Appendice 34 - La Batteria di Citara

 

Premessa

Se poco si è trovato, almeno sinora, su fortini e Batterie, per l’intera Isola, si deve altrettanto dire dell’opera difensiva oggetto di questa Appendice. Non tragga in inganno la nutrita Bibliografia consultata, e qui citata nei suoi Riferimenti: a tanto impegno non corrisponde un riscontro altrettanto positivo.

Si segnala che, prima del completamento di questa Appendice, nella stessa Nota 16 una Appendice tematica, l’Appendice N, ha trattato dell’argomento Batterie  e Fortini.
La presente specifica Appendice 34 è la prima della serie dedicata a manufatti della categoria di opere difensive minori, per una difesa di zona ristretta, limitata a spiagge o approdi agevoli dell’Isola d’Ischia, in questa NOTA 16, per aggiungere qualche considerazione di ordine generale a completamento di quanto sinora raccolto nella citata Appendice N. Facendo riferimento ai documenti consultati, si premette una sintetica tabella che vale di ulteriore presentazione specifica, generale, tenuto presente il brano seguente, tratto da una nota Guida:

[105] p. 52:….Batterie e Fortini.—Batteria diruta ad ovest della Marina del Bagno e 1’altra in vicinanza del Porto, a Porto d’Ischia; il Forte Castiglione, la Guardiola (antica batteria ad ovest della Punta di Perrone) in Casamicciola; Batteria antica demolita quasi interamente, ad ovest della spiaggia Pozzillo in Lacco-Ameno; la  vecchia Batteria e 1’antico Fortino  di  Montevergine alla spiaggia Sciavica, le Batterie del Soccorso e di Citara in Forio; Batteria dei Maronti in Serrara-Fontana.

Si noti che l’A. enumera i vari manufatti percorrendo la costa dell’Isola in senso antiorario, partendo dal lido di Ischia ()paese, fino a raggiungere i Maronti  sul versante meridionale.
Prima di procedere, si osservi che la Guardiolain Casamicciola, che non è una batteria, si trovava a Punta della Scrofa, ben ad oriente – circa 500 m – della Punta Perrone, e non ad ovest.
Facendo comunque riferimento a questo elenco, che è molto dettagliato, si esamini nella seguente tabella un confronto con le Appendici previste in questa Nota 16, ed anche con l’elenco fatto in [51] p. 238.

Tabella n°1 – Elenco delle Batterie e Fortini, secondo alcune fonti, con indicazione delle Appendici relative di questa Nota 16.

Indicazioni di [105] p. 52

APPENDICI NOTA 16

Denominazione in NOTA 16

1

Batteria diruta ad ovest della Marina del Bagno…. A Porto d’Ischia

61

Batteria di S. Pietro*

2

1’altra in vicinanza del Porto, a Porto d’Ischia

61

Batteria  di S. Pietro*

3

il Forte Castiglione… in Casamicciola  .

51

Batteria Castiglione*

4

la Guardiola (antica batteria ad ovest della Punta di Perrone) in Casamicciola

50

Batteria Punta Perrone*

5

La Batteria antica demolita quasi interamente, ad ovest della spiaggia Pozzillo in Lacco-Ameno

49, 43

Batteria Punta Pozzo
Batteria Annunziata (?)*

6

la  vecchia Batteria… alla spiaggia Sciavica

36

Batteria della Sciavica*

7

1’antico Fortino  di  Montevergine, alla spiaggia Sciavica

37

Fortino Erupta

8

Batteria del Soccorso…in Forio

35

Batteria del Soccorso* •

9

Batteria di Citara in Forio

34

Batteria di Citara* •

10

Batteria dei Maronti in Serrara-Fontana

76

Batteria dei Maronti

11

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42

Batteria Stufe d’Arena**

12

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58

Batteria del Molo* •

13

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83

Batteria alta del Castello

14

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91

Batteria S. Montano

15

B. della Polveriera saracena [212] p. 334

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16

B. Maccherone [212] p. 334

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17

B. Quadra [212] p. 334

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18

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20

Fortino dell’Imperatore

Con * sono evidenziate le costruzioni citate in [51] p. 238.
** Il nome indicato in [51], p. 238, è Batteria S. RESTITUTA.

Si noti inoltre che le due batterie indicate in [103], [104], [105], quella ad occidente della Spiaggia dei Bagni e quella vicina a  Porto d’Ischia, si ritengono essere, in mancanza di altra indicazione, coincidenti con quella di S. Pietro.
Come si sarà osservato, ed indicato nella Legenda della tabella 1, in merito alle righe 15…17, un ulteriore contributo, non proprio chiarificatore, ci è venuto da [212], dove per Ischia, a seguito del decreto 30 dicembre 1866, che indica gli apprestamenti difensivi da alienare, si è trovato:

[212] p. 334, Situazione fortini e batterie:
Batteria della polveriera saracena;
Batteria Maccherone;
Batteria alta del Molo (13);
Batteria bassa del Molo (12);
Torre Santa Restituta;
Soccorso (8);
Pozzillo (5);
Citara (9).

N.B.: in (..) il numrero col quale sono indicate nella prima colonna della tabella 1.
Dal confronto precedente sono scaturite le aggiunte all’elenco della citata tabella:
15 - Batteria della polveriera saracena;
16 - Batteria Maccherone;
17 – Batteria Quadra;
mentre permane il dubbio, già espresso nell’Appendice N, che per Torre di S. Restituta, in questo elenco, si voglia indicare una Batteria presso quella torre, che potrebbe essere quella denominata, nella tabella 1, delle Stufe d’Arena, al n° 11 e corrispondente APPENDICE 42,  tenuto conto anche di quanto in [51] p. 238.
Concludendo, 14 o 17-18 sarebbero i nominativi distinti di Batterie  e Fortini acquisiti; le incertezze sull’ubicazione riguardano la Batteria della polveriera saracena, la Batteria Maccherone, e la Batteria Quadra, che potrebbero anche essere altro nome per manufatti già noti.

Indicazioni generali e specifiche
Nonostante la logica vorrebbe che opere difensive di zona ristretta, a difesa immediata di spiagge ed approdi, siano state integrate nelle maglie esterne del Dispositivo sin dal suo adeguamento alla disponibilità di bocche da fuoco, o alla riconosciuta vulnerabilità delle coste nei riguardi di offese militarmente organizzate, non si hanno documenti certi di questo assunto. L’intervento del generale Partenneau  o Portounneaux [212] nel primo decennio del 1800 è ritenuto, più o meno dichiaratamente, se non un atto di nascita, almeno una sorta di consacrazione, col certo ripristino o adeguamento di sistemazioni preesistenti.
Ben prima di questa data, il noto documento del Magnifico Antonius Pyrrus Stinca del 1574, testimonia in quell’anno la presenza diffusa in Forio di arme, pezzotti di ferro e cannoni di brunzo, costituendo un riferimento indiretto per una prima datazione di apprestamenti difensivi minori dotati di bocche da fuoco, anche se relativi alla prima organizzazione del Dispositivo; purtroppo, allo stato, sembra che occorra attendere i fatti d’arme del primo 1800 per trovare cenni e nominativi espliciti.
Come risulta dagli avvenimenti dell’inizio di questo secolo, parrebbe che Batterie e Fortini sorgano all’improvviso, ad opera dei francesi, e scompaiano quasi immediatamente ad opera degli inglesi: un inaccettabile battito di ciglia nel lungo sguardo dei secoli.
Nell’Appendice N, già ricordata,  si sono prospettate tre fasi che individuano tre motivati periodi nei quali indagare per  i manufatti in esame:
- prima fase: fino al 1806;
- seconda fase: dal 1806 all’unificazione dell’Italia;
- terza fase: da questa data all’immediato dopoguerra (2a GM).
La data del 1806, anche se dubitativa, è desunta dal brano seguente:

[212] p. 269:… il governo…il 3 maggio (1806?)…affidava al generale Portounneaux…..la rifortificazione delle isole di Capri, Procida ed Ischia…

Un brano da tener presente a questo riguardo è il seguente:

[237] 5 luglio 1800: Sabato 5 luglio. Si è saputo con certezza che il conte Le Thur fu giorni sono in Procida a preparare i quartieri per la truppa e l'ospedale, e fece anche fortificare i fortini per la custodia dell'isola. Lo stesso fu fatto ad Ischia. Si crede di sicuro che sia per sicurezza della persona del Re, che si vuole venga in questo mese.

Da questo passo, tratto dal noto Diario del De Nicola, sembra certo che almeno 6 anni prima dell’intervento del generale francese vi fossero dei fortini sia a Procida, sia ad Ischia, e, visto che li si fece fortificare, essi dovevano preesistere a questo intervento: ciò potrebbe essere stato frutto dei provvedimenti di cui si parlerà nel paragrafo seguente (anni 1742-1792).

Un mezzo secolo importante: 1742 - 1792
Nella prima delle fasi ora ricordate, quanto in [212] alle pp. 224…229 consente di individuare un notevole segmento temporale, sulla base di motivazioni che portarono il Regno di Napoli a migliorare ed integrare la difesa costiera, anche con la costruzione di nuove batterie e fortini; quello che purtroppo ivi manca è una puntuale descrizione degli interventi; la genericità delle affermazioni, salvo ulteriori riscontri e documenti, è rilevabile sulla base dei brani seguenti:

[212] p. 229: …L'insieme dei fortini programmati, stimabili in diverse decine, e delle circa 350 torri vicereali, trascurando la loro effettiva validità militare, nonché con analoga riserva, della ventina di cittadine marittime fortificate, sembrerebbe a tutta prima rappresentare uno spiegamento di forze litorali imponenti, ma il paragone con il contemporaneo francese ne ridimensiona la portata.
     Nel 1754 infatti con uno sviluppo costiero solo di un terzo superiore a quello del Regno tale nazione contava ben 622 batterie con un armamento complessivo di 3129 cannoni!
     Il programma di ammodernamento della difesa costiera napoletana scaturito dalla presa d'atto della inadeguatezza ed arcaicità del residuo spiegamento, al di fuori del Golfo, e dal fallimento delle ingenue iniziative alternative, doveva perciò essere portato alacremente avanti, intensificato ed esteso. Si imponeva per lo stesso fine in base a quanto precedentemente affermato un riciclaggio delle vecchie torri, che ad onta dei progressi tecnologici restavano la migliore arma contro i corsari, e che in ogni caso avrebbero agevolato la creazione delle batterie fornendo dei massicci alloggiamenti e depositi…..

Mentre si evidenzia la notevole correlazione vecchie torri-nuove batterie, anche nella sola funzione ausiliaria di fornitura di alloggiamenti e/o depositi, la genericità dei numeri, diverse decine per i fortini programmati,contrapposta al circa  350 torri vicereali, non consente che valutazioni indirette e sole deduzioni.
Nella nota 21 della stessa pagina ora citata si legge:

[212] p. 220, nota 21:… la France, dont les côtes ont 2750 kilomètres d’étendue, avaient, en 1754, 622 batteries de côtes armés de 3129 bouches de feu.

Da queste notizie si deducono i numeri indice seguenti:
- chilometri di costa/ n° batterie = 2750 km/622 batterie = 4,42 km/batteria;
cioè una batteria ogni 4,42 km;
- n° bocche da fuoco/n° batterie = 3129/622 = 5 bocche da fuoco/batteria;
cioè una media di 5 bocche da fuoco per batteria: un numero veramente notevole, tenuto presente che, sempre in [212] vi sono diversi accenni ad una sorta di batteria tipo con 4 cannoni, e che raramente in Appendice N si sono indicati esempi per isole del Golfo di Napoli e pontine, con più di 3 bocche da fuoco (V., ivi,  p.es. tab. 2 e p. 11).
Ovviamente queste cifre non possono servire per un riscontro certo, ma tenuto conto di uno sviluppo costiero del Regno di 2750.(2/3) = 1 833 km, esse porterebbero ad un numero complessivo per le coste di esso:
1 833/4,22 = 434 postazioni difensive;
sottraendo a questo numero le 350 torri indicate, si ottiene:
434 - 350 = 84 batterie/fortini;
pur preso con le molle, questo numero può essere assunto come indice valutativo in luogo del diverse decine indicato in [212].

Tornando ad Ischia (v. Appendice R), si disse che: “se alle 9 torri del primo ordine, si aggiungono le 3 del secondo ordine e le almeno 4 del terzo ordine, le principali Guardiola, sulle 6 trovate,  si ottiene un totale minimo di  16  manufatti fra loro collegati a costituire una catena sostanzialmente omogenea per le finalità perseguite, con un corrispondente passo di 0,94 miglia nautiche, tenuto conto di un perimetro tangenziale delle coste dell’Isola di circa 15 miglia: si ha cioè poco più di un manufatto ogni miglio.
È rilevante notare che in occasione della costituzione del Cordone sanitario (v. Appendice P, e in [228] p. 153…157: “Il Regolamento per organizzare un servizio più esatto nel sistema dei Cordoni Sanitari- del 20 febbraio 1816), i posti di guardia istituiti nell’Isola assommarono a 20, con un passo medio corrispondente di 1400 m (circa ¾ di miglio), da raffrontarsi col precedente  di 0,94 miglia, pari a 1741 m, con un’approssimazione fra i due valori che è significativa della corretta filosofia funzionale globale”…

per quest’isola dunque, con il suo sviluppo costiero tangenziale di circa 15 miglia, ossia   circa 28 chilometri, il valore di un manufatto ogni 4,42 km porterebbe a 6,33 il numero delle postazioni fortificate, mentre se si utilizzano i numeri trovati di 14…17 manufatti, al netto delle torri  dei vari ordini, si ha:
28/(14…17) = 2…1,65 km = 1,1…0,9 miglia
questi valori del passo fra le postazioni del tipo considerato, raffrontati con quelli che in Appendice R hanno quantificato le presenze di diversi manufatti, stanno a significare che la disponibilità di aree costiere da strutturare per  esigenze di carattere difensivo, pur scaturenti da motivazioni in qualche modo differenti fra loro, conducono a numeri sostanzialmente coincidenti.
In particolare il valore di circa 6 unità per Batterie/fortini, confrontato con le 7 indicazioni della carta  del ROT al 25 000, può essere indicato come un approccio, diverso da quello del passo medio, ovviamente altrettanto in discreto accordo.

Sulla base di quanto sinora si è ricordato e discusso, tornando all’intero arco temporale considerato,  con la specializzazione della prima fase in tre segmenti, esso è dunque il seguente:
- prima fase: fino al 1806, inizio della rifortificazione del generale Partenneau,a sua volta suddivisa come segue:
fino al 1742;
dal 1742 al 1792
dal 1792 al 1806;
- seconda fase: dal 1806 all’unificazione dell’Italia;
- terza fase: da questo evento all’immediato dopoguerra (2a GM).
A questa seconda stesura dell’Appendice 34 – la prima, datata 1° maggio 2002, non era stata nemmeno stampata – si premetta anche, a fondamento delle motivazioni dei brani citati, la lettura del materiale approntato per la tematica Appendice R, per trovarvi la filosofia di base che prevede l’integrazione nelle maglie delle opere maggiori di questi apprestamenti difensivi.

Una valutazione qualitativa ed esempi isolani
Consentiamoci ora una osservazione che scaturisce dalla fiducia mostrata dai francesi in una batteria costiera dotata di 4 cannoni, e sul calibro di questi, sulla base della lettura dei brani seguenti:

- [212] p. 229:… Per l'armamento dei fortini e delle batterie costiere si diede la preferenza al calibro di 24 libbre, allora particolarmente apprezzato nel Regno in ossequio all'adozione del sistema Valliére (v. Appendice N  tab. 4, p. 13);

- [212] p. 229:… Indicativa al riguardo la produzione di palle tra il 1754 ed il 1755, desunta da un appaltatore della R. Ferriera di Stilo: "Si fucinarono: 'palle rase' n° 520 del calibro 24 e mezzo; n° 5796 del calibro 23 e mezzo (che poi era quello compatibile con i pezzi da 24); n° 188 del calibro da 22; n° 460 da 16 e mezzo; n° 5904 da 16; 84 da 15; 12 da 14; 763 da 12; 1211 da 8; 7 da 10; 1722 da 6; 664 da 4; 94 da 3...", con evidentissimi picchi intorno ai calibri 24 e 16:

        [212] p. 229:… "On lit dans l'Aide-Mémoire de l'artillerie française de 1836: «Une batterie de 4 cannons da 16 ou de 24, derrière un épaulement en terre, n'a rien a craindre d'un vaisseau armé de 100 canons».
     E precisa meglio il concetto affermando: "Les anciens artilleurs français, pour caractériser l'infériorité du tir des vaisseaux, disaient: «Une  batterie de cote da 4 cannons bien placée et bien servie, doit avoir raison d'un vaisseau de 120 canons»

Nella fig. 4 è data una rappresentazione grafica della distribuzione della fabbricazione di palle nella R. Ferriera di Stilo  nei tempi e con i dati appena citati da [212] p. 229, dalla quale si rileva la giustezza delle osservazioni dell’A. (poco meno del 74% della produzione fu riservata ai calibri da 24,5 a 16 libbre), ma anche che la produzione dei calibri da 3 ad 8 libbre raggiunse più del 27% del totale, confermando la necessità di valersi, in modo ancora rilevante, dei piccoli calibri.
Si rifletta ora sia sulla composizione di una batteria tipica su 4 bocche da fuoco, sia sul credito che essa aveva e non solo a quei tempi, in relazione a due episodi ben noti di azioni a fuoco avvenuti in quel primo decennio del 1800 nelle acque di Ischia, in merito ai quali ci si scusa per le certe ripetizioni, visto che episodi noti del genere sono veramente pochi.

La Torre di S. Angelo
Limitiamoci a riportare per l’ennesima volta il brano seguente:

[5]* p. 222:… (1808) la flotta anglo-sicula …incrociava i nostri  mari .... Un giorno codesta flotta si schierava in ordine di battaglia dalla parte della spiaggia meridionale dell'isola d'Ischia, rimpetto il promontorio di Sant’Angelo , e marina de' Maronti…....Cominciò 1' attacco, il fuoco era nutrito d'ambo le parti: i proiettili  spiccati  dagl'anglo-siculi cadevano  come grandine sulla spiaggia, sulle colline, e su i massi vulcanici di quel lungo litorale… Da ambo le parti si spiegava pari ardore, quantunque le forze di terra non potessero stare a confronto con quelle di mare; né i pochi mal armati lancioni, un piccol forte , ed una fragile torre, avessero potuto resistere all' incessante e ben nutrito fuoco della flotta nemica.
     Con tutto ciò per quasi una metà di quel giorno tennero da terra testa al nemico: la torre di S. Angelo tirò i suoi ben aggiustati colpi, finché non andò in rovine, per aver preso fuoco la sua piccola riserba di polvere: i lancioni quantunque danneggiati, pure, quelli che stavano ancora a galla, non rallentavano i loro fuochi: il forte coi suoi mortai tirava granate, e bombe il meglio che poteva, una di queste cadeva nella Capitana, mentre il Comandante della flotta, coi suoi uffiziali stava nella camera del consiglio; il proiettile non fece alcuna esplusione; ma persuase quegli uffiziali che il giuoco era pericoloso, per cui la flotta salpò, e proseguì la sua rotta ….

La Batteria di Starace
[5]* p. 223 :… Anno 1809). Alfine la gran flotta nella notte del 21 a 22 Giugno giungeva avanti 1' isola d'Ischia, e si schierava con marcata jattanza, ingombrando 1' intero golfo, collo straordinario numero di legni. Così rimase per due giorni—Nel giorno 24 assalì le due isole. Procida alle prime minacce si arrese.
     Ischia tentò far resistenza — La batteria alla marina di Lacco, piazzata sotto il promontorio di Vico, comandata da un tal Starace, volle imprudentemente tirare due cannonate; ridicola e stravagante provocazione o resistenza, la quale fu severamente condannata, dal comandante de' fortilizi dell'isola,mentre era pazzia con quattro insignificanti cannoni voler mantener in suggezione una flotta così numerosa, che mai l'eguale era comparsa in questi paraggi..
     Sulla medesima spiaggia  del Lacco 1' armata anglo-sicula effettuì lo sbarco di truppe….

Nel primo dei due episodi si vede che una squadra navale batte in ritirata appena la capitana viene attinta da un colpo, per altro non esploso, nonostante la riservetta di polvere della Torre fosse saltata in aria ponendo fine alla sua esistenza: il tutto starebbe a confermare che il rapporto fra bocche da fuoco a terra e quelle a bordo, anche se molto più numerose, è stato ancora una volta valutato a tutto vantaggio delle prime.
Si tratta comunque di uno scontro complesso, in cui chi si difende attua una difesa articolata su varie componenti, basate su mezzi navali minori e difese a terra anche con postazioni di artiglieria: lo si è commentato in altra parte delle precedenti Note e Appendici (v. Appendice 77 per un esame generale degli avvenimenti navali del 1808-9 nelle acque di Ischia).
Nel secondo episodio invece, specie se  il quattro cannoni fosse veritiero, starebbe a provare il contrario di ciò che si è appena letto, e praticamente ritenuto assiomatico: una batteria  armata di quattro cannoni non riuscì a fronteggiare una formazione navale. Ora, o i 4 cannoni erano veramente insignificanti, oppurel’armamento ai pezzi non era particolarmente valido, e pertanto non si trattava di una  batterie de cote da 4 cannons bien placée et bien servie, oppure l’efficacia di un’opera del genere era sovrastimata.
La batteria era, con ogni probabilità quella detta delle Stufe d’Arena, ridossata da un parapetto di pietra con cannoniere, e non un semplice épaulement en terre, ma resta sempre da chiedersi come mai dall’aia ai piedi della Torre di Montevico i cannoni ivi piazzati, in posizione oltretutto vantaggiosa, perché elevata come nel primo caso, non abbiano partecipato all’azione: eppure il ritrovamento di palle di cannone (v. Appendice R) presso il Museo di S. Restituta ha provato che vi erano state bocche da fuoco con calibro di 30 libbre, ben superiore al 24 ritenuto tipico.

La Batteria di Citara
Dopo aver ricordato che il primo riferimento esplicito a questo manufatto, rinvenuto, è quello  già citato del 1808 [5]*, si noti che i tempi della sua costruzione e caratteristiche specifiche, restano ancora sconosciuti; si deve solo ai rilievi del Real Officio Topografico, se un qualcosa di concreto si è potuto avere, con una pianta, sia pur approssimativa, tenuto anche conto della scala adottata per la sua pubblicazione (25 000), mentre i rilievi originali sarebbero al 10 000 [51].
I brani che si riferiscono alla spiaggia di Citara,  con o senzala sua Batteria, non sono molti, ma proviamo ad elencarli:

[5]* p.185: … Era la notte che precedea quella della vigilia di S.Giovanbattista, la fatale notte del 22 giugno 1544 (225), quando Barbarossa gettava con precauzione 1'àncora innanzi I'isola d’Ischia, e tacitamente eseguiva, in vari punti di quelle spiagge,contemporanei sbarchi. Una ciurma di quei feroci pirati scendea al lido occidentale verso la cala di Citara ….

[5]* p. 221:… Nel 1808 una scialuppa corsara scendeva da Ponza, per venire a far preda, scoverte due barche coralline uscite dalla marina occidentale dell'Isola d'Ischia, che veleggiavano alla volta di ponente si diede  ad investirle; ma queste accortesene a tempo girarono la prua e corsero a trovar rifugio donde erano partite, protette dal fortino di Citara, e dai lancioni che trovavansi a quella rada. Ostinata la scialuppa seguitò a darle caccia fin sotto il tiro dei cannoni del forte, e dei lancioni, costoro cominciarono a far fuoco, la scialuppa rispose; ma infine fu costretta ad allargarsi; così le due barche furono salvate. Queste scaramucce erano continue; queste vessazioni erano giornaliere….

[5]* p. 375, parlando del fortino di Citara:…l’antico fortino che fece le sue prodezze nel 1809 oggi è distrutto ed è divenuto un ammasso di rottami, appena si osservano gli avanzi del suo muro di cinta…

[104] p. 76 – nella zona di Citara, è menzionata la Pietra del Fortino.

Il penultimo è un passo notevole, perché data entro il 1867 lo stato di rovina della postazione difensiva, che nel 1808 è ancora in piena attività: se la lettura è corretta, al 1817-19, anni dei rilievi della carta del ROT, si sarebbe rilevato uno stato di abbandono, che, dopo poco meno di cinquant’anni sarebbe divenuto quello di un ammasso di rottami.
L’elenco a pag. 64 di [103] non sembra, invece, essere quello di opere esistenti, ma la ripetizione di una citazione già vecchia d’anni: bisogna riflettere che il Mirabella, uscì con la prima edizione della sua Guida [104], alla fine dell’800; la seconda [105], è del 1913; la quarta del 1950 [103], che è la prima che ho letto, è dovuta alla cura delle figlie; tutte contengono, più o meno, lo stesso elenco, con gli aggettivi diruta e demolita ripetuti, e riferiti ad opere della costa settentrionale dell’Isola.
Del resto basti pensare che in [103] è menzionata ancora, senza alcun commento sul suo stato, la Batteria del Soccorso, che il d’Ascia dice essere scomparsa 57 anni prima della pubblicazione della sua Storia, pressappoco, quindi, nel 1810: ho manifestato alcune perplessità al riguardo, a meno che l’opera di smantellamento non sia stata opera degli inglesi.
In [103], gli aggettivi usati per il Fortino e la batteria della Sciavica di Forio, sono  rispettivamente antico e vecchia, di valenza ben diversa fra loro.

Le carte del ROT
Le carte del ROT disponibili per lo scopo presente sono quelle di cui ai riferimenti [183] e [223]; di esse è bene ricordare datazione e scala:
- [223] carta del Real Officio Topografico su rilievi del 1817-19, scala 1: 25 000;
- [183] carta del Real Officio Topografico del 1838, scala 1: 80 000;
a questi documenti deve aggiungersi la sola descrizione, datata al più 1867 come la Storia nella quale è contenuta, [5] o [5]*, non essendo possibile individuare una cronologia diversa, basata sui ricordi del d’Ascia; questa descrizione è di seguito ripetuta:

[5]* p. 375, parlando del fortino di Citara:…l’antico fortino che fece le sue prodezze nel 1809 oggi è distrutto ed è divenuto un ammasso di rottami, appena si osservano gli avanzi del suo muro di cinta…

Questi tre documenti si prestano ad alcune riflessioni, nel seguire le quali è bene rifarsi alla specifica figura 3 di questa Appendice, e che sono di seguito annotate:
- la carta del ROT più antica, rilievi del 1817-19, è di scala al 25 000, e mostra solo la barbetta o spalto, cioè quello che ogni probabilità è chiamato muro di cinta, di cui nel 1867 appena si osservano gli avanzi, con due edifici di estremità dal lato dell’accesso da terra;
- la carta del ROT  successiva alla precedentemente citata, datata 1838, è all’80 000: mostra cioè una rappresentazione di dimensioni 3,2 volte inferiori; ciò nonostante, appare più densa di particolari, mostrando nel perimetro della barbetta, o parapetto, 3 costruzioni disposte parallelamente fra loro, secondo l’asse trasversale della sistemazione; le due cose, fra loro apparentemente in contrasto, potrebbero forse essere spiegate con una diversa data dei rilievi, o una diversa attenzione per queste costruzioni difensive, anche se riesce difficile accettare questa densità di costruzioni; dei tre edifici, due corrispondono ai due indicati nella pianta della carta al 25 000.
Per chiarirci le idee, confrontiamo fra loro i dettagli di tutte le costruzioni del tipo rappresentate nelle due carte, come viene proposto in figura 3.
Si osservi che si riesce a mettere insieme particolari per cinque Batterie/Fortini, su un totale di 14…17-18 nominativi trovati, che trova solo 7 riscontri nella carta  al 25 000 e 5 in quella all’80 000.
Esaminiamo dunque in dettaglio il confronto proposto in figura 3, con riserva di approfondimento specifico nelle Appendici dedicate a ciascun manufatto, per la numerazione delle quali si rimanda alla Tabella 1 di questi appunti:

Batteria di Citara - notando che è data per abbandonata  in entrambe le carte, l’approfondimento specifico è oggetto di questa Appendice 34.

Batteria di S. Francesco o del Soccorso - dopo aver notato che non vi figura alcun aggettivo del genere diruta, abbandonata, rovinata, si deve osservare che nessun dettaglio è possibile ricavare dalla carta del 1838, all’80 000.

Batteria della Chiaja - per il nome, ed i distinguo fra batteria e fortino, e per una sua interpretazione, si rimanda alle APPENDICI 36 e 37; la pianta visibile nella carta di scala maggiore è chiara, specie nell’originale consultato alla SNSP [223]; l’aggettivo abbandonata è comune nelle due carte.

Batteria delle Stufe d’Arena - nella carta di scala maggiore vi è il solo nominativo; il particolare è mostrato per notarvi la vicinanza di 3 diverse indicazioni ordinate procedendo da occidente verso oriente, ovvero seguendo la costa in senso orario – Batteria diruta, Stufe d’Arena, Bagni di S. Restituta – cosa responsabile, forse, del nome di Batteria di S. Restituta con il quale è indicata in [51] p. 238.

Due contributi iconografici permettono non solo di apprezzarne lo stato, rispettivamente nel 1870 e forse qualche anno dopo, ma anche di rintracciarne la pianta nelle costruzioni moderne che si ergono oggi in quel sito.

Batteria di Punta Pozzo - diruta in entrambe le carte, che consentono di ricavare una chiara pianta, con l’asse della sistemazione orientato NW.

Batteria di Punta Perrone - si rileva immediatamente un diverso aggettivo relativo al suo stato di conservazione, presente nella sola carta  al 25 000, che è rovin., per rovinata: orbene, se si confrontano fra loro le due notazioni grafiche delle carte del ROT qui in esame, sembra di notare tracce della barbetta, con monconi che nella carta  del 1838 sembrano essere presenti nel solo lato interno, onde la parte esterna, lato mare, potrebbe essere franata, ovvero rovinata.

Batteria di Punta S. Pietro: anch’essa si merita l’aggettivo diruta; la pianta sembra indicare una tipologia del genere di quelle di Punta Pozzo e di Punta Perrone, con una piccola costruzione interna alla barbetta: una riservetta  e/o deposito.

Tranne le batterie foriane, con quella del Soccorso esclusa, non avendo per essa indicazioni iconografiche di sorta, la tipologia riscontrabile mostra una barbetta o un parapetto con cannoniere, con una piccola costruzione centrale, verosimilmente una riservetta e deposito di materiali e di giuochi d’arme.
La sistemazione della Batteria di Citara ritenuta più verisimile è quella mostrata nella figura 3, sulla scorta delle indicazioni della prima carta del ROT: esempi confrontabili si trovano in bibliografia (V. Appendice N di questa Nota 16).

Conclusioni
Si chiudono queste scarne annotazioni, con veramente poco di conclusivo: se non interverranno documenti nuovi, altro non  è stato possibile rinvenire; è’ già molto che si disponga di qualcosa che può indicarne, grosso modo, le dimensioni.
Oggi, come si può osservare utilizzando la figura 1, della Batteria non rimangono tracce: sin dalla metà del secolo scorso le carte non ne indicano segni. L’erosione, o la riduzione delle spiagge per movimenti verticali del territorio prosegue: per il loro concorso alla scomparsa di manufatti costieri si vedano, oltre a [130], anche [148] e [154].
Si ricorda inoltre che la consultazione di documenti di archivio presso l’ASNA Sez. Mil. non ha consentito, finora, di trovare indicazioni specifiche: forse la lettura di ordini e/o corrispondenza relativa al periodo 1742-1792, indicato in [212], potrà dare qualche frutto.
Ovviamente, si rinuncia ancora una volta alla compilazione di una Scheda, mancando elementi certi oltre a quelli grafici desunti dalle carte citate.

Napoli, 9 maggio 2004.

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