La terra di Testaccio nell'isola d'Ischia
Ricerca Alunni Scuola Media di Barano (in La Rassegna d’Ischia, n. 5/1996). Non sono riportate note e figure

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Testaccio
(1), oggi frazione del Comune di Barano, ha avuto in passato una diversa caratterizzazione amministrativa, prima come Casale aggiunto nell’Università del Terzo (1795) e poi dal 1806 al 1879 come Comune autonomo dell’isola d’Ischia (2); il primo sindaco lo troviamo però solo nel 1809.
La casa comunale fu in via Giorgio Corafà fino al 1861 (proprietà Di Iorio) vicino al Sudatorio; passò poi per qualche anno in via Astiero; quindi nel 1865 nell’edificio Di Iorio, adiacente il Sudatorio.
All’epoca, e specialmente nel settecento, «il movimento turistico e commerciale era detenuto dalla frazione di Testaccio. La distesa Marina dei Maronti costituiva la riva di approdo di ogni tipo di barche provenienti da lidi vicini e lontani. A Testaccio accorrevano "somarieri" e “bracciali” da tutta l’isola. La via che dal centro portava alla Marina veniva enfaticamente chiamata “la via del commercio”. A Testaccio pigliavano stanza forestieri bisognosi di cure presso i bagni di Olmitello e presso la stufa del “Sudaturo”, e turisti desiderosi di viaggiare e conoscere, apportando in quei tempi di miseria un certo benessere alla popolazione (3)».

Il pirata Barbarossa
Nel registro parrocchiale si trovano le seguenti annotazioni:
- “Adì 16 luglio 1536 fo pigliato lo testaccio et se forno pigliate vinte 22 persone”
- “Adì 24 de giugno 1544 vene Barbarusso at isola de Ischia co 136 vele et si piglio 75 persune in fra piccholi et grãde”.

La Guardiola
La Guardiola in sé è niente, ma il panorama da lassù è tutto.
Fu costruita su un picco, il Pizzone, durante la seconda guerra mondiale, da italiani e tedeschi: c’erano cannoni e mitragliere e vi si perveniva con una strada carrabile (poi “riassorbita” dai contadini), realizzata appunto dai militari, che aveva inizio nelle adiacenze del caratteristico portone del 1908 e con una larghezza di circa tre metri si arrampicava verso la Guardiola.

I Maronti

Maronti deriva dal greco "marmairo" (splendo) "marmairontes" (splendendi, brillanti di sole). Secondo la Guida d’Italia del Touring Club Italiano (ed. 1976 su Napoli e dintorni) “il lido dei Maronti è un’incantevole spiaggia, larga da 15 a 70 m e lunga dalla Punta della Signora alla Punta delle Fumarole: km 1,7. Percorrendola dal termine della strada, dopo 280 m, si incontra l’ampia cava dell’Acquara, che porta a mare le acque tiepide di due sorgenti: l’Olmitello (da cui si estraggono i sali omonimi) alla quota di m 50, e Nitrodi a m 202... Percorsi altri 250 metri si vede nella rupe uno spacco.... per Cavascura a 500 metri circa nell’interno. Dopo altri 600 metri si giunge alle Fumarole”.

La parrocchia di San Giorgio
La chiesa di San Giorgio era un’antica cappella (quella del SS. Crocifisso) costruita su un’altura pianeggiante. Prima notizia su un atto notarile del 12.2.1376. Essa “era per Testaccio, per Barano e per Moropane”.
In S. Giorgio esisteva la confraternita del SS. Rosario. Agli inizi dell’800 la chiesa venne completamente rifatta, come scrivono G. G. Cervera e A. Di Lustro nel volume su Barano edito nel 1988. Un fulmine l’aveva danneggiata. Nel 1914 - lo ricorda una lapide - fu eretto il campanile.
Anticamente non c’era cimitero e i morti avevano distinte sepolture sotto la chiesa: per chi seppelliva era veramente un’opera di “misericordia corporale”.
Berkeley annota nel Diario del 1717: “Memorabile la celebrazione del giorno di S. Giorgio (patrono di Testaccio) e di altre festività”.

La chiesetta dell’Assunta

È privata. Risale agli inizi del 1700, di forma ovale, e comunica con l’antico casolare del fondatore, don Giorgio Napoleone. Vi era una tela della Madonna dell’Assunta. Oggi è abbandonata.

Il Bagno della bellezza a Succellaro
Adiacente la ghiaia posta sotto la cosiddetta Scarrupata, tra il picco della Guardiola e punta S. Pancrazio, c’era il famoso bagno di Succellaro, acqua calda che sgorga dal mare.
Il medico calabrese (di Monteleone, nel golfo di S. Eufemia) del ‘500, Giulio Iasolino, ne descrive le straordinarie capacità terapeutiche e si limita a rilevare la necessità di qualche riparazione al bagno. La cartografia dell’epoca lo riporta. Si trattava di un bagno d’acqua termale che si trovava in una grotta scavata nel tufo della parete, simile ad un cellaio, da cui deriverebbe forse il nome.
Nel 1801 F. De Siano nel suo testo sull'isola d'Ischia così riporta: «A levante della punta di Succellaro o sia del monte Testaccio eravi l'antico bagno di Succellaro, celebratissimo un tempo contro qualunque difetto o vizio della vescica, per il tenesmo e bruciore dell'ano. Lo chiamarono di Succellaro da succo, perché credevano che fosse la quinta essenza delle acque medicinali dell'isola; oggi non se ne può osservare nemmeno la natura per essere stato occupato dal mare tra gli scogli di lava».
Frane e bradisismo lo hanno travolto, ma tra la ghiaia ed il limpido mare si incontrano tuttora polle di acqua calda.

Il Sudatorio una celebre sauna
Il Sudatorio era conosciuto sin da epoca romana, oggetto di studio ed analisi da parte di specialisti, come Giulio Iasolino, medico calabrese del Cinquecento, che ne illustrò le straordinarie proprietà terapeutiche contro l’artrosi ed altre malattie. Dal 1714 appartenne all’ordine religioso dei Crociferi e l’afflusso di persone al Sudatorio era intenso, cosicché fu eretta, per comodità, la congrega di S. Maria di Costanti-nopoli, che è posta a pochi passi sulla via Giorgio Corafà.
Anche la casa del Corafà è a pochi passi dal celebre Sudatorio, vincolato dalla Soprintendenza ai Monumenti. In effetti si tratta di una stufa: vapore caldo usciva in una sorta di vasca dalla fenditura della roccia tufacea. Il Sudatorio è privato: si tratta di una casa abbandonata, nel cui interno c’è la stufa.

Olmitello: una sorgente da salvare
Olmitello è situata in un cavone, nell’entroterra dei Maronti. Deriva dal greco (o$lmov: pietra rotonda; e teéllw: faccio) e significa l’acqua che arrotonda i calcoli, le pietre e li fa espellere. Una lettera del generale Giorgio Corafà del 12.10.1773 così spiega: “Avendo io sottoscritto fatto scavare e fabbricare a tutte mie spese due fonti della saluberrima acqua detta di Olmitello, che erasi già perduta e sepolta nel profondo seno della terra; et un altro simile fonte dell’acqua egualmente benefica della Cava Oscura, e cioè a publico uso....”
Il Berkeley scrive nel suo diario del 1717: “Il bagno d’Olmitello si trova nella parte meridionale dell’isola in uno strapiombo tra le rocce che si apre sulla spiaggia. È una sorgente, forse due, senza costruzioni”. Dunque ancora Giorgio Corafà benefattore...
Nel suo libro sulle acque di Ischia Nicola Andria (1775) così scrive: «Dalla parte meridionale dell'Isola d'Ischia è situata la sorgente dell'acqua di Olmitello. Per condursi in questo luogo dal Lacco o da Casamicciola è necessario passare per Testaccio, donde per una via comoda, benché un po' erta in alcuni luoghi, si scende alla marina. Indi s'indirizza il cammino a man diritta verso occidente, e dopo qualche tratto di via s'incontra una lunga e cupa valle la quale è diretta da mezzogiorno a settentrione. Circa mezzo miglio dentro di questa valle è posta la sorgente dell'acqua di cui facciamo parola. Questo sito essendo molto solitario à un certo non so che di orrido e di triste; molto servendo anche a renderlo tale l'aspetto squallido del terreno, e i luoghi erti e precipitosi dai quali è circondato. (...) La condizione particolare del luogo, in cui nasce l'acqua di Olmitello à fatto che la sorgente ne fosse rimasta qualche volta affogata e perduta. Nei tempi posteriori a Giulio Iasolino, che ne descrisse il sito, ciò avvenne di modo che senza l'industria di Giovanni Pistoya, medico napoletano, non si sarebbe certo recuperata. Lo stesso è avvenuto ancora in questi ultimi tempi dopo la prima edizione di questo libro fatta nel 1775. Sono circa tre anni che ritrovandomi io in Ischia per impegni della mia professione, non trascurai di andar a visitare la sorgente di Olmitello, per la quale come singolarissima nel suo genere ò avuto sempre della passione; ed essendovi giunto non picciolo fu certamente il mio rammarico nel trovare quel luogo cambiato da un gran masso di terreno che si era distaccato dalle parti superiori della collina, e che avea dissipata e distrutta, seppellendola sotto di sé, la sorgente minerale. Fortunatamente un poco più dentro la gente di quei contorni, che à interesse per la conservazione di quell'acqua, la quale per il grande spaccio è diventata una delle principali derrate del paese, si trovava di aver già con nuovo pozzo compensata la perdita della prima».
Negli anni ’50 la sorgente fu data in concessione dal comune di Barano alla società CIVAM che vi estraeva i sali diffusi in Italia ed all’estero. Poi l’abbandono.

La torre aragonese
La torre aragonese (ne rimane una metà e cade a pezzi) è posta su un massiccio tufaceo, vicino alla Chiesa parrocchiale di San Giorgio. Essa serviva per rifugio e punto di avvistamento del pericolo piratesco: dotata, secondo le informazioni avute dal parroco don Ubaldo Conte, di cisterna e forno al fine di resistere alla fame provocata dagli assedi saraceni, fu costruita durante la dominazione aragonese a Napoli e nel Meridione (a Napoli gli Aragonesi entrarono nel 1442) con tutta una serie di altre roccaforti (per es. a S. Angelo, a Forio, a Montevico, sul Castello d'Ischia) in collegamento tra loro (col fumo e fuoco di notte) e terminale con la vetta dell'Epomeo e a Napoli col Castello di S. Elmo. Le torri aragonesi sono quadrangolari, mentre le angioine cilindriche. La torre di Testaccio è privata.

Cavascura
Anche questo bagno, posto in altro cavone dell’entroterra dei Maronti, porta il segno di Giorgio Corafà, come risulta dalla menzionata lettera del generale a proposito dell’Olmitello.
L’ambiente conserva tracce antiche: i bagni si prendono in grotte e vasche scavate nel tufo. Fu, comunque, ancora valorizzata nel 1850 dal dr Lorenzo Fiore che intestò la fonte alla Congrega dell’Immacolata Concezione di Serrara a scopo di beneficenza e culto. Nasceva la Fondazione L. Fiore e nel 1856 attirò l’attenzione del re Ferdinando II, che villeggiava al Palazzo Reale d’Ischia.

Monastero di San Costanzo

La località San Costanzo è sulla collina, in una radura posta tra il monte Cotto e la vetta della Guardiola. Vi si ammira lo stupendo panorama del golfo.
Qui si trova un antico casolare, che sul lato orientale ha forma precisa di abside. Si tratta di un monastero (a 249 metri sul livello del mare) e secondo lo studioso don Pietro Monti è ricordato in un documento del 1306 "super terra monasterii nostri sancti Costantii".
L'antico eremo è circondato dal bosco di castagni e querce; attorno all'abside si notano molti fichi, una piantagione : anticamente costituivano una vera ricchezza e d'estate venivano fatti essiccare al sole sulle nasselle. Sotto la Scarrupata uliveti e fichi d'india.
È credibile che da questa grande tenuta provenissero i "Di Costanzo".

Giorgio Corafà un ospite benefattore
Il conte Giorgio Corafà, generale e viceré del regno borbonico delle Due Sicilie, è stato ospite illustre e munifico di Testaccio. Vi aveva acquistato una casa posta sulla stradina che prende il suo nome e che conduce al lido dei Maronti. L’Amministrazione comunale di Barano il 19.5.1771 gli cedette per dodici ducati (il viceré rifiutò l’offerta gratuita) un adiacente pezzo di terreno. Era venuto all’isola d’Ischia per la pratica delle cure termali. Qui morì all’età di 83 anni, nel 1775, come si può leggere nell’atto di morte del registro parrocchiale:- Anno Domini millesimo septingentesimo septuagesimo quinto, die sexta mensis septembris hora nona noctis. Eccellentissimus Dominus Generalis Comes Dominus Georgius Corafà aliis eximiis titulis decoratus a Regia maestate Neapolitana, habitans Palatij sui in hoc oppido Testacij, Civitatis et insulae Ischiae, aetatis suae annorum octoginta trium, ut palam ipsemet proprio ore confessus est coram me infrascripto paroco, suis familiaribus et aliis, huc degens causa medicaminum mineralium, in communione Sanctae Matris Ecclesiae, animam Deo reddidit; cuius corpus exanime Neapolim delatum fuit pro honorifica sepoltura. Refectus autem fuit sanctis sacramentis Paenitentiae, Eucharestiae et extremae Unctionis a me infrascripto Paroco Parochialis Sancti Georgij eiusdem oppidi Testacii Ischiae. Philippus Nobilione Parocus (Nell’anno del Signore 1775 il giorno 6 del mese di settembre alle ore 9 della notte, l’eccellentissimo signor generale, il conte signor Giorgio Corafà onorato di altri insigni titoli dalla maestà del re di Napoli, dimorando nel suo palazzo in questa cittadina di Testaccio della città e isola d’Ischia, all’età di 83 anni, come egli stesso con la propria bocca pubblicamente dichiarò, alla presenza di me sottoscritto parroco, dei suoi familiari e di altri, qui degente per la terapia delle acque minerali, in comunione della Santa Madre Chiesa, rese l’anima a Dio; il suo corpo esanime fu trasportato a Napoli per un’onorevole sepoltura. Fu anche confortato coi santi sacramenti della Penitenza, dell’Eucarestia e dell’Estrema Unzione da me sottoscritto parroco della parrocchia di S. Giorgio della stessa cittadina di Testaccio d’Ischia. Filippo Nobilione parroco).
Giorgio Corafà è ricordato soprattutto per aver fatto costruire una strada che permettesse di scendere dal casale di Testaccio alla Marina dei Maronti, ove si trovano le acque dell’Olmitello. La strada fu costruita con pietre vulcaniche e fiancheggiata da piante di gelsi poi donate alla parrocchia di S. Giorgio. Questo evento è citato in alcune lapidi che ancora oggi è possibile leggere nel centro della frazione.

Giorgio Berkeley
Giorgio Berkeley è stato a Testaccio da giugno a metà ottobre del 1717. Da Testaccio egli ha scritto un diario pubblicato nel libro Viaggio in Italia, a cura di T. E. Jessop e M. Fimiani, editrice Bibliopolis, Napoli 1979. In esso il filosofo parla degli usi e costumi di Testaccio e dell’isola, di cui traccia lo stupendo aspetto geografico.Alcuni passi tratti dal Diario del 1717:
“Gli scorci dell’isola sono diversissimi: ora una pianura fittamente coltivata, piena di alberi e viti che chiudono l’orizzonte, ora un’ampia distesa prospettica, una valle coronata di fertili colli dove sono sparse, qua e là, case bianche. Borano, con la sua torre campanaria, situata su un’altura, crea un piacevole sfondo. Ora trovi una strada scavata tra monti scoscesi, che ti ristora dal caldo. Ora profondi e orridi precipizi, colline rotonde con dolci pendii e con le cime ricoperte di viti, ora rocce e grotte spaventose, spaccature profonde sovrastate talvolta da ponti”.“Il bagno d’Olmitello si trova nella parte meridionale dell’isola in uno strapiombo tra le rocce che si apre sulla spiaggia. È una sorgente, forse, due, senza costruzioni”.“A sud di Testaccio c’è una strana mescolanza di rocce, colline, vallate, strapiombi, pianure, vigneti, fusi insieme in una maniera molto singolare e fantastica”.“Il costume degli ischitani consiste in una berretta di lana, una camicia e un paio di mutande lunghe - quando fa freddo giubba e calzoni al ginocchio di lana. Portano su un fianco un pugnale decorato, a lama larga e con la punta ricurva; col quale spesso si feriscono e si ammazzano tra loro”.
“ Gli ornamenti femminili sono di grandi cerchi d’oro alle orecchie e, per le sposate, larghi anelli d’oro con pietre false alle dita; ma il principale segno di eleganza è un grembiule coloratissimo e ricamato in lamé.... In questo modo si acconciano solo nei giorni di festa”.

Il Conte di Ragusa Pietro Ohmuchivich
Pietro Ohmuchivich, conte e patrizio della città di Ragusa (l’attuale Dubrovnik nella Croazia, ex Jugoslavia), è stato ospite a Testaccio, per la terapia della stufa al Sudatorio, con la moglie Anna Staj, presso la casa del sacerdote don Simone Buono. Qui morì il 22 giugno 1761 ed è sepolto sotto la cappella del SS.mo Rosario nella parrocchia di S. Giorgio, come risulta dal registro parrocchiale dell’epoca.
Nella parrocchia è anche sepolto un soldato irlandese di Ennis Kellen, Bernardo Chery, morto a Testaccio all'età di 40 anni, il 2 luglio 1809, mentre qui si trovava con i militari del re Ferdinando.

L’abate Filippo Mosenca
Filippo Mosenca, abate di Boiano (Campobasso) era a Testaccio presso la casa di don Onofrio de Juorio da quattro anni e sei mesi, quando il 30 novembre 1792 morì e fu sepolto in parrocchia, come si legge nell’atto di morte: “Anno Domini millesimo septingentesimo nonagesimo secundo dico 1792 die trigesima Mensis Novembris Dominus Philippus Mosenca Abbas Bojane Diocesis qui habitavit in hoc Casali Testacij annos quattuor et menses sex, et in domo D. Honophrii de Juorio supradicti Casalis, animam Deo reddidit in comunione Sancte Matris Ecclesie et tumulatus fuit in lecta parti sancti Georgii a Francisco Nobilione et Sebastiano de Juorio, refectus fuit autem Sacramento Extremae Unctionis Vincentius Taliercio par.us”. (Nell'anno del Signore 1792 il 30 del mese di novembre Don Filippo Mosenca, abate della dioces di Boiano che dimorò in questo Casale di Testaccio 4 anni e 6 mesi, nella casa del Signor Onofrio de Juorio del detto Casale, morì e fu sepolto nella chiesa di San Giorgio da Francesco Nobilione e Sebastiano de Juorio; ricevette il sacramento dell'Estrema Unzione. Vincenzo Taliercio parroco.

Il re Gioacchino Murat

Il re di Napoli Gioacchino Murat è stato ospite a Testaccio ed ha dimorato in una casa posta su via Croce. Che il Murat fosse stato a Ischia, a villeggiare con la sua famiglia (e la suocera, Letizia, madre di Napoleone) al palazzo Reale, ne fa cenno don Pietro Monti nel suo volume su Ischia. Ma il re è stato anche a Testaccio, secondo la testimonianza del defunto parroco di Testaccio, don Ubaldo Conte, e di un documento che lo mostra presso la famiglia un tempo proprietaria dell’edifico. Purtroppo da parte dei titolari del documento si è piuttosto restii o reticenti, per paura di un possibile vincolo dell’Autorità competente.


Il re di Svezia Gustavo VI Adolfo

Il re di Svezia Gustavo VI Adolfo (nato a Stoccolma il 1882 e morto il 1973) sovrano dal 1950, è stato a Testaccio presso l’allora pensione “Casa Antica” (oggi Hotel St. Raphael), che era di proprietà di uno svedese, il Sig. Hamrin che amava molto Testaccio.
Il re, molto popolare ed alla mano, è stato a Testaccio con tutta la sua famiglia ed il sig. Hamrin li presentò in parrocchia al parroco don Ubaldo Conte, il quale aveva un piccolo diario personale, ove faceva firmare tutti gli ospiti illustri. Ed erano tanti. Di questo registro (un quadernone) poi non si è saputo più niente.


Chiummano era Chumana

Nei registri parrocchiali di Testaccio si cita spesso CHUMANA. Il nome deriva, quindi, da Cuma?
Chumana, come lo Schiappone, Terone, Lasteliere (il parroco L. Di Maio lo chiama anche Crateliere), il Piano, la Finestra, l'Astiero, la Funnina, appartenevano alla parrocchia di S. Giorgio.

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1 Il toponimo Testaccio compare in una trascrizione del 16 giugno 1536, in Archivio Parr., vol. I, f. 1. Si trova pure: «una terra posta in Barano dove si dice lo Testaccio» (anno 1587), in Arch. Stor. Napoli, Mon. soppr. vol. 87, f. 61 (così riporta Pietro Monti in Ischia, archeologia e storia).
2 V. Marone - Memoria contenente un breve ragguaglio dell’isola d’Ischia, 1847: “L’amministrazione civile dell’isola prima si componeva di tre Università, al presente è divisa in sette comuni, che sono cioè Ischia, che comprende la Città e suoi dintorni, Casamicciola, Lacco, Forio, Serrara Fontana, Barano e Testaccio”. - G. d’Ascia - Storia dell’isola d’Ischia, Napoli 1867: “Nel comune di Testaccio van compresi i casali del Vatiliero, di Montevergine, Chiummano, Chiummanella, e la Marina dei Maronti”.
3 G. G. Cervera - A. Di Lustro: Barano d’Ischia, storia, 1988.

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