Appendice 39 - La Torricella


Di questa torre di avvistamento, situata su una collinetta poco distante dal mare, a quota 30 m s.l.m., nel territorio di Lacco Ameno, poco o niente si legge nella bibliografia consultata sinora: se non fosse stato per il diligente, e mai troppo lodato Cervera [57], per gli elenchi della Delizia [51], e per le note di Don Pietro Monti  [56],  di sicuro oggi non ne potrei parlare, sia pur rammaricandomi, come si vedrà nel seguito, di non essermi potuto avvicinare ad essa, se non con l’occhio delle mie macchine fotografiche.
Nella parte introduttiva di questa Nota 16, e nella Sezione 3, dedicata al territorio del Lacco,la si è individuata come appartenere al gruppo delle opere del Dispositivo che vi assolvevano  compiti di scoperta e collegamento.
Oggi la piccola torre è invisibile dalla SS 270, per i folti alberi che la circondano e sovrastano da quel lato; essa non viene individuata nemmeno direttamente dal mare, per lo stesso motivo, e per la modesta altezza del rilievo sulla cui cima si trova.
Per vederla distintamente occorre attingere quote più rilevanti nell’interno del territorio, o avvicinarsi a essa, dalla via Fundera...sapendo già dove si trova.
La presente Appendice raccoglie i frutti di tre diverse vie seguite nella sua individuazione:
- ricerca bibliografica ed iconografica, entrambe molto avare di notazioni positive;
- indagine a livello locale fra coloro che ho potuto contattare;
- ricerca diretta sul territorio.
Debbo chiudere questa scarna premessa con il ringraziamento esplicito ai due fratelli Castagna, Raffaele e Giovanni, ed al professor Giuseppe Silvestri; quest’ultimo mi ha anche cortesemente inviato alcune sue fotografie relativamente ravvicinate della torre; infine, un ringraziamento particolare a Don Luigi, dell’esercizio di fronte il Rizzoli, che materialmente mi ha indicato la collinetta sulla quale gli alberi nascondevano quasi totalmente il rudere dell’antico manufatto.

La lettura della porzione di territorio in cui si trova la collinetta della Torricella riesce poco agevole nella carta del 1586, nella quale si possono trovare indicazioni attribuite a questo manufatto, ma che potrebbero riferirsi ad una vicina torre a Casamonte (v. Appendice 101).
Oggi, fra la litoranea SS 270 e le vie IV Novembre  ed il suo sèguito, via Fundera, che porta all’ingresso dell’ospedale Rizzoli passando dinanzi alla scuola media ed alla cabina dell’ENEL, e proseguendo per la strada comunale Pozzillo, tornando sulla SS 270, è compresa una porzione del territorio del Lacco, a forma di goccia allungata, con l’asse per parallelo, e l’apice verso occidente, il cui rilievo maggiore è una collinetta alta 30 m, sulla cui cima  fronzuta si intravede a mala pena un rudere.
Questa zona è tagliata trasversalmente da una recente via, realizzata coprendo la parte finale di un canalone, nel quale scorrono acque provenienti da monte; un ponticello, che lo scavalcava lungo il vecchio tracciato della via Fundera, almeno fino alla fine degli anni ’60 del secolo scorso, è così scomparso; altrettanto è successo per l’altro, più settentrionale.
Fra questa via e la strada comunale Pozzillo si estende una relativamente vasta porzione di territorio nella quale si levano due collinette: l’occidentale tocca i 30 m s.l.m., con l’orientale appena inferiore, a quota 28 m ; fra di esse si insinua la strada vicinale Stradiello della Punta, passando davanti la chiesa della SS. ma Annunziata.
La prima delle carte  moderne, quella del Visconti, su rilievi del 1817-19, la indica col nome posto sopra un edificio rettangolare; dopo, in quella all’80 000, sempre del ROT, mentre si ripete l’indicazione grafica della vicina Batteria di Punta del Pozzo, il nominativo scompare, e da allora, se qualche notazione grafica si rinviene, per edifici sulla collinetta, essa è di forma difficilmente interpretabile, ma prevalentemente quadrata, ed il nome dell’edificio non compare più sulle carte.

Ciò che si trova nei libri e nelle immagini
L’individuazione di quella che, a detta del Cervera [57], è la sola torre rotonda di Lacco, è stata inizialmente più laboriosa del previsto.
Si ricordi che questo Autore dice in proposito che:
[57] (si può andare) a viaFunderadopo il ponte, da un cancello a sinistra, in un fondo di proprietà parrocchiale…per vedere i ruderi della Torricella, l'unica torre rotonda di Lacco…
Nel 2001, ho cercato di seguire questa indicazione, ben conscio del fatto che, 42 anni dopo la stesura di quella Guida, lo stato dei luoghi era certamente molto cambiato: il ponte, rivelatosi poi essere stato un modesto manufatto che scavalcava un canalone di defluvio di acque montane, come detto, non c'è più, e solo l'ostinazione di una vecchia del luogo, che si contrapponeva alla certezza di una giovane - che giustamente sosteneva non esservi alcun ponte! - consentì di ritrovare il luogo dove esso era stato.
Nelle carte moderne meno recenti, il ponte si rinviene facilmente.
Della torre, la signora, però, non sapeva niente…
Sulla sinistra della via Fundera, provenendo da occidente,si allineano oggi costruzioni più o meno recenti, manufatti dell'ENEL, una scuola, l'ospedale Rizzoli; proseguendo oltre, scendendo verso il mare, si arriva alla chiesa della Nunciata.
Sulla destra della via, si vedono dei muri di cinta, interrotti, alla metà circa del tratto descritto, da un bel portale di pietra lavica che conduce ad una casa colonica abbandonata, cui si giunge dopo avere percorso uno stretto sentierino, fra sterpi e viti, forse non più curate, con stentati grappoli in maturazione.
Stavo perdendo le residue speranze di rintracciare il mio obbiettivo, e mi domandavo se la sinistra del Cervera fosse quella che ritenevo essere tale, quando un dipendente del Rizzoli, da me interpellato sulla Torricella, mi indirizzò a Don Luigi, barista dell'esercizio che si trova proprio di fronte l'ingresso dell'Ospedale, sulla destra della via, e… fu finalmente giorno!
Tutto ciò che avevo visto sulla sinistra della via, scuola, cabina elettrica, ospedale, sono stati costruiti sul fondo di proprietà parrocchiale, o comunque della Chiesa; il portale di pietra lavica citato, è stato spostato dalla sua sede originaria, inizialmente più a valle, in occasione dell'allargamento della via, conservandolo, per fortuna, ai posteri; la sospirata Torricella, in vista della quale mi condusse Don Luigi, mostrava alcuni filari di pietre sulla sommità di una collinetta, appena visibili fra gli alberi, irraggiungibile però dalla via: vi si arriverebbe attraversando il terreno su cui sorge oggi la cabina elettrica.
Ringraziai l'impareggiabile Don Luigi, e scattai le foto che potevo, arrampicandomi anche sull’impervia scaletta esterna di una casa in costruzione, - forse allora sospesa, e che ho visto recentemente completata -, fra velari protettivi ed impalcature impolverate: lontano meno di un centinaio di metri in linea d'aria, fra alberi, arbusti e cespugli, le poche pietre visibili testimoniavano ciò che resta di una torre, che se fu l'unica rotonda di Lacco, è certo anche la più antica.
Vedremo ciò che le foto mostreranno; nel frattempo, nelle figg. 1 e 2, la zona di questa torre è mostrata ricavandola anche dalle due carte dell'I.G.M. del 1958 [43] e 1997 [42]: si rilevano sia la giustezza delle indicazioni dell'anziana lacchese circa la scomparsa del ponte, sia  i profondi mutamenti della zona; peccato siano scomparse le altimetriche indicate nella meno recente delle due carte, e che alla quota 30 m non sia segnalato alcun rudere; nella carta del 1840, è anche mostrata la posizione della torre, con l'indicazione del suo nome, ricavandola da un particolare della rielaborazione post-terremoto del 1883 del Johnston-Lavis [131] della carta del Visconti.
Indicazioni su questa Torre sono state fornite anche dalla Delizia in [51] alla pagina 165, che la qualifica come rotonda, in un elenco delle costruzioni di quel tipo nell’isola, insieme alle altre quadrate Guardiola, Baluardo (ovvero di Montevico), Santa Restituta, limitatamente al territorio di Lacco Ameno.
Senza ritornare su ciò che si è già detto, è opportuno notare che a pag. 24, sempre di [51], parlando della Carta di Fra Cosmo da Verona, vi si trova la Torricella, come una fra le poche costruzioni del tipo disegnate dal frate nella sua carta, difatti si legge:

[51] p. 24:…Completamente autonoma rispetto al modello Iasolino-Cartaro ed alle sue derivazioni è invece la Descrictione dell'isola d'Ischia, che Fra Cosmo da Verona, il frate agostiniano venuto sull'isola a fondare (1607) un convento annesso alla chiesa di S. Sebastiano a Barano, ha lasciato in schizzo manoscritto. Il disegno, tratto dall'oblio in cui era rimasto per secoli, affida la sua peculiarità ad una serie di citazioni sviluppate come per appunti («Gelso di fuochi 300 », oppure, «Ponte di pietra et fabbrica»). C'è nell'insieme una  visione più uniforme del territorio isolano in cui si sollevano, prospetticamente, catene livellate di monticelli. Mentre il disegno di perimetro risponde ad un rilievo dei luoghi, l'interno è un'annotazione di impressioni che si serve di codici rappresentativi estremamente ingenui, come alberi e piccoli ciuffi di erbe in veduta frontale. Le sagome di alcune presenze architettoniche isolate, come S. Maria della Scala, S. Jeronimo, la torre dello Scuopolo, la torricella di Lacco, S. Restituta, il torrione di Forio. S. Maria del Soccorso, fanno pensare ad una visualizzazione in ragione delle presenze agostiniane sull'isola ed alla sicurezza che a queste potevano offrire alcune strutture fortificate….
L'accettazione del collegamento Cartaro – Torricella - Fra Cosmo da Verona  consente di porre la datazione di questa costruzione prima del 1586: del resto, la sua geometria, la colloca fra le prime del tipo per l’intera isola. (v. Appendice M).
Non è certo inopportuno ricordare che il d’Ascia, parlando di questa zona, intorno al 1864, dice:
[5] pag. 404:… le accollinate contrade di Casa – Monti … di Casa Siano, Fundera ecc. ove si osservano ancora gli avanzi delle antiche torri …
si sottolinea ovviamente, il plurale, antiche torri, e, individuando per la Fundera il collegamento con la Torricella, se ne deve concludere che essa fosse già un avanzo in quella data; il plurale sottolineato, mi lascia comunque molto perplesso, riflettendo sul fatto che  se delle torri fossero stati individuabili solo due avanzi, credo che lo si sarebbe detto: ciò porterebbe a ritenere che alla data indicata, fossero almeno individuabili i ruderi di tutte le tre torri della zona.
È notevole che nell’arco di tempo che va dal 1817-19, - anni dei rilievi del ROT per la carta del Visconti -, al 1864-67, anni dell’ultimazione della Storia del d’Ascia, si passi da un’indicazione grafica e nominativa esplicite, ad una, indeterminata, con l’aggettivazione di avanzi.
Diverso è il contributo conoscitivo di Don Pietro Monti [56] pp. 565…571, che, sia pur parlando della vicina parrocchia della SS. ma Nunciata del Lacco, e dei terreni di sua proprietà parla di:
[56] p. 566:… un vastissimofondo, conuna “torricella” posta sulla parte più alta…
e successivamente:
[56] p. 567, nota 104:… il vastissimo fondo  coltivato  a viti, si estendeva dal corso della lava alla  chiesa parrocchiale della  Fundera, confinava a sud colla strada attuale, a nord con la strada litoranea.
Sul pianoro, un tempo, vi era una casa rurale, annessa ad una « turricella »  circolare, fornita di  cisterna e di  nascondiglio sotterraneo. Purtroppo il fondo è stato diviso e suddiviso: la parte orientale, latistante la Chiesa, fu venduta dalla Curia, rappresentata allora da mons. Ernesto De Laurentis, per sette milioni. E in questo terreno venduto è stato realizzato l'ospedale « Anna Rizzali » a beneficio degli isolani;  un'altra fetta è stata ultimamente espropriata dal Comune di 'Lacco Ameno, sulla base di otto milioni (?), e in essa si sta realizzando un edificio scolastico.
Si ricordi che il libro di Don Pietro è stato pubblicato nel 1980, e che nei successivi 22 anni oltre alla scuola, l’ENEL ha realizzato nella zona suoi impianti.

Cosa se ne riesce a vedere
Alle figure 3...5 è lasciato il compito di illustrare ciò che  è stato possibile mettere insieme, con particolare attenzione per la no 5, nella quale sono tabellati valori approssimati di adimensionali caratteristici del rudere della Torricella, desunti dalla documentazione fotografica.
Come si è già detto, dell’antica torre non resta che una porzione del basamento a scarpa, limitata anche in senso circonferenziale alla parte settentrionale, quella che guarda il mare: è cioè scomparsa quella parte in cui, a giudicar dall’immagine fotografica del Lembo (fig. 4), era ricavato un accesso protetto o sormontato da una struttura apparentemente a timpano triangolare, interpretazione suggerita forse da una scala esterna appoggiata al paramento esterno, per attingerne la sommità.
Giudicare allo stato, se questa parte sia stata demolita, e se  questa operazione abbia contribuito a ridurre il manufatto nello stato in cui oggi si trova, se ciò sia stato fatto ad arte, o meno, non  è possibile.
Riflettendo sul materiale raccolto, si può dire che dell’edificio si dispone di immagini che coprono quasi due secoli, nell’arco degli anni che vanno dal 1820 al 2003, nelle quali la piccola torre si presenta sempre di modesta altezza, e come una struttura troncoconica: mancherebbe dunque, sin dagli inizi del 1800, il corpo cilindrico.
Che la torre sia piccola lo dice principalmente il nome, mancando per ora una qualche misura diretta: il pensiero va alla Torrella, nome sotto il quale si trova indicata la Torre di Battaglino [57] a Panza, anch’essa a direttrice circolare, di cui residua un moncone cilindrico incorporato in un manufatto recente, indicatomi come la casa con le persiane rosse  (v. Nota 11), che è realmente piccola.
Nell’Appendice M, Classificazione delle Torri, si sono indicati dei criteri generali per la lettura di questi edifici, e la Torricella viene implicitamente considerata come uno dei più antichi manufatti del genere per l’isola, indicandone la costruzione al XIV secolo: ora che per essa si sono ottenuti almeno degli adimensionali caratteristici, si ha una conferma diretta che la geometria del rudere pare confermare questo assunto, notandovi anche la forte rastremazione della scarpa.
Notevole, nei brani riportati da [56] l’accenno alla casa rurale…annessa ad una “torricella”.

Il terremoto del 1883 a Lacco

Nella tabella seguente sono elencati i valori dell’intensità  del sisma del 28 luglio 1883, nel territorio di Lacco Ameno [119].

Tab. 1 - Intensità del sisma del 1883, nel Comune di Lacco Ameno.

Località

Grado MCS *

29. Casamonte

X

30. Fango

X

32. Mezzavia

X

34. Pannella

X

37. Sant'Aniello (tra Lacco Ameno e Forio)

IX (?)

31. Fundera

VIII-IX

39. Villa Arbusto

VIII-IX

28. Calosirto (tra Lacco Ameno e Forio)

VIII

27. Annunziata

VII- VIII

38. Santa Restituta

VII-VIII

33. Monte Vico

VII

35. San Michele (tra Lacco Ameno e Forio)

VII

36. San Montano

VI-VII

40. Zale (confine Lacco-Forio)

VI-VII

* MCS = Mercalli-Cancani-Sieberg.
Si noti che le località sono presentate raggruppate per valori uguali dell’intensità e in ordine decrescente.

Si rileva che le zone indagate in questa Nota 16, per il territorio di Lacco, alla ricerca di manufatti del Dispositivo sono, con l’indicazione delle Appendici loro dedicate e le intensità del sisma in gradi MCS :

come si vede, si tratta di zone nelle quali l’intensità del sisma non è mai scesa al di sotto del VII grado MCS, onde, a meno dei relativamente recenti interventi di restauro sulle Torri di Montevico e S. Restituta, gli altri manufatti sono o scomparsi o in pessimo stato: fra questi certamente la torricella, che già male in arnese nel 1820, a giudicare dal quadro di J. C. Dahl, potrebbe avere ricevuto ulteriori danni, tali da ridurne lo stato prossimo a quello rilevabile nella foto di Lembo; infine, il probabile uso come ricovero-deposito rurale non ha di certo contribuito a migliorare la situazione.

La Scheda
Sebbene largamente incompleta, la Scheda relativa a questo manufatto viene presentata ugualmente, come contenitore da riempire, e quindi come proposta di lavoro e di ricerca (si ricorda che l’abbreviazione s.n.n.  indica una situazione non nota).

Provincia e Comune: Napoli, Lacco Ameno.
Luogo: Collinetta a quota 30 m s.l.m. in contrada Fundera.
Oggetto: Torre.
Catasto: F. 8A, p. 21.
Cronologia:  Probabilmente XIV secolo.
Autore: Ignoto.
Dest. Originaria: Torre di avvistamento e collegamento.
Uso attuale: rudere (probabilmente già prima del 1816).
Proprietà: Privata.
Vincoli: Leggi di tutela P.R.G. e altri: s.n.n. (Il manufatto non figura attualmente fra gli edifici censiti dal Catalogo).

Tipologia edilizia – Caratteri costruttivi
Pianta: Circolare
Coperture: assenti.
Volte e solai: assenti.
Scale: assenti.
Tecniche murarie: Muratura di pietrame di tufo.
Pavimenti: ----.
Decorazioni esterne: assenti; il cordolo, se il manufatto ne era inizialmente provvisto, manca, poichè il rudere è limitato ad una altezza inferiore alla sua posizione.
Decorazioni interne: assenti.
Arredamenti: assenti.
Strutture sotterranee: nascondiglio sotterraneo [56] p. 567 nota 104; il manufatto è dotato anche di cisterna ([56] p. 567, nota 104), di cui non si conosce l’attuale stato.

Descrizione
Della Torre residuaoggi la sola parte settentrionale della base a scarpa, lato mare, di altezza irregolare: più elevato il lato orientale.
Si rileva, all’osservazione a distanza, la spessa muratura della scarpa, quest’ultima ben pronunciata (circa 10o), con il paramento interno verticale; la muratura, in pietrame di tufo, presenta grossi blocchi irregolarmente squadrati.
Il manufatto si erge sulla cima della collinetta, circondato da folta vegetazione ed alberi che la nascondono alla vista da due lati: quello settentrionale, dal mare e dalla SS 270, e quello occidentale, dalla recente via che copre la parte terminale del canalone lungo il quale scorrono acque provenienti da monte.

Note costruttive e notizie storico-critiche
La torre detta Torricella, nome che compare nelle carte del ROT,ha conservato nel tempo la sua posizione isolata di suggestivo effetto paesistico, se osservata dalle alture che si levano a monte del territorio della Fundera
Secondo [56] p. 567 nota 104, sul pianoro…vi era una casa rurale, annessa ad una “torricella” circolare, fornita  di cisterna e nascondiglio sotterraneo..
Oltre a torri ubicate all'interno del territorio o in prossimità della costa, erano state edificati a Lacco edifici, come la Torricella, con funzione di avvistamento e collegamento con altre opere difensive; purtroppo, pare  che questo sia il solo superstite.
Essa, o altra torre a Casamonte, risulterebbe, sia pur con qualche riserva, già raffigurata nella pianta dell'isola d'Ischia del Cartaro (1586).
A corpo cilindrico a direttrice circolare, quella che viene comunemente indicata come circolare, con base a scarpa, questa torre appartiene alla tipologia più antica dei manufatti isolani del genere.

Schema urbano: Isolato.

Rapporti ambientali
Il rudere della Torricella ha conservato nel tempo la sua posizione isolata, di suggestivo effetto paesistico, benché interventi di edilizia speculativa, unitamente alla nuova posizione della via Fundera, i vicini insediamenti di edilizia scolastica, ospedaliera, e di servizi elettrici, abbiano modificato l’originaria definizione ambientale.

Lapidi – Stemmi – Graffiti
: assenti.
Disegni e rilievi: mancano.
Mappe: allo stato, si dispone solo di materiale per la vicina chiesa dell’Annunziata [178] (Allegato n. 8: Rilievo aerofotogrammetrico dell’Isola d’Ischia – Foglio B, scala 1:5 000).
Documenti vari: un quadro di Johann Christian Dahl (1820), oggi alla Billedgalleri di Bergen (da [67], V. fig. 3), con una veduta panoramica dalle alture che la sovrastano ad oriente di quella sulla quale sorge oggi l’albergo PACE; foto di Lembo, non posteriore al 1930, della stessa zona ([18] p.23; V. sempre fig. 3).
La documentazione fotografica presentata in questa Appendic3 è nel suo complesso, per quanto a conoscenza dell’estensore, il più completo documento iconografico specifico attualmente disponibile su questo manufatto.

Compilatore della Scheda: [A]. (Dicembre 2003).

Conclusioni

La Torricella di Lacco Ameno si presenta come uno dei più antichi manufatti del Dispositivo: rappresentato, anche se con qualche incertezza, nell’iconografia meno recente, questo manufatto figura sicuramente in immagini pittoriche databili dal 1820, in un probabile stato di rudere, forse adibito a ricovero rurale.
Di proprietà della Chiesa almeno fino al 1959 [57], questa costruzione è oggi circondata dal lato meridionale da edifici di pubblica utilità disposti lungo il lato settentrionale della via Fundera, scuola, cabina elettrica, ospedale, mentre a lato della via che copre l’antico percorso delle acque verso il mare sono sorte recentemente altre abitazioni di privati.
La situazione gestionale della porzione del territorio della Fundera,in cui questo manufatto si trova, non consente di ottenere, in un esame e rilievo diretti, quegli elementi costruttivi che ne permetterebbero una migliore conoscenza, ed almeno una datazione indiretta.
Il non trovare questo edificio, notevole almeno come posizione, inserito nell’elenco del 1816 dei posti di guardia del Cordone sanitario (v. Appendice P), fa pensare che oltre alla disponibilità di posti meglio ubicati in relazione a quella funzione, possa anche avervi contribuito lo stato di conservazione, che il quadro di Dahl (1820) sembra già indicare non proprio ottimale.
Data la scarsità di informazioni e di dati raccolti, la redazione della Scheda ha, come si è spesso verificato per analoghi manufatti, valore solo propositivo e di memento, ma costituisce pur sempre una direttrice di impegno per un’ulteriore indagine ed approfondimento. In particolare devono essere reperite, consultate ed acquisite le mappe catastali e i rilievi aerofotogrammetrici specifici della zona, esami ed accertamenti da completarsi con un rilievo diretto, o uno indiretto del rudere migliore dell’attuale.
Auspicando che ciò possa effettuarsi in un futuro non troppo lontano, non resta che riformulare l’augurio che la collinetta e l’edificio sulla sua cima, a 30 m s.l.m., conservino almeno la consistenza e l’aspetto attuale, e che essi siano, come i tanti manufatti superstiti del Dispositivo, inseriti in un opportuno percorso storico-turistico che li valorizzi al presente, nella memoria delle funzioni svolte nel complesso delle disposizioni difensive adottate dagli isolani, nei secoli passati, per la tutela della propria vita e proprietà.

Spring, Houston  (Tx, Usa), 22 dicembre 2003.

Vedi immagini Addenda  |  SU