Note

1)
D'Ascia G. - Storia dell'isola d’Ischia - Bologna, Arnaldo Forni Editore, giugno 1998.

2) Chissà se la precisazione sul materiale delle bocche da fuoco è voluta o generica: starebbe a significare materiale nuovo, dati i progressi della metallurgia, e, non come un tempo, artiglieria di minore affidamento.

3) AA. VV. - Il Terremoto del 28 luglio 1883 a Casamicciola nell’isola d’Ischia, Roma, Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, 1998. Anche in Bnn, Sez. Nap. XII A 1107.

4) Fondo Corpo Regio Genio Civile – Fasci 328, 340 - Napoli, Asna (1883-1896).

5) Broccoli U. - Cronache militari e marittime del Golfo di Napoli e delle Isole Pontine durante il decennio francese (1806-15), Roma, Ministero della Difesa Stato Maggiore Esercito -Ufficio Storico, settembre 1953).

6) Carta Topografica e Idrografica dei contorni di Napoli - Foglio 10 (Ischia e Procida), incisione su rame, 65x99 cm, Napoli, Real Officio Topografico, (1815-1840), snsp, IV f III 11 e IV b III 16. (esemplari numerati, in alto a destra, n 4 e n 7; della prima, in archivio, copia fotografica personale, autorizzata dalla sns ).

7) In [15 - Sardella, Architettura d'Ischia, 1985] p. 192, la data della soppressione è specificata nel 1653 con riferimento alla posizione Arch. e Ag. F14 ff.52-53).

8) Delizia I. - Ischia l'identità negata - Napoli, Edizioni Scientifiche Italiane, 1987.

9) Valerio V. - Costruttori di immagini - Disegnatori, incisori e litografi nell'Officio Topografico di Napoli (1781-1879), Napoli, Paparo Edizioni, novembre 2002.

10) Monti P. - Ischia, Archeologia e Storia, Napoli, Tipolitografia F.lli. Porzio,(1980. Anche in Biblioteca Nazionale di Napoli, Sez. Nap. XII B 77.

Appendice 35 - La Batteria del Soccorso


Premessa
È nota la mia personale posizione circa le difese minori di integrazione del Dispositivo, ma fino a diverso rinvenimento di sicura documentazione, si segnaleranno nel cosiddetto decennio francese (1806-15) la istallazione, o ripristino, di batterie e fortini lungo le coste isolane; a questo riguardo si riporta il brano seguente, nel quale il grassetto indica alcuni di questi apprestamenti difensivi ed anche quello di cui si occupa questa Appendice.

[5] (1) p. 220:…     Un presidio Francese venne a stanziarsi nella nostra isola: quelle di Capri, Ponza e Ventotene resistevano; mentre la prima era stata ripigliata dagl'inglesi, ed il Colonnello Houdson-Lowe la comandava: le due altre erano occupate dal principe Canosa e dai borboniani.
Gli uni e gli altri, inglesi e borbonici, non stavano in riposo nelle isole che occupavano, ed infestavano il golfo,  e le spiagge che n'erano bagnate, colle loro incessanti incursioni.
Temendo i francesi che costoro avessero tentato qualche nuovo sbarco in Procida ed Ischia, come avevano fatto in Capri, eressero delle batterie, costruirono de' forti, lunghesso il littorale delle due isole.
In quella di cui ci occupiamo su i lidi di S. Pietro, Castiglione, Perrone, Lacco, S. Montano, Monte Vico, Montevergine, Soccorso, Citara, S. Angelo, Maronti, vennero costruite forti e batterie, munite di cannoni di ferro (2), e fornite dì truppa regolare, di artiglieri littorali: le torri ch'esistevano in alcuni promontori de' menzionati punti, furono anche armate, e dal dicastero di Guerra e Marina fu spedito un numero di lancioni a proteggere i fortilizi, ed a difesa delle coste

Per quanto concerne la specifica e precisa ubicazione, così sempre il d’Ascia si esprime:

Soccorso

 

 

 

la punta del Soccorso - ov'era l'antica batteria 57 anni fa, ed oggi vi sta una colonna sormontata da una croce di piperno

Che io sappia non vi è altro al riguardo, né l’iconografia a me nota fornisce altro materiale: intendo le carte, la stampa di fine ‘800 dovuta al Ledoux, e quella del Vianelli.

Un esame dei luoghi (v. immagini)
Come detto, carte ed un paio di  stampe, con una che mostra anche il conventino che si trovava alla sinistra della chiesa. Elenchiamo questi documenti disponibili e ciò che vi si può leggere:

Una descrizione del 1867
Una descrizione della zona si ritrova in diverse parti della Storia di d'Ascia, dalle quali si ricavano i brani seguenti, con rispondenza grafica nei punti di cui ai numeri della figura 4.

Punta Soccorso
     Dalla piazza del Pontone procedendo innanzi, passato il palazzo civico, e percorsa la irregolare e difettosa strada detta di S. Francesco, malamente basolata e peggio livellata, s'esce su di una larga ed aperta strada che mena al campo  d' esercizio della Guardia Nazionale, larga piazza di terreno battuto, detto il largo di S. Francesco.
     Procedendo innanzi per la strada che fiancheggia il locale dell' antico monistero,  viene  di  prospetto,  su di una isolata ed alta terrazza (a cui si sale per larga e comoda scalinata di prospetto, e vi si accede puranco per due traverse che esteriormente la girano) la Chiesa del Soccorso coll'annesso locale,biancheggiato e pulito.
     Mentre della chiesa e del locale ne parleremo in altro paragrafo, ci tratterremo per pochi istanti a descrivere questo punto arioso per quanto si possa immaginare.
     La punta del Soccorso è un terrazzo, un belvedere, formato sulla sommità di un promontorio, ch'è la punta estrema occidentale del Comune, la quale si distende fra le onde che la bagnano intorno dai lati di ovest, nord e sud; onde,che lambiscono e si frangono alla sua base, per cui da anno in anno la consumano, la rodono, ed il poggio sovrapposto s'assottiglia e si accorcia perché crolla da anno in anno.
     Ai due lati di questo belvedere si curvano i due seni di questo littorale, 1' uno a mezzogiorno va a terminare col promontorio dell'Imperatore che gli sta di rimpetto su quella linea, 1' altro  a  settentrione, va  a  finire  alla  punta  del  Caruso, quale punta parimente sull'altro fianco gli sta di fronte — Non vi è più bel punto di questo nel Comune di Forio…..
      Seduto ad uno de' moricciuoli di questo spazioso cortile, o su di un poggio dei suoi esteriori ripari, quello che si osserva di svariate scene, sarà più eloquente di ogni nostra fredda descrizione; percui non diremo altro che —Visitale la punta del Soccorso — ov'era I' antica batteria 57 anni fa, ed oggi vi sta una colonna sormontata da una croce di piperno— ovvero ove si prolunga il sedile di fabbrica al di sopra  del  seno di Montrolio ….

Si è così pervenuti, da una via che ha parzialmente mutato percorso e dimensioni (v. [119 - (3)] p. 220 e nota 62, per la controversia Cigliano e D'Ambra, (v. pianta in p. 223, o direttamente [292 - (4)] Fascio 340, incartamento 422), al campo d'esercizio della Guardia Nazionale, larga piazza di terreno battuto, detto il largo di S. Francesco, che coincide in gran parte con l'attuale piazza del Municipio.
L'accesso alla terrazza del Soccorso non è gran che mutato (v. anche la stampa del Ledoux  in fig. 7); le due traverse che la girano sono divenute, una, l'ingresso all'albergo-ristorante Umberto a mare, l'altra è quella settentrionale che oggi coincide con l'accesso, per quella via ed alcuni scalini, alla spianata che circonda la chiesa.
Il piazzale era contornato da moricciuoli, come oggi, solo allora di percorso ben più tormentato a giudicare dalla carta del Visconti (fig. 4), ma non dalla litografia del Ledoux; la croce di piperno è ancora lì, anche se la batteria doveva essere ben più avanti, forse nel punto della figura 4 indicato col numero 5. La data della scomparsa del manufatto difensivo indicata dal d'Ascia, all'incirca nel 1810,  deve essere accettata con riserva, perché quelle certe – il cosiddetto decennio francese (1806-15), v. [12 - (5)] ed  i rilievi del ROT, 1817-19, per la stesura del Foglio 10 della carta [223 - (6)] che lo individuano senza aggettivazioni che ne riconoscano valido lo stato di abbandono o di rovina – non avvalorano quell'indicazione.

Prosegue il d'Ascia:
Chiesa del Soccorso
     La strada che conduce a questa chiesetta, posta sul punto  già descritto, fu costruita nel 1791, riattata nel 1864.
      Salendo la larga scalinata di piperni composta da 20 scalini , si giunge all'atrio della  chiesa, ove sono piazzate cinque croci — Per altra scalinata a doppia tesa si sale al pianerottolo che precede l'ingresso della chiesa.
      Questa chiesa è semplicissima — La sola cappella a sinistra del Crocifisso, chiusa con balaustrata di marmo e ringhiera di ferro, con marmi e buoni stucchi nel fondo di essa, altarino di marmo colorato, e nicchia corrispondente ove pende un Crocifisso, che attira la divozione dell' Isola intera, sono gli oggetti più distinti di questa chiesetta.
    Questa chiesa fu edificata in età molto remota prima del 1500. Annesso alla chiesa vi era un tempo un conventino dei frati carmelitani, fu abolito in virtù della bolla d'Innocenzo X, e la chiesa col locale rimase  devoluto all'Università  di  Forio da doverla consegnare al Parroco dell' ottina; ma Monsignor Capecelatro la diede in beneficio al suo cameriere Sacerdote D. Giovanni de Martino, 1'Università di Forio ne avanzò protesta, ciò avveniva verso l'anno 1718…..

Confesso di non aver contato gli scalini della larga scalinata di piperni, ma da alcune fotografie e disegni sembra che oggi non raggiungano la decina:  appare pertanto che vi sia stato un rimaneggiamento della zona di accesso al santuario, con il dimezzamento in altezza della scalinata, come sembra evidente se si confronta la litografia del Ledoux con un'immagine odierna, come conseguenza della maggior quota degli spazi circostanti.
La scomparsa del conventino è altro elemento incerto, poiché viene indicata come riferimento una Bolla di Papa Innocenzo X  del 1649 (7),  che concerne un allontanamento dei carmelitani a cui subentrarono i francescani (v. [51 - (8) p. 219)], e quella del 1718. Manca purtroppo la datazione precisa dell'incisione di August Louis Charles Ledoux che mostra sia la chiesa sia il conventino; in [12, cit.] p. 192  questa litografia è presentata come di fine secolo XIX.
Se poi si legge:

[218 - (9) pp. 158-159]:… Fu, con ogni probabilità, tramite Muller che Hess e Huber poterono utilizzare alcune delle camere lucide giunte a Napoli grazie ad un consistente acquisto del Visconti, nel 1818; su tali stimolanti esperienze avviate con i maestri nordici si formeranno i giovani artisti napoletani - tra i quali basti ricordare Raffaele Carelli, Achille Vianelli ed i fratelli Gigante - che daranno vita alla lunga stagione della Scuola di Posillipo…..

si apprende che il disegno di Achille Vianelli (1803-1894) [56 - (10)  p. 640], qui in fig. 8) sarebbe forse frutto dell'uso della camera lucida, e quindi posteriore al 1818, e che anche lo Huber se ne servì.
Ora, visto che il Vianelli scomparve nel 1894, e che il suo Soccorso non mostra più il conventino, si può solo dire che fra la fine del XIX secolo – data della litografia del Ledoux – ed il 1894 – data della morte del Vianelli, si dovrebbe porre la scomparsa del conventino.
La cosa è complicata dalla dubbia interpretazione della zona, nella carta usata nel 1894 per il Piano Regolatore post-terremoto: si hanno così tre date, fine secolo XIX, ≤ 1894, ed ancora ≤ 1894, da mettere d'accordo.
Come inoltre mostra il lavoro del Vianelli, la croce di piperno era già in opera, e molto prossima al dirupo, che porta ad avvalorare l'ipotesi che la Batteria si trovasse più a mare vero occidente, e che se qualcosa ne era sopravvissuto, era di già franato a  mare, e che la croce fosse stata edificata, là ove è oggi, molto più vicina alla chiesa.

Conclusioni

Nonostante la Punta del Soccorso sia riconosciuta come punto rilevante del territorio foriano, e che tanto se ne parli nei lavori consultati, sulla locale Batteria si sono in sostanza ottenute pochissime informazioni:

anche le due iconografie del Ledoux e del Vianelli, non portano altri contributi, onde i presenti sono solamente degli appunti per una futuro auspicato miglioramento conoscitivo.

NAPOLI, 22 dicembre 2004.

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