Appendice 38 - La Torre di S. Restituta

 

Sul territorio del Lacco si è scritto molto in queste note, anche se una sua compiuta descrizione è ancora da venire; con riserva di difformità da quanto si è già detto, in uesta Appendice si cercheranno indicazioni specifiche nella direzione della Torre, i cui nomi vanno da quello di Sisto V a quelli meno elaborati di Torre della Casa Comunale e, più comunemente, Torre di S. Restituta.

Il materiale storico rinvenuto sulla Torre è molto scarso e concentrato in cinque periodi:
- periodo precedente la costruzione;
- la costruzione (1589….);
- dal completamento al 1635;
- dal 1635 ai terremoti del 1881 e 1883;
- i grandi sismi del 1881 e 1883.

Le ricerche, oltre che nei testi citati nelle note, si sono svolte essenzialmente presso l’Archivio di Stato di Napoli (ASNA), ed acquisendo quanto hanno scritto gli autori isolani che si sono interessati alla storia di Lacco Ameno.

Periodo precedente la costruzione
L’interesse per il periodo precedente la costruzione della chiesa è dovuto essenzialmente al desiderio di metter a fuoco l’antecedente destinazione della zona e la sua difesa, per indirizzare la ricerca di informazioni su eventuali edifici predisposti allo scopo.
Tutti coloro che si sono interessati direttamente o indirettamente alla stessa problematica partono dal rogito del Conte Marino del 12 maggio 1036, restituito da Pietro Monti integralmente e in brani; brani sono inoltre riportati da Ilia Delizia; il lascito del Conte Marino è stato analizzato anche su La Rassegna d’Ischia, n. 2/2005, a cura di Giovanni Castagna.
Qui se ne trae ancora una volta il brano riguardante la torre, che verosimilmente doveva trovarsi su Monte Vico e certamente già rovinata negli anni di cui si tratta, non figurando nella carta del 1586:
… in memorata insula nostra que enaria vocitatur. qui et insula maior dicitur. una cum integrum montem et turre...
Occorre che passino 338 anni prima che si pensi ad un assetto difensivo della zona a mare, come testimonia quanto emerge dalla lettura di una lapide che Agostino Lauro ritrova nell’isola e della quale riferisce:
«…. La buona ventura mi ha offerto la possibilità di rintracciare intatto il marmo originale recante una iscrizione concisa e laconica…. che è, per ora, il più antico documento epigrafico-ecclesiastico riguardante la diocesi; si possono ricavare notizie ed indicazioni considerevoli. Eccone il testo:

MCCCLXXIIII HAS FABRICAS ET/
HOSPICIA BARANE FU[N]TANE CA/
STANETI ET DO[MU[N]CULAS CU[M] CL/
AUSURIS PO[s]SE[S]SIONU[M] S[AN]c[TA]E RE/
STITUTE [NECNON] VIRIDARIA GIRO[N]IS [ FR[ATER] B/
ARTOLOME[US] DE PAPIA E[ PISCO]p[u]S INSU/
LAN[US] D[E] SUDORE SUI CORPORIS/
FRABRICARI P[RAE]DICTA FECIT AD/
LAUDE[M] VIRGINIS PAULI/
AUGUSTINI D[E]FENSO/
RES SUI/
Vi apprendiamo, dunque, che il vescovo d’Ischia

continua su file .pdf