Appendice 12 - Il Torrione


TorrioneImmagine di oltre venti anni fa con i  merli ancora avvolti dlalle reti di protezione.

 

Elemento di difesa e di collegamento, il Torrione si pone come elemento nodale centrale del Dispositivo: esso è, ancor oggi, nonostante le rilevanti modifiche subite dal paese, ed i crolli e/o scomparsa di altre parti costituenti l’apparato difensivo, in diretta comunicazione visiva di buona parte delle superstiti.

La Scheda  

Provincia e Comune: Napoli, Forio.
Luogo: via del Torrione, n. 30.
Oggetto: Torre.
Catasto: F.16 p.130.
Cronologia: 1480.
Autore: Università di Forio.
Dest. Originaria: Torre di avvistamento, difesa e collegamento.
Uso attuale: Museo Maltese e centro espositivo per manifestazioni culturali.
Proprietà: Demanio comunale.
Vincoli: Leggi di tutela P.R.G. e altri: 1497 del 1939.

TIPOLOGIA EDILIZIA – CARATTERI COSTRUTTIVI
Pianta: Circolare.
Coperture: Piana a terrazzo, con garitta d’uscita.
Volte e solai: Volta a calotta, lunettata.
Scale: Interna a rampante; di legno quella interna, di accesso alla copertura.
Tecniche murarie: Muratura di pietrame di tufo.
Pavimenti: Mattoni di cotto.
Decorazioni esterne: Tori e mensole di pietra lavica.
Decorazioni interne: camino.
Arredamenti: sistemazioni per l’esposizione di parte delle opere dello scultore MALTESE, nella sala superiore.
Strutture sotterranee: Ambiente circolare scavato nella roccia, a m. 3,65.

TorrioneDESCRIZIONE (da [15], (1985))
Il Torrione è la più grande Torre di Forio: altissima a dominare l'intero abitato, racchiusa in un fitto tessuto di edifici quasi tutti di pregevole consistenza architettonica quali Palazzo Covatta (XVIII sec.), il Palazzetto di via Torrione (XVIII sec.) (si tratta dell'ex Casa d'Ascia) e la distrutta Cappella Regine (XVIII sec.); fino a pochi anni addietro, per lo stato di conservazione, era la migliore delle torri costiere. Fu costruita nel 1480, a seguito degli ingenti danni provocati dalle incursioni del Barbarossa e di altri corsari, con il concorso dell'università di Forio che, per tale opera di difesa, trovandosi oberata di debiti, si obbligò ad un prestito di circa settecento ducati.
Nell'800 la torre venne trasformata in carcere; ed in seguito adibita a museo per ospitare una piccola raccolta di pitture e sculture del foriano Giovanni Maltese. Allo stato attuale risulta completamente abbandonata ed in stato di pericolosa fatiscenza. Il torrione, a pianta circolare, è a tre piani, di cui, quello inferiore, a sostituzione del basamento, è scavato nel masso roccioso di tufo sul quale sorge. Il paramento esterno è realizzato in pietra tufacea e trachitica, rozzamente squadrata in blocchi uniti da malta. Il primo toro, in pietra trachitica, circonda il cilindro all'altezza del primo livello, ed il secondo funge da appoggio alle mensole che, collegate mediante archetti, sorreggono il coronamento merlato. I tre piani sono coperti da volte a calotta di cui quella superiore lunettata. All'ultimo livello si accede mediante una scala esterna della quale la seconda rampa a sbalzo è delimitata dal parapetto spezzato, secondo un motivo in uso nell'architettura minore foriana. Una scala interna in legno realizza il collegamento con il terrazzo di copertura, con fuoriuscita in garitta cilindrica, tipica delle similari costruzioni foriane (solo in epoca recente, quella della Torre di Via Costantino sembra essere stata eliminata).

NOTE COSTRUTTIVE e NOTIZIE STORICO-CRITICHE
In epoca recente, dopo la compilazione della Scheda della Cianciulli (1979) e della pubblicazione di [15] (1985), in cui essa è ripresa, l’edificio è stato restaurato, col consolidamento della merlatura, per tanti anni avvolta in reti metalliche protettive, come ancora si vede (2002) per la vicina Torre Quattrocchi.
La presenza del camino, testimonia l’impiego delle fumate come mezzo di comunicazione visiva, nelle operazioni di collegamento.
Dopo la Relazione del Magnifico Stinga, i cenni del d’Ascia [5], non si hanno altri elementi sull’armamento di questa Torre: il pezzo di ferro e i  pezzotti di brunzo, attendono ancora.

Altre notizie: sul terrazzetto di accesso alla rampa terminale della scala esterna è conservato, purtroppo all’aperto, l’osso del cachalot (capodoglio) arenatosi sulla spiaggia di Citara nel 1770, come narra il d'Ascia [5] p.375, brano che si riporta, per sottolineare come a tanto passato impegno corrisponda oggi una quasi completa indifferenza:
[5] pag.375… A questa spiaggia arenò un pesce — mostro, che chiamarono Cachelotto — la mattina di Lunedì 23 Aprile 1770, che poi comunemente fu detto il pesce di Citara.
Si spesero dall'incaricato dell'Università di Forio ducati 306.56 1/2 per distruggerlo—Furono impiegati 637 persone per giorni 17.
Si estrassero de' disegni, e si fecero dipinte figure di questo pesce mostro per le autorità dell'isola, che le richiesero a spese dell'università — II pittore Foriano Gennaro Migliaccio fu applicalo per molti mesi a tal uopo…

Disegni e rilievi: Sezioni dell’edificio in [15] e [51]. I disegni per le proposte di restauro recente si trovano presso l’ARCHIVIO della S. di NAPOLI,nel faldone 4/71(Chiese!), e la scheda della Cianciulli preso il Catalogodella S. in II4/4(V. [107].
Mappe: [128]; rilievo aerofotogrammetrico (V. [107], [122]).
Compilatore della Scheda: Arch. Raffaela Maria Cianciulli. (1979).

Conclusioni e propositi
Niente di particolare da aggiungere; fra i proponimenti, l’approfondimento sull’armamento di questo edificio, che, aggiunte a quelle sui fortini batterie, completerebbero le informazioni su questo aspetto non trascurabile del Dispositivo.

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