Appendice 81 - La Torre di Montevico



PREMESSA

La lettura di [195], [196], [197], [199], [200], e quella di alcuni documenti in siti dedicati, impone alcune riflessioni ed annotazioni, interessanti, sia in termini di terminologia, sia dell'evoluzione delle tipologie costruttive, della loro attribuzione temporale, utilizzando allo scopo forma e particolari costruttivi dei manufatti di cui si tratta.
La Torre di Montevico, e la vicina Torre di S. Restituta, si pongono come elementi interessanti del discorso prospettato; ma anche torri in terraferma, e addirittura di ubicazione a me particolarmente vicina, sono comprese in questo sguardo panoramico.
Questa Appendice, quindi, contiene anche considerazioni di ordine generale, non necessariamente tutte strettamente pertinenti al suo specifico soggetto.

Terminologia e precisazioni
La lettura di [195]…[200], risulta molto utile per la individuazione di criteri di ordine identificativo, e per un miglioramento della terminologia, alla quale già un certo, indiretto, limitato, contributo, avevano dato le più recenti Schede del Catalogo della Soprintendenza.
Per moderare facili entusiasmi nella lettura di lavori di uno scrittore, in questo gruppo di nuove letture, comunque ben orientato nel settore, occorre riflettere su qualche appariscente lacuna; si legge infatti:
[197] p.14:… Assolutamente sconosciuta è la casa-torre rilevata a Casamicciola (nell'isola d'Ischia), nel rione Genòla, dovuta probabilmente ad una famiglia del luogo che la costruì per proteggersi dalla incursioni dei corsari saraceni.
Passi per il Genòla in luogo di Genala, ma, mentre generalmente la sua individuazione cartografica viene fatta risalire al binomio IASOLINO-CARTARO (1586), oggi anche le recenti Schede della Soprintendenza, nel contributo di Matilde DE RIENZO, ne fanno menzione (V. APPENDICE 44 ed ADDENDA). La Torre di CASA CUMANA e non del PERRONE, non è quindi per nulla da considerarsi nell'elenco delle sconosciute, ma in quello, relativamente numeroso, delle poco conosciute (1).

Gli elementi di maggior interesse, nei lavori di questo autore, sono:
- la pianta circolare non indica necessariamente una costruzione di epoca angioina, come viene generalmente affermato: [195] p. 92:... Voler identificare gli interventi angioini genericamente nelle torri cilindriche non è corretto (2);
- l'altezza della costruzione è da porsi in relazione alla funzione, distinguendo fra difesa e scoperta;
- uso estensivo della distintiva casa-torre;
- cambiamenti strutturali in relazione all'evoluzione della difesa (3):
- archeggiatura, merlatura, scomparsa delle cordonature, estensione della scarpa a tutt'altezza;
fragilità intrinseca del coronamento, con riferimento all'accoppiata archeggiatura - caditoie (anche piombatoie);
- differenze fra tipi e posizione di feritoie;
- nella terminologia, la comparsa di termini come redondone, difesa piombante, e la conferma di quello beccatello, con la specifica del numero delle mensole, in luogo del più generico modanatura;
- la torre quadrata come scelta tipologica nella costruzione vicereale (v. [196], p.147-148), con precisazione in ordine alla loro comparsa (v. [197] p.12 e nota 7, che sembra collocarne l'apparizione fra il 1491 ed il 1497, con riferimento alla presenza nell'Italia meridionale di Francesco di Giorgio Martini (4); nel seguito, [17], è segnalata l'opera dell'ingegnere Tortelli);
- la presentazione di alcuni esempi, in luoghi anche molto distanti fra loro, a conferma di un'unitarietà di visioni progettuali, e la contemporanea discussione di soluzioni, anche se cronologicamente molto lontane (S. Restituta - Quattrocchi); per parte nostra, aggiungiamo la somiglianza davvero notevole fra la Torre di Montevico e quella del Lago Patria, o di Castelvolturno, che viene specificamente considerata (5);
- sembra definitiva la proposta di chiamare casa-torre una costruzione difensiva edificata a cura dei privati, e di torre se destinata essenzialmente alla difesa, edificata dal potere centrale.

Logicamente, a queste proposte, si possono trovare diverse eccezioni: l'indicazione è comunque interessante, anche se l'aggettivazione di rifugio, meglio rende i propositi di talune soluzioni.

Un esempio di evoluzione costruttiva.
Riservandoci di entrare nel merito di alcune conclusioni esposte nel paragrafo precedente, allo scopo di una migliore comprensione del notevole sforzo di inquadramento, proposto principalmente in [197], ne riportiamo alcuni brani:
[197] p. 11-12:… La forma, però, della casa-torre che abbiamo, all'inizio, presa in esame induce a credere come nel determinare tale modello ci sia stata, come del resto avviene nell'evoluzione di ogni forma, un condizionamento derivante dal ricordo e dal significato di deterrenza dell'alta torre medievale mediato dalla ricerca spaziale attuata dagli architetti del Rinascimento.
L'alta torre (cilindrica, però) su base scarpata noi l'abbiamo già rilevata…come elemento caratterizzante dell'architettura fortificata medievale nell'Italia del Sud, dovuta all'influsso degli architetti che operano per i sovrani angioini, ed evidenziata dal coronamento costituito da beccatelli sorreggenti l'archeggiatura realizzata in aggetto per poter attuare la difesa piombante. Ma anche quando l'impiego delle artiglierie rese inutile tale tipo di difesa il «ricordo» di quel tipo di coronamento rimase, in lieve aggetto (essendo venuta meno la necessità di avere le caditoioe) …
Il tipo di torre che consideriamo (che dovrebbe aver avuto origine alla fine del Quattrocento, cioè in epoca martiniana)
(7) rappresenterebbe così un'involuzione formale e tattica, ritornando a fabbriche alte ed emergenti (quindi maggiormente vulnerabili dalle artiglierie) contrariamente a quanto avveniva nel campo dell'architettura fortificata con la costruzione delle rocche, basse ed allargate in pianta.6 Ma la ragione, forse, è da attribuire allo scopo particolare per il quale venivano realizzate queste torri, di difesa non contro eserciti bensì a protezione delle coste dall'attacco dei predoni saraceni….
Ecco dunque che nel cinquecento, all'epoca del vicerè spagnolo di Napoli Pedro Alvarez de Toledo marchese di Villafranca… il modello di tali torri venne adottato…


[197] p. 14:…Altre, numerose, case-torri furono realizzate nel XVI secolo ed agli inizi di quello seguente in varie località dell'ex regno napoletano, dovute tutte ad interventi privati che seguirono sempre, a nostro avviso, la duplice necessità di difesa dai corsari (se sulla costa) o da briganti (se nelle zone interne); le ritroviamo, con variazioni che le rendono più significative, … a Forio d'Ischia, dove, tra le torri quadrate del luogo, va notata la Quattrocchi, trasformata nel Settecento ed affiancata da altre costruzioni nel nucleo del centro urbano, che, a giudicare da una antica stampa del Remond22 troverebbe rispondenza in una analoga costruzione realizzata nell'isola a Lacco Ameno….

Delle Note, in genere qui non considerate, per una maggiore evidenza del testo, si è ritenuto di dover riportare solo le seguenti:
7 Francesco di Giorgio Martini è stato presente nell'Italia meridionale dal 1491 al 1497; Cfr. [195] pp.191-98.7
22. Cfr. P. Polito, Lacco Ameno. Il Paese. La protettrice. Il Folklore, Napoli, 1963, p.32, t. X - La Torre e la chiesa erette alla fine del secolo XVI secolo da P. Simone De Bernardis. (V. [201])
.

E' evidente che ci si riferisce a quanto già annotato nell'Appendice 38, e cioè:
[175] p. 116, fig. 63, di J.Ch. Joseph Rémond (1827-1828), che è forse la migliore per l'illustrazione, sia della Torre di S. Restituta, sia della chiesa: la Torre è rappresentata senza scarpa, con il coronamento merlato alla Quattrocchi; sulla sinistra la Villa Arbusto.
Ho verificato la correttezza di questa supposizione, in [201]: ivi, nella TAV. X, è riprodotta la zona centrale, con la Torre, dell'immagine precedentemente precisata.
Nei brani precedenti sono fatte alcune importanti affermazioni:
- la casa-torre, come definita e proposta, si identifica per l'Isola in tutte le torri quadrate edificate dai privati, escluse dunque le sole tre regie, fra loro molto differenti;
- la torre quadrata, non solo isolana è, concettualmente, una involuzione rispetto al progredire dell'arte prettamente militare;
- gli esempi notevoli, citati dall'A., sono per l'intera Isola, l'accoppiata TORRE di S. Restituta - Torre Quattrocchi, che suona conferma dell'apprezzamento da noi formulato nell'Appendice 38 circa il coronamento della prima; tenuto conto, inoltre, che la citata Torre foriana è l'ultima costruzione del tipo [5], questa deve essere vista come una probabile riproduzione di quella del Lacco; infine, anche se non si può condividere, come già detto, l'aggettivo sconosciuta per la Torre di Casa Cumana, è notevole che l'A. ne parli, aggiungendo subito dopo:
[197] p. 14:….Maggiori dimensioni, seguendo sempre lo stesso modello, furono realizzate nella Torre di Franco a Soccavo (vicino Napoli)….
infatti, a questo proposito, voglio includere nel testo, anziché relegarli in una nota, i pensieri che nei giorni passati (inizio novembre 2002), sorvegliando lavori di rifacimento del manto protettivo del terrazzo lastrico solare del Fabbricato in cui abito, guardando, in uno squarcio fra due edifici della vicina via Palazziello, la non lontana Torre di Franco, la ho mentalmente confrontata con la Torre di Casa Cumana, trovandovi notevoli punti comuni.
Non dispongo di un teleobiettivo per darne una immediata dimostrazione diretta, ma profitto, momentaneamente, delle immagini di [198] fig. 2 e 3, per sostanziare questa affermazione.

Sfugge forse, nell'inquadramento fatto, che la torre di Casamicciola sembra essere, allo stato attuale, una costruzione in cui la primitiva torre a pianta quadrata ha visto affiancarsi, dal lato orientale, un corpo di fabbrica di caratteri edilizi molto simili, probabilmente per scelta, all'originale8. Anche se con coronamento differente, la Torre di S. DOMENICO, permette di avere un'idea di quale potrebbe essere stato l'aspetto originale di questo edificio.
Interessante è al riguardo anche la documentazione che si rinviene nel sito: http://www.arcmail.it/medfleg.htm, al § 5 (La difesa costiera in età viceregnale), pure se il settore principale d'indagine è ivi quello dei Campi Flegrei.
In [196], il modello di torre quadrata è meglio introdotto e precisato, tenuto sempre ben presente il diverso riferimento geografico.
[196] pp. 147-148:… Per tale «minaccia, portata dai Turchi e dai pirati della Barberia nel XVI sec., non venne ritenuto opportuno riattare i vecchi luoghi fortificati anche perché, in effetti, nuovi metodi di difesa dipendenti dall'invenzione delle armi da fuoco rendevano inutili allo scopo le vecchie fortezze. Venne iniziata, invece, la costruzione di una serie di torri costiere, disposte a poca distanza l'una dall'altra in modo da permettere un facile collegamento; sono queste le torri che ancor oggi si vedono sulla costa, alcune adattate ad abitazione ed altre rudere »…..
La costruzione delle torri iniziò durante il governo del Toledo…ma il massiccio intervento ebbe luogo anni più tardi, all'epoca del viceré don Parafan de Ribera duca d'Alcalà, che emanò …l'ordine per la costruzione generale, da attuarsi per conto e sotto la direzione del potere centrale…, prevedendo in dettaglio la dislocazione delle torri che dovevano essere innalzate in quei punti della costa, indicati dai " regi ingegneri ", con l'obbligo che ciascuna torre fosse in vista con l'altra, onde costituire nel loro insieme, senza soluzione di continuità, tutta una serie di fortificazioni. Alla fine del XVI sec. le fabbriche non erano ancora terminate…, né sappiamo quando realmente fu completato il programma. Ma l'opera difensiva, nel suo complesso, non fu mai attuata, perché non tutte le torri previste vennero costruite; inoltre, l'insuccesso della realizzazione di una serie ininterrotta di fortificazioni fu dovuto al fatto che molte torri erano già in rovina prima che fosse terminato il programma difensivo, e ciò avvenne sia per mancanza di manutenzione che per frode da parte dei costruttori… Un così grandioso programma non ebbe, pertanto, il risultato sperato e le cause sono da ricercarsi, oltre che nelle carenze già accennate, anche nell'assenza di quell'indispensabile ausilio che alla difesa terrestre avrebbe dovuto fornire la difesa marittima, mediante una flotta che invece fu sempre negata dal governo spagnolo .

La tipologia generale adottata nella costruzione vicereale delle torri fu quella impostata su base quadrata, secondo l'esempio fornito dalle torri erette sulla spiaggia romana, escludendo altre impostazioni planimetriche, sia poligonali che cilindriche, presenti nelle torri a quel tempo già esistenti. Fu prescelta, quasi sempre, per gli evidenti vantaggi che offriva nella dislocazione dei cannoni su ogni lato, la torre quadrata, che veniva mantenuta per tutte le torri, ad eccezione per quelle alle foci dei fiumi, ad immediato contatto con la marina. Queste ultime erano spesso accoppiate con torrette di guardia, poste più in alto, ed aventi il compito esclusivo di segnalare il pericolo ai paesi situati oltre i monti nell'entroterra.9
La forma assunta dalla torre tipo: un semplice schema di piramide tronca, su base quadrata, con caditoie ricavate nel coronamento liscio senza archeggiature e beccatelli in rilievo, derivò dall'uso al quale esse erano adibite: avvistamento e prima difesa, senza aver la possibilità di resistere ad un lungo assedio; l'interno comprende due ambienti sovrapposti, uno per piano, che sono coperti con volte murarie, girate a botte, orientate ortogonalmente tra loro, in modo che i carichi vengono ripartiti simmetricamente sui quattro muri. La scala, che permette la comunicazione tra i vari livelli, è realizzata nel vivo delle murature, secondo il criterio già seguito in epoca medioevale.
La pianta quadrata (con i relativi prospetti che risultano uguali), anche se dettata dalla funzionalità, richiama nuovamente il carattere di simmetria che abbiamo assunto quale matrice ideologica delle opere difensive del Cinquecento. Numerosi disegni …ci permettono di osservare come alcune torri fossero ancora in efficienza nel secolo scorso, sia quelle vicereali che altre di epoca precedente….
Documenti dell'epoca riportano i nomi degli ingegneri della R. Corte che provvidero alla costruzione … o che si interessarono a lavori di restauro…, particolarmente Benvenuto Tortelli… e Giovan Tommaso Scala, al quale il viceré d'Alcalà affidò l'incarico di progettare le nuove torri; lo Scala, infatti, (ingegnere della R. Corte) accompagnò nel febbraio 1568 il Presidente della Sommaria Alfonso Salazar, inviato dal governo imperiale ad ispezionare le coste del regno per la costruzione delle torri marittime…(v. anche [17])…

La tipologia delle torri dislocate lungo tutte le coste del vice regno napoletano trova rispondenza in analoghe fabbriche difensive dello Stato dei Presìdi in Toscana…, dove fu adottato il tipo più semplice a struttura tronco-piramidale quadrilatera…

Una sorella a pochi chilometri da casa.
Una descrizione particolarmente interessante della trasformazione del coronamento, già indicata nei brani presentati, deve essere messa in evidenza nella individuazione, in luogo relativamente poco lontano da casa mia, di una parente, praticamente coeva, assai prossima della nostra Torre.
[197] p. 15 :…. La forma allora prescelta rappresentò un innovazione rispetto alla tipologia esistente…. scegliendo la pianta quadrata per gli evidenti vantaggi che questa offriva nella dislocazione delle armi da fuoco su ogni lato della terrazza di copertura ma la pianta quadrata (con i relativi prospetti che sono uguali) anche se dettata dalla funzionalità richiamava quel carattere di simmetria che è stato assunto quale matrice ideologica delle opere difensive del Cinquecento…. In realtà possiamo ipotizzare la stilizzazione del nostro modello, innalzando la parete scarpata a tutta altezza, eliminando le cornici che limitavano all'esterno i livelli dei piani utili, e l'antiquato coronamento in aggetto, sostituendo questo con uno schematico e funzionale coronamento dove i beccatelli restavano diradati ed enormemente ampliati e le caditoie anch'esse ridotte di numero ed allargate ed oblique, permettevano l'orientamento del tiro dei piccoli pezzi di artiglieria, di cui era munita la torre, verso la base delle torri stesse.
L'alta torre di Patria (sulla costa a nord di Napoli), la prima ad essere realizzata (1532) con quella di Gaveta secondo il nuovo modello, ci induce a considerare tale ipotesi, divenendo così l'elemento di transizione tra le torri del litorale laziale e quelle del viceregno napoletano.

N.B.: sono state eliminate le note del testo.
E' evidente in questo brano, la spiegazione della geometria assunta: nella sua lettura si deve aver presente proprio la Torre di Montevico: la primogenitura della Torre di Patria, così simile alla nostra, non è cosa certa, ma la somiglianza veramente notevole fra le due, serve a datare in un intorno molto ristretto quella isolana.(10)
Sulla Torre di Patria, in [17] p.424, nota 1, si precisa che essa risulta già costruita nel 1532, insieme ad altre tre, distribuite lungo la costa, fra Torregaveta e Sperlonga.
Si è prima mostrato un altro esempio di casa-torre, a qualche centinaio di metri da casa, ed in diretto contatto visivo - è bastato salire in terrazza - ma, è sufficiente percorrere qualche chilometro, dopo l'uscita della tangenziale a Monteruscello, per vedere un'altra interessantissima Torre, questa da porsi, come già detto, in relazione alla Torre Regia di Montevico.
Se invece di percorere la tangenziale, si prende invece la Domiziana, procedendo fino a Lago Patria, poco oltre l'incrocio con la circonvallazione esterna, è possibile individuare facilmente la Torre di Patria.

Due torri, così lontane nel tempo, così vicine costruttivamente.
Questo paragrafo non attiene specificamente alla nostra Torre, ma costituisce, sulla base delle letture ora richiamate, una riflessione sull'indiretta conferma dell'aspetto della Torre di S. Restituta, come lo si rileva dalle poche immagini di artisti, negli anni che vanno dal 1758 al 1883.
Finchè non se n'è trovata una diversa conferma, il rilievo già fatto sulla somiglianza anche in specifici dettagli costruttivi dell'aspetto delle Torri Quattrocchi e S. Restituta, soffriva di una cautelativa riserva sulla validità dell'analisi personale.
E' bene riflettere, come più volte fatto che, per il sovrapporsi di tutta una serie di causali: terremoti, manutenzione, fragilità intrinseca, mutate esigenze abitative, i coronamenti delle torri dell'Isola d'Ischia, sono oggi praticamente tutti scomparsi. L'unico esempio, integralmente conservato, è quello della Torre Quattrocchi: per le altre costruzioni del tipo, si hanno pochi residui elementi parziali, ma significativi (p.es., Torrione e Torone, in Forio; Torre di S. Anna, in Ischia Ponte); poche sono quelle che conservano in tutto o in parte i soli beccatelli (Torre di Vico Costantino, in Forio; Torre di Testaccio (11); Torre di Casa Cumana).
E' un vero peccato che non sia riuscito finora a trovare una immagine, o una descrizione, della Torre di S. Anna subito dopo il terremoto del 1883, per verificare lo stato della sua merlatura, dopo questo sinistro; altrettanto deve dirsi per altre torri isolane: Patalano, Cierco, per citarne qualcuna.

Cenni sulla vita della TORRE
La Torre è la sola delle costruzioni dell'isola citata in [200], nessuna menzione invece in [17], in cui pure si parla di Forio, rifacendosi alla relazione dello Stinga; le maggiori informazioni su elementi della sua vita passata e presente, si trovano in [56], ed in [124]; da questi documenti si traggono i brani seguenti.
[56] pp. 561…564:…Tra le altre opere difensive… « la nostra Regia Torre » sulla punta estrema di Monte di Vico, eretta a guardia della baia.
Impiantata su basamento quadrato di 60 mq., cinta da un'aia, donde si elevava un ponte di legno che immetteva nella feritoia del primo piano, che costituiva l'unico ingresso, là dove oggi è una cisterna, divisa in due settori intercomunicanti; di qui, tramite una scala sviluppata dentro il muro ovest, si accede al primo ripiano, fatto a volta, con tre feritoie aperte nelle massicce mura. Da questo piano partivano le accensioni che, attraverso un camino, macchiato ancora di nero, sbuffavano le fumate d'allarme… Da questo ripiano, per altra scaletta ricavata nel muro di levante, si giunge al secondo ed ultimo ripiano, cinto di alta merlatura a testa piatta, allineata lungo il cammino di ronda, per maggiore vigilanza e difesa…
Nel secolo XVI, quando l'Università del Lacco dovette assumersi, in stretta collaborazione con gli ordini regi, il controllo della difesa militare del paese, incentrato sulla Torre di Monte di Vico e sulla costa, la torre assolveva ad un vero e proprio compito militare oltre ad una funzione giurisdizionale, simboleggiando il dominio aragonese su quel tratto di litorale, dove il valore strategico si esauriva nell'avvistamento e nelle segnalazioni con il Castello d'Ischia e con il Monte della Guardia, l'Epomeo.
L'amministrazione della torre, come la scelta dei custodi, spettava al « regio Percettore di Napoli », così pure la « mesata » per il « reggio servizio in d. a. torre ».
Il 31 ottobre 1658 vi troviamo il « torriero Minico Pascale12 con lo suo Soldato Bartolomeo Pascale »; lo stipendio a fine di ogni mese era emesso dal M.do A. Cariello, regio Percettore di Napoli, previo attestato del «regio servizio prestato, sogillato con loro solito sogello ».

Ma la torre di Monte di Vico, a differenza di tante altre, aveva duplice funzionalità: avvistamento e difesa. Sull'aia che circondava il fortilizio, stavano piazzati alcuni cannoni, che nel giugno del 1785, furono sostituiti da altri nuovi, trasmessi a Lacco da S. M. Ferdinando IV, re di Napoli e di Sicilia… Il carattere difensivo è stato ultimamente convalidato dal ritrovamento di alcune palle di pietra e di ferro, utilizzate nei mortai 95.
In occasione del trasloco dei cannoni, l'Amministrazione locale, rappresentata dal « Mag.co Biagio Monti », non disponeva neppure di « Docati trenta sette, ed un carlino », si ricorse al « Signor de Maltese di Forio… che improntati avea alla menzionata nostra Università ». Si noti nell'atto, redatto per notar de Spigna « come in settembre 1787, si sono pagati al Signor D. Carlo Maltese li restanti Docati…», cioè dopo più di un anno d'intervallo, e soltanto quando l'Università dello Lacco potè « riscuotere dalla Soprintendenza detto capitale… sopra li Docati cinquanta della spesa delli cannoni suddetti »….
Cessate le scorribande saracene, la Torre merlata, per più di un secolo, fu lasciata in balia degli elementi della natura….
L'anno 1868, il comune di Lacco Ameno, dovendo costruire un pubblico cimitero, lontano dall'abitato, scelse la zona circostante alla Torre di Monte di Vico… Una scelta balorda se si pensi alla lontananza ed al pendio faticoso dell'antica via medievale, alle difficoltà del trasporto dei morti a spalla; una scelta, però, che riflette sempre le misere condizioni finanziarie dell'Amministrazione Comunale del tempo. Basti sapere che, per la recinsione del campo santo, l'Autorità di allora autorizzava l'abbattimento della merlatura della Torre per ricavarne le pietre da impiegare nella costruzione del muro di cinta: « quod non-fecerunt barbari… »98.
Ed il Forte, fino al 1971, stava ancora mozzato della imponente merlatura aragonese, sgretolato e fesso in ogni parte, carico di chiazze di capperi e di ciuffi di ginestre che sbuffavano dalle numerose spaccature….

Alcune delle Note di [56]:
95 Lacco Ameno, « Scavi e Museo di S. Restituta », vetr. N. 46.
96 Arch. di S. Restituta, Lacco Ameno, pos. Sopra segnata p. 19 - «allorché si condussero, ed alarono li nuovi cannoni trasmessi da A. M.; Dio Guardi, sopra della nostra Regia Torre di Monte di Vico - e si calarono, e portarono all'imbarco li cannoni inutili, ed inservibili» (giugno 1785). D'Aloisio, L'Infermo Istruito. Napoli 1757, p. 25 - «oltre ad altra numerosa minuta artiglieria con 4 pezzi di cannoni dagli altrui insulti la difende ».
97 G. d'Ascia, Storia d'Ischia, Napoli 1867, p. 397: « La Torre sul promontorio di Monte di Vico eretta nel sec. XV a guardia della baia i cui merli sono metà caduti e metà cadenti; e le mura lesionate e fesse».
98 Lacco Ameno, Arch. Comunale, Progetto per la formazione di un campo funebre, 1868, p. 2, il testo autentico dice espressamente: «Bisogna costruirsi un muro di cinta intorno all'aia che serve per il campo funebre… parte verrebbe costruito dalla pietra ricavata dall'abbattimento della scala e merlatura della Torre; Art. 5, per la demolizione della scala esistente alla Torre e trasporto di materiale… L. 25.00; Art. 6, bisogna.sul basso della Torre tagliare l'entrata con vano ad arco per la lunghezza di metri 4…; Art. 8, bisogna tagliarsi i merli della Torre per le mura di cinta e queste perché di giro metri 59, per l'altezza di metri 2,30… ».

Dal libro del D'Aloisio [203], per completezza, si riporta, il brano completo che riguarda la Torre:
[203] p. 25:…Guarda una tal marina ben provveduta Torre, situata sul preddetto Promontorio di Vico, che oltre ad altra minuta artiglieria con quattro pezzi di cannoni dagli altrui insulti la difende…
Solo qualche altro elemento si ricava da:
[124] p. 83:… A Lacco, su Monte Vico, c'era la torre omonima, il cui capo torriero era (1795) Vincenzo Monti …tanto la Torre di Monte Vico, quanto quella di S. Angelo furono « riattate » nel 1776….

Parte dei brani riprodotti da [56], è già stata commentata in passato, e segnatamente l'errore circa l'area della superficie in pianta, purtroppo riportato, senza alcuna riflessione critica, in altri testi; elementi interessanti sono quelli relativi alla scala esterna, ancora presente a quella data, come testimoniano le poche immagini reperite; si hanno, forse, anche elementi per una valutazione indiretta dell'altezza della merlatura originaria, utilizzando le dimensioni della torre indicate in [15]: ciò sarà esposto nel seguito.
Anche interessante la parte relativa all'armamento, in parte già esaminata, sulla quale si sono già portati contributi indiretti di approfondimento da [62]. La speranza di trovare in [203] qualche ulteriore elemento è andata delusa: il bel libro del D'Aloisio contiene, data la professione dell'A., e l'argomento trattato, pochi cenni, per altro molto interessanti, sulle Torri dell'Isola.
I pezzi di artiglieria maggiore sarebbero stati posizionati nella spianata attorno alla Torre, mentre pezzi minori avrebbero potuto agire dalla sommità della costruzione, in caso di estrema difesa, secondo quanto detto in [197] p.15, e reso possibile dal tipo di coronamento, con ampio settore di tiro consentito dalle tipiche caditoie.13
La scala esterna, che nella lettura di [56], è sia di legno, sia di pietra, deve intendersi probabilmente come a struttura composita: in muratura nella rampa, con la parte terminale di legno, forse un piccolo ponte levatoio.

La Torre nelle immagini disponibili.
Le immagini di cui si dispone, con riferimento alla bibliografia consultata, sono di seguito elencate, e coprono il periodo che va dal 1802 ai giorni nostri (2002), in un arco di tempo di ben due secoli:
- [175] Tav. XI - View at Lago, in the Island of Ischia. Cooper Willyams (1802);
- [51] fig. 57 e [15] p.139 - Veduta di Lacco Ameno. G. Gigante (1806-1876). Veduta di Monte Vico, della Marina, del rilievo all'ingresso del paese con la costruzione in cima che pare una garitta/guardiola; sullo sfondo la chiesa (di S. Restituta) con la torre ancora merlata;
- [67] Tav. IV - Veduta d'Ischia. Johann Christian Clausen Dahl, (1820), Bergen, Billedgaleri. Con la Torre sullo sfondo. Vi si vede pure la zona del Capitello, con le sue caratteristiche costruzioni.
- [181] dopo p. 239 - Monte Vico - di Turpin de Crissè (1824).
- [56] fig. 164 - La didascalia recita: Lacco Ameno: a destra palazzo della famiglia Monti con cupola della chiesa; al centro torre di Monte Vico, con scala di accesso; a sinistra chiesa e torre di S. Restituta. (a. 1830).
- [114] Ischia, marina del Lacco, Pasquale Mattej, (19 luglio 1847) - (Archivio Mattej presso la Biblioteca Vallicelliana, ROMA).
- [158] fig.VII - Monte di Vico e fungo di Lacca vicino a Lacco (Ischia). Haeckel, (20 giugno 1859).
- [15] p. 149, e [114]- Schizzo a matita della Torre (31/5/1954)14.
- [56] p.564, fig. 163- Torre di Monte Vico, prima dell'odierno restauro. Lacco Ameno. - Foto dei ruderi (prima del 1971).
- [A] foto varie del 2001 e 2002.

Quasi tutte queste immagini sono raccolte nella fig. 6 ed in quella 6 bis, con quest'ultima espressamente dedicata a Pasquale Mattei, del quale, con l'aiuto di quanto in [15], è possibile seguire in modo più completo il percorso nell'isola, nella lontana estate del 1847:
in data imprecisata, esegue uno schizzo della Galleria del Castello [15] p.32;
il 21 luglio è a Lacco, ove schizza la solita veduta della Marina, con Fungo, Torre di Montevico, e, appena visibile, quella di S.Restituta; purtroppo manca il Capitello, alle spalle dell'artista [114];
il 15 o 25 luglio, esegue lo schizzo di Casa Mazzella ad Ischia, [15] p. 94;
il 25 luglio, esegue Forio dalla strada, cioè la nota marina, [15] p. 153;
il 26 luglio, esegue uno schizzo di Casamicciola alta [15] p.32 (questa immagine è riprodotta, con parziale sovrapposizione, insieme a quella della Galleria del Castello: entrambe figurano, separate, nelle schede del Catalogo della S.); sul margine sinistro della via, in primo piano, si legge uno Scuola seguito da altro illeggibile;
il 27 luglio, sempre a FORIO, schizza la Torre di S. Vito (il Torone), [15] p. 218;
sempre il 27 luglio, è la volta di Forio Chiesa di S. Carlo, [15] p. 220;
nella stessa data, La torre della Cerchia, [15] p. 222;
alcuni giorni dopo, il 2 agosto, esegue lo schizzo Forio (Il Torrione) [15] p. 174.
Dopo la consultazione di [179], ed in attesa di esaminare l'intero archivio del pittore formiano, presso la Biblioteca Vallicelliana a Roma, questo elenco costituisce tutto ciò che si è raccolto sinora, come testimonianza grafica, della sua intensa estate del 1847, relativamente alla sola Isola d'Ischia.

Aspetto e dimensioni della TORRE di MONTEVICO
Dal complesso della documentazione grafica, completata da quella relativa a Torri che per indicazione delle fonti consultate, o per esame diretto, si possono ritenere simili alla nostra, si traggono le seguenti indicazioni:
- la Torre di Montevico è una torre tronco-piramidale a pianta quadrata, di dimensioni 15,60 m, e pareti di soli 0,80 m di spessore [114]15; altezza complessiva approssimata a livello del piano del lastrico solare di 14,5 m; l'altezza a livello del canto superiore dei merli sarebbe di circa 15,90 m;
- il paramento esterno, a tutta scarpa, ha una pendenza di circa il 14 % (8°);
- la controscarpa della merlatura, secondo la ricostruzione moderna, ha pendenza ovviamente opposta, caratterizzata dallo stesso valore;
- la merlatura presenta 3 caditoie per lato, con apertura di circa 16°; l'altezza attuale supera i 2,5 m della parte residua di quella originaria, quotata in [114]; la merlatura, nella ricostruzione moderna, è realizzata in modo da eliminare completamente le tracce della vecchia difesa piombante o a mezzo di armi leggere, sfruttando l'apertura delle caditoie: probabilmente per motivi strutturali, si è cerchiato il coronamento con un cordolo piatto continuo, che appare, in posizione intercostale, a paro con la faccia verticale esterna dei merli; la merlatura originaria doveva essere di forma simile a quella della Torre Calderina (Puglia) (V. fig.7), e di muratura uguale a quella della Torre di Crapolla (v. sempre in fig.7);
- alla Torre si accedeva con scala esterna rampante, con l'ultimo tratto di legno, probabilmente un ponte levatoio: da questo piano si scendeva a quello inferiore, o si accedeva al superiore, a mezzo di scale fisse interne, poste sulle pareti laterali, rispettivamente quella occidentale in discesa, ed in salita quella orientale;
- il piano di accesso aveva tre ampie feritoie sui tre lati occidentale, settentrionale, orientale, essendo il meridionale, lato opposto a quello mare, destinato all'ingresso;
- le dimensioni dello spiazzo, ai piedi della Torre, non appaiono esser molto grandi, (oggi, circa 1320 m2) ma sufficienti per ospitare qualche cannone allo scoperto.

Qualche valutazione orientativa indiretta sulle dimensioni dell'area circostante la Torre, e sull'altezza originaria della merlatura, può essere eseguita sulla base della geometria attuale della zona cimiteriale, immediatamente prossima alla Torre, ricavandone le misure dal foglio catastale 1 A scala 1:1 000, e sia dalle immagini fotografiche della Torre, sia dagli schizzi in [114], riportati anche in [15].
Ci varremo al riguardo su ciò che si legge in [56] (nota 98 pp. 563…564) sulle dimensioni del muro di cinta, ricavando le misure del perimetro dell'area piana circostante la Torre dal documento catastale citato.
Muro di cinta a costruirsi: sviluppo lineare 59 m, altezza 2,30 m, cioè 59x2,30 = 135,7 m2;
perimetro della superficie piana circostante la Torre: 155 m;
area di detta superficie: 1320 m2.
Ipotizzando ora che, a parità di spessore, il pietrame ricavato dai merli, di altezza originaria incognita, x, siano da utilizzarsi per la realizzazione di 59 dei 155 m di muro di cinta16, con altezza di 2,30 m, si ottiene l'equazione orientativa seguente:
59 m · 2,30 m = 15,60 m · 4 · x m dalla quale si ricava:
abbastanza concordante; una valutazione diretta dalle immagini fotografiche della Torre, conduce ai dati orientativi di cui alla fig.10.

La Scheda
Provincia e Comune: Napoli, Lacco.
Luogo: Via Nuova Monte Vico, n° 10.
Oggetto: Torre regia di Montevico.
Catasto: Foglio 1A
Cronologia: Metà secolo XV [15]; più probabilmente ultimo decennio di quel secolo.
Autore: Ignoto.
Dest. originaria: Torre di avvistamento e difesa.
Uso attuale: Cappella cimiteriale.
Proprietà: Demanio comunale.
Vincoli: Leggi di tutela P.R.G. e altri: n. 1089 del 1° giugno 1939.

TIPOLOGIA EDILIZIA – CARATTERI COSTRUTTIVI
Pianta: Quadrata.
Coperture: Piana a terrazzo.
Volte e solai: Volta a calotta.
Scale: Scaletta interna a muro perimetrale.
Tecniche murarie: Pietrame di tufo e malta cementizia.
Pavimenti: Lastre di marmo (attuale; originario, probabilmente battuto).
Decorazioni esterne: Merlatura (attuale).
Decorazioni interne: ---
Arredamenti: ----
Strutture sotterranee: ----

DESCRIZIONE
La torre impiantata su basamento quadrato, con scarpata fortemente pronunciata che ingloba l'intero edificio, è divisa in due piani coperti a volta con accesso al secondo attraverso una scaletta interna al muro ovest. Un'ulteriore scaletta ricavata nel muro di levante conduce alla copertura cinta di alta merlatura.

NOTE COSTRUTTIVE e NOTIZIE STORICO-CRITICHE
Le continue scorrerie costringevano i locali a difendersi da soli fin dopo l'arrivo di Alfonso I d'Aragona (1445), il quale istituiva un ufficio per l'esazione del dazio il cui ricavato veniva destinato alla riparazione di mura, torri del castello d'Ischia. Tra le altre opere difensive si realizzò anche la torre di Monte Vico.
Quando nel XVI secolo l'Università di Lacco dovette assumersi in stretta collaborazione con gli ordini regi il controllo militare del Paese, la torre difensiva assolveva ad un vero compito militare e di avvistamento nelle segnalazioni con il castello d'Ischia e l'Epomeo. Successivamente la torre assunse anche il compito di difesa, documenti d'archivio rivelano la presenza di cannoni in prossimità dell'edificio. Cessate le incursioni saracene la torre merlata fu lasciata per più di un secolo in balia degli elementi della natura. Nel 1868 il Comune di Lacco dovendo costruire un pubblico cimitero lontano dall'abitato scelse la zona circostante la torre di Montevico. Il progetto per la formazione di un campo funebre prevedeva l'utilizzazione della merlatura della torre, per ricavarne pietre da impiegare nella costruzione del muro di cinta.

SCHEMA URBANO: Isolato.

RAPPORTI AMBIENTALI
La strada che conduce alla parte più alta del promontorio di Monte Vico, sul declivio occupato dal cimitero ricco di vegetazione, al centro del quale è la torre in posizione di grande panoramicità.

RESTAURI
Già nel 1956 si segnalava alla Soprintendenza i danni subiti dalla torre priva della parte alta, pericolante nella muratura ed in cattive condizioni statiche, ma soltanto nel 1971 si potè dare inizio ai lavori di restauro.
Rev. 1988: Sono in corso, allo stato attuale, lavori di restauro e consolidamento.
Altre notizie:
Disegni e rilievi: Schizzo a matita datato 31 maggio 1954 (originali in S. Archivio 4/90; copie in [15] e[114]).
Mappe: Estratto mappa catastale. Foglio 1, Part. A, scala 1:1 000.
Rilievo aerofotogrammetrico scala 1: 2 000
Rilievo areofotogrammetrico scala 1: 5 000

Documenti vari: ARCHIVI
Lacco Ameno, Archivio comunale, progetto per la formazione di un campo funebre, 1868.
Napoli, Archivio Soprintendenza per i beni ambientali e architettonici della Campania, (1956), faldone 4/90.
Napoli, Catalogo Soprintendenza per i beni ambientali e architettonici della Campania, (1956), Scheda 15/00074202, in X4-4.
Relazioni tecniche: ---
Riferimenti altre schede: ---
Compilatore della Scheda: Arch. Raffaela Maria Cianciulli. (20/08/1982), rev. Novembre 1988. (Con aggiunte dell'A. nel novembre 2002).

Un riepilogo di terminologia e definizioni in merito a
componenti del Dispositivo.
In passato, nella figura 14 di Nota 11, in un sintetico diagramma di flusso, si erano raggruppati alcuni elementi e termini caratterizzanti i componenti del Dispositivo, sia di primo che di secondo livello, o se si preferisce organizzati e spontanei.
Le denominazioni e la terminologia che si incontra nei testi specifici, e nelle fonti in generale, sono molto più numerose, e talvolta appaiono anche meglio strutturate.
Lasciando al diagramma della figura citata la sua proposta, che per sinteticità e facilità di lettura, proprie di quella forma di presentazione, è più immediata, non è inutile cercare una diversa e più completa raccolta: una sorta di Glossario, diviso per raggruppamenti omogenei.
Quanto sopra si è raccolto nell'Aggiunta a questa Appendice, in fascicolo separato.

Conclusioni
La Torre di Montevico, per tipologia costruttiva, epoca della costruzione, appartenenza alle Torri costiere di costruzione regia, si presenta come un esemplare degno di particolare attenzione, non solo nel panorama isolano, ma nell'intero complesso delle opere difensive del regno.
Due sono gli argomenti che sarebbe opportuno mantenere vivi, per l'importanza intrinseca:
l'armamento e la sua sostituzione nel giugno del 1785; tipo, numero, prima e dopo, sarebbero elementi di indubbio interesse, anche nella direzione dei sospirati pezzotti del non lontano TORRIONE;
l'Archivio del Comune di Lacco, per vedere se dalla lettura dei lavori appaltati in vista della realizzazione del cimitero, emerga qualche altro elemento costruttivo che contribuisca alla conoscenza indiretta di questo manufatto negli ultimi anni del 1800.
Non credo del tutto impossibile che qualche altra immagine, disegno, dipinto, fotografia di fine secolo XIX, inizio del successivo, non possa portare nuova luce su qualche dettaglio costruttivo.

Torre

Uno schizzo della torre con vista parziale dell'interno
(Schizzo A.)

NAPOLI, 27 novembre 2002.

Vedi Foto    |     SU