Appendice 82 - La Torre di Scaro


Premessa

L’antefatto è raccolto nel File Scaro (vedi); i presupposti sono tutti contenuti nell’Appendice E, dedicata ad un acquerello di Ernst Haeckel, sul quale ho a lungo meditato.

Quanto segue, discende dai riscontri eseguiti sul campo, in questa estate del 2002, sempre più convinto che i rilievi fatti sulla parte destra dell’acquerello già citato, siano corretti, e molto più possibilista sulla rispondenza al vero della sua parte sinistra e centrale.

I rilievi, di cui si è detto, vanno anche completati da una ulteriore verifica per immagini, compiuta a ritroso nel tempo, per quanto possibile: difficile è pensare di poter andare oltre il 1789, e a quei 38 cm di tela del grande quadro di J. Ph. Hackert, oggi alla Reggia di Caserta, che si è lungamente commentato.

Spero molto in quelle cartoline e fotografie di fine 1800 – inizi 1900, che tanto ho già cercato per l’altro soggetto, non ancora completamente inquadrato, che, per ora, viene proposto sotto il nome di Torre della Spiaggia, ed oggetto dell’Appendice 15 di questa Nota.

Le ricerche volte all’acquisizione di altro materiale documentario, presso la Soprintendenza, per il completamento della stesura dell’Appendice 14, dedicata alla Torre Qattrocchi, hanno portato, come ricordato, ad un’analisi approfondita di un acquerello di Ernst Haeckel, raffigurante la marina di Forio ripresa dal molo nel 1859.

L’indagine compiuta su questo documento iconografico è stata illustrata nell’Appendice E: in particolare, l’edificio che nella fig. 7 di essa si è indicato col n° 9 , si è presentato con caratteristiche tali da richiedere un approfondimento ulteriore, sia sul materiale documentario già disponibile, sia compiendo una specifica ispezione sul posto.

La località della marina di Forio, nella quale l’edificio pare trovarsi è quella di Scaro. Quanto è stato sinora possibile raccogliere su questo luogo, e su quelli dello stesso nome, - numerosi, non solo nel sud dell’Italia -, è raccolto nel § 7 di questa Appendice, e contenuta anche nel File citato Scaro, già richiamato.

L’edificio, nel citato acquerello del 1859, appare essere una torre: mancando, allo stato, elementi per individuarla con un nome acquisito, di comune fruizione, ho preferito, seguendo in ciò le indicazioni della Delizia [51] che, in mancanza di diversa indicazione, preferisce un toponimo, chiamarla Torre di Scaro.

Quanto segue, è ciò che, sulla scorta di quanto detto, è possibile esporre, in chiave prevalentemente iconografica.

Ancora sull’acquerello di Ernst HAECKEL (19 giugno 1859).

Il documento iconografico del naturalista tedesco, che nell’estate del 1859, - quando i suoi progetti per l’avvenire non erano ancora indirizzati sulla via scientifica che lo ha reso protagonista della ricerca mondiale, nel settore -, toccò l’isola d’Ischia e Forio, è stato, come detto, oggetto di meditazione ed analisi, nell’Appendice E.
Alcuni particolari, in esso ben evidenti, si impongono in un necessario riscontro con la situazione attuale della zona:

Filippo il Saturnino è sempre là.

Che i ricordi si annebbino, col passare degli anni, è cosa naturale, ma che in tante volte che, in questi ultimi anni, ho disceso gli scalini che conducono alla spiaggia per via Torrione e la discesa di Scaro, io non abbia visto, o rivisto, che la vecchia scritta del ristorante è sempre rimasta lì, è cosa che fa riflettere (1).
Prima di procedere, descrivendo e mostrando i risultati della mia indagine sul luogo, è bene indicare quali documenti iconografici sia stato possibile reperire, sulla zona, atti a fornire un adeguato supporto ad essa.
E’ bene premettere, al riguardo, che le immagini di Forio, lato mare, sono prevalentemente riprese da oriente verso occidente (2), come p.es. quelle di Haeckert e Mattej, mentre quelle dal versante opposto, come quella di Haeckel, sono una minoranza, particolarmente sparuta.

Sul luogo del delitto (dal 23 luglio all’8 agosto 2002).

Il giorno 23 luglio, di buonora, appena acquistato il giornale all’edicola del porto, prima di rinfrescarmi la memoria percorrendo la discesa di Scaro, ho percorso il breve tratto della via Cristoforo Colombo che conduce al molo; ho salito la scaletta di pietra, dagli scalini rosi dalla salsedine e rovinati dal tempo, e, giunto alla sommità del molo, sul vecchio braccio, ho cercato una posizione più o meno corrispondente a quella dalla quale l’Haeckelpoteva avere dipinto la sua marina.

La Torre era lì, ingoiata dai fabbricati, con la sua sommità oggi trasformata in terrazza, ed avvolta da ferzi di rete nera di protezione, come mostrano le fotografie di seguito introdotte; la scarpa appare minore: è stata certamente modificata, con sfettature tendenti a recuperare la verticalità delle pareti; il ristorante alla sua base, dal lato mare, pur contenuto in altezza, esteso a coprire il terrapieno prospiciente, col muro di contenimento, impedisce un miglior raffronto con l’immagine del passato.

Sceso dal molo, mentre riflettevo su ciò che avevo visto, e proponendomi di tornare con la macchina fotografica, mi sono imbattuto in due foriani, davanti la Casa del Marinai (3): risultò che non sapevano che l’oggetto della mia attenzione fosse una Torre; ne denunciarono lo stato di precarietà, per altro ben evidente, con probabili prossimi interventi, chissà di che tipo.

Dopo una conversazione sulla Forio anni ’50 ed il confronto con quella di oggi, appurai che uno di loro era stato fra i manovali di Mastro Mimì Ciccellone (al secolo Domenico Ambrosino (4)), ed aveva con lui lavorato in casa nostra, al n° 11 di via Cierco: in quella veste non me lo ricordavo.

Almeno riguardo la spiaggia, i nostri ricordi avevano molto in comune, e non poteva essere diversamente, visto che questo signore deve essermi, più o meno, coetaneo.

L’attempato foriano, aveva precisi ricordi sul Colonnello, “molto severo” a suo dire, e sulla sua attività di pittore: l’immagine del Padre, con cavalletto e tele a tracolla, è stata,

anche nei gesti, resa molto vivida, e per me, commovente. (5)

Qualche giorno dopo, questo signore, al quale non ho purtroppo chiesto il nome, mi ha fermato, alla Cava delle Pezze, per dirmi che nel camminare gli ricordavo in tutto e per tutto il Padre: anche se ormai sono abituato a questo accostamento – si badi bene, quasi sempre dopo che mi sono fatto riconoscere come suo figlio – la cosa mi ha fatto, ancora una volta, molto piacere.

Scattate le necessarie fotografie, dalle quali è stata tratta la maggior parte delle illustrazioni di questa APPENDICE, sono stati fatti gli indispensabili raffronti e riflessioni, completati da una nuova ispezione in zona, compiuta l’8 agosto.

Una differenza fra passato e presente, che è di immediata evidenza, e che mi aveva posto degli interrogativi sulla fedeltà della rappresentazione diHaeckelè relativa alla scalinata che si svolge sul fianco destro della torre.

Nell’acquerello diHaeckel, la scalinata in questione inizia dal terrapieno che si estende frontalmente alla base della torre, sulla destra della discesa; oggi, la stessa inizia dal livello stradale, oltre una dozzina di scalini più giù, e con il primo tronco disassato verso destra.

Lo schizzo di fig. 7, e le fotografie della successiva, mostrano le evidenti modifiche, apportate in epoca successiva al 1859, verosimilmente quando lo spazio del terrazzo sul terrapieno venne utilizzato per usi diversi dalla semplice viabilità: divenuto proprietà privata, per consentire l’accesso indipendente alla scalinata, si resero necessari due interventi:

tutto questo è reso ancor più evidente dalla differente larghezza fra i due tronchi della scalinata, che si raccordano fra loro proprio a livello del terrazzo sul terrapieno, che è oggi la zona del ristorante dove vengono collocati i tavolini, protetti da una veranda a vetri.

E se l’altra Torre non fosse quella QUATTROCCHI?

Come sanno tutti coloro, che dal lato mare, dalla marina, hanno cercato laTorre Quattrocchi, la cosa non è delle più agevoli: oggi, due alte palme, che crescono nel cortile della vecchia torre, ben visibili, costituiscono il modo più agevole di individuarla.

Il notevole, e massiccio, coronamento di questa torre, è molto basso sull’insieme di case che si affollano sulla marina: scorgerlo non è, come detto, agevole; anche con l’aiuto delle palme, la cosa non riesce facile, nemmeno nelle immagini che accompagnano questa Appendice. (6)

Ciò che colpisce, guardando l’acquerello di Haeckel, è l’altezza è l’esilità della torre indicata col n° 6 nella figura 7 dell’Appendice E.

Sulla differenza fra la tipologia del massiccio coronamento dellaTorre Quattrocchie quello del manufatto citato, si è già riflettuto nella citata Appendice.

Anche la posizione, che presenta il massimo scostamento rispetto al vero, fra tutti gli edifici individuati, induce a qualche riflessione.

Le ipotesi che si possono formulare sono due:

pur non potendosi escludere completamente, la notevole catena di differenze, della prima delle due ipotesi, la prima appare difficile da accettare. Relativamente alla seconda, tenuto conto dei tempi, si potrebbe pensare che si tratti di edificio crollato, in tutto, o in parte, in uno dei due terremoti del 1881 e 1883.

Se ciò fosse vero, l’edificio in questione, diverso dallaTorre Quattrocchi, dovrebbe essere visibile nelle altre due immagini, datate 1789 e 1847, dovute ad Haeckert e Mattej: ciò che però, nonostante i miei sforzi, non sembra.

Tentativi per redigere una SCHEDA.

Provincia e Comune: Napoli, Forio.
Luogo: Scaro.
Oggetto: Torre.
Catasto: si veda fig. 12, nella quale però il numero di particella non risulta univocamente leggibile.
Cronologia: non nota; è comunque torre di seconda generazione, essendo di pianta quadrata.
Autore: Ignoto.
Dest. Originaria: Probabilmente Torre di rifugio.
Uso attuale: Abitazione.
Proprietà: Privata.
Vincoli: Leggi di tutela P.R.G. e altri: non risultano vincoli.

TIPOLOGIA EDILIZIA – CARATTERI COSTRUTTIVI

Pianta: Quadrata.
Coperture: Piana.
Volte e solai: probabilmente piani.
Scale: situazione non nota (s.n.n.)
Tecniche murarie: Pietrame di tufo.
Pavimenti: (s.n.n.)
Decorazioni esterne: bugnato di intonaco, in corrispondenza degli angoli.
Decorazioni interne: probabilmente assenti.
Arredamenti: probabilmente assenti.
Strutture sotterranee: attualmente sono stati ricavati ripostigli nel terrapieno prospiciente.

DESCRIZIONE

Torre a pianta quadrata, appare oggi emergere da edificio retrostante che si appoggia al suo lato posteriore. La Torre è a due piani, con aperture che si presentano oggi di dimensioni e posizione diverse dalle passate. Il finto bugnato di intonaco, molto deteriorato, in corrispondenza degli spigoli anteriori, appare aggiunta moderna: i blocchi sagomati, di tufo verde, appaiono qua e là.
La Torre presenta oggi un terrazzo a livello della copertura, con ringhiera metallica sostenuta da pilastrini rettangolari.
A livello del piano terra si accede al suo interno da un portale con cornice di pietra, con apertura chiusa da un cancello di ferro battuto, sopraelevato di tre scalini rispetto al livello della saletta-veranda del ristorante.

Probabilmente inserita più nell’attuazione delle misure locali del Dispositivo, che non nella sua generalità attuativa, questo edificio deve esser considerato, con l’altra Torre al lato più occidentale della spiaggia, parte di ciò che ad immediato contatto col mare veniva realizzato, a supporto delle attività marittime della zona diScaro, e forse anche ad integrazione e/o sostituzione delle eventuali caselle della marina.

RAPPORTI AMBIENTALI

Attualmente, nel disordine architettonico e sociale che caratterizza la marina del paese, la Torre sfugge ad una identificazione diretta: non fosse stato per la notazione grafica di un improvvisato acquerellista, della Torre di Scaro, sarebbe stata probabilmente perduta ogni traccia, sembrando, almeno per ora, sconosciuta ai locali, anche di notevole livello culturale.

Mappe: [128 ]; da [122], mappa catastale e rilievo aerofotogrammetrico al 2000; disponibile anche una fotografia aerea della zona.

Compilatore della Scheda: Vincenzo Belli (2002).

Conclusioni e propositi (sulla Scheda).
Tranne il mai sufficientemente lodato acquerello di Haeckel, che nel 1859 la presenta già molto mal ridotta, non vi sono allo stato altri documenti disponibili sulla Torre di Scaro: vecchie immagini fotografiche di fine 1800 – inizi del 1900, sono probabilmente le sole vie possibili, a meno di non trovare qualche altra immagine di artista, viaggiatore.

La pista che passa dalla storia locale, sulle tracce del nome Scaro, dovrebbe essere la migliore.

Il gentilissimo prof. Giovanni Castagna conferma il solo toponimo di Soprascaro, per altro ancora legato alla via omonima; Mons. Regine, senza particolari entusiasmi, propende per una eventuale inclusione dell’edificio nelle novero delle case-torri.

Spero comunque che le poche notizie disponibili, raccolte in questa Appendice, possano costituire la premessa ad un futuro completamento informativo.

Conclusioni.

Con l’l’aggiunta alle torri della zona settentrionale di Forio, il Borgo Marinaro, della Torre di Scaro, il quadro muta alquanto, e l’interpretazione della fascia ad immediato contatto col mare diventa meno elementare.
Avevamo complessivamente, per questa zona, individuato torri certe, torri incerte, costruzioni sospette, così suddivise:
Torri certe: Torrione
, Torre Quattrocchi;
Torri incerte: Torre della Spiaggia;
C
ostruzioni sospette: Casa sospetta al Torrione.

Ora la situazione diventa:
Torri certe: Torrione,Torre Quattrocchi, Torre di Scaro;
Torri incerte: Torre della Spiaggia, Torre sottile di Haeckel;
Costruzioni sospette: Casa sospetta al Torrione.

Tralasciando laTorre Quattrocchi, ultima in ordine di tempo, e posta sulle vie di comunicazione con altre zone del paese, vi sarebbero così due Torri quadrate, senza merli né tori, sulla spiaggia, nel tratto centro occidentale della marina; due altre Torri, entrambe rotonde – anche se questa geometria, per la sospetta, è un’ipotesi, e non una certezza – nella parte centrale del vicolo che porta alla Discesa di Scaro, ai due lati dello stesso.

Date le caratteristiche delle due torri sulla marina, esse sono certamente di rifugio, potendo al più compiere, in modo più sicuro, quelle tipiche funzioni che erano in genere affidate alle caselle.

Se quella di Scaro può intendersi anche volta a presidiare la salita a Soprascaro, percorrendo l’erta scalinata, se questa le è posteriore, difficile riesce comprendere le motivazioni che avrebbero potuto spingere alla costruzione della più occidentale delle due torri.

Non turbino troppo gli interrogativi sul sottile edificio che Haeckel pone a fiancheggiare il Torrione: per ora l’ipotesi più probabile è che si tratti di una rappresentazione dellaTorre Quattrocchi, non molto fedele.

1. Come ho ricordato nella più volte citata Appendice E, posso datare i miei ricordi in proposito all’anno 1946 o 47, quando, terminata la guerra, accompagnai mio Padre nella sua prima visita del dopoguerra al paese natale.
2. Il Paese è raffigurato così come esso si presenta a chi proviene dalla provinciale da Lacco Amen, e cioè dal lato di terra; le vedute dal lato del mare sono, ovviamente, meno frequenti.
3. La sede della locale sezione dell’Ass. Naz Marinai d’Italia, dedicata al Cap. GN. Luca Balsofiore, medaglia d’oro della 2a G.M.
4. Gli Ambrosino, Luigi e Domenico, nell’ordine, contribuirono fra il 1942 ed il 1952 circa, all’assetto che la casa paterna di Via Cierco 11 ha mostrato fino agli interventi recenti, successivi alla divisione ed alla vendita della metà toccata al Peppe.
5. Spesso queste mansioni, alle impedimenta, erano svolte da me, destinato anche alle operazioni di messa in batteria, con provvedimenti di ancoraggio antivento, che specie le grandi tele rendevano necessari.
6. Tornando da un Giro dell’Isola, in motonave, ho potuto verificare che la visibilità di alcune torri è molto migliore dal lato occidentale della costa. Nell’ordine di apparizione, provenendo da sud: il Torone, il Torrione, Torre di Vico Costantina, la Torre Quattrocchi, sono evidentissime, e ben distinte da altri fabbricati, cosa che dal lato della marina non risulta; girata la Punta del Soccorso, appaiono la Torre di Nacera, con una chiarezza insospettata, ed infine quella di Baiola.

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