APPENDICE 2

La Torre rotonda Castello a roccia


Nel particolare, fortemente ingrandito, del quadro di Jacob Philip HACKERT (1789), sulla sommità della rocca, svettano tre edifici, che paiono, sfocati, uscire dal passato; a cominciare dalla sinistra: la chiesa di S.VITO, la TORRE MILONE, e la TORRE CASTELLO A ROCCIA.

 

 

 

Premessa
Tutto ciò che fino alle nuove ricerche, fra Soprintendenza (S.) e Associazione Napoletana di Storia Patria (ANSP), ero riuscito a concretizzare nelle ricerche sul campo del 2001, è contenuto nel brano seguente, che si riporta dalla Nota 13 (pp.10…12).

Omissis…
Purtroppo, qui a Forio, non avevo allora portato tutte le fotocopie degli schizzi del Cervera, frutto delle visite alla Biblioteca Nazionale di Napoli, altrimenti la ricerca del luogo ove doveva trovarsi questa torre sarebbe stata più agevole.
Giunto al Vico III di Via S. Antonio Abate, ho abbordato un anziano foriano, che di roccio, torri, castell, sapeva poco o niente: gentilissimo però, e disponibilissimo, alle mie dichiarazioni che ciò che dicevo l’avevo letto in testi e documenti, se ne uscì affermando che quel libro l'aveva anche lui…
Purtroppo, la moglie chiamata in soccorso, era molto meno disponibile di lui, e, mancando il figlio, del libro di cui voleva farmi dono - lui l'aveva già letto, e non aveva più che farsene (!) -, non si parlò oltre: si rimase che, se fossi ripassato di lì, sempre che il figlio fosse in casa, me l'avrebbe regalato.
Proseguii il cammino, cercando di giungere a San Vito, girando lo sguardo torno torno, ad interrogare vicoli e costruzioni.
Trovai il vico IV, che quel signore aveva giurato non esistere - lui non ne sapeva niente! ...ed aveva ragione, perché nella sua parte di Forio non c'è, anche se dista veramente poco da casa sua - ed un venditore di ortaggi, vedendomi in fase esplorativa, ipotizzò che mi fossi perduto.
Fu così che il signor Coppa, così si chiama questo foriano di udito poco fino, mi disse tutto ciò che sapeva delle rovine della scomparsa torre.
Lì presso, a meno di 30 metri dall'incrocio fra Via San Giovanni, via Peschiera, via II Casa Di Maio, si trovavano, non più visibili, i ruderi dell'antica torre.
In [57], si mostra dove era questa torre fino a 42 anni, secondo il suo autore, e fino a 28 anni fa secondo il sig. Coppa: ora vi è una brutta casa, costruita su quei luoghi.
28 anni fa, dice il sig. Coppa, dai denti abbondantemente incorniciati dal tartaro, in quella zona, si cercò di spianare la roccia ben più dura del tufo verde o del Cierco, ed egli, già esperto minatore - in Alaska o Canada, non ricordo bene - dimostrò più agevole il farlo ricorrendo a punte di trapano diamantate utilizzate in America con un wagon drill: rifiutò, però, fieramente, di esser assunto per compiere quel lavoro, che comunque fu portato a termine.
La sua datazione dello smantellamento dello storico manufatto è in ottimo accordo con quanto dice il Monti in [56], che lo dichiara demolito da poco nel 1980, data della pubblicazione del suo voluminoso lavoro.
In ogni caso il luogo corrispondeva, almeno in base ai miei ricordi, a quello indicato dal Cervera, e la posizione, la più elevata del rione, appare in ottimo accordo con l'ipotesi dell'esistenza di un manufatto del genere.
Ad ogni modo, della Torre rotonda Castello a Roccio o, più prosaicamente, la Torre di S.Giovanni, non è più rintracciabile nessun rudere, anche se ne rimane vivo il ricordo nella mente di un 66enne foriano.
Il sig. Coppa mi ha anche indirizzato a Monsignor Regine, parroco di San Vito, per ogni ulteriore ricerca.
In quel torrente di parole e di ricordi che è questo isolano, sono passati in rassegna schiere di luoghi e di persone: la Pietra Donica¹, mio Padre ed il parentado tutto, un suo nipote e il rimando militare con intrallazzi alla Capitaneria di Porto di Napoli, l'Istituto Universitario Navale, l'Ateneo Federico II, Valentino, ed altro ancora, nel breve volgere di una mezzoretta, sono stati indicati, discussi, commentati, da questo cicerone, che la moglie, chissà quanto per scherzo, e quanto seriamente, diceva avrei dovuto rimunerare per tutte quelle informazioni.
Completiamo queste notizie, con la citazione di un brano, sinora non riprodotto, del d’Ascia.
[5] pp. 353-354:…Diceasi quel punto Castello a roccia perché la sua posizione era su un’altura a forma di roccia, che dominava da tutti i lati il paese, sembrava un castello naturale costruito sulla roccia….
Castello a roccia è dunque il luogo, da cui prese nome la torre, e non, come pareva dedursi, il contrario.
(Omissis)…
Come è evidente, era già un bel passo in avanti, ma ora, dopo ciò che si ricordato in apertura, sembra addirittura di potere vedere l’antica torre rotonda, nel quadro di J.Ph. Hackert [144], di cui si è estesamente parlato nel paragrafo 2.1. di questa Nota, dedicato alla Zona di S.Vito.
Nella parte generale del paragrafo ora cennato, si è detto che:
“ Salvo insperati contributi, saperne di più rimarrà un pio desiderio; notevole è anche il contributo confermativo dell’Archivio della S.: cercando in esso notizie sul Torrione, si è giunti al faldone 4/71, trovandolo, per un errore di classificazione, registrato sotto la voce Chiese (!).

UBICAZIONE della Torre e CRONOLOGIA relativa

Sulla posizione esatta, e sulla data della scomparsa della Torre Castello a Roccia, vi è qualche incertezza: per fissare le idee, esaminiamo le fonti consultate e ciò che ne deriva.

Con riserva di precisare meglio, in futuro, gli elementi ancora incerti, sembrerebbe di poter concludere che già nel 1979, la Torre non esistesse più.
Per la sua ubicazione, preferendo l’indicazione grafica del Cervera [57] a quella del Di Stefano[128], e la concordanza con la testimonianza del Coppa, si osserva nell’edificio, che già nel 1979 era stato edificato in quel posto, uno strano cortile interno, la cui conformazione richiama alla memoria il testimone residuo di un’altra Torre rotonda anch’essa, quella detta di Cigliano, all’angolo fra via G. Morgera e la Strada vicinale Casa Lombardi: sembrerebbe che le sue pareti siano state poste sul perimetro della torre scomparsa, sfruttandone, forse le mura come fondazioni.
Nella scala, dedotta per confronto con le dimensioni della vicina chiesa, questo cortiletto sarebbe inscrivibile in una circonferenza di circa 5 m di diametro, che, valutando in 1,5 m lo spessore delle pareti, porterebbe a circa 8 m il suo diametro esterno, dimensione compatibile con quella delle altre torri rotonde della zona: quella di Via Costantino ha un diametro esterno di 8,25 m, ed il Torone di 9 m.
Questa interpretazione viene indicata come ipotesi per un approfondimento futuro, sempre che sia possibile.

CONCLUSIONI e PROPOSITI
Nell’archivio del Catalogo della S., gli unici riferimenti a costruzioni in Via S. Giovanni, sono le seguenti:

vi sono anche due fascicoli riguardanti abitazioni a VicoII e Vico III, 27, sempre in C.II4.
Non è pensabile di poterne trarre altro che un mappale o, in caso fortunato, un qualche riferimento.
Il quadro dell’Hackert [144], ha consentito, se non altro, di formulare una concreta ipotesi di identificazione visiva di questa costruzione: resta forte il rammarico che, a Forio, così poco si faccia a sostegno della conservazione di testimonianze del passato.
A meditare su ciò che i foriani hanno fatto, cosa ben più deprecabile, di quanto prodotto dai catastrofici eventi naturali, che hanno sconvolto il loro paese, non resta che concludere con l’amaro commento dei romani, per l’assalto distruttivo alle tante testimonianze del passato della città eterna: Quod non fecerunt barbari, fecerunt Barberini

1. Ex Monsignor REGINE, si tratterebbe della deformazione di Pietra dorica, che se non è vero è ben trovato.
2. Relazione dell’Ufficio Tecnico di FORIO, prot. 009732, in data 29/03/96, pp.2-3 (N.B.: il grassetto è mio).