra i muri dei giardini. La nostra dimora giaceva a considerevole altezza sul lato occidentale dell'isola, abbastanza isolata, nella contrada Pannella, che consiste solo di tre case e di una cappella. Tutta la contrada insieme alla cappella è proprietà del nostro padrone di casa, l'abate Don Tommaso. Le nostre camere sono abbastanza piccole, ma ordinate e pulite…
In questo modo commenta questo arrivo il Buchner:

 [204] p.110: Così incontriamo per la prima volta la locanda che nella prima metà del XIX secolo per lungo tempo quasi da sola soddisfece le pretese più esorbitanti e perciò ospitò quasi da sola tutti i viaggiatori che si distinguevano per la loro nascita o la loro posizione nella vita intellettuale. Quando sia stato aperto questo primo vero albergo dell'isola... non siamo riusciti ad appurare. L'edificio era stato costruito già nel 1616 da un altro membro clericale della famiglia De Siano, ampiamente diffusa a Lacco, un certo Don Francesco che se ne serviva come residenza estiva. L'anno era fino a poco tempo fa leggibile al di sopra del portone che da un ampio atrio che conduce all'edificio vero e proprio....
Elisa fu nel complesso contenta. Per le sue cinque camere e per una dei domestici doveva pagare 20 scudi la settimana…

Ecco così le 5 + 1 stanze; la descrizione numerica delle case e cappella, deve molto probabilmente ritenersi circoscritta alla sola residenza estiva - albergo: si è già indagato su queste indicazioni numeriche.
Come ulteriori elementi costruttivi, si annotano l'arco di ingresso, con l'ampio atrio che precede l'ingresso all'abitazione.
Altri contributi conoscitivi si ricavano come segue:
[204] pp.223-256 - Re Ludwig (il re Ludovico I di Baviera) è stato nella Torre, sulla quale il maggior numero di particolari sono collegati alla descrizione del viaggio iniziato dal monarca il 27 marzo 1830.
Difatti, in questa occasione vennero anche Georg Von Dillis (pittore), il medico Joh. Baptist Wenzl, e Heinrich Fahrbacher, segretario di gabinetto del re: abitarono tutti da Don Tommaso de Siano in una ex Torre saracena, si legge infatti:

[204] pp. 227… 229:… Fahrmbacher ci descrive le scale con i vasi di fiori, che portavano al cortile aperto del primo piano, il grande cactus e l'arancio, i cui germogli e frutti giungevano fino alla sua finestra. A piano terra c'erano cantine famose per i vini ivi contenuti e la cucina, nel cui centro su uno zoccolo di pietra sotto un grande paiolo ardeva il fuoco e presso le pareti stavano i fornelli. Lui e il medico abitavano in una ex torre di Saraceni tutta per loro che si raggiungeva con una scala di collegamento situata nel cortile del primo piano. Essa limitava il piccolo cortile ed era stata costruita su uno dei molti blocchi di tufo precipitati dalla cima del monte. Nel mezzo del cortile c'era una grande cisterna. Ma si era scavata nella roccia, come spesso avveniva, una cisterna più piccola, dove colava l'acqua piovana.
   Come si presentasse tutto il complesso edilizio in mezzo alle vigne ce lo mostra un acquerello di Dillis, esposto solo pochi anni fa nel Museo di Monaco. Su di esso è riconoscibile la chiesa familiare, dove in seguito Don Tommaso trovò l'estrema dimora. Un altro quadro di Dillis riproduce i gruppi di case viste da Oriente. Qui s'innalza al suo centro la torre quadrata, da cui Fahrmbacher e Wenzl godevano una splendida vista sul Vesuvio e le isole vicine, molto chiaramente.
[204] p.229 - … Nella camera della torre, che chiamavano il Salone dei Saraceni o anche la Villa Allegra, si riunivano la sera gli accompagnatori del re e si raccontavano quanto avevano vissuto di giorno…

La Torre non doveva essere molto grande se:

[204] p.250, (aprile 1832) - … Questa volta il re non abitò nella Torre, ma solo e molto comodamente in una camera dell'edifìcio principale, e la compagnia si riuniva sempre la sera, come al solito, da lui.

 Non è facile, pur con le immagini disponibili, farsi un'idea precisa della Torre e dell'intera abitazione; raccogliendo le idee si può annotare ed ipotizzare quanto segue:

Sul cortile e sulla scala che conduceva alla casa, sul loggiato a primo piano, la descrizione di Felix Mendelssohn, già citata nella Premessa, contiene qualche altro elemento conoscitivo che non è forse inutile riprodurre:

[204] p. 211:… davanti alla porta c'è un grande, ombroso albero d'arancio con molti frutti maturi, sotto i cui rami la scalinata porta all'abitazione. Ciascuno dei gradini bianchi di pietra è occupato da un grande vaso di fiori, e il piano di sopra consiste di un ampio loggiato all'aperto, da dove attraverso un arco si può vedere tutto il cortile con gli aranci, la scalinata, i tetti di paglia, botti e brocche, l'asino e i pavoni. Affinché non manchi il proscenio, sotto l'arco in muratura sta un fico indiano, così rigoglioso che lo si è dovuto legare con una corda al muro; i vigneti con i pergolati e le falde dell'Epomeo costituiscono infine lo sfondo. Sotto l'arco si era al riparo dalla pioggia…

Peccato che Buchner che è stato sul posto, prima del 1978, anno della sua morte, e ne ha riconosciuto i ruderi, non ne abbia eseguito delle fotografie, e/o tratto e fornito particolari dimensionali: una piantina, magari schizzata, sarebbe stato un documento prezioso…ma è forse pretendere troppo.
Le immagini disponibili, pur notevolissime, non riescono a dare risposta a tutte le domande che sorgono spontanee, anche perché, pur con tante descrizioni, la loro lettura non è univoca.

Le immagini

 [204] pp. 234-235 - quadro del 1830, sempre di Dillis, (quello riprodotto parzialmente da  Monti, [56] p. 573); la prospettiva è molto schiacciata, e le dimensioni relative degli edifici non rispettate: la Torre di Montevico sullo sfondo, ha dimensioni superiori a quelle degli edifici di Lacco di sopra; non si riesce a capire cosa sia  l'alto edificio quadrato che si vede sulla verticale della Torre regia con tre aperture sul lato orientale: sembra la costruzione che si vede in un  quadro di Rottmann;
[204] pp. 228 - 1832 - quadro di Johann Georg von Dillis con al centro la Torre;
[204] pp. 230-231 - acquerello di Dillis con la chiesa familiare dove fu sepolto Don Tommaso DE SIANO; probabilmente la Torre non è qui visibile; sullo sfondo, dietro la cappella vi è una casa il cui piano superiore ha alcune pareti crollate;
[204] p. 251 - quadro di C. Rottmann, che mostra Lacco visto dalla Pannella;
[204] pp. 176-177 - quadro di Lancelot-Théodore Conte di Turpin de Crissé, che mostra l'Epomeo visto da Lacco di Sopra.
Queste immagini sono riprodotte nelle figure 5, 4, 3, 6, 7.

La Pannella e il terremoto del 1883

Si è già visto, in 3. Lacco, che il sisma del 1883 raggiunse in località Pannella il X grado della scala MCS [119]: se si considera che, nei quadri di von Dillis, vicino alla cappella di Don Tommaso si vedono muri in parte diroccati, bisogna considerare che gli eventi dello stesso genere, immediatamente anteriori, e segnatamente quello del 1828, devono avervi prodotto precedenti guasti; purtroppo, mancano indicazioni su quello del 1881, e si deve inoltre ricordare che per l'intero territorio di Lacco mancano approfondite indicazioni in relazione a questi eventi catastrofici [37], [119], [131].
Ci si limita a segnalare:

[37] pp. 27-29:… Il 4 marzo 1881, dopo le ore 13, preceduto da una leggera scossa, si verifica un terremoto disastroso con epicentro Casamicciola.  La scossa fu accompagnata da un rombo e durò 7 secondi, facendo crollare quasi tutte le case della parte superiore della cittadina di Casamicciola.  Il disastro fu maggiore di quello del 1828, come notevolmente maggiore fu il numero di vittime …Furono colpite le cittadine di Lacco Ameno e Forio e la scossa fu bene avvertita nelle altre località dell'isola
….Il terremoto ebbe effetti disastrosi anche a Lacco Ameno dove il rione Fango fu quasi completamente distrutto, crollarono circa 40 abitazioni e vi furono 5 morti. Anche qui furono osservate fratture lungo le strade. Anche i rioni Pannella, Casa-monto e Mezzavia subirono notevoli danni. Nella cittadina di Lacco Ameno le case crollate o notevolmente danneggiate furono 194, vi furono inoltre molti feriti.

La zona della Pannella risultò essere compresa fra le isosiste del VII e VIII grado MCS. Si noti anche il numero di case crollate, dal quale indirettamente scaturisce un numero allo stato integro non così basso come viene così spesso indicato.

La fine della Torre

Nessuna meraviglia, quindi se il terremoto del 1883 distrusse la vecchia Torre.
[204] p.422:…. Del triste destino della Pannella alta ancora oggi ci si può fare un'idea perché le sue rovine, liberate dai calcinacci, si sono mantenute fino ai nostri giorni, tanto che col pensiero possiamo di nuovo ricostruirle e vivere con le figure che qui ci vengono incontro. Qui una volta Elisa von der Recke aveva piantato un fico d'India che fu ammirato per decenni dagli ospiti nordici, …con quella scala arrivavano Fahrmbacher e il dottor Wenzl nel loro "Salone dei Saraceni" che oggi è completamente sparito. In una delle camere, che oggi sono tutte senza tetto… Oggi è utilizzata solo la cantina…Sino alla fine del mese in questo gruppo di case furono recuperati 59 morti…

Non si può che ringraziare l'A. per questo prezioso documento, e notare inoltre un'altra conferma che, almeno nel 1883, la zona aveva una certa densità abitativa, desumendola, purtroppo, dal numero di morti.
Crollata la Torre, pare sopravvissuta al sisma la scala che vi conduceva, e la cantina; mentre, delle stanze della casa, erano visibili le sole pareti degli ambienti, essendo i tetti crollati.
Le rovine, dunque, per chi sapeva leggervi, erano ancora intelligibili fino alla fine degli anni '60 del secolo scorso: il piano terra, quello ove erano cucina e cantine, risultava agibile, almeno limitatamente alle cantine; individuabile la loggia aperta a primo piano; per il resto: stanze scoperchiate; il cortile con la sua scala, erano ancora lì, ma la Torre sembra essere distrutta completamente, se, come ho ritenuto, il cosiddetto Salone dei Saraceni era quello di ingresso; masso e relativa cisterna, sono quasi certamente individuabili anche oggi, e chissà se nelle future Schede della S. redatte dalla coppia Ziviello - D'Arbitrio non vi sarà qualcosa.
Della zona, nella Scheda 00559123, [188], vi è una mappa catastale che si riproduce, in figura 8, per i riscontri del caso: purtroppo, nelle nuove Schede,i documenti aerofotogrammetrici e le fotografie aeree, forse per snellire il documento, sono scomparsi, e, come si sa, le mappe catastali sono molto meno utili di quelli, per una lettura immediata del territorio.
Un contributo indiretto all'individuazione di luoghi, per chi già non lo abbia fatto, viene da [177], dove si legge:

[177] p.12 del n° 3:…
 - il Fango con la zona della Coste e la chiesa di S. Giuseppe;
- la Pandella (Pannella ) ove sono situate le chiese di Sant'Ambrogio (sicuramente la cappella della Villa Di Siano) e di Sant'Aniello (la via Pannella forse raggiungeva via Mezzavia nei pressi della chiesetta della famiglia Manso)…

si tratta di una buona indicazione, cui si è già cennato, e mi piacerebbe vedere com'è oggi questo Sant'Ambrogio, per confrontarne l'aspetto con quello della chiesa familiare del quadro di Von Dillis.
Nella figura 8, la zona delle Coste si individua agevolmente, e, sia detto come inciso, è comunque notevole come essa sia vicino a La Pietra, così come avviene anche per l'omonima  di Panza.

Conclusioni

lI libro di Paul Buchner [204] fornisce, come si è visto, un documento prezioso per l'individuazione di una Torre, purtroppo scomparsa, in Lacco di sopra: forse, con un po' di fortuna, e con il solito desiderio di verificare sul posto ciò che si legge o si intuisce, riuscirò a trovare qualche residua traccia; se ciò avverrà, oltre alla collinetta sulla quale sono i ruderi della Torricella, certamente più antica di questa, e a ciò che sopravvive delle torri di S. Restitut e di Montevico, si potrà documentare più direttamente un altro notevole segno del passato.
Logicamente, su queste basi, non si può pensare nemmeno ad un accenno di Scheda.
Il libro dello studioso tedesco pone in verità anche i presupposti per una diversa lettura relativa a due altre protagoniste del passato, le Sentinella: dal contrasto con ciò che ne dice l'Algranati, [18], scaturiscono delle riflessioni che saranno esposte nell'Appendice 79, a loro dedicate in questa Nota 16.
Forse risulterà che si tratta di altri edifici da depennare o da ricollocare, con diversa etichetta, nel lungo elenco, specifico, messo finora insieme, ma comunque una nuova finestra interpretativa aperta.
Non si può inoltre concludere questa Appendice senza notare esplicitamente che, grazie a Don Tommaso ed alla sua casa-albergo, il libro di Buchner risulti, in massima parte dedicato a quella parte di Lacco, quella di Sopra, in genere trascurata, sia perché fuori dai più agevoli percorsi costieri, sia perché tanta parte della storia isolana trae dal mare le sue causali, e su questo e su ciò che vi è immediatamente prossimo si concentri l'attenzione degli storici e dei cronisti.
Il territorio di Lacco si va invece popolando di testimonianze di edifici difensivi e di rifugio, in numero non così modesto come in genere si stima, e distribuito inoltre sull'intero paese; a fronte delle due Torri sia pur tanto modificate, sopravvissute fino ai giorni nostri - di S. Restituta e Montevico - vi sono certamente ancora presenti pochi ruderi della Torricella e della Torre della Pannella; Torre Monti, un tempo alla marina, è nota in immagini di fine secolo XVIII, e un paio di altri edifici attendono una specifica ricerca: sono dunque almeno 6-7 le Torri, di vario tipo, presenti nel territorio di Lacco, fino a circa 120 anni fa.
Napoli, 9 dicembre 2002.

Addenda  | J. Lavis   |  SU